Collelongo

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Collelongo
comune
Collelongo – Stemma
Dati amministrativi
Stato Italia Italia
Regione Regione-Abruzzo-Stemma.svg Abruzzo
Provincia Provincia dell'Aquila-Stemma.png L'Aquila
Sindaco Angelo Gualtiero Salucci (lista civica Lavoriamo insieme per Collelongo) dal 2010
Territorio
Coordinate 41°53′16″N 13°35′09″E / 41.887778°N 13.585833°E41.887778; 13.585833 (Collelongo)Coordinate: 41°53′16″N 13°35′09″E / 41.887778°N 13.585833°E41.887778; 13.585833 (Collelongo)
Altitudine 915 m s.l.m.
Superficie 57,09 km²
Abitanti 1 259[1] (31-12-2012)
Densità 22,05 ab./km²
Comuni confinanti Balsorano, Civita d'Antino, Lecce nei Marsi, Ortucchio, San Vincenzo Valle Roveto, Trasacco, Villavallelonga
Altre informazioni
Cod. postale 67050
Prefisso 0863
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 066039
Cod. catastale C862
Targa AQ
Cl. sismica zona 1 (sismicità alta)
Nome abitanti collelonghesi
Patrono S. Rocco
Giorno festivo 16 agosto
Localizzazione
Mappa di localizzazione: Italia
Collelongo
Posizione del comune di Collelongo all'interno della provincia dell'Aquila
Posizione del comune di Collelongo all'interno della provincia dell'Aquila
Sito istituzionale

Collelongo (Chëllonghë in abruzzese[2]) è un comune italiano di 1.259 abitanti della provincia dell'Aquila in Abruzzo. Fa parte della Comunità montana Marsica 1. Il paese si trova a 915 metri sul livello del mare, al confine con il Parco nazionale d'Abruzzo, la Ciociaria, e la pianura del Fucino.

Storiamodifica | modifica sorgente

Alcuni storici, ad esempio Walter Ciancusi[3], ipotizzano la nascita di questo paese intorno all'anno mille, in una diversa ubicazione da quella odierna: alle pendici della montagna detta Calvario. Prima del 1220 Collelongo disponeva di un castello alle pendici suddetto monte, ma Federico II lo fece distruggere insieme a più di duecento altri castelli in seguito al General Parlamento di Capua.

