Dialetto pavese

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Pavese (paves)
Parlato in Italia
Parlato in Provincia di Pavia eccetto l'Oltrepò Pavese e in particolare l'alta valle Staffora
Classifica non nelle prime 100
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         Emiliano
          Dialetto pavese
Codici di classificazione
ISO 639-2 roa
SIL EML  (EN)

Con dialetto pavese[1], da alcuni definito anche pavese-vogherese, s’intende l’insieme non codificato delle parlate gallo-italiche diffuse nella provincia di Pavia. Il raggruppamento dei dialetti del Pavese sotto un’unica dicitura si presta tuttavia a difficoltà di classificazione[2], in quanto le diverse varietà locali subiscono l’influenza di quelli di province e regioni confinanti.

Se nel nord della provincia il dialetto è infatti ascrivibile al ramo occidentale della lingua lombarda, è altresì vero che dal Medioevo la parlata di Pavia e del suo circondario ha assunto tratti emiliani[3][4]. E pur essendo emersa negli ultimi decenni e tra gli abitanti del capoluogo provinciale la tendenza di assimilare il lessico e certi aspetti morfologici (non però fonetici) del vicino dialetto milanese, risulta però ancora molto chiara l'appartenenza del dialetto originario di Pavia e del suo circondario alla più vasta compagine linguistica che lo accomuna non soltanto alle parlate dell'adiacente Lomellina, ma anche a quelle di Voghera e più in generale ai dialetti dell'Oltrepò Pavese, di tipo emiliano[5][6]. Ciò emerge, ad esempio, nel lavoro di A. Annovazzi, autore nel 1934 del Nuovo Vocabolario Pavese-Italiano, nel quale si è cercata la parlata originaria piuttosto nella periferia, e in particolare in Borgo Ticino, che nel centro cittadino.

Ancora, bisogna osservare che, da un punto di vista fonetico, e quindi più basilare, la maggiore somiglianza tra il pavese e i maggiori dialetti vicini è senza dubbio con il piacentino e le varianti emiliane estese fino al solco del fiume Taro, che limita ad est il dominio della ü lombardo-piemontese. Questo fatto giustifica la singolare, ma in definitiva convincente, aggregazione del pavese al variegato gruppo emiliano-romagnolo, proposta già nel 1853 da Bernardino Biondelli in Saggio sui dialetti gallo-italici.[7] Biondelli lo definisce infatti «suddialetto del piacentino, alquanto misto di lombardo». Pur come una sezione di transizione verso il lombardo occidentale, anche la Carta dei dialetti d'Italia elaborata da Giovan Battista Pellegrini nel 1977 indica il pavese-vogherese come dialetto di tipo emiliano-romagnolo.[8] Tuttavia, è da alcuni considerato oggi come un dialetto lombardo per la forte influenza esercitata dal milanese, nonostante quella che è stata l'evidente continuità con il piacentino[9].

D'altra parte l'ambito fonetico del pavese continua nel tortonese (dove confina con i dialetti della lingua piemontese che iniziano con il dialetto alessandrino), né si può trascurare la sostanziale continuità tra la parlata della Lomellina e quella del soprastante novarese. In conclusione si può affermare che il pavese si trova ben collocato in una zona di transizione soprattutto in direzione est-ovest, o meglio sudest-nordovest, tra i dialetti emiliani e quelli piemontesi; maggiore discontinuità, soprattutto dal punto di vista fonetico, si ha invece con i dialetti lombardi. Ad esempio il pavese si distingue in special modo dal milanese per la presenza così caratteristica della a chiusa (á) che risulta sostanzialmente identica alle e debole o indistinta (schwa), che sostituisce spesso la è milanese, come nell'articolo determinativo maschile, èl in milanese, ál in pavese (questa caratteristica lo accomuna invece al piacentino). Verso la montagna oltrepadana il pavese trapassa rapidamente sia nel dialetto bobbiese che nel ligure (la parlata di Varzi, alquanto dissimile anche da quella della vicina Voghera, è l'estremità meridionale del pavese, mentre i dialetti dell'area soprastante sono ormai liguri).

Pertanto il pavese, come il piacentino, occupa un ruolo centrale nell'ambito delle parlate gallo-italiche, confinando con tutti e quattro i gruppi in cui esse si usano dividere. Potrebbe essere considerato l'esempio centrale e più caratteristico dell'intero gruppo gallo-italico, laddove invece, per motivi accidentali dovuti alle suddivisioni politiche e amministrative, sembra relegato in una posizione periferica e ad apparire un ibrido tra le parlate rese più note dall'uso in più importanti aggregazioni urbane.

