Comabbio

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Comabbio
comune
Comabbio – Stemma
Dati amministrativi
Stato Italia Italia
Regione Regione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
Provincia Provincia di Varese-Stemma.png Varese
Sindaco Flavio Ruspini (lista civica) dall'8-6-2009
Territorio
Coordinate 45°46′00″N 8°41′00″E / 45.766667°N 8.683333°E45.766667; 8.683333 (Comabbio)Coordinate: 45°46′00″N 8°41′00″E / 45.766667°N 8.683333°E45.766667; 8.683333 (Comabbio)
Altitudine 307 m s.l.m.
Superficie 4,76 km²
Abitanti 1 181[1] (31-12-2010)
Densità 248,11 ab./km²
Frazioni Monte Pelada, C.na Zerbino, Careggio, C.na della Palude, sito delle Querce
Comuni confinanti Mercallo, Osmate, Sesto Calende, Ternate, Travedona Monate, Varano Borghi, Vergiate
Altre informazioni
Cod. postale 21020
Prefisso 0331
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 012054
Cod. catastale C911
Targa VA
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitanti comabbiesi
Localizzazione
Mappa di localizzazione: Italia
Comabbio
Posizione del comune di Comabbio nella provincia di Varese
Posizione del comune di Comabbio nella provincia di Varese
Sito istituzionale

Comabbio (Cumàbi in dialetto varesotto[2]) è un comune italiano di 1.181 abitanti della provincia di Varese in Lombardia.

Nel suo territorio è presente la chiesa di San Giacomo apostolo del 1550 e il Santuario della Beata Vergine del Rosario della prima metà del XVII secolo.

Il Lago di Comabbio

Storiamodifica | modifica sorgente

Dall'Antichità al Medioevomodifica | modifica sorgente

Secondo una teoria non confermabile allo stato attuale delle ricerche, il primo insediamento risalirebbe all'epoca neolitica, visto il ritrovamento nel lago di Monate, assai vicino a Comabbio, di palafitte risalenti al periodo in questione[3]. Più probabile è il IV sec. a.C., dal momento che il termine 'Comabbio' pare derivi dal celtico 'com', ossia 'curva' o 'conca', a descrivere la conformazione morfologica del luogo che, addossato ad una catena di colline moreniche, offre proprio tale idea[4]. Certezze si hanno dal I sec. d.C., periodo a cui si data un sepolcreto romano quale testimonianza incontrovertibile della presenza di un villaggio romano proprio in quel periodo. Il Bertolone segnala il ritrovamento ai primi del Novecento di materiali archeologici riconducibili a età imperiale, materiali un tempo conservati al Museo Civico di Varese ed oggi andati perduti[5]. Indubbia è la presenza, sempre in quel periodo, di numerose strade di romana fattura che passavano proprio per Comabbio e ne garantirono in epoche seguenti una certa prosperità[6]. La storia di Comabbio è meglio ricostruibile dal 1005 in poi, anno della prima citazione rinvenuta negli atti notarili del Museo Diplomatico[7]. Si da oramai per scontato che la Pieve di Brebbia, di cui all'epoca faceva parte anche Comabbio, fosse stata ceduta, insieme a molti altri feudi, all'arcivescovo di Milano Valperto[8] dall'imperatore Ottone I intorno al 960 d.C., quale riconoscimento dei servigi resi dal prelato al neoeletto imperatore[9]. Non a caso il 22 giugno del 999 d.C. si legge che la Pieve di Brebbia fosse già in possesso all'arcivescovado milanese[10]. Quali conseguenze di questo fatto storico si hanno a Comabbio due circostanze: la prima è l'accrescimento della presenza fondiaria arcivescovile entro i confini comabbiesi dalla fine del X secolo in poi[11], la seconda è la nomina della famiglia de Curte di Brebbia quali feudatari di Comabbio[12]. Di incerta proprietà è invece il castrum, risalente al X secolo in epoca di invasioni ungare, per il quale l'ipotesi più accreditata lo verrebbe edificato da un consorzio di ricchi proprietari fondiari, poi in seguito ceduto alla famiglia de Curte[13]. La sua struttura, ricostruita da Lorenzo Frascotti, era quella del comune castello-recinto, per adottare la definizione cara a Carlo Perogalli[14], ossia una possente cinta muraria di cinque metri per uno di spessore cui erano annesse due torri, l'una d'avvistamento e l'altra con funzione di porta del villaggio. Parte delle mura sono ancora visibili e perfettamente integre. All'interno delle mura vi era un abitato più recente, il vicus, mentre il più antico, la villa, si stendeva sul lato sud-est del castrum. La vita economica della Comabbio a cavallo fra l'XI e il XIII secolo era fiorente. Buona parte della popolazione era impiegata in agricoltura, in particolare coltivazioni cerealicole, noci, alberi da frutto; un'altra parte era impiegata nell'allevamento ittico, come testimonia la presenza di numerose peschiere che si rinviene negli atti del Museo Diplomatico; un'altra era impiegata nell'edilizia; un'altra nell'allevamento soprattutto di ovini; una parte consistente, infine, era costituita da ricchi proprietari terrieri fra cui spiccano i nomi della famiglia de Curte, de Solario, de Puteo, de Fontana, Brugnoli de Ecclesia, de Besutio, una straordinaria concentrazione che si spiega solo con l'importanza del locus. Altissimo era il valore commerciale dei terreni agricoli, pari al quadruplo della vicina Ternate, al quintuplo della vicina Varano e a dieci volte Cologno Monzese. Tecnicamente evoluti erano i sistemi di irrigazione e di bonifica dei terreni paludosi, nonché la vita politica della cittadina che sicuramente fra il 1187 e il 1221 vantava una struttura di tipo comunale con doppia rappresentanza consolare per rustici e cortesi[15]. Risalente ad epoca longobarda era l'allora chiesa di Santa Maria, ampliata nel XII secolo con un porticato esterno e un campanile romanico[16]. Alla seconda metà del XII risale la chiesa di San Giacomo di Alfeo, abbattuta nel 1609 per far posto all'attuale Santuario della Beata Maria Vergine del Rosario. La coesistenza di due edifici religiosi nella stessa piazza è un topos dell'architettura varesina, ma riservata ai centri plebani di Angera, Brebbia, Domo Valtravaglia e Olgiate Olona, un lusso che denota già di suo l'importanza del luogo in epoca medioevale[17].