Periodo preistoricomodifica | modifica sorgente

Nella Vallelonga la civiltà ha origini lontanissime. Le più antiche testimonianze della presenza umana nel territorio di Collelongo risalgono al periodo Paleolitico medio, circa 400 mila anni fa: sono oggetti di selce che attestano l'attività prevalentemente venatoria di popolazioni nomadi. Presenze stanziali risalgono al periodo Neolitico, circa 7.000 anni fa, di cui sopravvivono sparuti resti di villaggi, e all'Età del ferro (Secoli IX-VIII avanti Cristo), di cui restano scorci delle recinzioni murarie degli “ocres”, fortificazioni rinvenute su alcuni colli, e di necropoli di tombe circolari a tumulo. Dai corredi funerari di chiaro stampo guerriero si evince che questi popoli erano in continuo conflitto tra di loro. Solo nel Secolo V avanti Cristo tutti questi “ocres”, che erano comunità indipendenti (touta) rette da magistrati della nobiltà guerriera, si riunirono sotto un'unica denominazione: i Marsi, popolo di guerrieri mercenari che dal Secolo V al Secolo III avanti Cristo combatterono per le potenze mediterranee. Nel 302 avanti Cristo i Marsi si allearono con Roma, è in quest'epoca che venne costruito il Vicus di Amplero, mirabile esempio di architettura ed urbanistica di quel popolo. L'insediamento italico-romano di Amplero è l'elemento più importante del patrimonio archeologico di Collelongo. Verso la fine degli anni Sessanta il pastore contadino Vincenzo Grande scoprì casualmente reperti italici e medievali: ciò diede l'avvio alla campagna di scavi che portò alla luce i resti della civiltà Marsa e Romana disseminati lungo tutta la Vallelonga. L'insediamento di Amplero consta di un'acropoli, un villaggio e due necropoli, con numerosi reperti di grande interesse: edifici templari, cisterne in muratura, tombe con corredi funerari. L'acropoli, che sorge sul colle La Giostra, racchiude due edifici templari, una cisterna per la raccolta di acqua piovana e una stipe votiva. Qui sono stati rinvenuti diversi elementi artistici e religiosi, con ex voto che rappresentano quasi sempre figure femminili, o modelli di arti inferiori, nonché una statuetta raffigurante una madre che allatta il bambino, da riferirsi probabilmente ad una divinità. Alla base del colle su cui poggia l'acropoli, in località San Castro, sorge il vicus italico-romano, fulcro della ricerca archeologica, con resti ben visibili e consistenti. È stata accertata la presenza di edifici di carattere monumentale per uso pubblico e l'esistenza di una zona, prima residenziale, poi adibita a sepoltura. La cospicua quantità di reperti rinvenuti, soprattutto materiali edilizi, ha consentito una puntuale ricostruzione del sito nonché un'accurata disamina dello stile di vita degli abitanti del luogo. Poco distante sorge una piccola necropoli con non più di dieci tombe. In località Cantone si trova invece la grande necropoli in uso tra il Secolo I avanti Cristo e il Secolo I dopo Cristo. Con le sue oltre cinquanta tombe, la necropoli ha fornito dati a sufficienza per ricostruire non solo lo svolgimento dei culti funerari, ma anche le caratteristiche fisiche ed antropiche degli antichi abitanti del vicus di Amplero. Fra gli oggetti di corredo funerario, oltre a numerose lapidi e stele, spicca il bellissimo letto in osso, oggi custodito nel Museo Archeologico di Chieti. Questo periodo di splendore venne interrotto dalla guerra sociale del 91-87 avanti Cristo, che ridimensionò gran parte dei centri descritti. In seguito vennero costruite numerose ville della nobiltà locale e, più tardi, monumentali mausolei di età imperiale. Da menzionare anche l'area archeologica di Fonte Jò, con reperti che si collocano nell'Età del bronzo e ruderi di un piccolo vicus italico-romano.

