Colonia Fara

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Coordinate: 44°19′13.84″N 9°18′36.66″E / 44.320511°N 9.310183°E44.320511; 9.310183

Colonia Fara
Chiavari-colonia Fara2.jpg
Ubicazione
Stato Italia Italia
Località Chiavari
Indirizzo Via Preli
Informazioni
Condizioni In uso
Costruzione 1935-1936
Inaugurazione 1938
Uso civile
Realizzazione
Architetto Camillo Nardi Greco
Lorenzo Castello
Appaltatore Partito Nazionale Fascista
Proprietario Luigino Bottini
 

La colonia Fara, intitolata alla memoria del generale Gustavo Fara[1] e sita in via Preli a Chiavari, nel Tigullio in provincia di Genova, è stata una colonia estiva. Dal 31 ottobre 2013 è di proprietà della società Fara srl, dell'imprenditore locale Luigino Bottini, che l'ha acquistata dal Comune di Chiavari per 6.750.000 euro.

Storiamodifica | modifica sorgente

La costruzione e l'usomodifica | modifica sorgente

La struttura fu commissionata dal Partito Nazionale Fascista nel 1935 come luogo e soggiorno di villeggiatura marinaro per bambini, da utilizzarsi prevalentemente nel periodo estivo. L'edificio è un esempio del Razionalismo italiano.

La progettazione dell'edificio fu realizzata dagli architetti Camillo Nardi Greco e Lorenzo Castello. I lavori di edificazione partirono nello stesso 1935 per poi concludersi nel 1936. L'inaugurazione ufficiale avvenne nel 1938 alla presenza di Benito Mussolini e per due anni ospitò bambini provenienti da ogni parte d'Italia o dalle colonie dell'Impero.

Nel 1940, a causa dello scoppio della Seconda guerra mondiale l'edificio, avendo una capienza tale da ospitare circa quattrocento fanciulli, fu adibito ad ospedale militare e sede di occupazione provvisoria dell'esercito tedesco.

Al termine della guerra - nel 1945 - sostarono al suo interno i soldati delle truppe alleate, finché un anno dopo l'edificio fu riconvertito all'uso primario dello stabile, ossia nuovamente in colonia balneare. Tra il 1947 e il 1955, ospitò i profughi provenienti dall'Istria, passata dal controllo italiano alla Jugoslavia.

La conversione e il successivo abbandonomodifica | modifica sorgente

Altra immagine della colonia

Negli anni sessanta lo stabile fu convertito, se pur per un breve periodo, in "albergo internazionale della gioventù italiana" assumendo la denominazione di Faro. Chiuso l'albergo poco dopo, l'edificio subì un notevole abbandono che durò per vent'anni; nel 1980 lo stabile divenne proprietà del comune di Chiavari, ceduto dalla Regione Liguria poiché non utilizzabile per vincoli legati all'uso stesso dell'edificio, che vi inserì al suo interno la sede della locale Associazione Sportiva Pro Scogli e una scuola elementare, spostata poi tra il 1998 e il 1999 per motivi di sicurezza inerenti al progressivo stato di rovina che la stava a poco a poco consumando: in effetti era possibile accedere solo più o meno fino metà edificio, mentre la parte superiore era nettamente impraticabile, tanto che sul tetto si sono scoperti addirittura alcuni nidi di gabbiano.

Tentativi di riconversione e vendita finalemodifica | modifica sorgente

Nel marzo 2008 il comune di Chiavari ottiene dalla Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici l'autorizzazione all'alienazione dell'edificio; la delibera viene però impugnata da Legambiente con un ricorso al TAR della Liguria con l'obiettivo di bloccarne la vendita.[2]

Nella primavera del 2010 il calciatore Hernán Crespo fonda la Crespo Srl con gli imprenditori Massimo Pollio e Fabio Santomauro il quale, tramite la Centro Arte srl di cui è amministratore delegato, nel 2008 aveva comprato il complesso per 17 milioni di euro. A maggio Crespo dichiara che è in procinto di trasformare la struttura in degrado della Colonia Fara di Chiavari in un complesso dotato di beauty-farm, piscina calda con acqua di mare, appartamenti di lusso, ristorante e stabilimento balneare privato.[3]

Il pagamento in realtà non è mai avvenuto poiché, secondo la società chiavarese, è cambiata la condizione economica della struttura dopo tre ricorsi al Tar, di cui uno ancora pendente della Scogli srl, e con la svalutazione dovuta alla crisi del mercato immobiliare. Per il mancato pagamento, l'amministrazione comunale delibera di non restituire la cauzione della Centro Arte srl pari a 500.000 euro. Nonostante tutto Santomauro, in un'intervista concessa nell'ottobre del 2012, dice: "L'intenzione di Centro Arte è quella di partecipare all'acquisto di una porzione ridotta della Colonia Fara. La speranza è che la nuova asta sia libera dal contenzioso degli Scogli e che i tempi siano brevi al massimo".[4]

Una perizia, contestata dall'allora presidente del consiglio comunale Giovanni Giardini e dall'opposizione ed effettuata dagli architetti Gabrielli e Cozzani il 24 settembre 2012, fissa il prezzo di vendita della struttura a 10.974.500 euro.

10.975.000 euro è la base della prima asta andata poi a vuoto il 29 novembre 2012.

