Ettore Bisagno

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Ettore Bisagno (Genova, 29 settembre 1917Simferopoli, 21 giugno 1942) è stato un militare italiano, ufficiale della Regia Marina attivo nella Xª Flottiglia MAS durante la seconda guerra mondiale. È stato decorato con la Medaglia d'Oro al Valor Militare per la sua azione compiuta nel Mar Nero nel giugno 1942.

Biografiamodifica | modifica sorgente

Ettore Bisagno nacque a Genova il 29 settembre 1917 e diventò aspirante guardiamarina all'Accademia Navale di Livorno nel dicembre 1936, per avanzare al grado di guardiamarina nel gennaio 1940. Con lo scoppio della seconda guerra mondiale Bisagno venne destinato al cacciatorpediniere Luca Tarigo, a bordo del quale partecipò allo scontro navale presso le Isole Kerkennah, al largo della costa tunisina, dimostrando grandi doti di coraggio quando, unico ufficiale superstite della sua nave in procinto di affondare, riuscì a silurare ed affondare il cacciatorpediniere inglese Mohawk, il 16 aprile 1941.

Dopo un periodo trascorso di nuovo all'Accademia Navale, nell'aprile 1942 venne destinato alla 19ª Squadriglia MAS (facente parte, come suggerisce il nome, alla Xª Flottiglia MAS) nel Mar Nero dove al comando del suo MAS partecipò all'assedio di Sebastopoli in Crimea.
Nel corso di una ardita azione condotta contro unità nemiche che trasportavano reparti da sbarco Bisagno attaccò il naviglio nemico distruggendo ed affondando qualche natante; ma venne gravemente ferito e morì all'ospedale da campo di Simferopoli il 21 giugno 1942.

È sepolto a Genova nel cimitero di Staglieno. Sempre a Genova gli è stata intitolata una via nel quartiere di San Desiderio.

Onorificenzemodifica | modifica sorgente

Medaglia d'Oro al Valor Militare alla Memoria - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'Oro al Valor Militare alla Memoria
«Ufficiale di grande coraggio e di elevato spirito combattivo, già distintosi, quale destinato alle armi subacquee su Ct., nell'infliggere al nemico superiore per numero e per mezzi la perdita di un Ct. col lancio preciso dei siluri sotto il martellante fuoco avversario che squarciava la sua unità e lo feriva insieme ai suoi uomini, partecipava con eguale ardimento e inesausto valore, al Comando di M.A.S., ad ardue operazioni che portavano alla conquista di mutissima piazzaforte sovietica.

Sottoposto il suo M.A.S. ad improvvisa azione di mitragliamento da parte di due aerei da caccia, dava prova di serenità e audacia e, nonostante le ferite riportate, si lanciava in mare e raggiungeva a nuoto la costa per organizzare le operazioni di soccorso alla sua unità colpita ed incendiata.

Nel corso di un'ardita azione contro piccole unità nemiche, cariche di reparti da sbarco largamente dotati di armi automatiche, impegnava immediato, aspro combattimento a brevissima distanza e, dopo aver gravemente colpito le imbarcazioni avversarie, che da lì a poco colavano a picco, si abbatteva mortalmente ferito.

Forte e sereno fino all'ultimo, sopportava con stoico coraggio l'amputazione di un arto e spirava, esprimendo solo il dolore di non poter più combattere per la Patria. Fulgido esempio di ferreo attaccamento al dovere e di eroiche virtù militari.»
— Mar Nero, giugno 1942

Medaglia d'Argento al Valor Militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'Argento al Valor Militare
— Mediterraneo centrale, aprile 1941

Voci correlatemodifica | modifica sorgente

Collegamenti esternimodifica | modifica sorgente








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