Dal Trecento all'Epoca Contemporaneamodifica | modifica sorgente

La località di Comabbio, citata negli statuti delle strade e delle acque del contado di Milano, era tra le comunità che contribuivano alla manutenzione della strada di Rho[18]. Il comune nel 1751 risultava infeudato al conte Giulio Visconti, mentre il libro delle entrate camerali riporta il nome di Lodovico Visconti. Al comune risultava aggregata nella mappa la comunità di S. Sepolcro, di 30 anime, per cui era prevista una successiva aggregazione a Ternate. In realtà però le due comunità erano separate, anche per quanto riguardava i carichi fiscali. Le due comunità utilizzavano congiuntamente la palude Brabbia, pagando 6 lire all’anno. Il giudice competente era il podestà di Gavirate. Il console prestava il proprio giuramento alla banca criminale dell’ufficio di Gallarate, competente per le cause di maggior magistrato. Non vi era consiglio e l’amministrazione era regolata da due sindaci eletti dalla comunità, previo il suono della campana. I sindaci, che rimanevano in carica per due o tre anni, secondo l’accordo, curavano i pubblici affari e vigilavano sull’esattezza dei riparti. Il cancelliere, cui si pagavano d’onorario 30 lire ogni anno, più l’esenzione del carico personale annuo, era residente in Comabbio e conservava le scritture in una cassa nella propria abitazione. Il comune non aveva procuratori né agenti[19]. Nel compartimento territoriale del 1757 Comabbio risultava far parte della pieve di Brebbia[20]. A seguito del compartimento territoriale della Lombardia austriaca del 1786, Comabbio, sempre compreso nella pieve di Brebbia, entrò a far parte della provincia di Gallarate[21]. Il territorio venne successivamente inserito nella provincia di Milano e nel 1791, abolite le intendenze politiche, le terre della pieve di Brebbia vennero a trovarsi comprese nella provincia di Milano[22]. Per effetto della legge 26 marzo 1798 di organizzazione del dipartimento del Verbano[23] il comune di Comabbio venne inserito nel distretto di Besozzo. Soppresso il dipartimento del Verbano[24], con la successiva legge 26 settembre 1798 di ripartizione territoriale dei dipartimenti d’Olona, Alto Po, Serio e Mincio[25], Comabbio entrò a far parte del distretto di Angera inserito nel dipartimento dell’Olona. Nel compartimento territoriale del 1801 il comune fu collocato nel distretto II di Varese del dipartimento del Lario[26]. Nel 1805, un ulteriore compartimento territoriale inserì Comabbio nel cantone III di Angera del distretto II, di Varese, del dipartimento del Lario. Il comune, di III classe, aveva 331 abitanti[27]. Il 21 dicembre 1807 Comabbio e le terre circonvicine avanzarono una petizione per essere aggregate al dipartimento d’Olona[28]. A seguito dell’aggregazione dei comuni del dipartimento del Lario[29], in accordo con il piano previsto già nel 1807 e parzialmente rivisto nel biennio successivo[30], il comune denominativo di Comabbio, con i comuni aggregati di Comabbio, Mercallo, Osmate, e con 896 abitanti complessivi, figurava nel cantone II di Gavirate del distretto II di Varese, e come tale, comune di III classe, fu confermato con il successivo compartimento territoriale del dipartimento del Lario[31]. Con l’attivazione dei comuni della provincia di Como, in base alla compartimentazione territoriale del regno lombardo-veneto[32], il comune di Comabbio fu inserito nel distretto XV di Angera. Comabbio, comune con convocato, fu confermato nel distretto XV di Angera in forza del successivo compartimento territoriale