Ernesto Lapadula

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Ernesto Lapadula nel 1930

Ernesto Lapadula detto anche Bruno (Pisticci, 6 agosto 1902Roma, 24 gennaio 1968) è stato un architetto, urbanista e accademico italiano.

« Insolito e ambiguo destino, quello di Ernesto Bruno Lapadula: quello di aver dato a Roma uno dei suoi edifici più caratteristici, inseparabile oramai dalla sua identità architettonica… »
(Paolo Portoghesi, dalla presentazione del libro di M. Casavecchia, 1986)

Biografiamodifica | modifica sorgente

Frequentò le scuole superiori a Melfi (PZ) dopo le quali andò a Roma, iscrivendosi alla Scuola Superiore di Architettura, dove si laureò nel 1931 sotto la guida di Marcello Piacentini. Ufficiale di fanteria, raggiunse il grado di Primo Capitano del 2º Reggimento Granatieri di Sardegna.

Fu attivo anche come vignettista, illustratore (attività per le quali scelse lo pseudonimo di "Bruno di Lucania"), pittore[1] e, infine, come giornalista[2]. Dopo la guerra pubblicò, su vari giornali, articoli nei quali criticava aspramente le modalità e la qualità della ricostruzione delle città italiane dalla quale erano stati esclusi i giovani architetti[3].

Nel 1928 aveva aderito al MIAR (Movimento Italiano di Architettura Razionale) dal quale prese il via il Razionalismo italiano. Il suo studio di Piazza del Popolo a Roma fu, inizialmente, la sede in cui gli aderenti al MIAR tenevano le loro riunioni. Tra le sue molte attività, si distinse come disegnatore di mobili ed oggetti di arredamento in collaborazione con l'Ente Nazionale per l'Artigianato e le Piccole Industrie (ENAPI)[4].

Dopo aver progettato, nel periodo 1937-1941, il Palazzo della Civiltà Italiana accettò, d’accordo con gli altri due architetti Giovanni Guerrini e Mario Romano, la nomina a "procuratore con pieni poteri" nella progettazione e direzione artistica dell'allestimento della Mostra della Civiltà Italiana: ma la mostra, che doveva poi dar luogo ad un museo permanente, non si tenne a causa l’entrata in guerra dell’Italia.

Figlio del socialista Donato Lapadula (Pisticci 1873 - Roma 1949), Ernesto pur partecipando ai concorsi indetti dal governo fascista (compreso l'allestimento di numerose mostre) conservò, come molti architetti e ingegneri italiani di quel periodo, le sue idee politiche ed il suo studio era frequentato anche da oppositori del regime, tra i quali Antonello Trombadori, artisti e intellettuali[5].

Dal 1940 fu assistente straordinario incaricato presso la cattedra di Disegno architettonico e rilievo dei monumenti della Regia Università di Roma, nel 1946 gli venne affidato l'insegnamento di Architettura degli interni e nel 1948 quello della materia di cui inizialmente era stato assistente. Due fratelli, gli architetti Attilio Lapadula (Pisticci 1917 - Roma 1981) ed Emilio Lapadula (Pisticci 1922 - Roma 2010), collaborarono con lui nello studio di Roma, un terzo fratello medico Ettore Lapadula partecipò attivamente alla vita culturale, creatasi intorno ad Ernesto, come critico d'arte.

Fu uno dei fondatori e primo presidente dell'Art Club di via Margutta[6] a Roma che divenne il luogo di ritrovo di pittori, scultori, architetti, scrittori, poeti, attori e registi nei primi anni del dopoguerra.

« entrai al vicino Art Club, per ringraziare un momento la segretaria, la dolce Jolena Baldini (Berenice n.d.r), ... Ha voluto che entrassi, c'era soltanto l'architetto Lapadula, nostro compagno[7], m'hanno offerto a forza un vermuth, hanno tentato affettuosamente di sollevarmi l'animo. »
(Sibilla Aleramo, Diario di una donna. Inediti 1945-1960, Feltrinelli editore, Milano, 1978)

Nel 1948 lasciò l'Italia per l'Argentina dove l'Università Nazionale di Córdoba gli aveva offerto la cattedra di Composizione architettonica e poi quella di Urbanistica. Al suo arrivo nell'Università argentina corrispose, per merito di Ernesto e di altri giovani docenti, un profondo rinnovamento, in senso moderno, dell'insegnamento dell'Architettura e dell'Urbanistica[8]. A questi anni sono databili gran parte dei suoi scritti di Urbanistica e Storia delle città. Collaborò anche alle riviste "Historia del Urbanismo" e "Revista Económica". Fu consulente urbanistico dei Governi provinciali di Córdoba, Catamarca e Salta, e responsabile della Pianificazione (Asesor de Planificación) della città di Córdoba.

Nel 1963 rientrò in Italia dove si dedicò soprattutto al disegno ed alla pittura[9].

Archiviomodifica | modifica sorgente

La maggior parte dei suoi progetti e dei suoi scritti è conservata presso lo studio di Roma, che è stato dichiarato di "rilevante interesse storico" e quindi bene culturale[10]. Tutta la documentazione relativa alla sua attività di progettista e di fotografo è stata vincolata dalla Soprintendenza archivistica del Lazio il 2 dicembre 1992[11]. Il responsabile attuale dell'archivio e dello studio è l'architetto Bruno Filippo Lapadula.