Come detto, all'interno dell'ampio territorio della provincia di Pavia, la parlata non appare comunque omogenea: a parte la difformità già notata della più alta zona montana, le differenze riguardano non la fonetica (se non in qualche area limitata, vedi per esempio l'assenza della eu sostituita sistematicamenta dalla o chiusa in un'area della pianura tra Broni e il Po), ma piuttosto la morfologia. Le diverse aree possono essere identificate in base all'influenza esercitata delle lingue emiliano-romagnola, lombarda e ligure, quest'ultima particolarmente incisiva nell'alta Valle Staffora.

Fonologia e grafiamodifica | modifica sorgente

Il dialetto pavese, rispetto all'italiano e anche rispetto ai dialetti vicini, possiede un maggior numero di suoni vocalici e un minor numero di suoni consonantici.

Per quanto riguarda le vocali, oltre ai sette suoni vocalici dell'italiano (comprese le forme aperta e chiusa della e e della o), possiede la u chiusa (ü), la o turbata (ö, da taluni scritta eu), in comune con il lombardo e il piemontese e alcuni dialetti emiliani. Inoltre, con il piacentino condivide possiede la a chiusa (á) che svolge anche la funzione di e indistinta o molto aperta. Caratteristica del pavese, anche qui in misura anche maggiore rispetto ai dialetti vicini, è l'esistenza di molti di questi suoni solo in posizione tonica, mentre in posizione atona esistono solo la a chiusa, la i, la u, la u chiusa, e solo raramente la e chiusa. In tal modo, se nella flessione o nella derivazione delle parole una vocale tonica diventa atona, decade in una di queste ultime vocali o scompare (fenomeno linguistico detto sincope, molto comune nell'emiliano-romagnolo. In particolare, tutte le o (chiusa, aperta e turbata) decadono in u, la a aperta decade in a chiusa (o meglio in a atona, semichiusa, verso cui converge anche la a chiusa), la e aperta in a chiusa e la e chiusa in i.

Per quanto riguarda le consonanti, rispetto all'italiano il dialetto pavese manca, delle doppie o geminate come gli altri dialetti gallo-italici, della z, del suono gl , e in comune con il piacentino del suono sc che è invece presente in milanese (es: signora = sciura in milanese, siura in pavese).

Non esiste una grafia standard per il dialetto pavese; quella usata dall'Annovazzi nel suo Dizionario Pavese-Italiano può servire (data la sostanziale omogeneità fonetica di quasi tutta la Provincia) per scrivere la maggior parte delle parlate locali del territorio pavese.

Il dialetto oggimodifica | modifica sorgente

Tra le tante formule di diffusione a livello regionale del dialetto pavese vi è quella della poesia, cui fanno parte poeti come Sergio Vai, Angelo Gambini, Angelo Secchi e il medico cantante Paolo Zanoccosenza fonte. Nella musica, oltre al già citato Zanoccosenza fonte, posto di rilievo occupa il gruppo I fio dla nebia, di Silvio Negroni, che scrive e canta prevalentemente in dialetto pavese.

I verbi in pavesemodifica | modifica sorgente

Verbo esseremodifica | modifica sorgente

  • Indicativo presente: mì sum, tì 't seet, lü l'è, nüm a suma, vialtar sii, lur i henn.
  • Indicativo imperfetto: mì seri, tì 't serat, lü l'era, nüm a seram, vialtar serav, lur i eran.
  • Indicativo futuro: mì säroo, tì 't sareet, lü 'l sarà, nüm a saruma, vialter sarii, lur i saran.
  • Congiuntivo presente: che mì sia, che tì 't siat, che lü 'l sia, che nüm a siam, che vialter sii, che lur i sian.
  • Congiuntivo imperfetto: che mì seri, che tì 't serat, che lü l'era, che nüm seram, che vialter serav, che lur i eran.
  • Condizionale presente: mì sarissi, tì 't sarissat, lü 'l sarissa, nüm a sarissam, vialter sarissav, lur i sarissan.
  • Infinito presente: vess.
  • Participio passato: stat.