delle province lombarde[33]. Nel 1853[34], Comabbio, comune con convocato generale e con una popolazione di 553 abitanti, fu inserito nel distretto XX di Angera. In seguito all’unione temporanea delle province lombarde al regno di Sardegna, in base al compartimento territoriale stabilito con la legge 23 ottobre 1859, il comune di Comabbio, con 531 abitanti, retto da un consiglio di quindici membri e da una giunta di due, fu incluso nel mandamento VI di Angera, circondario II di Varese, provincia di Como. Alla costituzione nel 1861 del Regno d’Italia, il comune aveva una popolazione residente di 593 abitanti[35]. In base alla legge sull’ordinamento comunale del 1865 il comune veniva amministrato da un sindaco, da una giunta e da un consiglio. Nel 1867 il comune risultava incluso nello stesso mandamento, circondario e provincia[36]. Nel 1924 il comune risultava incluso nel circondario di Varese della provincia di Como. In seguito alla riforma dell’ordinamento comunale disposta nel 1926 il comune veniva amministrato da un podestà. Nel 1927 il comune venne aggregato alla provincia di Varese. In seguito alla riforma dell’ordinamento comunale disposta nel 1946 il comune di Comabbio veniva amministrato da un sindaco, da una giunta e da un consiglio. Nel 1971 il comune di Comabbio aveva una superficie di ettari 476.

Monumenti e luoghi d'interessemodifica | modifica sorgente

Chiesa di San Giacomo Apostolomodifica | modifica sorgente

Risalente alla metà del XVI secolo, la chiesa fu eretta in corrispondenza dell'antico tempio di Santa Maria di cui ad oggi si conserva solamente il campanile romanico coperto da uno spesso strato di intonaco ed innalzato per accogliere la cella campanaria. La sua struttura si compone di un'unica navata culminante in una volta a botte fittamente decorata con affreschi cinquecenteschi, interrotta sul lato nord dalla cappella della Madonna Assunta, restaurata di recente, ove trova sede una preziosa tela di anonimo raffigurante Maria Assunta. La cappella, anticamente di dominio della famiglia Besozzi che in Comabbio risedevano con un ramo assai potente, fu conclusa nel 1608, come ricorda la lapide posta all'interno di essa, e ulteriormente abbellita da un raffinato paliotto a scagliola, opera di Giovanni Battista Rapa del 1739, autore anche di quelli dell'altare maggiore della chiesa[37]. Quest'ultimo, cui si accede per mezzo di un crepidoma a tre gradini sormontato da due balaustre di marmo nero a colonnette, è per buona parte decorato da stucchi, affreschi e tele delle più svariate epoche: gli affreschi risalgono al Cinquecento, quattro tele di anonimo risalenti al Seicento e raffiguranti i quattro dottori della Chiesa, cui se ne aggiungono ulteriori due di Paolo Bozzi, opere del 1932, un'altrettanto recente San Giacomo Matamoros di G. Giuliani, un San Carlo dei primi del Novecento in alto a nord e un Cristo Re altrettanto recente e di non indifferente pregio. Altre opere recenti si trovano nella navata, fra cui una Vocazione di San Pietro e una Trasfigurazione di Cristo di F. Raimondi del 1992 e un Battesimo di Cristo del Bozzi del 1933, tutte grandi tele. Sopra il portone della chiesa, sotto una notevole vetrata dei fratelli Baldini di Barasso raffigurante una copia esatta del San Michele di Guido Reni, trova sede, infine, una Pietà del Sei, pittore lombardo del Seicento, che meriterebbe senza dubbio un buon restauro. La dedicazione della chiesa fu scelta per via della dominazione spagnola e preferita alla più antica dedicazione a San Giacomo il Minore.

