Coppa del Mondo di rugby

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Coppa del Mondo di rugby
Rugby World Cup
Logo della competizione
Sport Rugby union pictogram.svg Rugby XV
Tipo A squadre nazionali
Federazione International Rugby Board
Cadenza quadriennale
Partecipanti 20 squadre
Sito Internet rugbyworldcup.com
Storia
Fondazione 1987
Detentore Nuova Zelanda Nuova Zelanda
William Webb Ellis Cup.jpg
La Coppa William Webb Ellis

La Coppa del Mondo di rugby (ingl. Rugby World Cup) è la massima competizione internazionale di rugby XV per squadre nazionali maschili, ed è organizzata dall’International Rugby Board. Istituita nel 1985, vide la sua prima edizione nel 1987 con la Nuova Zelanda come vincitrice. Da allora la sua fase finale si svolge a cadenza quadriennale. Il vincitore del torneo si fregia del titolo di campione del mondo per il quadriennio successivo alla vittoria.

Si sono tenute sette edizioni del torneo; campione in carica è la Nuova Zelanda, che ha vinto l’edizione più recente, quella del 2011 in terra neozelandese la prossima si terrà nel 2015 in Inghilterra. L’Australia, il Sudafrica e gli stessi All Blacks hanno vinto il torneo due volte. L’unica formazione dell’Emisfero Nord ad avere conquistato il trofeo è l’Inghilterra.

Dal 1991 esiste anche una Coppa del Mondo femminile, sempre sotto la giurisdizione dell’IRB.

Il trofeo in palio è la Coppa William Webb Ellis, intitolata all’allievo inglese della Rugby School cui la leggenda del rugby attribuisce romanticamente la paternità della disciplina.

Storiamodifica | modifica sorgente

Statua di William Webb Ellis a Rugby

Il rugby XV, il cui governo è in capo all’International Rugby Board, durante tutta la sua lunga storia dovette fronteggiare, specialmente nell’Emisfero Sud, l’emorragia di giocatori verso il rugby XIII.

Quest’ultima disciplina, infatti, sviluppatasi in Gran Bretagna a partire da una scissione dal gioco a XV per ragioni economiche (il rugby XV era uno sport dilettantistico, laddove quello a XIII si orientò verso il professionismo), aveva preso piede soprattutto in Australia e Nuova Zelanda[1]. All’inizio degli anni ottanta, inoltre, l’imprenditore televisivo australiano Rupert Murdoch si era fatto promotore del progetto di un circuito professionistico del rugby XV[2], che prevedeva l’istituzione di un campionato del mondo fuori dall’orbita IRB, al quale avrebbero dovuto partecipare le squadre dell’allora Cinque Nazioni più le due oceaniane, più il Sudafrica sotto falso nome, per via del bando internazionale cui tale Paese era sottoposto per via della sua politica di apartheid[1].

L’IRB decise quindi di anticipare il progetto di Murdoch, grazie all’attivismo di due dirigenti della federazione neozelandese e al presidente di quella australiana, Nicholas Shehadie, ex internazionale per gli Wallabies e già sindaco di Sydney, nonché proprietario di una rete televisiva. I tre propugnarono l’idea di un torneo internazionale ufficiale e trovarono subito l’appoggio del presidente della federazione francese, Albert Ferrasse[1]. La proposta congiunta venne presentata a un vertice dell’IRB a Parigi nel marzo 1985 e, nonostante l’iniziale contrarietà delle federazioni irlandese e scozzese, tuttavia superata dal rischio di un nuovo terremoto dopo quello del Rugby League, il 22 marzo 1985 fu ufficializzata l’istituzione della Coppa del Mondo, la cui prima edizione fu affidata congiuntamente alle due federazioni che se ne erano fatte originariamente promotrici, Australia e Nuova Zelanda[1] e messa in calendario per il 1987. Mancando il tempo per organizzare tornei di qualificazione, si decise, una tantum, di invitare le 14 squadre da affiancare ai due Paesi organizzatori. Fu deciso di convocare d’ufficio le squadre del Cinque Nazioni (Francia, Galles, Inghilterra, Irlanda, Scozia); per quanto riguarda il resto d’Europa, Italia (in procinto di affiliarsi all’IRB) e Romania, le due Nazionali più quotate dopo le cinque citate; l’Argentina per l’America del Sud e Canada e Stati Uniti per quella del Nord. L’Africa, stante il bando al Sudafrica, fu rappresentata dallo Zimbabwe, mentre l’Asia lo fu dal Giappone; le altre due squadre oceaniane furono Figi e Tonga.