Nel gennaio del 2013 interviene pure Striscia la notizia con l'inviato Vittorio Brumotti.[5]

Nel frattempo l'ex sindaco di Chiavari Vittorio Agostino va ai domiciliari per scontare una condanna passata in giudicato di 3 anni per il reato di tentata concussione nel progetto sull'ex cantiere navale di Preli, adiacente la Colonia Fara, per aver fatto pressioni alla proprietà dell'area per cedere la stessa a imprese vicine al figlio, l'architetto Alessandro, il quale per lo stesso reato viene invece affidato ai servizi sociali per il periodo di un anno.[6]

Dopo un'altra asta pubblica andata deserta, l'amministrazione abbassa del 10% il prezzo da 9.877.500 euro della seconda asta del 13 febbraio a 8.780.000 della terza del 17 aprile.

In estate l’avvocato Antonio Segalerba, ex assessore all’Urbanistica, presenta al Comune un'offerta pari a 5.500.000 da parte della Fara srl, con sede a Santa Maria del Taro, facente capo a Luigino Bottini già membro della cordata del vecchio Centro Arte srl. L'offerta però viene depositata al di fuori delle procedure stabilite dall’amministrazione comunale e quindi la trattativa effettiva non parte neanche.

Dopo la terza asta andata a vuoto a giugno, si è passati alla procedura di offerta libera con base minima fissata a 7.450.000 euro secondo una perizia effettuata dal commercialista Quaglia. Nella delibera c'è scritto che la Corte dei Conti Lombardia in una sentenza ha precisato che non esiste un limite normativo oltre il quale l’amministrazione non può scendere in questo tipo di situazioni.

In un consiglio comunale di luglio l'architetto Giardini smaschera alcune mancanze della perizia mancando 300 m² di terrazzi; Quaglia si difende dicendo che la perizia è a corpo e non a misura ed infine il mese dopo si rileva che le mappe catastali non indicano tutto il terrazzo dell’ultimo piano. Il 26 agosto si procede al nuovo accatastamento: doppia stima (costo complessivo 30 000 euro), doppio accatastamento (il precedente era del 2011) senza riportare i terrazzi non stimati che non sono 300 m² ma circa 1800 m².

Nella notte del 29 settembre dello stesso anno all'interno del complesso degli ignoti appiccano un incendio che distrugge vecchie scatole di schede elettorali e poco altro senza conseguenze ai danni dei 20 cittadini romeni che abusivamente occupano da parecchio tempo la colonia come dormitorio.[7][8]

Intanto il 25 ottobre la base d'asta dell'ultimo bando viene indicata dall'amministrazione comunale a 6.750.000 euro, nonostante le proteste dell'opposizione che parla di svendita della struttura.[9]

Il 31 ottobre seguente viene reso noto che il complesso è stato venduto a una cordata di imprenditori della Fara srl per 6.750.000 euro pagabili in due anni con tre rate.[10][11][12] Il progetto prevede 18 appartamenti nella parte superiore e la creazione di una zona commerciale in quella inferiore. L'ufficializzazione dell'acquisto avverrà all'inizio del 2014 e i costi indicativi per la completa ristrutturazione si aggirano sui 10 milioni di euro.[13] Il Sindaco Levaggi, entusiasta dell'operazione conclusa, dichiara che "esistevano altri possibili acquirenti, ma la burocrazia li ha allontanati".[14]

La minoranza del consiglio comunale intanto da mandato a uno studio legale di valutare, rispetto a tutta la pratica di vendita della Fara, quali possano essere le forme migliori per tutelare il bene della città.[15]

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ Approfondimenti su Gustavo Fara
  2. ^ Beni culturali: ricorso Legambiente per Colonia Fara Chiavari, AGI News On. URL consultato il 09-06-2008.
  3. ^ Crespo imprenditore, Il Secolo XIX.it, 15-05-2010.
  4. ^ gdd, "Sempre interessati alla Fara" in Il Nuovo Levante, 19 ottobre 2012, p. 15.
  5. ^ Davide Girlando, La Colonia Fara va su Striscia in Il Nuovo Levante, 8 febbraio 2013, p. 4.
  6. ^ Agostino per 3 anni non uscirà di casa in Il Nuovo Levante, 8 febbraio 2013, p. 2.
  7. ^ Grosso incendio alla Colonia Fara ilsecoloxix.it, 30 settembre 2013
  8. ^ Chiavari: incendio nella notte alla Colonia Fara levantenews.it, 29 settembre 2013
  9. ^ Chiavari: Consiglio Comunale al vetriolo levantenews.it, 25 ottobre 2013
  10. ^ Chiavari, venduta l’ex Colonia Fara radioaldebaran.it, 31 ottobre 2013
  11. ^ Svolta per la Fara: c’è un’offerta ilsecoloxix.it, 31 ottobre 2013
  12. ^ Simone Rosellini, Svolta per la Fara, c'è un'offerta in Il Secolo XIX, 31 ottobre 2013, p. 15.
  13. ^ Fara 2.0: 18 appartamenti e una zona commerciale in Il Secolo XIX, 8 novembre 2013, p. 9.
  14. ^ [1] levantenews.it, 3 novembre 2013
  15. ^ Vendita Colonia Fara, opposizione spaccata in Il Nuovo Levante, 8 novembre 2013, p. 9.

Voci correlatemodifica | modifica sorgente

Altri progettimodifica | modifica sorgente

Collegamenti esternimodifica | modifica sorgente








Creative Commons License