Santuario della Beata Maria Vergine del Rosariomodifica | modifica sorgente

Originariamente Oratorio della Cappellania della Concezione della Beata Vergine Maria, fondata nel 1607 dal frate Dionigi Besozzi, fu eretta radendo al suolo la chiesa romanica di San Giacomo di Alfeo, risalente alla seconda metà del XII secolo. La datazione dell'attuale edificio è incerta: chiara è la volontà dei comabbiesi che nel 1609 espressero al legato del cardinal Federigo Borromeo, tal Cesare Pezzano, l'intenzione di distruggere l'antico tempio per farne un oratorio. Nel 1636 nelle Ordinazioni ci si domandava a che punto fosse la Fabbrica, mentre in una inedita carta dei laghi varesini del 1652[38] appare l'edificio completo a fianco della chiesa di San Giacomo Apostolo. Una data approssimativa potrebbe essere fra il 1640, anno in cui in un altro documento si fa riferimento alla Fabbrica come ancora in movimento, e il 1650. L'edificio è tipico di quella fase storica, pienamente ispirato alle cappelle del coevo Sacromonte di Varese del quale l'Oratorio avrebbe dovuto fungere da sedicesima cappella ideale. Di pianta ottagonale, è scarsamente decorata all'interno, limitatamente ai dodici apostoli sulla volta, opera di Giacomo Coppini del 1940, che meriterebbero un restauro più volte procrastinato. L'altare, tuttavia, è assai prezioso, in legno dorato e di gusto ampiamente barocco, lo stesso che un tempo vi era nella chiesa parrocchiale di San Giacomo, poi andato perduto. In mezzo troneggia la statua lignea della Beata Vergine del Rosario, di epoca Seicentesca, sicuramente lì nel 1683, come risulta dalla visita pastorale del cardinal Federico Visconti. L'edificio è rimasto incompiuto ed oggi presenta una facciata solo parzialmente intonacata. In epoche più recenti, scioltasi la Cappellania, l'edificio fu abbandonato e, sul finire del XIX secolo, adibito ai più disparati usi sui quali non mancano le virulente critiche dei comabbiesi per la destinazione a cui il luogo sacro fu rivolto. In realtà, come ben fatto notare da Don Luigi Del Torchio[39], si trattava di un oratorio, non di una chiesa. Il periodo di maggior fortuna per il luogo sacro venne con il geniale parroco don Battista Crespi che, sotto viva sollecitazione del cardinal Schuster che nel 1939 gli scrisse di 'restituire al culto il millenario tempio della Madonna ora ridotto in teatro' (riferendosi al fatto che in quegli anni l'oratorio era stato adibito proprio a teatro), creò un luogo di culto mariano che in breve tempo divenne meta di consistenti pellegrinaggi.