Prima partita, Nuova Zelanda-Italia, vinta nettamente dagli All Blacks, in cui John Kirwan realizzò una meta percorrendo oltre 70 metri e dribblando 11 giocatori azzurri.

Le edizioni nominalmente disputate in Inghilterra e Galles (1991 e 1999), videro le partite svolgersi anche in Gran Bretagna, Irlanda e Francia.

La Coppa del 1995, ospitata e vinta dal Sud Africa, verrà probabilmente ricordata per due momenti: l'emergere di Jonah Lomu come stella del rugby e la presentazione del trofeo. In uno dei momenti più emozionanti nella storia dello sport, il presidente Nelson Mandela, indossando una maglia degli Springboks e un abbinato cappellino da baseball, consegnò il trofeo nelle mani del capitano della squadra, l'Afrikaner Francois Pienaar. Questo gesto venne visto come un segno della riconciliazione tra le due comunità, bianca e nera, del Sudafrica.

La Coppa del 2003 doveva anch'essa essere ospitata congiuntamente da Australia e Nuova Zelanda ma il disaccordo tra l'International Rugby Board e la federazione neozelandese, su sponsorizzazioni, pubblicità, vendita dei biglietti, nonché per la decisione di non sospendere il campionato neozelandese delle province durante i mondiali, vide la competizione assegnata alla sola Australia.

L'edizione 2007 si è svolta in Francia (ma con partite anche in Scozia e Galles) e vide i sudafricani bissare il successo del 1995 battendo in finale l'Inghilterra per 15 a 6. Il mondiale vide anche la consacrazione dell'Argentina che si impose come la terza squadra più forte del torneo. La Francia paese ospitante, fu fermata in semifinale dall'Inghilterra, dopo aver battuto ai quarti la favorita Nuova Zelanda, e finì quarta perdendo contro i Pumas, che già sconfissero i galletti all'esordio.

La Coppa del Mondo 2011 si è tenuta in Nuova Zelanda. I padroni di casa si sono aggiudicati il trofeo battendo in finale la Francia, bissando il successo ottenuto nella prima edizione.

Per 2015 e 2019 si erano candidate una decina di nazioni tra le quali il Sudafrica, il Giappone, l'Inghilterra e l'Italia. La scelta ufficiale dell'IRB è stata fatta il 28 luglio 2009 a Dublino tuttavia già il 28 giugno la Rugby World Cup Limited (la società che organizza il torneo) ha fortemente raccomandato all'IRB di selezionare rispettivamente Inghilterra e Giappone chiudendo di fatto la corsa per l'organizzazione, scelta che è stata ratificata a Dublino dal consiglio dell'IRB.

Qualificazionimodifica | modifica sorgente

Nella prima edizione, 9 paesi furono invitati a partecipare alla competizione dall'IRB in aggiunta ai 7 membri allora effettivi del Board, già qualificati di diritto (il Sud Africa fu escluso per l'Apartheid). Dall'edizione 1991 alcune squadre devono sostenere dei turni di qualificazione, le cui regole cambiano ad ogni edizione ed a seconda del continente. Solitamente le squadre che raggiungevano i quarti di finale erano qualificate di automaticamente all'edizione successiva del trofeo, tranne nel 1999, quando solo le semifinaliste ed il Galles padrone di casa ebbero tale privilegio. Inoltre, durante le qualificazioni, le squadre più forti entravano in gioco solo negli ultimi turni, come successo all'Italia e ad altre nazioni come Argentina, Samoa e Figi.

