Christopher Challis

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Christopher Challis (Kensington, 18 marzo 1919Bristol, 31 maggio 2012) è stato un direttore della fotografia britannico.

Insieme a Jack Cardiff è stato uno dei protagonisti della fotografia cinematografica britannica degli anni quaranta e cinquanta.[1] Nel corso della sua carriera ha stretto due sodalizi professionali di particolare rilievo, negli anni cinquanta con i britannici Michael Powell ed Emeric Pressburger, negli anni sessanta con lo statunitense Stanley Donen.

Biografiamodifica | modifica sorgente

Conclusi gli studi al Wimbledon College, si avvicina al cinema come assistente operatore per il cinegiornale Gaumont British News, per poi prestare servizio nel reparto cinematografico della Royal Air Force durante la Seconda guerra mondiale e, dopo il conflitto, iniziare a lavorare come operatore alla macchina alla Rank, dove completa il suo apprendistato professionale accanto a Jack Cardiff.[1]

Partecipa insieme a Cardiff alla realizzazione di tre capolavori diretti dalla coppia di registi Michael Powell ed Emeric Pressburger nella seconda metà degli anni quaranta: ricopre il ruolo di secondo assistente alla macchina[2] per la commedia fantastica Scala al paradiso (1946), caratterizzata dalla riuscita convivenza tra bianco e nero e colore e da invenzioni visive e deliri scenografici,[3] e di operatore alla macchina[2] per il melodramma dallo «stile sontuoso e fiammeggiante»[4] Narciso nero (1947), che vale a Cardiff il Premio Oscar e il Golden Globe, e Scarpette rosse (1948), «un melodramma perfetto [...] magico punto d'incontro [tra] racconto popolare e sperimentazione».[5]

Mentre il successo di queste «pietre miliari nella storia del Technicolor»[1] rende Cardiff particolarmente richiesto, a partire dal thriller in bianco e nero The Small Back Room (1949) Challis ne prende il posto come direttore della fotografia di Powell e Pressburger, con i quali lavora per un decennio e una decina di film. Tra le loro successive collaborazioni spicca in particolare la scatenata immaginazione figurativa[1] del melomusical I racconti di Hoffmann (1951), uno «spettacolo totale» di «ardite sperimentazioni cromatiche, mirabolanti soluzioni di messinscena, innumerevoli virtuosismi tecnici».[6]

Nel corso degli anni cinquanta non si limita a lavorare con i soli Powell e Pressburger, ma collabora con molti dei maggiori registi inglesi dell'epoca, dando buona prima di sé sia nei film d'epoca che in quelli di ambientazione contemporanea, affermandosi come «una delle maggiori personalità del cinema britannico».[7] Per Henry Cornelius cura le immagini di La rivale di mia moglie (1953), «una delle più deliziose e divertenti commedie degli anni '50»[8], vincitrice del BAFTA per il miglior film britannico e del Golden Globe per il miglior film straniero e fra i maggiori successi commerciali della Rank.[9] Nel film I perversi (1955) di Arthur Lubin porta il Technicolor nella Londra vittoriana. Compie un ottimo lavoro[10] per il dramma avventuroso Nuda nell'uragano (1959) diretto da Charles Crichton.

Nel 1960 con Pacco a sorpresa e L'erba del vicino è sempre più verde inizia la collaborazione con l'americano Stanley Donen, che si sviluppa nel giro di quindici anni attraverso altri quattro film, tra cui il raffinato Arabesque (1966), nel quale fotografa Sophia Loren al suo massimo splendore divistico[1] e che gli vale il BAFTA alla migliore fotografia (per il quale era già stato candidato due volte, nel 1964 per il kolossal bellico I vincitori e nel 1966 per Quei temerari sulle macchine volanti), l'amara commedia sentimentale Due per la strada (1967), interpretata da Audrey Hepburn e Albert Finney e il musical Il piccolo principe (1974), ispirato all'omonima opera letteraria.

Tra i suoi lavori degli anni sessanta, si possono citare i due film bellici marinari diretti da Lewis Gilbert, Affondate la Bismarck! (1960) e Ponte di comando (1962), il secondo film della serie della Pantera rosa, Uno sparo nel buio (1964), la nuova collaborazione con Cardiff, stavolta in veste di regista, per l'avventuroso Le lunghe navi (1964), la commedia gialla La truffa che piaceva a Scotland Yard (1966) e il classico per bambini Citty Citty Bang Bang (1968).

Nel 1970 viene scelto da Billy Wilder, in trasferta britannica, per il sofisticato La vita privata di Sherlock Holmes. Nel 1978 viene candidato un'ultima volta al premio BAFTA per l'avventuroso Abissi.

Nei primi anni ottanta cura le immagini di due film diretti da Guy Hamilton (con il quale aveva già lavorato per l'avventuroso Forza 10 da Navarone) e tratti da romanzi di Agatha Christie, Assassinio allo specchio (1980) con Angela Lansbury nei panni di Miss Marple e Delitto sotto il sole (1982) con Peter Ustinov in quelli di Hercule Poirot. Il suo ultimo lavoro coincide con l'ultima regia di Joseph Losey, Steaming - Al bagno turco (1985).

Nel 1995 pubblica l'autobiografia Are They Really So Awful? A Cameraman's Chronicle, la cui prefazione è firmata da Donen.[1]

Riconoscimentimodifica | modifica sorgente

Filmografiamodifica | modifica sorgente

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ a b c d e f Stefano Masi, Dizionario mondiale dei direttori della fotografia, Recco, Le Mani, 2007. ISBN 88-8012-387-4 Vol. A-K, p. 159
  2. ^ a b (EN) Christopher Challis, IMDb. URL consultato il 5 agosto 2011.
  3. ^ Il Mereghetti - Dizionario dei Film 2008, Milano, Baldini Castoldi Dalai editore, 2007. ISBN 9788860731869 p. 2584
  4. ^ Il Mereghetti - Dizionario dei Film 2008, p. 1942
  5. ^ Il Mereghetti - Dizionario dei Film 2008, p. 2592
  6. ^ Il Mereghetti - Dizionario dei Film 2008, p. 2406
  7. ^ Stefano Masi, op. cit., Vol. A-K, p. 160
  8. ^ Il Morandini - Dizionario dei Film 2000, Bologna, Zanichelli editore, 1999. ISBN 8808021890 p. 1126
  9. ^ (EN) Screenonline - Cornelius, Henry (1913-58). URL consultato il 2 luglio 2009.
  10. ^ Il Mereghetti - Dizionario dei Film 2008, p. 2039

Bibliografiamodifica | modifica sorgente

  • Stefano Masi, Dizionario mondiale dei direttori della fotografia, Recco, Le Mani, 2007. ISBN 88-8012-387-4 Vol. A-K, pp. 159–160

Collegamenti esternimodifica | modifica sorgente

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