Opere principalimodifica | modifica sorgente

Quadro a tempera di E. Lapadula per il Villaggio dei Ceramisti a Seminara (Reggio Calabria) del 1931
Quadro a tempera di E. Lapadula per la Chiesa di san Rocco a Pisticci (Matera) del 1934
Disegno di E. Lapadula per la casina nautica dei Cavalieri Colombo a Roma del 1934
Quadro a olio di E. Lapadula per il Concorso del Palazzo della Civiltà Italiana a Roma (EUR) del 1937

Filmografiamodifica | modifica sorgente

Il Palazzo della Civiltà Italiana è stato spesso utilizzato come set cinematografico:

Riconoscimentimodifica | modifica sorgente

Onorificenzemodifica | modifica sorgente

Cavaliere dell'Ordine della stella della solidarietà italiana nel 1957 - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine della stella della solidarietà italiana nel 1957

Tributimodifica | modifica sorgente

  • L'Amministrazione comunale di Córdoba (Argentina) gli ha dedicato nel 1968 una strada, per l'attività svolta nella pianificazione della città.
  • L'Università nazionale di Córdoba (Argentina) gli ha intitolato nel 1975 un'aula, per l'attività di docente.
  • L'Ente EUR di Roma gli ha intitolato nel 2009 una delle sale del Palazzo dei Ricevimenti e dei Congressi, per l'attività di progettista.
  • L'Amministrazione comunale di Roma ha deliberato nel 2010 di dedicargli uno spazio pubblico, per l'attività di progettista e docente.

Scrittimodifica | modifica sorgente

  • Bruno (Ernesto) Lapadula, Visita alla Fiera mondiale di Nuova York, in "Architettura", luglio 1939 - XVII, Garzanti Editore, Milano.
  • E. Lapadula, Contribución a una politica económica urbana, in "Revista Económica", Año V, Nro. 15/16, Julio 1958/Junio 1959.
  • E. Lapadula, Urbanismo, Universidad nacional de Córdoba, Córdoba 1963.
  • E. Lapadula, Origen de la ciudad hispanoamericana, Direcion general de publicaciones, Ciudad universitaria, Córdoba 1963.
  • E. Lapadula, Orden y destino de la ciudad de Córdoba, Direcion general de publicaciones, Ciudad universitaria, Córdoba 1963.

Bibliografiamodifica | modifica sorgente

  • M. Casavecchia (a cura di), Ernesto B. Lapadula. Opere e scritti, 1930-49, CLUVA Editrice, Venezia 1986.
  • L. Patetta e A. Pellicani (a cura di), Architetti e ingegneri italiani in Argentina, Uruguay e Paraguay, Istituto Italo-Latinoamericano, Roma 2002.
  • M. Casciato e S. Poretti (a cura di), Il Palazzo della Civiltà Italiana, Federico Motta Editore, Roma 2002.
  • P. Barbera, Architetture in Sicilia tra le due guerre, Sellerio Editore, Palermo 2002.
  • B. F. Lapadula, Studi e Archivi di Architetti, in "Strenna dei Romanisti", Editrice RomaAmor, Roma 2004.
  • G. M. Viñuales (a cura di), Italianos en la Arquitectura Argentina, CEDODAL, Buenos Aires 2004.

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ G. Appella, La Padula e il Sud, Edizioni della Scaletta, Roma 1987.
  2. ^ Ernesto Lapadula nel 1933 curò la rubrica Notiziario di Architettura sul settimanale "Futurismo".
  3. ^ Alcuni articoli di Ernesto Lapadula, apparsi sul quotidiano "Il Tempo" e la rivista "Alfabeto", sono stati ripubblicati in: M. Casavecchia (a cura di), Ernesto B. Lapadula. Opere e scritti, 1930-49, CLUVA Editrice, Venezia 1986.
  4. ^ I. de Guttry e M. P. Maino, Il mobile déco italiano, Editori Laterza, Bari 1988.
  5. ^ B. F. Lapadula, Studi e Archivi di Architetti, in "Strenna dei Romanisti", Editrice RomaAmor, Roma 2004.
  6. ^ Berenice, Quella magica bottega di Maccari e Moravia, in "Paese Sera" di martedì 22 maggio 1979.
  7. ^ Ernesto Lapadula si era iscritto al Partito Comunista Italiano nel 1945.
  8. ^ A. Trecco, Historia de la FAUD (Facultad de Arquitectura y Urbansmo de la Universitad National de Córdoba), saggio pubblicato sul sito web della Facoltà.
  9. ^ M. Casavecchia (a cura di), Ernesto B. Lapadula. Opere e scritti, 1930-49, CLUVA Editrice, Venezia 1986.
  10. ^ M. Guccione, D. Pesce, E. Reale, Guida agli Archivi di Architettura a Roma e nel Lazio. Da Roma capitale al secondo dopoguerra, Gangemi Editore, Roma 1999.
  11. ^ Vincolo ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 30 settembre 1963 n. 1409.







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