Duilio Cambellotti

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Duilio Cambellotti (Roma, 10 maggio 1876Roma, 31 gennaio 1960) è stato un artista italiano, di arti grafiche e di arti visive.

Si accostò inizialmente all’Art Nouveau, accogliendone però gli aspetti prettamente originari e pionieristici espressi dalle idee di William Morris.
Egli, come il Morris, vide nell’arte una finalità sociale, globale, moralistica, pedagogica al fine di renderla fruibile a tutti e, come il “maestro”, divenne l'esempio lampante di artista-artigiano per eccellenza.
Per questo motivo viene, a ragione, considerato uno degli esempi più validi in Italia dell’Art Nouveau, che ha caratterizzato l’Europa tra la fine del XIX secolo e l'inizio del successivo[1]. Cambellotti infatti fu incisore, xilografo, pittore, scenografo, architetto, decoratore, arredatore, designer, grafico, cartellonista pubblicitario, progettista di suppellettili, oggettistica e componenti d'arredo, scultore, ceramista e illustratore.

Gli anni di studiomodifica | modifica sorgente

Lampada e comodino di Cambellotti, Palazzo dell'Acquedotto Pugliese a Bari
Tavolo di Cambellotti, Palazzo dell'Acquedotto Pugliese a Bari

Nell'insorgere della sua vena artistica non fu certamente estraneo il mestiere del padre Antonio, intagliatore e decoratore.
Pur essendosi diplomato in ragioneria, la sua formazione fu prevalentemente artistica, nel 1954 scrisse di sé "nel ceto degli artisti io sono sempre stato irregolare. Non ho frequentato scuole, non ho avuto maestri. Sono un autodidatta"[2]. Cambellotti si iscrisse all'Accademia di belle arti di Roma, e tra il 1893 e il 1897 seguì alcuni corsi di cesellatura e incisione avendo come maestri Alessandro Morani e Raffaello Ojetti, e dopo la fine dei corsi, senza diplomarsi, (e presso cui fu più tardi docente di ornato modellato) vinse il concorso per la realizzazione dei pali di sostegno delle tranvie romane (1896).

Gli esordimodifica | modifica sorgente

Lasciata l'Accademia, iniziò la sua attività artistica come designer e, in tale veste, progettò lampade (le famose "lampade di Cambellotti" in puro stile Liberty), specchi, cofanetti, cornici, spille per varie ditte francesi, tedesche, austriache e italiane. In questo periodo viaggiò molto, soprattutto in Grecia e in Turchia, dove partecipò alla decorazione del padiglione in onore dell'Imperatore di Germania in vista di una sua visita al Sultano Ottomano.

Partecipò a numerosi concorsi, tra cui quello per il manifesto della Esposizione Nazionale di Torino (1898), dove presentò vari manifesti (famoso è rimasto “Incandescenza”[3], disegnato per la ditta Lipizzi su commissione dello Stabilimento Cromolitografico A. Marzi di Roma ed in questa sede venne notato ed elogiato da numerosi critici che ne apprezzarono lo spirito poetico.

Egli produsse le sue opere (lampadari, cofanetti, arredamenti, ecc.) utilizzando, nello spirito insegnato da Morris, elementi naturali portati all'estrema linearità e dimostrando, inoltre, una profonda conoscenza delle ricerche stilistiche di Victor Horta, Hector Guimard, Henri Clemens Van de Velde: creò ambienti di grande semplicità e linearità dove l'elemento decorativo è parte integrante dell'oggetto e la cui forma egli adeguò alle proprietà ed alle caratteristiche dei materiali utilizzati.

L'incontro con il teatromodifica | modifica sorgente

L’incontro con il funzionario del ministero della Pubblica Istruzione Alessandro Marcucci, profondo conoscitore delle teorie di Van de Velde, fu decisivo per lo sviluppo artistico di Cambellotti. Fu, infatti, tramite il Marcucci, che organizzava sulla terrazza di casa spettacoli teatrali, che Cambellotti si avvicinò al teatro. Egli comprese subito le enormi prospettive che il teatro poteva aprire al suo impeto creativo, ed infatti, per tutta la vita, vi si dedicò a più riprese come scenografo.

Collaborò con il Teatro stabile di Roma e con l’Inda (Istituto nazionale del dramma antico). Per l’Inda realizzò, tra l’altro, l’apparato scenografico per l’Agamennone di Eschilo, la cui rappresentazione inaugurò nel 1914 l’attività dell’istituto[4].

