Doge (Repubblica di Genova)

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Probabile raffigurazione di Simone Boccanegra, primo doge della Repubblica nel 1339.

Quella del doge (genovese: duxe[1], pron. /'dy:ʒe/) è stata, dal 1339 al 1797 una figura centrale del potere costituito nell'antica Repubblica di Genova. Al doge genovese, ci si rivolgeva chiamandolo, inizialmente col titolo di "eccelso", poi "illustrissimo", "eccellentissimo", ed infine, "serenissimo principe", "signore", o "altezza serenissima".

Il primo doge (o duca sovrano e principe sovrano) eletto con carica perpetua (anche se essa non si rivelerà poi nei fatti realmente tale), fu Simone Boccanegra, chiamato a tale carica a "furor di popolo" il 23 dicembre 1339.

Questa data segna l'inizio, per l'antica repubblica marinara, dell'era storica dei "dogi perpetui". Questo periodo si protrarrà fino al 1528 quando ne avrà inizio un secondo, detto dei "dogi biennali" (con carica elettiva della durata di due anni), che avrà termine - assieme al dogato - nel 1797 con l'avvento delle prime Campagne d'Italia di Napoleone Bonaparte, e quindi con l'istituzione della Repubblica Ligure nel Primo Impero francese.

La nomina di Simone Boccanegra, sostenuto dalla corrente ghibellina della città, portò alla esclusione degli esponenti del partito dei guelfi da qualsiasi carica pubblica. Ugualmente, a molte famiglie patrizie - di entrambe le parti - verrà precluso il dogato.

Contestualmente all'avvento del dogato, crebbero nuove casate (come quelle degli Adorno, dei Guarco, dei Fregoso, dei Montaldo) destinate poi a diventare con il tempo la nuova classe dominante del potere oligarchico: tali casate verranno indicati con il nome di "Cappellazzi" e si riveleranno ancor più violente e insaziabili degli aristocratici di un tempo che fino ad allora avevano, invano, cercato di raggiungere il predominio cittadino.

I cinque periodimodifica | modifica sorgente

Il palazzo Ducale di Genova, antica sede dei dogi della repubblica genovese.

L'era dei dogi rispecchia, in realtà, solo una parte della storia della Repubblica di Genova, la cui vicenda è suddivisa in cinque periodi storici repubblicani:

  • una prima repubblica, quella - spesso retta in forma di diarchia - dei consoli della Repubblica di Genova (a loro volta sovente suddivisi in consoli dello Stato, con funzioni di direzione politica e militare, e consoli dei Placiti, cui era demandata l'amministrazione della giustizia);
  • una seconda, dei podestà della Repubblica di Genova;
  • una terza, dei capitani del Popolo della Repubblica di Genova (questi tre periodi sono compresi tra il 1099 e il 1339);
  • una quarta, dei dogi a vita (dal 1339 al 1527);
  • una quinta, dei dogi biennali (dal 1528 al 1797).

All'interno di quest'ultimo periodo, fra il 27 dicembre 1435 e il 28 marzo 1436 a reggere le sorti della città furono i cosiddetti "capitani di Libertà".

I dogimodifica | modifica sorgente

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Dogi della Repubblica di Genova.

Per diversi dogi a vita, la carica non si rivelò esattamente tale (alcuni furono dimissionati addirittura il giorno stesso della nomina), in conseguenza per lo più di sommovimenti politici che ribaltarono lo stato delle cose obbligandoli talvolta a frettolose dimissioni; accadde però che più di uno di loro fosse richiamato per una seconda volta (e talvolta una terza o quarta) a ricoprire la carica, magari in veste di governatore, in qualità di "salvatore della patria".

Ma, accanto ai dogi per un solo giorno (dimissionari prima che facesse sera) e ai dogi replicanti quali cloni di sé stessi, vi furono anche dogi per parentela (quando la successione avveniva da padre in figlio, o fra fratelli), oltre che i numerosi dogi cardinali e arcivescovi a cui fu affidato in diverse circostanze il governo della città.

Nel periodo del dogato a vita, quando la città fu per diversi anni sottomessa a dominazioni esterne, fu attuata anche la formula delle cosiddette dedizioni o governatorati. Molti furono così i reggenti per dedizione (anche se in questo caso è difficile parlare di dogi) operanti per conto di signorie che avevano il controllo sulla Genova antica, come quelle sforzesca, viscontea e francese.

Nella storia della Repubblica di Genova si susseguiranno al potere dogale complessivamente 173 dogi: 34 nei mandati perpetui e 139 nei mandati biennali. Il dogato più lungo fu quello di Domenico Fregoso (circa 8 anni, dal 13 agosto 1370 al 17 giugno 1378), mentre tra i più brevi - di un giorno solo, se non di qualche ora - figurano i mandati di Antoniotto Adorno (1378), Federico da Pagana (1383), Pietro Fregoso (1393), Clemente Promontorio (1393) e Battista Fregoso (1437).

Tra i dogi che ricoprirono più volte la guida del dogato vi furono le figure di Antoniotto Adorno con i suoi quattro mandati, mentre Tomaso Fregoso, Lodovico Fregoso e Paolo Fregoso salirono al potere tre volte; quest'ultimo venne inoltre ricordato nella storia genovese per il doppio ruolo che ebbe nella guida repubblicana e spirituale: doge, ma anche cardinale e arcivescovo di Genova. Con 13 esponenti fu la famiglia Fregoso la casata nobiliare che più volte guidò la repubblica, esclusivamente nella fase dei dogi con carica a vita (Quarta Repubblica).

Tra i dogi con carica biennale vi furono nel corso dei due secoli casi di ricandidature, ad esempio quella del già doge Pietro Durazzo (biennio 1685-1687 e al secondo posto nelle elezioni del 1693 e del 1697), una possibilità tra l'altro non vietata dalla riforma istituzionale del 1576 ma non attuata per dar un giusto e più aristocratico cambio nelle varie guide dogali tra le principali famiglie della nobiltà genovese. L'unico caso storico fu il doppio mandato di Giacomo Maria Brignole nel 1779-1781 e ancora nel 1795-1797; tra l'altro, fu pure l'ultimo doge a guidare la Repubblica di Genova per la caduta di essa dopo gli avvenimenti napoleonici di fine secolo.

Elezione dogale come lotteriamodifica | modifica sorgente

Dal 1576 (in piena fase di dogato biennale) venne poi adottato un sistema di elezione basato su di un doppio sorteggio: questo sistema darà lo spunto ai genovesi per gettare le basi del futuro gioco del lotto (che verrà poi adottato intorno al 1630); secondo un'antica tradizione, infatti, i genovesi dell'epoca erano dediti alle scommesse e non si lasciarono scappare l'occasione di puntare, nella circostanza, sui numeri abbinati agli eletti ai Serenissimi Collegi.

La cronologia dei dogi succedutisi alla guida della Repubblica di Genova è contenuta negli atti della Società ligure di storia patria.

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ Fiorenzo Toso, Dizionario genovese, Antonio Vallardi Editore, Milano, IX ed., 2010 ISBN 88-8211-528-3

Bibliografiamodifica | modifica sorgente

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Bibliografia su Genova.

Voci correlatemodifica | modifica sorgente








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