Periodo medievalemodifica | modifica sorgente

Con la fine del mondo antico il territorio della Vallelonga subisce le distruzioni legate alle invasioni barbariche, soprattutto durante la guerra Gotico-Bizantina che interessò soprattutto la Regione Valeria (537-538 d.C.). Con l'arrivo dei Longobardi (571-574 d.C.) e l'eliminazione dei superstiti esponenti della gentes locale, il territorio collassa e solo sul finire dell'VIII Secolo si notano i primi segni di ripresa ad opera delle Comunità Monastiche Farfensi e Cassinesi. Ai Longobardi è da assegnare la nascita del culto dedicato a Sant'Angelo e, quindi, anche della Chiesa di Sant'Angelo a Collelongo citata successivamente nella Bolla di Papa Clemente III del 1188 (Di Pietro, 1869). Nel 774 la Marsica Longobarda (Marsia) viene conquistata dai Franchi di Carlo Magno pur rimanendo inserita nel Ducato di Spoleto. A partire dal 789 abbiamo la prima documentazione sulla presenza di stanziamenti Monastici nella Vallelonga (Valle Transaquana) con la famosa Curtes di San Leucio in Moscusi di Villavallelonga, la più importante Fondazione Farfense della Marsica orientale dall'VIII al XII Secolo (Palozzi, 1982). Nell'859-860 la Marsica diventa sede di Contea autonoma (Contea dei Marsi) ad opera di Lotario I. All'opera dei Monaci di Farfa (Rieti) si affianca quella di Montecassino con la prepositura di Santa Maria di Luco dei Marsi che dal 970 avrà controllo diretto di gran parte dei possedimenti agrari della Vallelonga e della sua terminale Valle Marculana (Prati d'Angro) con il Monastero di San Martino in Valle Transaquana e le Chiese di Santa Maria a Collelongo, San Bartolomeo in Arce e Santa Maria in Valle Marculana (Chron. Mon. Casin., II, 7 = anno 970-985; III, 61 = anno 1077). Nel 1076 abbiamo i primi tentativi di conquista della Marsica da parte dei Normanni che solo nel 1143 avranno la resa definitiva dei Conti dei Marsi. Della Chiesa di Santa Maria a Collelongo si fa ulteriore cenno nel 1089 e nel 1137 (Reg. Mon. Casin., II, 14). Verso la fine dell'Alto-Medioevo la Valle Transaquana vede nascere i Castelli-recinti medievali, eretti dai Feudatari Franco-Longobardi e dai Monaci dopo le scorrerie dei Saraceni (Agareni) e degli Ungari del IX-X Secolo. La Marsica, terra di frontiera, viene ora a trovarsi sui confini settentrionali del nuovo Regno Normanno d'Italia, mentre precedentemente era sui confini meridionali del Ducato di Spoleto. È proprio in un documento Normanno del 1167-1188, il Catalogus Baronum, che abbiamo l'elenco completo dei Castelli della Vallelonga, inseriti nella Contea di Albe: Collelongo e Rocca de Cerri, Feudi di quattro militi di Rogerius de Albe (circa 500 abitanti) (Jamison, 1972). I due incastellamenti, strettamente collegati e complementari, sono riconoscibili sul costone Nord di Colle Cerri, (Rocca de Cerri), e sulla sommità di Monte Calvario (Collelongo); quest'ultimo era collegato ad una Torre avanzata sul sito dell'attuale Piazza San Rocco. Ai due Castelli-recinti citati si affiancano le Fortificazioni Monastiche di Castelluccio-Torricelle della Valle Canale dei Cassinesi (Castello-recinto) e quella di Costa Fonte Astuni dei Farfensi (Torre-cintata). Ai Monaci Volturnensi è da assegnare il Monastero di Sant'Elia posto sopra la Fonte omonima dei Prati di Sant'Elia, di cui abbiamo, però, una documentazione dal XIV