Consiglio supremo di difesa

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Istituzioni della Repubblica Italiana

Emblem of Italy.svg







Vedi Template di navigazione
Categorie: Politica, Diritto e Stato

Il Consiglio supremo di difesa è un organo di rilievo costituzionale presieduto dal Presidente della Repubblica (87 cost.), e, secondo il dettato della legge 28 luglio 1950 n. 624 ("Istituzione del Consiglio supremo di difesa" pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale 28 agosto 1950, n. 196), "esamina i problemi generali politici e tecnici attinenti alla difesa nazionale e determina i criteri e fissa le direttive per l'organizzazione e il coordinamento delle attività che comunque la riguardano" (Art. 2 - Codice aggiornato con DLgs 24 febbraio 2012).

Esso è regolato dalle disposizioni del Titolo II del decreto legislativo 15 marzo 2010, numero 66 ("codice dell'ordinamento militare")[1].

Composizione e convocazionemodifica | modifica sorgente

Il CSD è presieduto dal Presidente della Repubblica ed è composto, attualizzandoli secondo i vari accorpamenti e cambiamenti di denominazione, da:

Alle sue riunioni possono essere convocati i capi di stato maggiore delle quattro Forze armate (Esercito, Marina e Aeronautica e il Comandante Generale dell'Arma dei Carabinieri), il presidente del Consiglio di Stato su invito del Presidente della Repubblica, nonché persone di particolare competenza nel campo scientifico, industriale ed economico ed esperti in problemi militari.

Il Consiglio supremo di difesa si riunisce almeno due volte all'anno ed è convocato dal Presidente della Repubblica, anche dietro richiesta del Presidente del Consiglio dei ministri, ogniqualvolta ne ravvisino la necessità.

Funzionimodifica | modifica sorgente

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano presiede il Consiglio Supremo di Difesa il 2 aprile 2007.

Il CSD esamina i problemi generali relativi alla difesa nazionale, sulla base delle direttive generali determinate dal Governo e dal Parlamento; da questa analisi scaturiscono delle direttive vincolanti per il Presidente della Repubblica, il Consiglio dei ministri (e di conseguenza i singoli ministeri) e il comandante delle forze armate, secondo le diverse aree di competenza.

Le sue funzioni sono in gran parte delineate in negativo, cioè perché la maggior parte dei compiti concretamente decisionali, rientranti nella generale dizione della L. n. 624/50, rientrano in realtà nelle competenze di altri organi. In particolar modo l'indirizzo politico in materia di politica estera e militare spetta al Governo, e la determinazione dei piani strategici e di difesa dei confini sono di competenza del Capo di stato maggiore. Di conseguenza il CSD si limita a svolgere attività consultive e istruttorie per le decisioni del Consiglio dei ministri, al pari di un Comitato interministeriale, fenomeno con il quale è molto affine.

Storia e prassimodifica | modifica sorgente

I costituenti italiani del '47 – memori dell’esperienza delle Commissioni supreme di difesa della tradizione statutaria e traendo spunto dal Conseil supérieur de la défense nationale previsto dalla costituzione della IV repubblica francese – contemplarono, tra le molteplici attribuzioni del capo dello Stato, la presidenza del Consiglio supremo di difesa (art. 87.9). Niente però fu specificato su ordinamento e competenze del nuovo organo, lasciando carta bianca al legislatore. Il Csd fu istituto nel 1950 (legge n. 624) sotto l’incalzare della guerra di Corea e il timore di un’estensione del conflitto all’Europa, e ne entrarono a far parte i massimi responsabili, politici e tecnici, della sicurezza nazionale: il capo dello Stato, il presidente del Consiglio, il ministro della difesa, il capo di Stato maggiore della difesa, nonché i ministri di interno, esteri, tesoro e industria e commercio. Neanche la legge istitutiva brillò per completezza e chiarezza, lasciando un alone di ambiguità su molte importante questioni, compresa la stessa natura giuridica dell’organo e la sua collocazione nel sistema costituzionale. Disposizioni (costituzionali e legislative) sottili e suscettibili di molteplici interpretazioni – seguite da una normativa secondaria parziale e informale (regolamento interno del 1951) o tardiva e contraddittoria (d.p.r. 251/1990) – hanno, così, reso possibile che ordinamento interno e competenze del Csd si modellassero prevalentemente in via di fatto. Tuttavia, la mutevolezza – sin dai primi anni della Repubblica e ancor oggi persistente – dei rapporti di forza tra i poteri dello Stato (in particolare tra capo dello Stato e Governo e tra presidente del Consiglio e ministri), sommata alla mancanza di pubblicità dei meccanismi di funzionamento e dell’attività svolta dal Csd, hanno impedito che la prassi inerente al Csd si consolidasse in convenzioni costituzionali significative e durature, ovvero capaci di sopravvivere ai capi di Stato e agli uomini di governo che le avevano di volta in volta instaurate. In occasione dell’approvazione della legge istitutiva, Einaudi, De Gasperi e Pacciardi si accordarono su ruolo e natura del Csd, lasciandone testimonianza nel preambolo del regolamento del ’51. Ma la convenzione costituzionale raggiunta non durò molto e il Csd che emerse nell’ultimo scorcio della II legislatura, sotto la presidenza Gronchi, era tutt’altro da quello dei primi anni ’50. Il Csd si presenta così come un “organo camaleontico”, la cui natura si modella ai vari contesti politici e istituzionali che contrassegno la Repubblica: da organo collegiale con specifiche competenze a mera sede di confronto tra capo dello Stato e Governo priva di autonoma soggettività; da organo partecipe dell’indirizzo politico a organo con funzioni amministrative; da organo con poteri istruttori e consultivi a organo capace di determinare le più importanti questioni di sicurezza nazionale e imporle al Governo tramite l’adozione di direttive politiche vincolanti. I primi sessant’anni di attività del Csd sono stati avvolti da un impenetrabile alone di mistero, facendone l’organo meno conosciuto della Repubblica. Un recente volume (Riccardo Bellandi, Il consiglio supremo di difesa. Storia, organizzazione, attività, Il Mulino, Bologna, 2011), per la prima volta, ne propone un quadro completo della storia, dell’organizzazione interna, del ruolo effettivamente rivestito nella definizione della politica di sicurezza nazionale. La ricerca si basa in gran parte sulla documentazione d’archivio del Quirinale: i comunicati stampa, il diario storico e, soprattutto, i verbali integrali delle sedute relativi alle presidenze Einaudi, Gronchi, Segni, Saragat, Leone e Pertini.

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ Legge 15 marzo 2010, n. 66, in materia di "Codice dell'ordinamento militare"

Bibliografiamodifica | modifica sorgente

  • Riccardo Bellandi, Il Consiglio supremo di difesa. Storia, organizzazione, attività, Il Mulino, Bologna, 2011.
diritto Portale Diritto: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di diritto







Creative Commons License