Chiesa di Santa Maria foris portas

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Coordinate: 45°43′47.28″N 8°51′21.24″E / 45.7298°N 8.8559°E45.7298; 8.8559

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La chiesa di Santa Maria foris portas
Le absidi

La chiesa di Santa Maria foris portas si trova nel comune di Castelseprio in provincia di Varese, su un'altura distante duecento metri dalla cinta muraria di un antico castrum, da cui l'appellativo in latino medievale. È l'edificio più antico di Castelseprio, l'unico sopravvissuto alla distruzione e l'abbandono dell'antico borgo fortificato, grazie alla devozione legata al luogo di culto[1]. Il motivo di interesse principale è comunque l'originalissimo e straordinariamente conservato ciclo di affreschi che decora il vano dell'abside, tra le testimonianze più importanti della pittura muraria europea nell'Alto Medioevo. L'insieme fa parte del sito seriale "Longobardi in Italia: i luoghi del potere", comprendente sette luoghi densi di testimonianze architettoniche, pittoriche e scultoree dell'arte longobarda, iscritto alla Lista dei patrimoni dell'umanità dell'UNESCO nel giugno 2011.

Esternomodifica | modifica sorgente

La costruzione sorge su una collina, in un'area già caratterizzata da un sepolcreto preistorico. In passato ritenuta risalente al VII-VIII secolo[2], la struttura architettonica è stata recentemente datata, grazie a complessi esami fisici e chimici, intorno al secondo quarto del IX secolosenza fonte, essendo assai difficoltosa la collocazione in base ad elementi stilistici, non essendo rimasti esempi di confronto nella zona relativi a quel periodo[1]. Appartiene dunque all'età carolingia per epoca di costruzione, ma a quella longobarda per concezione ideale[3] e per continuità architettonica, che rimanda indietro fino alle basiliche paleocristiane di Milano del IV-V secolo e che sarebbe proseguita fino all'XI secolo[1].

La chiesa si presenta esternamente con una rustica semplicità, preceduta da un atrio con un grande arco, aperto nel XVII secolo, mentre in pianta presenta un'unica navata rettangolare, non molto lunga, con un'abside per ciascun lato oltre quello d'ingresso. Le tre absidi sono tra loro uguali tranne che per la disposizione delle finestre. All'esterno, esse sono rinforzate da contrafforti e coperte da bassi spioventi semiconici[1].

Scavi effettuati nelle immediate vicinanze della struttura hanno permesso di riscontrare tracce di costruzioni adiacenti, che la storiografia tende ad individuare nelle residenze private dei conti e dei gastaldi del Seprio, in un'epoca in cui, dopo il periodo carolingio, l'edificio di culto aveva probabilmente assunto il ruolo di chiesa privata. È stato inoltre riscontrato un fossato, di epoca successiva a questi edifici, che si collegava a sud con un altro fossato artificiale e a est con un vallone. Il fatto poi che sia stata recentemente scoperta nei pressi della chiesa, poco distante dall'atrio, una grossa tomba di epoca carolingia fa presumere la presenza di una zona funeraria riservata ai signori feudali del luogo[4].

Internomodifica | modifica sorgente

Sogno di Giuseppe
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Affreschi di Castelseprio.

Internamente la chiesa doveva essere intonacata e coperta da affreschi e stucchi, mentre il pavimento presentava motivi a intarsio in marmo, simili a quelli delle basiliche paleocristiane di Milano[1]. Dalla chiesa probabilmente proviene anche l'Epitaffio di Wideramn, rara testimonianza della cultura funeraria longobarda scritta[3].

Gli affreschi antichi rimasti si dispiegano sulle pareti dell'abside centrale, compreso il lato che dà verso la chiesa, separato dalla navata da una parete dove si apre un arco a tutto sesto. Gli affreschi, rinvenuti casualmente nel 1944, rappresentano scene dell'infanzia di Cristo ispirate, sembra, soprattutto ai Vangeli apocrifi. Sorprendente è la tecnica compositiva, che lascia emergere una sorta di schema prospettico di diretta ascendenza classica, oltre a un chiaro realismo nella rappresentazione di ambienti, figure umane e animali. Il ciclo di affreschi testimonia così la permanenza, in tarda età longobarda, di elementi artistici classici sopravvissuti all'innesto della concezione germanica dell'arte, priva di attenzione ai risvolti prospettici e naturalistici, e più concentrata sul significato simbolico delle rappresentazioni[5].

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ a b c d e Pierluigi De Vecchi-Elda Cerchiari, Gli affreschi di Santa Maria Foris Portas a Castelseprio.
  2. ^ Giulio Carlo Argan, Correnti bizantine e barbariche nell'Alto Medioevo, p. 228.
  3. ^ a b Italia Langobardorum. Centri di potere e di culto (568-774 d.C.). La descrizione dei siti. URL consultato il 03-10-2008. .
  4. ^ Pier Giuseppe Sironi, Castelseprio. Storia e monumenti.
  5. ^ Piero Adorno, L'Alto Medioevo, p. 578.

Bibliografiamodifica | modifica sorgente

  • Piero Adorno, L'Alto Medioevo in L'arte italiana, Firenze, D'Anna, 1992, Vol. 1, tomo II, pp. 558-579.
  • Giulio Carlo Argan, Correnti bizantine e barbariche nell'Alto Medioevo in Storia dell'arte italiana, Firenze, Sansoni, 1968, Vol. 1, pp. 225-231. ISBN 88-383-0803-9.
  • Pierluigi De Vecchi, Elda Cerchiari, Gli affreschi di Santa Maria Foris Portas a Castelseprio in L'arte nel tempo, Milano, Bompiani, 1991, Vol. 1, tomo II, pp. 346-349. ISBN 88-450-4219-7.
  • Pier Giuseppe Sironi, Castelseprio. Storia e monumenti, Tradate, Colombo, 1997.
  • Gaetano Chierici, L'architettura di S. Maria di Castelseprio, in Santa Maria di Castelseprio, Fondazione Treccani degli Alfieri per la storia di Milano, Milano 1948.
  • Surace Angela, Santa Maria foris portas e il suo borgo, Giornate europee del Patrimonio, MIBAC, 2006.

Voci correlatemodifica | modifica sorgente

Altri progettimodifica | modifica sorgente

Collegamenti esternimodifica | modifica sorgente

L'arte dei Longobardi
Pluteo con grifoni dell'oratorio di san michele alla pusterla, inizio VIII secolo, pavia, museo civico malaspina, 177x66 cm.jpg
Pluteo con pavoni dell'oratorio di san michele alla pusterla, inizio VIII secolo, pavia, museo civico malaspina, 177x66 cm copia.jpg

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