Nel 2003 e nel 2007 le squadre che avevano raggiunto i quarti di finale all'edizione precedente erano automaticamente qualificate, mentre i rimanenti 12 posti furono suddivisi tra i vari continenti in queste proporzioni:

  • Europa: 3 posti
  • Americhe: 3 posti
  • Oceania: 2 posti
  • Africa: 1 posto
  • Asia: 1 posto

I rimanenti due posti furono assegnati da spareggi di ripescaggio tra le prime escluse dei vari continenti.

Per il 2011, l'IRB ha apportato alcune modifiche alle qualificazioni. Le prime 3 classificate di ciascun girone della prima fase dell'edizione precedente sono qualificate di diritto, mentre i rimanenti 8 posti saranno assegnati dopo tornei di qualificazione continentali, con le seguenti proporzioni (tra parentesi le squadre già qualificate):

  • Europa: 2 posti (Georgia e Russia)
  • Americhe: 2 posti (Canada e Stati Uniti)
  • Oceania: 1 posto (Samoa)
  • Africa: 1 posto (Namibia)
  • Asia: 1 posto (Giappone)

Il posto rimanente sarà assegnato tramite play-off tra zone continentali.

Edizionimodifica | modifica sorgente

Anno Paese ospitante Finale Finale per il 3º posto
Campione Punteggio Finalista 3ª classificata Punteggio 4ª classificata
1987 Nuova Zelanda
(con Australia)
Nuova Zelanda Nuova Zelanda 29 - 9 Francia Francia Galles Galles 22 - 21 Australia Australia
1991 Inghilterra
(con Galles, Scozia, Irlanda, Francia)
Australia Australia 12 - 6 Inghilterra Inghilterra Nuova Zelanda Nuova Zelanda 13 - 6 Scozia Scozia
1995 Sudafrica Sudafrica Sudafrica 15 - 12 Nuova Zelanda Nuova Zelanda Francia Francia 19 - 9 Inghilterra Inghilterra
1999 Galles
(con Inghilterra, Scozia, Irlanda, Francia)
Australia Australia 35 - 12 Francia Francia Sudafrica Sudafrica 22 - 18 Nuova Zelanda Nuova Zelanda
2003 Australia Inghilterra Inghilterra 20 - 17 Australia Australia Nuova Zelanda Nuova Zelanda 40 - 14 Francia Francia
2007 Francia
(con Galles e Scozia)
Sudafrica Sudafrica 15 - 6 Inghilterra Inghilterra Argentina Argentina 34 - 10 Francia Francia
2011 Nuova Zelanda Nuova Zelanda Nuova Zelanda 8 - 7 Francia Francia Australia Australia 21 - 18 Galles Galles
2015 Inghilterra
2019 Giappone

Medaglieremodifica | modifica sorgente

Squadra Campione 2º posto 3º posto 4º posto
Nuova Zelanda Nuova Zelanda 2 1 2 1
Australia Australia 2 1 1 1
Sudafrica Sudafrica 2 0 1 0
Inghilterra Inghilterra 1 2 0 1
Francia Francia 0 3 1 2
Galles Galles 0 0 1 1
Argentina Argentina 0 0 1 0
Scozia Scozia 0 0 0 1

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ a b c d Ravagnani, op. cit., pag. 231
  2. ^ Sesta nazione, op. cit., pag. 129

Bibliografiamodifica | modifica sorgente

  • Gianluca Barca, Gian Franco Bellè (a cura di), La sesta nazione. Ottant'anni di storia della Federazione Italiana Rugby, Parma, Grafiche Step, 2008. ISBN 1-01-000003530-7.
  • Luciano Ravagnani, Pierluigi Fadda, Rugby. Storia del Rugby Mondiale dalle origini a oggi, 2ª ed., Milano, Vallardi [1992], 2007. ISBN 88-87110-92-1.
  • Fabrizio Zupo, Inseguendo il paradiso del rugby, Roma, Editrice Nutrimenti, 2007. ISBN 88-88389-85-7.

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