Abbazia di San Bartolomeo a Ripoli
Coordinate: 43°45′19.23″N 11°17′57.21″E / 43.7553417°N 11.299225°E
| Abbazia di San Bartolomeo a Ripoli | |
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La Facciata |
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| Stato | |
| Regione | Toscana |
| Località | Firenze |
| Religione | Cristiana cattolica di rito romano |
| Titolare | Bartolomeo apostolo |
| Diocesi | Arcidiocesi di Firenze |
| Consacrazione | 790 |
| Stile architettonico | romanico, rinascimentale |
| Inizio costruzione | XI secolo |
| Completamento | 1731 |
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L'abbazia di San Bartolomeo a Ripoli si trova in piazza Badia a Ripoli, nell'omonima frazione di Firenze.
Indice |
Storia modifica
La badia di Ripoli secondo un documento chiamato Chartula Offertionis sarebbe stata fondata nel 790, ma il documento non è del tutto chiaro e rimane il dubbio se si riferisca a questo monastero o a quello di Luco del Mugello; in ogni caso in quel documento si afferma che il monastero venne eretto fin dalle fondamenta dal nobile longobardo Adonald all'inizio del VIII secolo per le donne della sua famiglia.
Alla comunità femminile subentrarono i monaci benedettini che iniziarono a bonificare il territorio circostante, allora paludoso e posto nei pressi del guado di Varlungo. Il 10 giugno 1092 risulta come abate tale Bernardo in seguito l'abate fu Gerardo citato in un documenti a partire dal 15 febbraio 1121. I loro successori, posti sotto il controllo del vescovo di Firenze, ricevettero diversi privilegi dai pontefici Anastasio IV il 24 ottobre 1153, Adriano IV il 1º maggio 1156, e per ben 3 volte da papa Alessandro III tra il 1163 e il 1168. Nel 1187 il papa Gregorio VIII concesse il monastero all'ordine Vallombrosano cacciando l'allora abate benedettino Ottaviano ma mantenendo i monaci presenti che forse accettarono spontaneamente la nuova regola.
Il capitolo di San Bartolomeo elesse nel 1197 quale abate Benedetto e durante il suo governo l'abbazia riprese a godere di una notevole autonomia. Tale autonomia era malvista dalla diocesi di Firenze ma l'ordine vallombrosano aggirò ogni problema chiedendo sistematicamente la conferma della protezione apostolica alla Santa Sede. Alla fine del XIII secolo la badia era molto ricca tanto da avere un imponibile di 45 lire annue ma grazie alla notevole importanza che aveva in seno alla diocesi fiorentina riuscì ad ottenere l'esenzione dal pagamento.
Nel XIV secolo l'autotomia iniziò a diminuire. Nel 1310 fu obbligata a pagare le tasse al vescovo che ebbe anche il diritto di confermare o meno l'abate eletto.
Nel 1469 venne unita all'abbazia di Vallombrosa e la badia a Ripoli divenne l'infermeria e la residenza invernale dell'Ordine che intanto era stato profondamente riformato da papa Pio II che ne limitò molto l'autonomia istituzionale e la vita ascetica. Il legame con Vallombrosa divenne sempre più stretto tanto che dal 1550 divenne la sede stabile del Generale dell'ordine e per questo suo nuovo status furono varati dei lavori per adeguare chiesa e cenobio.
Nel 1585 la sagrestia fu spostata dov'è adesso e nel 1597 fu sostituita l'abside romanica del coro, fu rifatto il pavimento interno e vennero realizzati tre altari laterali.
Un grave problema si affacciò a partire dal 1647. Il vicino pievano di Ripoli intentò una causa per sottomettere la chiesa dell'abbazia alla pieve ma perse. Negli anni seguenti furono svolti nella chiesa alcuni lavori di manutenzione come il consolidamento del campanile nel 1670 e il nuovo altar maggiore fatto nel 1731. Nel 1746 venne rimessa in funzione la cripta che nel frattempo era stata ridotta ad arsenale: i lavori furono guidati da Gaetano di Andrea Calamai e videro la rimozione dei detriti che sostenevano il presbiterio, venne creato un nuovo vestibolo, vennero costruite due scale per accedere all'aula superiore (poi distrutte), vennero tamponale le aperture sulle fiancate e ricostruito l'altare.
Tra il 1808, anno della fine del possesso vallombrosano e il 1821 la chiesa venne eretta a parrocchia e nel 1892 il campanile crollò sulla chiesa e la casa canonica. I susseguenti lavori di restauro furono guidati dall'ingegner Filippo Gomez che oltre al ripristino delle parti crollate modificò la facciata, che fino a quel momento era intonacata e bugnata, aprendovi un finestrone rettangolare e impostando il timpano come appare attualmente.
Nel terremoto del 18 maggio 1895 a subire i danni maggiori furono i locali dell'ex-convento che intanto erano diventati proprietà di privati. La cripta venne nuovamente restaurata nel 1931 e il campanile nel 1985 dall'architetto Giuseppe Bracchetti.
Architettura e patrimonio artistico modifica
La chiesa abbaziale originaria aveva una pianta a croce commissa con abside semicircolare, cripta e campanile cuspidato.
Esterno modifica
La facciata attuale a capanna, preceduta da un portico seicentesco, si presenta nella veste conferitole dopo i restauri conseguenti al terremoto del 1895 e mostra un oculo in laterizio al posto del finestrone ma sono visibili due fasi distinte di costruzione. La più antica mostra un paramento murario fatto con bozze di calcare alberese chiaro disposto a filaretto mentre la più recente, in corrispondenza del timpano, è stata realizzata con conci di pietraforte. Tale distinzione è visibile anche sulle fiancate della chiesa dove si aprono due serie di tre monofore a doppio strombo.
Interno modifica
L'interno è a una sola navata con sottostante cripta a cinque navatelle.
Al primo altre di destra si trova la tela raffigurante San Giovanni Gualberto calpesta la Simonia e il Nicolaismo opera di Agostino Veracini del 1744; al secondo altare di destra Crocifisso e santi opera di Nicodemo Ferrucci e Alessandro Davanzati autore dei santi copia di Andrea del Sarto. Nella cappella posta alla destra della maggiore si trova la tela di Jacopo Vignali del 1630 raffigurante Madonna col Bambino e Santi.
Nel presbiterio sulla sinistra La contessa Matilde dona alla chiesa la Carta opera del 1706 di Giovanni Camillo Sagrestani. Nella cappella alla sinistra della maggiore tela di Francesco Curradi con Madonna in gloria e Santi;
Al secondo altare di sinistra tela della fine del XVII secolo siglata GAB raffigurante Santi in adorazione della Vergine. La sagrestia presenta un fregio affrescato attribuito a Bernardino Poccetti, una porta bronzea e del mobilio degli inizi del XVI secolo. Nel refettorio si trova un altro affresco di Bernardino Poccetti del 1604 raffigurante le Nozze di Cana.
Cripta modifica
Si accede alla cripta dal basamento del campanile.
La cripta originariamente aveva un impianto a cinque navatelle con abside semicircolare e transetto databile all'XI secolo. Attualmente si presenta a tre navate di sei campate con copertura a crociera.
Bibliografia modifica
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