Il Pensatore di Ernesto Bazzaromodifica | modifica sorgente

Nel cortile delle scuole elementari trova sede la scultura, raffigurante un uomo in atto, per l'appunto, di pensare col mento sul pugno, del valente scultore milanese Ernesto Bazzaro. Nato il 29 marzo 1859, figlio d'arte, si formò presso Ambrogio Borghi all'Accademia di Brera e Giuseppe Grandi. Di lui resta una copiosa produzione artistica sparsa fra Milano, Roma e Monza; ebbe particolare fortuna coi monumenti ai caduti che nel primo dopoguerra andavano erigendosi un po' dovunque. È di questo periodo (1925, come ricorda la firma apposta sul lato destro) anche il Pensatore. La scultura raffigura un uomo possente e ricciuto seduto col piede destro lievemente sopraelevato e il sinistro incedente, sul quale poggia il braccio sinistro, mentre il destro è posato sull'altro ginocchio più rilassato. I volumi sono decisamente a vantaggio del lato destro, dove testa, mano, ginocchio e piede sono disposti sostanzialmente in maniera perpendicolare. L'opera giunse nel cortile delle scuole elementari nel 1971, donato alla comunità da Zino Fontana, al quale era pervenuto in eredità da Luigi Fontana, cavaliere e valente artista nonché padre di Lucio Fontana, che l'aveva ottenuto tramite permuta dallo stesso Bazzaro.

Il Monumento ai Caduti di A. Bolgianimodifica | modifica sorgente

Attualmente collocato in Piazza Guglielmo Marconi, il Monumento ai Caduti del prof. Bolgiani è una piccola chicca di notevole bellezza. Si tratta di un gruppo essenziale e slanciato in cui, su di un basamento in pietra, si erge un'aquila bronzea nell'atto di librarsi in volo reggendo fra gli artigli una mitragliatrice Fiat, un elmetto e una giberna. Originariamente collocato al cimitero, fu in seguito traslato nel centro del paese ed oggi apre la vista al palazzo municipale.

Societàmodifica | modifica sorgente

Evoluzione demograficamodifica | modifica sorgente

  • 291 nel 1573[40]
  • 440 nel 1748[41]
  • 331 nel 1805
  • 896 dopo annessione di Mercallo e Osmate nel 1809
  • 553 nel 1853
  • 672 nel 1871
  • 719 nel 1881
  • 700 nel 1898[42]
  • 695 nel 1901
  • 644 nel 1911
  • 597 nel 1921
  • 568 nel 1931
  • 525 nel 1936
  • 580 nel 1951
  • 693 nel 1961
  • 811 nel 1971

Abitanti censiti[43]

Amministrazionemodifica | modifica sorgente

Sportmodifica | modifica sorgente

Calciomodifica | modifica sorgente

La passione per il calcio, a Comabbio, è sempre stata viva e sentita da tutti. Nel periodo antecedente la guerra, l'attività era per lo più a livello ricreativo. L'attività agonistica propriamente detta si concentrava nell'ormaí storico "Derby di Ferragosto" che ebbe i natali nell'estate del 1933. E doveroso citare, per una nota di folklore, che la divisa dei comabbiesi consisteva in mutandoni di satin nero lunghi fino al ginocchio, con maglie che andavano dal beige chiaro al marrone scuro; da allora si è perpetuata nel tempo, anche in seguito, quando è sorta l'U.S. Cornabbio. Negli anni che seguirono, i giovani comabbiesi, che si ritrovavano abitualmente la sera, dopo il lavoro, per dare quattro calci al pallone, esprimevano la loro passione agonistica organizzando gare ínterpaesane e riportando notevoli successi, tanto da essere la squadra "spauracchio" della zona. Un tocco di internazionalismo fu dato, nel 1935, dal Podestà di allora, Prof. Campiglio, il quale organizzò un incontro con la squadra di Lugano; in quell'occasione la nostra squadra, formata da giocatori di Milano e di Comabbio, si impose per cinque reti a zero. Esigenza primaria dei giovani calciatori comabbiesi era trovare un vero e definitivo campo di calcio. Finalmente, alla fine degli anni Cinquanta, con l'interessamento del parroco Don Battista Crespi, fu possibile utilizzare un prato di pertinenza del beneficio parrocchiale: si gettarono così le basi per una continuativa e più seria attività calcistica.

