Chiesa di Santa Maria presso San Satiro

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Coordinate: 45°27′45.53″N 9°11′16.92″E / 45.462647°N 9.188033°E45.462647; 9.188033

Chiesa di Santa Maria presso San Satiro
Facciata
Facciata
Stato Italia Italia
Regione Lombardia Lombardia
Località CoA Città di Milano.svgMilano
Religione Cristiana Cattolica di rito ambrosiano
Diocesi Arcidiocesi di Milano
Architetto Donato Bramante, Giovanni Antonio Amadeo
Stile architettonico romanico, rinascimentale, neorinascimentale
Inizio costruzione IX secolo
Completamento 1483 (chiesa)
1870 (facciata)

La chiesa di Santa Maria presso San Satiro è un luogo di culto cattolico situato a Milano in via Torino , nel centro storico della città. È chiesa parrocchiale dell'arcidiocesi di Milano.[1]

Edificata alla fine del Quattrocento inglobando il sacello di San Satiro di epoca altomedioevale, costituisce uno dei capolavori rinascimentali di Donato Bramante, celebre per la prospettiva illusoria della "finta abside".

Storiamodifica | modifica sorgente

Il sacello altomedioevalemodifica | modifica sorgente

Il primitivo edificio di culto fu fondato dall'arcivescovo Ansperto da Biassono già prima dell'879 e si trattò di un sacello dedicato a san Satiro, fratello di sant'Ambrogio. Nel testamento di Ansperto, pervenuto fino a noi, si dispone che accanto alla chiesa fosse costruita una cella per monaci e un ospizio per pellegrini, retti dai Benedettini del monastero di Sant'Ambrogio[2].

Il sacello subì ulteriori rimaneggiamenti, quando venne ristrutturata la chiesa di Santa Maria nel tardo Quattrocento. All'epoca del Bramante risale infatti la decorazione esterna. È di epoca rinascimentale il rivestimento esterno, circolare, con le nicchie affiancate da paraste corinzie, che sorreggono un'alta trabeazione. Al di sopra della struttura a Croce greca, che si vede emergere dalla costruzione circolare, fu aggiunto il tiburio ottagonale, sormontato dalla lanterna. La decorazione in cotto è costituita dai cornicioni a motivi vegetali, dai capitelli delle paraste e dai tondi con teste scolpite caratteristici della tradizione milanese.

Nel IX secolo venne costruito il campanile.

La chiesa di Bramantemodifica | modifica sorgente

La chiesa di Santa Maria fu invece costruita tra il 1476 e il 1482 per custodire un'icona ritenuta miracolosa. Il miracolo che si volle celebrare con la chiesa era il seguente: un'immagine della Vergine, che si trovava nella cappella medioevale, colpita da un giovane vandalo con un pugnale, avrebbe sanguinato. Il dipinto, risalente al XIII secolo, è oggi posto sull'altare maggiore della chiesa. Il committente fu, inizialmente, il duca Galeazzo Maria Sforza, che è raffigurato con la moglie Bona di Savoia nell'icona sull'altare. La costruzione continuò poi grazie al sostegno di Ludovico il Moro, alle offerte dei fedeli e dei nobili del tempo, quali il condottiero Gaspare Vimercati e del Marchese Stanga[3].

La prospettiva illusoria del Bramante

Tradizionalmente si ritiene che il progettista fu un giovane artista urbinate, da poco trasferitosi prima a Bergamo e quindi a Milano: Donato Bramante. Anche lo scultore e architetto Giovanni Battagio partecipò alla sua edificazione e ornamentazione a partire dal 1483, oltre al lombardo Giovanni Antonio Amadeo.