Verbo averemodifica | modifica sorgente

  • Indicativo presente: mì gh'hoo, tì 't gh'eet, lü 'l gh'ha, nüm gh'uma, vialtar gh'ii, lur i gh'han.
  • Indicativo imperfetto: mì gh'avivi, tì 't gh'avivat, lü 'l gh'aviva, nüm gh'avivam, vialtar gh'avivav, lur i gh'avivan.
  • Indicativo futuro: mì gh'avroo, tì 't gh'avreet, lü 'l gh'avrà, nüm gh'avruma, vialtar gh'avrii, lur i gh'avran.
  • Congiuntivo presente: che mì gh'abia, che tì 't gh'abiat, che lü 'l gh'abia, che nüm gh'abiam, che vialtar gh'avii, che lur i gh'abian.
  • Congiuntivo imperfetto: che mì gh'avissi, che tì 't gh'avissat, che lü 'l gh'avissa, che nüm gh'avissam, che vialtar gh'avissav, che lur i gh'avissan.
  • Condizionale presente: mì gh'avrissi, tì 't gh'avrissat, lü 'l gh'avriss, nüm gh'avrissam, vialtar gh'avrissav, lur i gh'avrissan.
  • Infinito presente: avégh/'végh.
  • Participio passato: avüü.

Prima coniugazionemodifica | modifica sorgente

  • Indicativo presente: mì guardi, tì 't guardat, lü 'l guarda, nüm guardam, vialtar guardii, lur i guardan.
  • Indicativo imperfetto: mì guardavi, tì 't guardavat, lü 'l guardava, nüm guardavam, vialtar guardavav, lur i guardavan.
  • Indicativo futuro: mì guardaroo, tì 't guardareet, lü 'l guardarà, nüm guardaruma, vialtar guardarii, lur i guardaran.
  • Congiuntivo presente: che mì guardi, che tì 't guardat, che lü 'l guarda, che nüm guardam, che vialter guardii, che lur i guardan.
  • Congiuntivo imperfetto: che mì guardassi, che tì 't guardassat, che lü 'l guardass, che nüm guardassam, che vialtar guardassav, che lur i guardassan.
  • Condizionale presente: mì guardarissi, tì 't guardarissat, lü 'l guardariss, nüm guardarissam, vialtar guardarissav, lur i guardarissan.
  • Infinito presente: guardà
  • Participio passato: guardaa.

Seconda coniugazionemodifica | modifica sorgente

  • Indicativo presente: mì scrivi, tì 't scrivat, lü 'l scriva, nüm scrivam, vialtar scrivii, lur i scrivan.
  • Indicativo imperfetto: mì scrivivi, tì 't scrivivat, lü 'l scriviva, nüm scrivivam, vialtar scrivivav, lur i scrivivan.
  • Indicativo futuro: mì scrivaroo, tì 't scrivareet, lü 'l scrivarà, nüm scrivaruma, vialtar scrivarii, lur i scrivaran.
  • Congiuntivo presente: che mì scrivi, che tì 't scrivat, che lü 'l scriva, che nüm scrivam, che vialtar scrivii, che lur i scrivan.
  • Congiuntivo imperfetto: che mì scrivarissi, che tì 't scrivarissi, che lü 'l scrivariss, che nüm scrivarissam, che vialtar scrivarissav, che lur i scrivarissan.
  • Condizionale presente: mì scrivariss, tì 't scrivarissat, lü 'l scrivariss, nüm scrivarissam, vialtar scrivarissav, lur i scrivarissan.
  • Infinito presente: scriv.
  • Participio passato: scrit.

Terza coniugazionemodifica | modifica sorgente

  • Indicativo presente: mì senti, tì 't sentat, lü 'l senta, nüm sentam, vialtar sentii, lur i sentan.
  • Indicativo imperfetto: mì sentivi, tì 't sentivat, lü 'l sentiva, nüm sentivam, vialtar sentivav, lur i sentivan.
  • Indicativo futuro: mì sentaroo, tì 't sentareet, lü 'l sentarà, nüm sentaruma, vialtar sentarii, lur i sentaran.
  • Congiuntivo presente: che mì senti, che tì 't sentat, che lü 'l senta, che nüm sentam, che vialtar sentii, che lur i sentan.
  • Congiuntivo imperfetto: che mì sentissi, che tì 't sentissat, che lü 'l sentiss, che nüm sentissam, che vialtar sentissav, che lur i sentissan.
  • Condizionale presente: mì sentarissi, tì 't sentarissat, lü 'l sentariss, nüm sentarissam, vialtar sentarissav, lur i sentarissan.
  • Infinito presente: sentì/sëntì/sent.
  • Participio passato: sentii.

