Eugenio Reale

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on. Eugenio Reale
Bandiera italiana
Assemblea costituente
Luogo nascita Napoli
Data nascita 8 giugno 1905
Luogo morte Roma
Data morte 9 maggio 1986
Professione medico chirurgo
Partito Partito Comunista Italiano
Gruppo Comunista
Collegio XXIII (Torino)
Incarichi parlamentari

Componente di organi parlamentari:

  • COMMISSIONE PER I TRATTATI INTERNAZIONALI dal 1º ottobre 1947 al 31 gennaio 1948
  • COMMISSIONE PARLAMENTARE PER LA VIGILANZA SULLE RADIODIFFUSIONI dal 7 luglio 1947 al 31 gennaio 1948
  • COMMISSIONE SPECIALE D'INCHIESTA PER L'ESAME DELLE ACCUSE MOSSE DALL'ONOREVOLE CIANCA ALL'ONOREVOLE CHIEFFI dal 13 dicembre 1947 al 31 gennaio 1948
  • COMMISSIONE SPECIALE PER L'ESAME DEL DISEGNO DI LEGGE RECANTE " NORME PER L'ELEZIONE DEL SENATO DELLA REPUBBLICA" dal 12 dicembre 1947 al 31 gennaio 1948
Pagina istituzionale
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Senato della Repubblica
Luogo nascita Napoli
Data nascita 8 giugno 1905
Luogo morte Roma
Data morte 9 maggio 1986
Professione Medico chirurgo
Partito Partito Comunista Italiano
Legislatura I
Gruppo Comunista
Incarichi parlamentari
  • membro della giunta consultiva per il mezzogiorno
  • 3ª Commissione permanente del Senato Affari Esteri e colonie)
  • membro della commissione speciale ddl ratifica decreti legislativi
  • membro della commissione speciale ddl città di Napoli
  • membro della commissione parlamentare sulla nuova tariffa generale dei dazi doganali

Eugenio Reale (Napoli, 8 giugno 1905Roma, 9 maggio 1986) è stato un politico italiano.

Biografiamodifica | modifica sorgente

Nato in una famiglia borghese, molto vicino all'aristocrazia napoletana, Eugenio Reale si laurea in Medicina negli anni in cui il Fascismo comincia a prendere piede tra le istituzioni.

L'adesione al PCImodifica | modifica sorgente

Nel 1926, anno in cui il Fascismo diventa regime, si avvicina al Partito Comunista e nel 1931, dopo l'espatrio di Giorgio Amendola, ne diventa uno dei principali esponenti nella città di Napoli. Viene descritto come l'uomo che sfidò Togliatti, un uomo brillante, estroverso, colto e bibliomane, nonché amante delle Arti in generale, diventando così presto amico e consigliere politico di Palmiro Togliatti. Il 27 gennaio 1932 viene condannato dal tribunale speciale a 10 anni di carcere per la ricostituzione del Partito Comunista Italiano, l'indulto del 1937 gli concede di essere scarcerato prima dello scadere della condanna; riprende così l'attività clandestina di propaganda antifascista e nell'ottobre dello stesso anno si trasferisce in Francia, dove divenda redattore del giornale La Voce degli Italiani.

Viene catturato e internato nel campo di concentramento di Vernet, nel 1942 viene processato a Tolosa per ricostituzione dell'internazionale comunista; nell'aprile del 1943 viene estradato in Italia dove finalmente comincia una carriera politica dopo la caduta del Fascismo. È il Reale ad accogliere nel 1944 Palmiro Togliatti al suo ritorno dall'URSS dopo il suo esilio.

Sottosegretario di Statomodifica | modifica sorgente

Viene eletto membro dell'Alta Corte di Giustizia nel settembre del 1944. Membro della Consulta nazionale dal 25 settembre 1945 al 24 giugno 1946[1], fu sottosegretario di Stato agli Esteri durante il Governo Bonomi II, nel Governo Parri, e nel Governo De Gasperi I, è ambasciatore a Varsavia nel settembre del 1945 e membro della delegazione del partito comunista (con Luigi Longo) alla riunione polacca da cui uscì sotto il nome di Cominform una versione più nuova e aggiornata del vecchio Comintern. Nel giugno 1946 è eletto deputato all'Assemblea costituente per il PCI nella circoscrizione di Napoli[2].

Durante il Governo De Gasperi III è nuovamente sottosegretario di Stato agli Affari Esteri dal 6 febbraio 1947 al 31 maggio 1947. Nel 1948 è eletto al Senato della Repubblica e resta senatore fino al 1953[3].

Governi dei quali ha fatto partemodifica | modifica sorgente

L'uscita dal PCImodifica | modifica sorgente

Gà all'inizio degli anni Cinquanta si comincia ad avvertire un certo distacco dal partito. Esce dal PCI nel 1956 per il sostegno che questi dà all'invasione sovietica dell'Ungheria. La segreteria provinciale del partito comunista napoletano fa notare nelle dichiarazioni e nell'atteggiamento di Reale un caso di deviazionismo borghese accettandone di fatto l'allontanamento.

Ritenne che le priorità del partito non fossero la lotta contro il fascismo o per la libertà, ma la fedeltà all'URSS. Dopo questo periodo quindi si ha un avvicinamento al mondo socialista e socialdemocratico;

Negli anni '70 si spostò su posizioni più conservatrici e aderì ai comitati di resistenza di Edgardo Sogno, che aveva pensato di nominarlo ministro del'interno se il suo golpe.[4] Reale su posizioni socialdemocratiche non ha mai conosciuto Edgardo Sogno e avrebbe aborrito il progetto "golpista"[5].

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ http://storia.camera.it/deputato/eugenio-reale-19050608/leg-transizione-consulta_nazionale/governi?reloaded#nav
  2. ^ http://storia.camera.it/deputato/eugenio-reale-19050608/leg-transizione-costituente/gruppi#nav
  3. ^ http://www.senato.it/leg/01/BGT/Schede/Attsen/00009402.htm
  4. ^ Giacomo Pacini, Il cuore occulto del potere, 2010, Nutrimenti, pagina 109
  5. ^ Lorenza Cavallo, Rettifica al "Testamento di un anticomunista" di Aldo Cazzullo con Edgardo Sogno, 2010

Voci correlatemodifica | modifica sorgente

Fontimodifica | modifica sorgente

  • Archivio del Corriere della Sera
  • Antonio Carioti, pubblicazioni e articoli
  • Giuseppe AVERARDI, Le carte dei PCI. Dai Taccuini di Eugenio Reale la genesi di Tangentopoli, Pietro Lacaita Editore, 2000
Predecessore Ambasciatore italiano nella Repubblica Popolare di Polonia Flag of Poland.svg Successore Emblem of Italy.svg
vacante
(Governatorato Generale, occupazione nazista)
1945 - 1947 Ambrogio Donini







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