U.S.D. Comabbio

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 222.
  3. ^ v.d. M.A. Binaghi Leva, Le palafitte del Lago di Monate, Gavirate, 2003
  4. ^ L'Olivieri (Dizionario di Toponomastica Lombarda, Milano, 2001, p. 202) sbaglia di grosso nell'attribuire al termine Comabbio un'etimologia romana.
  5. ^ M. Bertolone, Orme di Roma della regione Varesina, Milano, 1939, p. 143
  6. ^ G. Bascapè, Le vie dei pellegrini medioevali attraverso le Alpi Centrali e la pianura lombarda, in Archivio Storico della Svizzera Italiana, Milano, 1936.
  7. ^ Archivio di Stato di Milano, Museo Diplomatico, n. 265 del dicembre 1005, Milano. L. Frascotti, Storia di Comabbio - dall'Invasione Ungara all'Età Comunale, Comabbio, 2013, p. 135-136
  8. ^ http://it.wikipedia.org/wiki/Valperto (arcivescovo di Milano)
  9. ^ G. P. Bognetti, Pensiero e vita a Milano e nel Milanese durante l'età carolingia, in «Storia di Milano», vol. II, Milano, 1960, p. 782. L. Seniore, Historia Mediolanensis, in «Monumenta Germanie Historica», vol. VIII, n. 54
  10. ^ L. Seniore, Historia Mediolanensis, in «Monumenta Germanie Historica», vol. VIII, n. 964
  11. ^ L. Frascotti, Storia di Comabbio - dall'Invasione Ungara all'Età Comunale, Comabbio, 2013, pp. 111-115
  12. ^ Ivi, pp. 57-60
  13. ^ Ivi, p. 46 ss
  14. ^ C. Perogalli, Il tipo del Castello recinto, in Le fortificazioni del Lago di Como, Como, 1971
  15. ^ Archivio di Stato di Milano, Museo Diplomatico, n. 244, 9 novembre 1187. Archivio di Stato di Milano, Fondo di Religione, n. 5, 13 agosto 1221
  16. ^ Archivio di Stato di Milano, Museo Diplomatico, n. 300, 4 novembre 1196
  17. ^ L. Frascotti, Storia di Comabbio - dall'Invasione Ungara all'Età Comunale, Comabbio, 2013, p. 75 ss. Vd anche G. da Bussero, Liber Notitiae Sanctorum Mediolani, a cura di U. Monnaret de Villard e M. Magistretti, Milano, 1917, 254 D e 315 D.
  18. ^ Gli statuti delle strade e delle acque del contado di Milano fatti nel 1346, a cura di G. Porro Lambertenghi, Milano, 1856
  19. ^ Risposte ai Quarantacinque quesiti della Real Giunta del Censimento, 1751, Archivio di Stato di Milano, Catasto, cartt. 3018-3025 (distretti censuari della provincia di Pavia); cartt. 3026-3042 (distretti censuari della provincia di Como); cartt. 3043-3051 (distretti censuari della provincia di Lodi); cartt. 3052-3058 (distretti censuari della provincia di Cremona); cartt. 3059-3074 (distretti censuari della provincia di Milano) .
  20. ^ Editto portante il comparto territoriale dello Stato di Milano, 10 giugno 1757, Archivio di Stato di Milano, Codice Censuario, Milano, 1760.
  21. ^ Editto portante il compartimento territoriale della Lombardia austriaca, 26 settembre 1786, Archivio di Stato di Milano
  22. ^ Nuovo compartimento territoriale per l'anno 1791 correlativo a quello che vigeva dal 1760 al 1785, Archivio di Stato di Milano, Censo p.a., cart. 280
  23. ^ Ripartizione in distretti e comuni del dipartimento del Verbano, 26 marzo 1798, Direttorio esecutivo, "Raccolta delle leggi, proclami, ordini ed avvisi pubblicati in Milano nell'anno VI Repubblicano", Milano, 1798, tomo V, pp. 18-19
  24. ^ Soppressione del dipartimento del Verbano, 1 settembre 1798
  25. ^ Divisione in distretti e circondari dei dipartimenti dell'Olona, Alto Po, Serio e Mincio, 26 settembre 1798, Direttorio esecutivo, "Raccolta delle leggi, proclami, ordini ed avvisi ec. pubblicati in Milano nell'anno VII Repubblicano", Milano, 1798, tomo VI, pp. 11-22
  26. ^ Divisione in dipartimenti, distretti e comuni del territorio della Repubblica Cisalpina , 13 maggio 1801, Raccolta delle leggi, proclami, ordini e avvisi pubblicati in Milano, Milano, s.d. (1801), tomo II, p. 148-173