al XVII secolo come "grangia" di Sancti Johannis de Collibus e da cui provengono i resti ossei di San Deodato, ora conservati nella Chiesa di San Giovanni Valle Roveto (Antonelli, 1986). Con la Bolla di Papa Clemente III del 1188 abbiamo l'elenco delle Chiese che appartenevano alla Diocesi dei Marsi con l'esclusione dei Monasteri affiancati già descritti: San Martino in Valle Trasaccana, Sant'Angelo e Santa Maria a Collelongo, San Leucio e San Nicola in Rocca de Cerri, Sancti Laurenti nei Prati d'Angro (Di Pietro, 1869). Vi compare per la prima volta la Chiesa di Sant'Angelo, la più antica di Collelongo, distrutta dal terremoto del 1915; era nell'area della Piazza Sant'Angelo posta a monte della Chiesa Parrocchiale. Precedentemente, nel privilegio del 1137 dell'Imperatore Lotario III a Montecassino, troviamo le Chiese Monastiche della Vallelonga: San Leucio in Muscosi, San Bartolomeo in Arce, Santa Maria a Collelongo (Gattola, 1734). Nel Secolo XIII Collelongo e Rocca de Cerri sono inserite nella Contea di Celano ed assistono alle lotte fra il Conte di Celano e Molise Tommaso ed il Sovrano Svevo Federico II, lotte che porteranno alla distruzione di Celano nel 1223. Agli inizi del secolo viene realizzata, per l'arredo della Chiesa di Santa Maria, la tela dipinta e incollata su tavola raffigurante la Madonna delle Grazie con Bambino e sottostanti figure di santi. Il dominio Svevo termina poi nel 1268 con la Battaglia di Tagliacozzo e con la fine di Corradino di Svevia. Il vincitore, Carlo I d'Angiò, divide l'Abruzzo in due Giustiziariati posti sopra e sotto il fiume Pescara con i due incastellamenti della Vallelonga, Rocca de Cerri e Collelongo, inseriti nel “Justitiariatus Aprutii ultra flumen Piscarie” come documentato da un Diploma dato in Alife il 5 ottobre 1273 (Faraglia, 1891). Nell'ottica delle ricompense dell'Angioino Carlo I verso i suoi servitori d'arme, vediamo l'assegnazione nel 1279 al Cavaliere Francese Giovanni Matteo della quarta parte di Rocca de Cerri, Collelongo e Trasacco. Nel 1293 i due Feudi sono nelle mani di Ottone de Toucy, poi nel 1316 della Contessa Filippa di Celano. Successivamente, dal 1339 al 1343, nella Contea Albense di Oddo de Tumato e poi di Maria d'Angiò; nel 1390 Collelongo è inserita nelle Contee riunite di Albe e Celano proprietà di Luigi di Savoia, Viceré d'Abruzzo e Governatore de L'Aquila. Sul finire del secolo vediamo i due Feudi nella Contea di Celano sotto il Francese Ramundo d'Artus (Palozzi, 1982; Belmaggio, 1995). Nel Trecento abbiamo anche la consistenza fiscale delle sue Chiese nelle decime Vaticane (tar. = "tarini", moneta dell'epoca): nel 1308 = Clerici Rocche de Cerri solvit tar. VI.; Clerici Castri Longi solverunt tar. XXVIII. Nel 1324 sappiamo che la Chiesa di Santa Maria a Collelongo era diretta dall'Abbate Rainaldo e dai clerici Pietro, Simone ed Alessandro, mentre Archipresbitero Angelo reggeva, con l'ausilio dei canonici Pietro e Odorisio, la Chiesa di San Giovanni a Collelongo (sul sito dell'attuale Chiesa Parrocchiale); non abbiamo, invece, il nome del Sacerdote che reggeva la Chiesa di Sant'Angelo (Sella, 1933). È questo il secolo in cui ha inizio il fenomeno del sinecismo, di concentrazione degli abitanti del territorio di Collelongo intorno alla vecchia Torre quadrata Normanna di Piazza San Rocco, Torre dotata nel Trecento