Esempi di dialettomodifica | modifica sorgente

Differenze fra il dialetto cittadino e quello del Basso Pavesemodifica | modifica sorgente

paves arius paves de cità milanes
lüchët lüchet lüchet
lüéi lüvin lüvin
madzina medesina medesina
mantuäna mantuana mantuana
nissöi nissün nissün

Brani in dialetto pavesemodifica | modifica sorgente

Gh'era ona volta on òm, ch'äl gh'ìva dü fiö.
E 'l minór l'ha dit a sò pàdär: "Papà, ch'äl mä daga quäl ch'äm toca 'd mè part!" E lü l'ha spartii la sostänza in tra i dü fiö.
E dä lì a poch dì, dopo avè fat sü fagòt, äl minór l'è 'ndat pr'äl mond int on paìs lontän, e là l'ha trat via tütcòss int i vizi.
Bernardino Biondelli, Saggio sui dialetti Gallo-Italici, pag. 246

Una nuvela del Bucascmodifica | modifica sorgente

Paviamodifica | modifica sorgente

Mei disi donca che quand gh'era äl prim re 'd Cipri, dop che Gotifred äd Büglion l'ha guadagnaa Tera Santa, è sücess che una siurena nobila l'è andata in pelegrinagg äl Sepolcar e, 'gnind indree, quand l'è rivaa a Cipri, l'ha truvaa di balusson ch'l'han trataa propri da can. E lee, sentend tüt äl dispiasé, sensa nanca un'anma ca la cunsulàss, gh'è 'gnid in ment d'andà dal re e fà föra i sò rason: ma gh'è stat quaich d'üi ca gh'ha dit dit ch'la trava via 'l fiaa, parchè lü äl menava una vita gnent afat bona e 'l fava gnent äd bei; ansi, vigliach com l'era, äl sufriva e 'l cunsidrava par gnint i ingiüri che i altar ägh fasivan a lü, in manera che quai ca gh'aviva dispiasé con lü, a 's vendicavan fandagh di ingiüri. E la dona, sentend 'sta roba, sicome la gh'aviva nessüna speransa da pudé utegn giüstisia, par 'végh da cunsulàss dal sò dispiasé, l'ha guardaa bei äd tirà a dla sua 'l re, e l'è andata da lü. Quand l'è stata là, piangind davanti a lü, la gh'ha dit: "O 'l mè car siur, mei son chì davanti a tì no par vendëta äd l'ingiüria ch'm'han fat, ma par 'végh un poo 'd sudisfasion äd quäla, ät preghi d'insegnàm com at fee a sufrì quëi ingiüri che senti ch'i altar a 't fan, parchè insì, imparand da tì, pössa anca mei regulàm e supurtà la mé part äd pasiensa, che a la sa 'l Signor, se mei pudiss fa, ät regalariss vulentera, dal mument che tì 't see insì brav äd supurtàla".
Äl re, che fen alora l'era sempar stat pultron e pigar fen ai oss, comé ch'äl se füss dassdaa, cuminciand ad l'ingiüria fata a 'sta dona, che con rigor l'ha vendicaa, l'ha pensaa da mët a pan e pëss tüti quëi che 'ndand inans avissan fat quaicoss contra 'd lü.
Giovanni Papanti, Parlari italiani in Certaldo, 1875, pag. 349-350

I numerimodifica | modifica sorgente

  1. vön/vöna
  2. dü/du
  3. trii/tre
  4. quatar
  5. cencu
  6. ses
  7. set
  8. vot
  9. növ
  10. des
  11. vöndas
  12. dudas
  13. tredes
  14. quatordas
  15. quendas
  16. sedes
  17. derset
  18. dasdot
  19. dasnöv
  20. vent

Il Padre Nostromodifica | modifica sorgente

Padar Noster che t'see int i ciel
ca'l sia santificà 'l to nom
ca 'l vena 'l to regn
ca sia faja la to vuluntà
insì in ciel tant 'me in tera

I mesi dell'annomodifica | modifica sorgente

  • Genar
  • Febrar
  • Mars
  • April
  • Magg
  • Giügn
  • Lüj
  • Agust
  • Setembar
  • Utubar
  • Novembar
  • Dicembar