Bramante, o forse l'Amadeo, pur avendo a disposizione un'area di piccole dimensioni, edificò un edificio di respiro veramente monumentale: un corpo longitudinale a tre navate, con uguale ampiezza tra navata centrale e bracci del transetto, entrambi coperti da poderose volte a botte con cassettoni dipinti che evocavano il modello di Sant'Andrea dell'Alberti[4]. L'incrocio dei bracci presenta una cupola emisferica, caratteristico motivo bramantesco. L'armonia dell'insieme era messa a rischio dall'insufficiente ampiezza del capocroce che, nell'impossibilità di estenderlo per la presenza della strada che corre sul retro, venne "allungato" illusionisticamente, costruendo una finta fuga prospettica in stucco in uno spazio profondo appena 97 cm. La soluzione, considerata antesignana di tutti gli esempi di trompe l'oeil successivi, a dire il vero costituisce un esempio di "stiacciato" trasferito dalla scultura all'architettura. Nella sua perfetta costruzione prospettica, l'opera mostra l'influsso delle ricerche di Piero della Francesca e Donatello nel campo della rappresentazione illusionistica[5].

Originariamente tutto l'edificio era decorato in bianco, azzurro ed oro, e l'impressione ottica doveva essere ricchissima.

La decorazione internamodifica | modifica sorgente

Affresco carolingio nel sacello di San Satiro (IX secolo)

Gli affreschi di Bergognone che ornavano le pareti laterali, rinvenuti nell'Ottocento sotto successive ridipinture, furono quasi completamente staccati e collocati alla Pinacoteca di Brera. L'antico sacello di San Satiro, a pianta circolare, venne in quegli anni rivestito da una decorazione in cotto e fu arricchito dal gruppo in terracotta con il Compianto su Cristo morto di Agostino de Fondulis. Lo stesso artista decorò anche, con espressivi busti in terracotta, l'anello alla base della cupola.

La facciatamodifica | modifica sorgente

Alla fine del Quattrocento fu iniziata la costruzione della facciata, che tuttavia si interruppe quando solo lo zoccolo era stato completato. I bassorilievi dell'Amadeo che vi erano inclusi sono ora conservati nel Museo d'Arte Antica del Castello Sforzesco. A partire dal 1870 l'architetto Vandoni elevò il prospetto attuale, in stile neorinascimentale.

Descrizionemodifica | modifica sorgente

Il campanile, la cupola e il sacello di San Satiro

Esternomodifica | modifica sorgente

La chiesa di Santa Maria presso San Satiro non dà direttamente su via Torino, ma su un corto vicolo cieco stretto fra due palazzi. La facciata è in stile neorinascimentale ed è a salienti, con paramento murario in marmo. La sezione centrale è suddivisa in due fasce orizzontali sovrapposte da un cornicione; ciascuna delle due fasce è divisa in tre settori da lesene corinzie. Nella fascia inferiore, al centro, si trova il portale leggermente strombato e, ai lati, vi sono due monofore ad arco a tutto sesto. Al centro della fascia superiore, invece, si trova il rosone con, ai lati, due nicchie. La facciata termina in alto con un semplice frontone triangolare.

Sul retro della chiesa, si eleva la torre campanaria, costruita nel IX secolo in stile romanico. Si tratta di uno dei campanili più antichi di Milano, visibile ancora nelle sue forme originarie: la struttura è quella di una semplice torre quadrata, ripartita in quattro ordini: l'ordine inferiore si apre sull'esterno con strette monofore a feritoia, il secondo dal basso con monofore più larghe, e i due superiori con bifore.

La cupola della chiesa è costituita da una copertura in tegole a tronco di cono poggiante su un tamburo decorato con rosoni circolari ciechi; la cupola è sormontata da un'alta lanterna avente, sulla cima, una croce in ferro.

Internomodifica | modifica sorgente

Interno

L'interno della chiesa di Santa Maria presso San Satiro è a crux commissa, con orientamento nord-ovest-sud-est.