della scarpa di base. Di nessuna consistenza sono le ipotesi degli storici Marsicani del passato dell'esistenza nel territorio Collelonghese degli abitati medievali di Castulo, Mensula-Mesula, Bettoria-Victorita e Sclavi: i primi due sono nel territorio di Ortucchio (Colle Castello e Misola); il terzo è ricercabile nell'attuale quartiere di Santa Vittoria di Casali d'Aschi; Sclavi corrisponde al sito del vecchio Monastero di San Martino di Rosciolo, ora Cimitero (Grossi, 1985). Nel 1400 Collelongo con Rocca de Cerri rimangono inserite nella Contea di Celano con Ruggero (1400), Iacovella di Celano (1424), Odoardo Colonna (1427), Giacomo Caldora (1436), Leonello di Acclozamora (1440), Luigi da Celano (1445), Iacovella (1447) ed infine Piergianpaolo Cantelmi, Duca di Popoli e Conte di Sora e Alvito, che nel 1459 concede un privilegio alle Universitas di Collelongo e Villavallelonga (Palozzi, 1982; Belmaggio, 1995). Il documento del Cantelmi conferma l'affermarsi delle Universitas popolari nell'ambito dei nuovi borghi tardo-medievali di fondovalle. I vecchi Castelli vengono totalmente abbandonati a favore degli insediamenti di pianura (ex villae e curtes) più vicini alle nuove arterie transumanti della pastorizia orizzontale diretta in Puglia (Regio Tratturo di Pescasseroli), in Campania (Terra di Lavoro) e nel Lazio. Agli inizi del secolo sappiamo dal Codice delle Decime della Diocesi dei Marsi che la Chiesa di San Leucio era tassata di grani quartaria tria ad cuppam con il concorso dei Castri Collelongo e Rocca de Cerri. Mentre la Chiesa di San Martino de Troja era tassata per due fiorini d'oro (Di Pietro, 1869). Collelongo si racchiude, dalla seconda metà del 1400 alla prima metà del successivo, con una cinta di case-mura dotata di due porte e due posterule, torrette rompitratta semicircolari, un bastione angolare rotondo sul versante Est e la Torre quadrata di Piazza San Rocco in funzione di mastio affiancata al Palazzo Baronale. Nell'interno le Chiese di Sant'Angelo e San Giovanni, mentre l'antica Chiesa Cassinese di Santa Maria (Santa Maria extra moenia) diventa Chiesa Sepolcrale e viene circondata da difese murarie proprie costituendo una Torre-cintata avanzata. Ad Amplero sono presenti le Chiesette rurali di Sancti Casti e Sant'Elia; dalla prima ha origine l'attuale toponimo di "San. Castro". Le locali Universitas sono rette da quattro Massari eletti ogni anno da un Consiglio di Deputati nominati dall'Arengo dei capifamiglia del paese. Nella seconda metà del 1400 Collelongo e Villavallelonga sono Feudi dei Piccolomini a partire dal 1464 con Antonio Piccolomini, poi con Alfonso II, Innico, Costanza, Giovanni Silveri ed infine dai Piccolomini ai fratelli Carlucci di Marano-Magliano dei Marsi che nel 1571 restaurano ed ingrandiscono il Palazzo Baronale di Collelongo. Con i Piccolomini i due centri della Vallelonga diventano sede di un Marchesato autonomo indipendente dalla Contea di Celano. Sul finire del 1500 Bartolomea Carlucci, Marchesa di Collelongo, sposa Clemente Sannesio ed alla sua morte, avvenuta nel 1649, il Marchesato passa ai Sannesi fino al 1654. È in [[Età Rinascimentale[[, nella seconda metà del Cinquecento, che la trecentesca Chiesa di San Giovanni viene trasformata in nuova Chiesa Parrocchiale col nome di Santa Maria Nova; anche Santa Maria Nova viene ampliata nel 1557.

