Epifora (figura retorica)
L'epifora (dal greco epiphérō, «porto in aggiunta»), detta anche epistrofe (dal greco epistrophē, «rivolgimento, conversione»), è una figura retorica di ordine che consiste nel ripetere la stessa parola o le stesse parole alla fine di frasi o versi successivi, per rinforzare un concetto. È quindi particolarmente enfatica, data la maggiore enfasi naturalmente associata all'ultima parte del periodo. La figura retorica speculare è l'anafora, che consiste nel ripetere la stessa parola all'inizio della frase.
L'anafora e l'epifora sono figure caratteristiche della deprecazione, della preghiera e dell'invocazione, in cui la domanda viene rafforzata dalla ripetizione.
La figura retorica costituita dall'unione di un'anafora e di un'epifora è chiamata simploche o complexio.
"Epistrofe" è anche il titolo di uno standard composto da Thelonious Monk, che contiene un'epifora musicale.
Esempimodifica
- Qui vince la memoria mia lo'’ngegno;
- ché quella croce lampeggiava Cristo,
- sì ch’io non so trovare essempro degno;
- ma chi prende sua croce e segue Cristo,
- ancor mi scuserà di quel ch’io lasso,
- vedendo in quell’albor balenar Cristo.
(Dante, Paradiso, XIV, 104-108)
- Più sordo e più fioco
- s'allenta e si spegne.
- Solo una nota
- ancor trema, si spegne,
- risorge, trema, si spegne.
(D'Annunzio, La pioggia nel pineto)
- La tua parrucchina, comare Coletta,
- ti perde il capecchio!
- E il bel mazzolino, comare Coletta,
- di fiori assai freschi!
(Aldo Palazzeschi, Comare Coletta, 16-19)