L'aula è suddivisa in tre navate di cinque campate ciascuna. La navata centrale, larga oltre il doppio rispetto alle laterali, è coperta con volta a botte cassettonata e il suo unico punto di luce naturale è il rosone in controfacciata, essendo priva di altre finestre. Le navate laterali, invece, sono coperte con volta a crociera. I due bracci del transetto di tre campate ciascuna e sono a due navate: una maggiore, con le stesse caratteristiche della navata centrale, ed una minore, con le stesse caratteristiche delle navate laterali. La crociera è coperta da una cupola emisferica, internamente con un basso tamburo decorato con tondi in cotto raffiguranti i busti degli Apostoli, di Agostino de Fondulis (1502) e illuminata in alto dalla lanterna, che si apre sull'esterno con monofore ad arco a tutto sesto.

Sulla parete fondale della chiesa, in corrispondenza della navata centrale, si trova la finta fuga prospettica, profonda 97 centimetri, che intende così sostituire la prevista abside, che non è stato possibile realizzare a causa della retrostante strada. Questa presenta su ciascuna delle due pareti laterali tre nicchie e, su quella fondale, due, con, al centro, l'immagine miracolosa della Madonna in trono col Bambino. L'altare maggiore marmoreo è in stile neoclassico. L'altare alla destra dell'abside, accoglie l'Estasi di San Filippo di Giuseppe Peroni (1764).

Sacello di San Satiromodifica | modifica sorgente

Interno del sacello di San Satiro, con il gruppo del Compianto del Cristo

In fondo al braccio sinistro del transetto, prospiciente su via Speronari, si trova l'antico sacello altomedioevale dedicato a San Satiro.

La primitiva costruzione, dal corpo circolare, è oggi visibile da Via Speronari. Si tratta di un sacello, a pianta centrale, che in dimensione miniaturizzata rievoca la sperimentazione preromanica di questa tipologia planimetrica, di memoria tardoromana e influenzata dalle basiliche costantiniane in Terrasanta. All'interno, interessanti sono le soluzioni nelle articolazioni delle volte e dei pilastri con capitelli che le sorreggono. Sia le colonne che i capitelli, differenti tra loro, provengono da costruzioni precedenti. Da notare anche il tratto del superstite affresco del periodo carolingio. Sull'altare, si trova il Compianto su Cristo morto di Agostino de Fondulis (1483).

Sacrestiamodifica | modifica sorgente

Eccezionale esempio di architettura rinascimentale è la Sacrestia bramantesca della chiesa, a pianta ottagonale, ispirata ad edifici tardo-antichi. La sala, cui si accede dalla navata destra della basilica, fu successivamente trasformata in battistero. La complessa architettura prevede nell'ordine inferiore una sequenza di nicchie, alternate a paraste decorate a motivi rinascimentali. Al di sopra corre un loggiato aperto da bifore. La decorazione in cotto vede ancora l'intervento del de Fondulis con teste che emergono da tondi[6].

Organi a cannemodifica | modifica sorgente

Organo maggioremodifica | modifica sorgente

Sulla cantoria in controfacciata, si trova l'organo a canne Mascioni opus 413, costruito nel 1929 riutilizzando la cassa e parte del materiale fonico del precedente strumento, realizzato da Eugenio Biroldi nel XIX secolo ed in seguito modificato più volte[7].

L'organo attuale (2013) è a trasmissione pneumatico-tubolare e si articola in due casse gemelle poste ai lati del rosone, ciascuna di fattura geometrica con mostra composta da una cuspide di 13 canne di Principale con bocche a mitria. La consolle è situata al centro della cantoria, rivolta verso la navata, ed ha tre tastiere di 58 note e pedaliera concava di 30 note.

Di seguito, la disposizione fonica dell'organo:

Prima tastiera - Grand'Organo
Ripieno 5 file
Principale 16'
Cornetto 2.2/3'
Principale 8'
Voce umana 8'
Duodecima 2.2/3'
Ottava 4'
Decimaquinta 2'
Decimino 1.3/5'
Flauto 8'
Gamba 8'
Dolce 8'
Tromba 8'
Flauto 4'
Seconda tastiera - Positivo Espressivo
Eufonio 8'
Bordone 8'
Viola 8'
Coro viole 8'
Cromorne 8'
Fugara 4'
Silvestre 2'
Terza tastiera - Espressivo
Princopale 8'
Quintadena 8'
Salicionale 8'
Voce celeste 8'
Oboe 8'
Voci corali 8'
Corno di camoscio 8'
Ripieno 3 file
Pedale
Cromorne 16'
Contrabbasso 16'
Basso 8'
Subbasso 16'
Cello 8'

Organo coralemodifica | modifica sorgente

A metà del braccio sinistro del transetto, lungo la parete di sinistra, si trova l'organo a canne Mascioni opus 1099, costruito nel 1989[8].