Età modernamodifica | modifica sorgente

Il 1600 vede il paese di Collelongo superare immune la famosa peste del 1656 che ridusse al minimo gli abitanti di Villavallelonga e degli altri paesi della Marsica. È questo il periodo in cui viene edificata, fuori dalle mura, la Chiesa di San Rocco, Santo che viene proclamato Patrono del paese. I Francescani, invece, nel 1630 prendono possesso della vecchia Chiesa Monastica di Santa Maria, ora detta Santa Maria a Monte, e vi affiancano un loro Convento. Nello stesso secolo si inasprivano i conflitti con le Universitas vicine per il possesso dei territori di confine, soprattutto con Villavallelonga e Trasacco, problemi nati già nel Cinquecento. A questi conflitti antichi (guerre fra poveri) si aggiunsero quelli dal Settecento fino al nostro secolo con i vicini centri di Balsorano, San Vincenzo Valle Roveto, Civita d'Antino ed Ortucchio (Belmaggio, 1995). Nel secolo successivo, dal 1724, il Marchesato passa ai Sacrati e nel 1752 ai Pignatelli che lo tennero fino al 1806, anno dell'abolizione della feudalità nel Regno di Napoli. L'ultimo feudatario di Collelongo e Villavallelonga fu, quindi, il Marchese Cesare di Giovanbattista Pignatelli. Nei Secoli XVII e XVIII Collelongo vede l'emergere dei ricchi latifondisti Floridi e Botticelli che, insieme ad altri professionisti come i Rossi e i Fiore, furono i soli locati a potersi permettere, in forme private, la grande transumanza pastorale orizzontale verso la Puglia e la Campania. I loro palazzi si ergono nell'interno della cerchia muraria con considerevoli altezze, ora dimezzate dal terremoto del 1915: i Floridi edificano, in occasione del Giubileo del 1700, una cappella privata dedicata alla Madonna del Rosario, ora sede del Sacrario ai Caduti di tutte le guerre. La stessa Chiesa Parrocchiale è ingrandita ed abbellita nel 1746. Dal confronto con Villavallelonga, Collelongo sembra avere, dal XVII al XVIII secolo, un'economia mista basata sia sull'agricoltura che sull'allevamento, mentre la vicina università è orientata verso una esclusiva attività pastorale (Palozzi, 1982). L'Ottocento vede Collelongo, ora libero Municipio, interessato dalle "vendite" carbonare e dal vasto fenomeno del brigantaggio. Nel paese era presente la vendita detta I figli di Socrate con il Gran Maestro Vincenzo Floridi e 35 aderenti. Intorno alla metà del secolo operavano nell'area le bande dei briganti Chiavone, Mattei e Capoccia che funestarono la Vallelonga fino al 1870 (Cianciusi, 1972; Palozzi, 1982). A metà del secolo la Chiesa Parrocchiale di Santa Maria Nova, viene ampliata ulteriormente con l'aggiunta della terza navata laterale destra ed il campanile impostato su una torretta rompitratta delle mura. Con il prosciugamento del Fucino l'attività della transumanza entra in crisi ed anche i terreni agrari della Vallelonga perdono di competitività rispetto alle nuove terre emerse. A questa crisi dei paesi di montagna si aggiunge anche l'opera distruttiva della natura con il terremoto del 1915 che distrusse i centri storici e provocò la morte di 96 persone a Villavallelonga e solo 5 a Collelongo. Al sisma si aggiunsero i morti della I e II Guerra Mondiale ed il vistoso fenomeno dell'emigrazione iniziato già sul finire dell'Ottocento. Solo con l'assegnazione di parte delle terre del Fucino nel 1954 da parte dell'Ente per la valorizzazione del Fucino ha inizio un fenomeno di timida rinascita economica della Vallelonga grazie anche allo sfruttamento dei boschi ed alla presenza del Parco Nazionale d'Abruzzo. Nel 1968 iniziano i primi scavi da parte dell'Università di Pisa ad Amplero, continuati fino al 1987 ed i cui risultati scientifici furono presentati nel 1989 con la famosa Mostra di Palazzo Botticelli, mostra che portò Collelongo alla ribalta del panorama archeologico italiano grazie alla presentazione del famoso “letto in osso”. Attualmente si tenta, fra tante difficoltà, di potenziare la presenza turistica dato l'alto potenziale ambientale e storico del territorio.