  27. ^ Decreto sull'Amministrazione pubblica, e sul Comparto territoriale del Regno, 8 giugno 1805, Napoleone, Imperatore dei francesi e Re d'Italia, "Bollettino delle leggi del Regno d'Italia. Parte prima. Dal 1 Gennaio al 30 Giugno 1805", Milano, [1805], pp. 141-304
  28. ^ Petizione delle Comunità componenti il Cantone III del Distretto II Dipartimento del Lario per essere aggregate al Dipartimento d'Olona”, 21 dicembre 1807, Archivio di Stato di Milano, Censo p.m., cart. 754
  29. ^ Aggregazione dei comuni del dipartimento del Lario, 4 novembre 1809, Archivio di Stato di Como, Fondo Prefettura, cart. 1310
  30. ^ Progetto per la concentrazione dei comuni del dipartimento del Lario, ritornato dal Prefetto il 30 novembre 1807, Archivio di Stato di Milano, Censo p.m., cart. 754
  31. ^ Aggregazione dei comuni del Dipartimento del Lario, 30 luglio 1812, Eugenio Napoleone di Francia, Vice Re d'Italia, Principe di Venezia, Arcicancelliere di Stato dell'Impero Francese, Archivio di Stato di Milano, Censo p. m., cart. 754
  32. ^ Compartimento territoriale della Lombardia da attivarsi col 1º maggio, 12 febbraio 1816, Imperiale regio governo di Milano, "Atti del governo di Lombardia. Parte prima. Dal 1º gennaio al 30 giugno 1816", Milano, [1816], pp. 62-176
  33. ^ Pubblicazione del compartimento territoriale delle provincie lombarde rettificato a seconda delle variazioni sopravvenute dopo il febbraio 1816, 1 luglio 1844, Imperiale Regio Governo, "Raccolta degli atti dei Governi di Milano e di Venezia e delle disposizioni generali emanate dalle diverse autorità in oggetti sì amministrativi che giudiziari divisa in due parti. Volume II. Parte prima. Patenti e notificazioni pubblicate dal 1º luglio al 31 dicembre 1844", Milano,1844, pp. 83-127
  34. ^ Compartimento territoriale della Lombardia, 23 giugno 1853, Luogotenenza Lombarda , "Bollettino provinciale degli atti di Governo per la Lombardia. Parte II. Volume unico=puntata 1-16. Anno 1853", Milano, 1853, pp. 207-293
  35. ^ Censimento del 1861
  36. ^ Circoscrizione amministrativa 1867
  37. ^ M. Tamborini, I paliotti a scagliola della chiesa di Comabbio, in Qualcosa di Comabbio, n. 4, 1981, p. 4 ss.
  38. ^ M. Tamborini, U'inedita carta dei laghi varesini del XVII secolo, in Rivista della Società Storica Varesina, n. XIV, 1979
  39. ^ Rev. Luigi del Torchio, Don Felice Sigurtà 'Vero buon pastore', Varese, 1998, p. 68-69
  40. ^ Archivio della Curia Arcivescovile di Milano, Visite Pastorali, Pieve di Brebbia-Besozzo, cartella 5, fascicolo 14, Stato delle Anime 1573. Elaborazione dati di Lorenzo Frascotti.
  41. ^ Atti della visita pastorale dell'arcivescovo Giuseppe Pozzobonelli, Archivio di Stato di Milano, sex. X, Visite Pastorali, Pieve di Besozzo, vol. 40, 1748. Secondo il Nota Parrocchie Stato di Milano (Nota Specifica delle esenzioni prediali a favore delle parrocchie dello Stato di Milano, 1781, Archivio di Stato di Milano, Fondo di Culto, n. 566), nel 1781 erano 357. Per l'arciprete Francesco Bombognini (Antiquario della Diocesi di Milano, Milano, 1790, p. 99) nel 1790 erano 441. La spiegazione sta negli abitanti del borgo di San Sepolcro ch'erano indifferentemente considerati Comabbiesi o Ternatesi, perciò i documenti sono tutti viziati da un errore di conteggio. Gli abitanti, probabilmente, nel 1750 erano all'incirca 440 (Cfr L. Frascotti, Storia di Comabbio - dall'Invasione Ungara all'Età Comunale, Comabbio, 2013, p. 80).
  42. ^ Archivio di Stato di Milano, Visita del cardinal Andrea Carlo Ferrari, I, Pieve di Besozzo, 1898
  43. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

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