Equites singulares

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Equites singulares
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Soldati pretoriani a piedi (sulla sinistra) e a cavallo (sulla destra del pannello; equites singulares) oggi presenti sull'Arco di Costantino e che in origine facevano parte del grande fregio di Traiano
Descrizione generale
Attiva Dinastia flavia - 476
Nazione Impero romano
Tipo guardia a cavallo dell'Imperatore
Guarnigione/QG Castra Nova equitum singularium
Decorazioni Dona militaria

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Gli equites singulares (cavalleria personale nelle province romane, del legatus legionis o del legatus Augusti pro praetore[1]) o equites singulares Augusti (letteralmente Cavalleria personale dell'imperatore) o semplicemente equites singulares (scorta personale del comandante di un'unità ausiliaria[2]) erano un corpo militare dell'Impero romano. Nel caso fornissero la scorta allo stesso Imperatore, costituivano una forza militare montata composta da 1.000 cavalieri e ne garantivano la sua sicurezza in battaglia. Sembra facessero parte, in quest'ultimo caso, della guardia pretoriana imperiale.

Storiamodifica | modifica sorgente

Il corpo, istituito al tempo della dinastia flavia e successivamente rafforzato da Traiano, fu sciolto da Costantino I dopo la battaglia di Ponte Milvio contro Massenzio, in quanto gli Equites singulares si erano schierati al fianco di Massenzio.

Erano organizzati in alae di cavalleria, con ciascuna ala divisa in 16 turmae da 32 uomini, 16 decurioni ed un decurione princeps, e comandata da un praefecti equitum per un totale di 512 cavalieri. Il loro numero fu raddoppiato a 1.000 uomini sotto Diocleziano.[3]

Per poter diventare Equites Singulares occorreva aver maturato un'esperienza di almeno cinque anni negli altri reparti dell'esercito, il servizio durava complessivamente venticinque anni. Gli Equites Singulares erano reclutati solitamente tra le Alae ausiliarie e l’etnia prevalente fu dapprima la germanica e successivamente con Settimio Severo in maggioranza era composta da Pannoni, Daci e Traci. Con il reclutamento i soldati ottenevano automaticamente la cittadinanza romana con tutti i relativi benefici che questa comportava e questo sta ad indicare la volontà dell'imperatore di avvalersi di una forza d'élite efficace e fidata.

Il corpo disponeva di due caserme:

Gli Equites Singulares veneravano in particolare le divinità protettrici dei soldati che erano per lo più di origine celtica; le Campestres (per le esercitazioni con le armi) e la dea Epona protettrice dei cavalli.

Gli Equites singulares avevano una loro necropoli situata nella proprietà imperiale detta "ad Duas Lauros" al III miglio della Via Labicana. La necropoli fu utilizzata dal II al IV secolo, quando il corpo fu sciolto. Dopo lo scioglimento la necropoli fu distrutta e su di essa venne edificato il Mausoleo di Elena madre di Costantino.

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ Y.Le Bohec, L'esercito romano da Augusto alla fine del III secolo, Roma 2008, p. 32.
  2. ^ G.Cascarino, L'esercito romano. Armamento e organizzazione, Vol. II - Da Augusto ai Severi, Rimini 2008, p. 78.
  3. ^ Y.Le Bohec, Armi e guerrieri di Roma antica. Da Diocleziano alla caduta dell'impero, Roma 2008, pp.28.

Bibliografiamodifica | modifica sorgente

Fonti primarie
Fonti secondarie
  • Peter Connolly, Greece and Rome at war, Londra 1998. ISBN 1-85367-303-X
  • Marcel Durry, Les cohortes pretoriennes, Parigi, 1938.
  • Adrian Keith Goldsworthy, The Roman Army at War, 100 BC-AD 200, Oxford - N.Y 1998.
  • Adrian Keith Goldsworthy, Roman Warfare, 2000.
  • Adrian Keith Goldsworthy, Complete Roman Army, 2003.
  • Adrian Keith Goldsworthy, Storia completa dell'esercito romano, Modena 2007. ISBN 978-88-7940-306-1
  • Yann Le Bohec, L'esercito romano da Augusto alla fine del III secolo, Roma 1992, VII ristampa 2008.
  • Yann Le Bohec, Armi e guerrieri di Roma antica. Da Diocleziano alla caduta dell'impero, Roma 2008. ISBN 978-88-430-4677-5
  • Laurence Lee Howe, The Praetorian Prefecture from Commodus to Diocletian, Chicago, 1942.
  • Alessandro Milan, Le forze armate nella storia di Roma Antica, Roma 1993.
  • Alfredo Passerini, Le coorti pretorie, Roma, 1939.
  • Boris Rankov, The Praetorian Guard, Londra, 1994.
  • Graham Webster, The Roman Imperial Army, Londra - Oklahoma 1998.







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