Luoghi di interessemodifica | modifica sorgente

Il centro storico di Collelongo si presenta con una pianta ovoidale disposta su leggero pendio con una disposizione urbanistica tipica dei borghi di fondovalle dell'Età Tardo-Medievale. La difesa era affidata a case-mura con muro esterno in opera incerta con scarpa alla base e torrette rompitratta circolari (torretta del Campanile). Sul versante Ovest le difese murarie erano rafforzate dal fossato di Rio, ora Balzo Piccione, mentre su quello Est, più esposto all'attacco, si nota un evidente rafforzamento data la presenza del largo bastione angolare a pianta circolare di Via San Rocco inferiore, probabilmente rafforzato da un altro, ora non più visibile, posizionato vicino la Porta Jò. Sulle mura si aprivano due porte principali sull'asse longitudinale Nord-Est Sud-Ovest e due posterule (piccole porte) sull'asse trasversale: in alto la Prima Porta nelle adiacenze della Torre e Palazzo Baronale; in basso la Porta Jò ancora evidente e con vicino portale tardo-gotico datato 1523; la posterula di Balzo Piccione, datata 1578, posta vicino la Chiesa Parrocchiale; l'altra posterula sul fianco destro di Palazzo Botticelli. Sulla sommità, ora Piazza San Rocco, la vecchia Torre quadrata normanna (m. 7,60 x m. 8,20) rinforzata nel Secolo XIV e utilizzata come mastio dell'abitato nel Rinascimento con affiancato Palazzo Baronale. Nell'interno la Chiesa Parrocchiale di Santa Maria Nova a tre navate con ingressi sul lato longitudinale: un portale è datato 1746, mentre sui lati vi sono due steli-porta delle necropoli romane della Vallelonga. Sulla facciata si notano gli attacchi murari della primitiva e piccola Chiesa trecentesca di San Giovanni ad unica navata con ingresso orientato ad oriente. L'ultima fase di ampliamento della Chiesa risale alla metà del XIX secolo, mentre l'aspetto attuale è quello di restauro successivo ai danni del terremoto del 1915. Nell'interno, oltre ad un organo del 1745, si trovano numerose opere d'arte: sulla navata laterale sinistra i resti di un affresco della fine del Cinquecento con San Bernardino da Siena in atto di adorare la Madonna e una Pala d'altare con San Michele Arcangelo di Mario Ceroli; sulla navata laterale destra un altare del 1790 con statua in pietra di Sant'Antonio datata 1642, una Pala d'altare di Sant'Antonio di Riccardo Tommasi Ferroni e una statua lignea di San Rocco del 1850 “Lo sguardo di San Rocco” di Piero Guccione; le Formelle della Via Crucis sono di Francesco Sansone. Delle dimore nobiliari delle grandi famiglie collelonghesi rimangono, anche se ridotti rispetto alle loro originarie dimensioni, i palazzi dei Floridi e dei Botticelli ora visibili nelle loro sistemazioni ottocentesche: Palazzo Floridi vicino a Piazza Sant'Angelo con portale datato 1546 e Palazzo Botticelli, ricostruito in parziali forme moderne, ora Sede del Centro Polivalente con Teatro all'aperto decorato da affreschi del pittore Fabio Rieti, opere pittoriche dedicate all'emigrazione dei Collelonghesi nel mondo. In quest'ultimo Palazzo sarà esposta la copia del “letto in osso” di Amplero realizzata dai Fratelli Fubelli di Roma. Altri affreschi esterni di Fabio Rieti sono visibili sulle facciate delle abitazioni di Diuccio Pisegna ed Ercole Organte. Fuori il centro storico è la Cappella dei Floridi dedicata alla Madonna del Rosario ed eretta in occasione del Giubileo dell'anno 1700, ora Sede del Sacrario ai Caduti di tutte le guerre. Di fronte alla Torre Baronale è la Chiesa seicentesca dedicata a San Rocco eretta dai Botticelli dopo la peste del 1656, ora molto rimaneggiata dai lavori post terremoto. Nelle vicinanze dell'ottocentesca Piazza San Rocco la Fonte Vecchia del 1862 ornata da Mascheroni di Francesco Sansone. Nella Sala Consiliare della Sede Municipale è esposta la Pala d'altare della Madonna di Luciano Ventrone.

Persone legate a Collelongomodifica | modifica sorgente

Evoluzione demograficamodifica | modifica sorgente

Abitanti censiti[4]

Amministrazionemodifica | modifica sorgente

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
13 giugno 2004 in carica Angelo Gualtiero Salucci Lista Civica "Lavoriamo insieme per Collelongo" Sindaco

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2012.
  2. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 220.
  3. ^ Walter Cianciusi, Collelongo (Abruzzo ulteriore II), Edigrafital, S. Atto di Teramo, 1972 (estratto)
  4. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Collegamenti esternimodifica | modifica sorgente

Abruzzo Portale Abruzzo: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Abruzzo







Creative Commons License