Daniele Piccinini

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Daniele Piccinini

Daniele Piccinini (Pradalunga, 3 giugno 1830Tagliacozzo, 9 agosto 1889) è stato un patriota italianoche legò la sua vita alle vicende garibaldine per l'indipendenza italiana nel XIX secolo.

Primi anni e formazionemodifica | modifica sorgente

Nato a Pradalunga in provincia di Bergamo in una famiglia benestante legata alla produzione e al commercio di pietre coti e battezzato come Daniele Maria Giuseppe Piccinini, venne introdotto agli studi in istituti della città di Bergamo, proseguendo poi presso l'Università di Pavia. Il suo iter didattico venne interrotto dai moti del 1848, ai quali partecipò come volontario sia a Milano che a Bergamo.

Il suo animo patriottico lo portò ad arruolarsi tra i Cacciatori delle Alpi nel 1859, venendo assegnato alla quinta compagnia del secondo reggimento, con la quale partecipò alla battaglia di Varese e a quella di Treponti, ottenendo una promozione prima a caporale e poi a sergente.

L'anno successivo si arruolò con i concittadini Gabriele Camozzi, Francesco Nullo e Francesco Cucchi nella spedizione dei mille.[1]

Con i Millemodifica | modifica sorgente

Sbarcato in Sicilia, restò sempre a fianco di Giuseppe Garibaldi. Tanto vicino che in un'occasione in cui il condottiero rischiava di essere colpito da pietre lanciate dal nemico, il Piccinini gli si lanciò davanti quasi a parare i colpi e, aprendo il suo impermeabile per coprire la sgargiante camicia rossa del generale, lo redarguì dicendo che a lui non andava bene farsi uccidere come un soldato qualunque. Da quel momento Giuseppe Garibaldi non si scordò più di quel ragazzo bergamasco, tanto da volerlo al suo fianco nelle successive battaglie e da conferirgli personalmente il ruolo di tenente.

Il 13 giugno fu nominato capitano ed assegnato al V battaglione, II reggimento, II^ brigata, 15ª divisione, mentre il 20 luglio venne anche incaricato a presiedere una commissione straordinaria volta a reprimere reati ed intemperanze nelle zone appena conquistate.

Gli eventi gli fruttarono una Medaglia d'argento, assegnatagli con Regio decreto il 12 giugno 1961.

Congedatosi, mantenne vivi i contatti con gli ambienti patriottici, incontrando Garibaldi presso Trescore Balneario (come riportato su un quadro di Alberto Maironi) al fine di pianificare successive missioni, tra cui quelle volte a liberare il Trentino e la città di Roma.

Seguì l'eroe dei due mondi nella battaglia d'Aspromonte del 1862, combattendo con il ruolo di capitano. Qui, prima di essere catturato dai bersaglieri, ruppe la propria spada pur di non consegnarla al nemico.

Terza guerra d'Indipendenzamodifica | modifica sorgente

Deluso dalle istituzioni, giurò che non avrebbe mai più portato una spada, tant'è che combatté la terza guerra d'indipendenza da soldato semplice nel 1º Reggimento Volontari comandato dal colonnello Federico Salomone del Corpo Volontari Italiani, segnalandosi nuovamente nella Battaglia di Lodrone e meritandosi una seconda medaglia d'argento al valor militare. Al termine dei combattimenti si ritirò nella tranquillità delle sue valli, trascorrendo parte del suo tempo in battute di caccia ed in escursioni.

Gli ultimi annimodifica | modifica sorgente

Nel corso dell'anno 1889 intraprese una spedizione verso la Sicilia e la Calabria al fine di verificare di persona i miglioramenti che queste zone avevano avuto dopo la spedizione che lo aveva visto protagonista. Tuttavia trovò la morte presso la località abruzzese di Tagliacozzo, dove si era trattenuto al fine di compiere alcune battute di caccia ed escursioni sul Gran Sasso, per via di un colpo accidentale partito dalla sua stessa pistola: morì dopo cinque giorni di agonia, il 9 agosto 1889.

L'anno successivo la sua salma fu trasferita presso il suo paese natale, dove venne tumulata con l'epigrafe "Daniele Piccinini, uno dei mille".

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ Le notizie sulla vita del personaggio descritto nella voce sono tratte dall'opera di Ugo Del Col, Daniele Piccinini. Un garibaldino a Selvino, Editrice UNI Service, 2007

Bibliografiamodifica | modifica sorgente

  • Studi del Museo Storico di Bergamo.
  • Atti, Storia del Risorgimento nazionale, documenti ed oggetti presentati dalla commissione nominata dal municipio di Bergamo - Bergamo, Bolis, 1884. SBN IEI0228043.
  • Bortolo Belotti, Storia di Bergamo e dei bergamaschi - Bergamo, Bolis, 1989.
  • Alberto Castoldi, Bergamo e il suo territorio, dizionario enciclopedico: i personaggi, i comuni, la storia, l'ambiente - Bergamo, Bolis, 2004. ISBN 8878271268
  • Renato Ravanelli, La storia di Bergamo - Bergamo, Grafica & Arte, 1996. ISBN 88-7201-133-7.

Voci correlatemodifica | modifica sorgente

Altri progettimodifica | modifica sorgente








Creative Commons License