I giorni della settimanamodifica | modifica sorgente

  • Lünidì
  • Martidì
  • Marculdì
  • Giuvidì
  • Vanardì
  • Sabat
  • Duminca

Proverbimodifica | modifica sorgente

Proverbi della Bassa pavesemodifica | modifica sorgente

Pruerbi dla zona 'd Santa Cristina e Miradolo Terme:

  • Lä lengua lä gh'hä no i oss, ma s'jä fa rump.
  • Bisògna végh 'mar in buca e spüdà duls.
  • Ogni fiö al vegna äl mund cul sò cavagnö.
  • Bisògna fà 'l pass secundä a la gämba.
  • Chi gh'ha i fiö in cüna 's na fa növa da nissüna.
  • L'è mej fà invidia che pietà.
  • Lä galinä ca gira pär cà s' lä mangiä nò, l'avrà mangiaa.
  • Lä gatä malfidentä quäl ch'lä fa, lä pensä.
  • Pän e pagn, i è bòn cumpagn.
  • A vess vestii cun la roba di altär s'è sempär biut.
  • Indè ca 'gh n'è, ägh na va.
  • Lä tròpa cunfidensa lä fa perd la riverensa.
  • Äl büs dla gula l'è strèt, mä 'gh passa cà e tecc.
  • Chi vör fà a sò möd, äl mangia la minestra e pö äl beva äl bröd.
  • Äl tròp al strupia.

[10]

Proverbi di Paviamodifica | modifica sorgente

  • I ciaciar e i candiler ad lëgn ja ciapan nänca al mont d pietà.
  • L'ustaria dal carnee, chi na vöö 's na porta 'dree.
  • Grama cla cavagna ch'la vegna nò bona una volta a l'an.
  • Ciel fat a pän, piöva nò incö, piöva dumän.
  • Svelt al fögh, svelt al cögh.
  • A fà crëta par ch'as stëta, quänd che pö 's gh'ha da pagà, par ch'agh sia da crepà.
  • O picula o grossa, ognidün gh'ha la sò crus.
  • Chi l'è che gh'ha la cuva 'd paja, 'l gh'ha pagüra ch'la 'gh brüsa.
  • Chi lavura pr'al cumün, al lavura par nessün.
  • Chi è 'd cussiensa, 'd roba 'l resta sensa.
  • Chi nöda 'l mes d'agust, nöda a sò mal cust.
  • Se 'l scörs al ga vediss e la lipra la 'gh sentiss, poca gint as salvariss.
  • Al bunura 'l va nò a lumentàss a cà del tardi.
  • Gesü Crist ja mëta al mond, pö ja cumpagna: un macaron e 'na lasagna.
  • Magg, adagg adagg.
  • Un fargüj ad mal, bsogna mëtal in sun pal.
  • Un poo pr'öi fa mal a nissöi.
  • Mars marsët, pr'al caméi tegna 'l suchët.
  • Mars marsot, longh al dì cumpagn dla not.
  • I mascar as fan ad Carnuval.
  • Nadal, al pass d'un gal.
  • Nadal sulon, Carnuval tison.
  • Cul temp e la paja madüra i nespul.
  • Nuvel nuvel, tütcoss l'è bel.
  • Pän de nus, mangià da spus.
  • L'è mej un öv incö che 'na galina dumän.
  • Pänsa pina pensa nò par quëla vöda,
  • Pän e pagn henn bon cumpagn.
  • Al pän di altar al gh'ha set crust.
  • Parent ad soca, tüt al mond al cioca; parent ad calson, stän bei föra di cujon.
  • D'inveran i plarö vegnan filatul.
  • La ponta 'd pet l'è nò carna da pueret.
  • 'Vègh i puf e pagài nò l'è tant 'me nänca 'vèghi.
  • Tüt i ravlö a msüra dla buca 's pöda nò 'vèghi.
  • Pänsa pina la vör ripos.
  • L'amnestra riscaldaa la va bei nò.
  • L'è mej 'gnì russ ad la vargogna che verd ad la rabia.
  • Saraa un üss, as vera una fnestra.
  • Tüt i sant agh vör la sò candila.
  • Süch e mlon a la sò stagion.
  • L'è mej vess sul che mal cumpagnaa.
  • Chilè ch'gh'ha la forsa da gà, gh'ha la forsa 'nca da supurtà.
  • Al Signur al da la tëgna e 'l capel da quatàla.
  • Al temp e al cüü 'l fa quël ch'al vör lü.
  • Quëi dal capel a trii canyon, s'i gh'hän bei tort vöran 'vègh ragion.
  • Quël ch'a va nò in söla, va in tümera.
  • Par fà un urdin agh vör un disurdin.
  • A tüt i urluch agh par bei i sò urluchin.
  • L'è mej un üsé in män che cent in aria.
  • Varnis e stüch stopa i ogg ai mamalüch.
  • Agh piasariss a tüt vess bei, vess siur e vess gränd.
  • April, tüt i dì 'n baril.
  • April, nänca un fil.
  • L'aqua la fa marsì i duv, al vei nò.
  • L'aqua da paisän la par nò e la bagna 'l gabän.
  • Guardèv bei dai avucat, specialmente s'a gh'ii ragion.
  • Sta mal un rat in buca al gat, ma pegg un om in män a l'avucat.
  • Al bel al sa mängia nò.
  • La roba püssee bela l'è quëla ch'a pias.
  • Tüt i mort ch'a va a la büsa i gh'han tüti la sò scüsa.
  • Fà 'l siur sensa entrada, l'è 'na vita buzzarada.

