Domenico Luigi Batacchi

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Domenico Luigi Batacchi (Pisa, 1748Orbetello, 11 agosto 1802) è stato uno scrittore italiano.

Di famiglia patrizia ma povera, Batacchi non poté frequentare l'università e fu costretto ad accettare l'impiego di gabelliere alle porte della città.

Studiò come autodidatta letteratura italiana e straniera, raggiungendo una buona notorietà e un apprezzamento tali da consentirgli la nomina di accademico dei "Polentofagi" e nel 1788 quella di "pastore" d'Arcadia.[1]

Notevole fortuna ebbero le sue Novelle galanti in sestine, sia per la vivacità dello stile, satirico e talvolta osceno, vicino a quello di Francesco Berni, sia per la fantasia allegra.

Durante l'anno 1793 si trasferì a Livorno per assumere un posto di lavoro nelle dogane e proprio da questo momento incominciò anche una intensa attività di traduttore.

Nel 1799 fu sospeso per tre anni dal lavoro per aver pubblicato degli scritti di carattere democratico e con l'accusa di "giacobinismo". Fu poi reintegrato nel servizio e trasferito nella sede disagiata a Orbetello presso le Regie Rendite dei Presidi, ma dopo circa sei mesi morì.

Le sue opere postume gli concessero una breve ma intensa fama: lo Zibaldone, costituito da dodici canti in sestine e La rete di Vulcano, dodici canti in ottave, due poemi anticlericali e antimitologici, caratterizzati da un gusto tanto capriccioso quanto popolaresco. Durante il periodo del Romanticismo, i suoi scritti raggiungere l'apice di diffusione e apprezzamento.

Nonostante il suo stile un po' confuso, ma estroso per i contenuti, Batacchi può definirsi un anticipatori di certe atmosferiche polemiche e popolaresche che saranno poi espresse più limpidamente da Porta.[1]

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  1. ^ a b "Le muse", De Agostini, Novara, 1964, Vol.II, pag.112-113

Bibliografiamodifica | modifica sorgente

  • Opere complete di D.L.Batacchi, Milano, 1926, voll.6







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