Lo strumento è a trasmissione integralmente meccanica ed ha un'unica tastiera di 54 note ed una pedaliera a leggio di 12 note priva di registri propri e costantemente unita al manuale. La cassa in legno di rovere, di semplice fattura geometrica, inquadra la mostra, suddivisa in tre campi, ciascuno dei quali accoglie una cuspide di canne di Principale (cinque nella cuspide centrale, sette nelle laterali) con bocche a mitria allineate orizzontalmente.

La disposizione fonica dello strumento è la seguente:

Manuale
Flauto tappato 8' Bassi
Flauto tappato 8' Soprani
Ottava 4'
Decimaquinta 2'
Decimanona 1.1/3'
Vigesimaseconda 1'
Flauto in VIII 4' Bassi
Flauto in VIII 4' Soprani
Flauto in XII 2.2/3' Soprani

Visita alla basilicamodifica | modifica sorgente

La basilica di Santa Maria presso San Satiro è visitabile con ingresso libero e gratuito dal martedì al sabato dalle 9.30 alle 17.30 e la domenica dalle 14.00 alle 17.30. Ciò è reso possibile dai Volontari del Touring Club Italiano e all'iniziativa "i Luoghi APERTI PER VOI a Milano" (per la lista completa dei luoghi e gli orari aggiornati v. www.apertipervoi.it).

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ S. Maria presso S. Satiro in Le chiese delle Diocesi italiane, http://www.chieseitaliane.chiesacattolica.it. URL consultato il 1 marzo 2014.
  2. ^ M.T. Fiorio, op. cit., p. 353.
  3. ^ Touring Club Italiano, op. cit., p. 243.
  4. ^ P. De Vecchi, E. Cerchiari, op. cit., p. 295.
  5. ^ M.T. Fiorio, op. cit., p. 358..
  6. ^ M.C. Passoni, J. Stoppa, op. cit.
  7. ^ L'organo a canne, Milano - MI (I) - Basilica di S. Maria presso S. Satiro - Organo Biroldi-Bernasconi-Carrera rifatto da Vincenzo Mascioni - 1929. URL consultato il 7 novembre 2012.
  8. ^ L'organo a canne, Milano - MI (I) - Basilica di S. Maria presso S. Satiro - Organo Mascioni opus 1099 - 1989. URL consultato il 7 aprile 2012.

Bibliografiamodifica | modifica sorgente

  • Pierluigi De Vecchi, Elda Cerchiari, I tempi dell'arte, Vol. 2, Milano, Bompiani, 1999. ISBN 88-451-7212-0.
  • Mina Gregori (a cura di), Pittura a Milano, Rinascimento e Manierismo, Milano, Cariplo, 1999. BNI 99-3199.
  • Maria Cristina Passoni, Jacopo Stoppa, Il tardogotico e il rinascimento, Como, NodoLibri, 2000. ISBN 88-7185-077-7.
  • Guido Lòpez, I Signori di Milano: dai Visconti agli Sforza (1262-1535), Roma, Newton & Compton, 2002. ISBN 88-8289-951-9.
  • Milano, Milano, Touring Club Italiano, 2003. ISBN 88-365-2766-3.
  • Milano Arte e Storia, Firenze, Bonechi, 2004. ISBN 88-476-1400-7.
  • Maria Teresa Fiorio, Le chiese di Milano, Milano, Electa, 2006. ISBN 88-370-3763-5.

Voci correlatemodifica | modifica sorgente

Altri progettimodifica | modifica sorgente

Collegamenti esternimodifica | modifica sorgente








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