(tratto da: Aristide Annovazzi, Nuovo Vocabolario Pavese-Italiano, Pavia, 1934).

Proverbi sui mesimodifica | modifica sorgente

  • In giänar, pr'äl frägg zelä i crov.
  • Äd fäbrar tegnä bon äl tabär.
  • Pär tüt fäbrà, gnent in däl praa.
  • Cun fäbrar che fa la brinä, semp i vach ä lä cässinä.
  • Äpril näncä un fil, magg ädagg, giügn slargä 'l pügn.
  • Giügn l'è 'l mes ch'marüdä i sires.
  • Mes äd giügn, lävur dä mat pär furment, féi e bigat.
  • chi dromä äl mes d'ägust, äl dromä ä sò mal cust.
  • Aquä 'd nuembär, nev äd dicembär; zee äd giänar, rmol äd fäbrar.

Altri proverbi pavesimodifica | modifica sorgente

  • A San Michel la merenda la vula in ciel.
  • Sant'Agnesa la lüserta la va sü par la siresa.
  • Al sù 'd febrar 'l fa andà la muiee a l'uspidal.
  • Sa piöva al dì 'd Sant'Ana, piöva un mes e 'na stmana.
  • Al prim ch' l'ha lavuraa l'è mort, ma chi 'l fa gnent gh'ha la stessa sort.
  • Con l'amur a 's fa nò buì la pignata.
  • A lavurà a 's mangia, a lavurà nò a 's dzuna.
  • A dàgh adree a 's finissa ogni mastee.

[11]

Voci correlatemodifica | modifica sorgente

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ Riconoscendo l'arbitrarietà delle definizioni, nella nomenclatura delle voci viene usato il termine "lingua" se riconosciute tali nelle norme ISO 639-1, 639-2 o 639-3. Per gli altri idiomi viene usato il termine "dialetto".
  2. ^ Daniele Vitali, Dialetti delle Quattro province, Dove comincia l'Appennino. URL consultato il 28 gennaio 2014.
  3. ^ Profilo linguistico dei dialetti italiani, Loporcaro Michele, Editori Laterza, Bari, 2009, pag. 97, cfr Salvioni C., Dell'antico dialetto pavese. Bollettino della Società Pavese di Storia Patria
  4. ^ Devoto Giacomo, Giacomelli Gabriella, I dialetti delle regioni d'Italia, Sansoni Università, Firenze, 1972, pag. 20
  5. ^ Francesco D'Ovidio, Wilhelm Meyer-Lübke, Grammatica storica della lingua e dei dialetti italiani, Hoepli. URL consultato l'11 febbraio 2014.
  6. ^ Devoto Giacomo, Giacomelli Gabriella, I dialetti delle regioni d'Italia, Sansoni Università, Firenze, 1972, pag. 54
  7. ^ "Saggio sui dialetti Gallo-italici" di B. Biondelli
  8. ^ Carta del Pellegrini
  9. ^ Daniele Vitali, Dialetti delle Quattro province, Dove comincia l'Appennino. URL consultato il 28 gennaio 2014.
  10. ^ proverbi della lombardia bassa pavese
  11. ^ Lombardia: dialetto, cultura e informazioni regionali







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