Sempre attraverso Marcucci si accostò ad un gruppo di amici intellettuali tra i quali Giacomo Balla, venuto a Roma nel 1895.

Il mondo contadinomodifica | modifica sorgente

Non meno importante del legame con il teatro fu, per Cambellotti, quello avvertito per il mondo contadino; ed infatti temi d'origine rurale (come la famosa spiga di grano presente nei suoi mobili o in altre opere) furono ricorrenti, sempre gli stessi, in tutto il suo percorso artistico.senza fonte

A questo punto iniziarono le sue battaglie socio-politiche e si votò con lo stesso Marcucci, il torinese Giovanni Cena, Giacomo Balla, la scrittrice Sibilla Aleramo ed altri intellettuali romani, alla riqualificazione dell'agro Romano e delle paludi Pontine, fondando nel 1905 le prime scuole per i contadini proprio ai margini delle millenarie paludi laziali. Lo stesso gruppo denunciò lo stato di abbandono delle campagne ed organizzò, in occasione dell'Esposizione Internazionale del 1911, la Mostra delle Scuole dell'Agro Romano. Cambellotti, che si occupò di organizzare artisticamente la mostra (l’aspetto etnografico fu invece curato dal Cena), curò la progettazione di una grande capanna, simboleggiante un mondo contadino ancora puro ed incontaminato, all'interno della quale furono esposti mobili rustici intagliati dai contadini, sculture dello stesso Cambellotti e dipinti di Giacomo Balla ispirati alla campagna.

La sua produzione artistica si estese negli anni successivi della Bonifica Integrale a considerare il tema del lavoro e della "conquista della terra".

A Latina, nel museo a lui dedicato, si trovano numerose opere di questo periodo e più in generale a tematica rurale.

A Cagli sul Colle di Sant'Anastasio nel 1932 fu inaugurata la "Scuola Monumento Angelo Celli" progettata dall'ingegnere romano Mario Egidi De Angelis, con rilievi bronzei e lapidei del Cambellotti. La scuola campestre doveva ricordare in perenne la battaglia condotta contro l'analfabetismo delle masse rurali dal medico igienista e deputato Angelo Celli nativo di Cagli.

Curò, dapprima, l’illustrazione dei sillabari e dei manuali delle Scuole dell'Agro Romano e in seguito si dedicò all’illustrazione della “Divina Commedia”, i “Fioretti di San Francesco” e di molte riviste: “La lettura” (rivista mensile del Corriere della Sera), “Rapiditas” (legata al mondo delle corse automobilistiche), “La Casa” (dedicata all’estetica, al decoro e al governo dell’abitazione), “Fantasio”, “Italia ride”, “L’Avanti della Domenica”. Collaborò anche all'innovativa rivista L'Eroica diretta da Cozzani alla Spezia.

Come architetto si dedicò al progetto della casa delle famiglie contadine, restaurò e realizzò alcune ville come il villino dell'avvocato Franklin De Grossi "il Ferentum" (parte del quale venne colpito da una bomba durante la guerra) a Marino: Cambellotti lo progettò (1915) in funzione della bella vista sul lago Albano, dandogli una forma ad L e creando portici, balconi e terrazze e una splendida veranda; le uniche decorazioni sono dei piatti in ceramica incastonati ed alcuni fregi in maiolica, di cui si conservano i bozzetti, della torretta.

A queste molteplici attività Cambellotti associò anche quella di pittore e lavorò ad affresco con l’intento di trasferire sull’architettura le immagini del paesaggio circostante (villino Vitale 1901-1902; scuola a Colle di Fuori).

Si dedicò anche alla realizzazione di vetrate artistiche: sue sono alcune delle più belle vetrate (ad esempio “Civette” e “Rondini”) della Casina delle Civette di Villa Torlonia a Roma, eseguì i bozzetti per molte vetrate come quelle della Cappella della Flagellazione a Gerusalemme e collaborò anche all’organizzazione in qualità sia di progettista che di decoratore della prima mostra delle vetrate artistiche italiane (1912).

Bibliografiamodifica | modifica sorgente

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ Matteo Maglia, op. cit., p. 7.
  2. ^ Giorgio Di Genova, op. cit., p. 1794.
  3. ^ [1]
  4. ^ Duilio Cambellotti sulla scena del teatro greco

Voci correlatemodifica | modifica sorgente

Collegamenti esternimodifica | modifica sorgente








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