Eva Klotz

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Eva Klotz

Eva Klotz (San Leonardo in Passiria, 4 giugno 1951) , è una politica sudtirolese[1], appartenente alla comunità germanofona dell'Alto Adige. Porta avanti la causa di quella parte della popolazione della provincia di Bolzano che, riconoscendosi nella comunità germanofona, ne desidera l'autodeterminazione, nonché la secessione del Südtirol dall'Italia e la sua annessione all'Austria[2][3].

Biografiamodifica | modifica sorgente

Eva Klotz durante la manifestazione degli Schützen a Bolzano l'8 novembre 2008

È nata nella frazione di Valtina (Walten) in Val Passiria.[4] È la prima dei sei figli avuti dal padre Georg Klotz (aderente all'organizzazione terroristica Befreiungsausschuss Südtirol), detto "Il Martellatore della Val Passiria" per la sua attività dinamitarda,[5] su cui ha scritto un libro nel 2002 intitolato Freiheitskämpfer für die Einheit Tirols ("Combattente per la libertà e l'unità del Tirolo").

A 25 anni è entrata in politica, iniziando la propria carriera nell'Heimatbund nel 1976, dichiarando: «La mia infanzia è stata segnata dalle vicende di mio padre».[6] Tra il 1980 e il 1983 è stata consigliera comunale a Bolzano come indipendente e unica donna in un gruppo di 11 uomini;[6] in seguito divenne consigliere provinciale, eletta con 3.500 preferenze. Nella prima seduta del consiglio, Eva Klotz si presenta vestita con un Dirndl, da cui deriva il suo soprannome "La Pasionaria".[4][6] Nel 1983, in disaccordo con la posizione della Südtiroler Volkspartei (favorevole ad un'autonomia sudtirolese all'interno dello Stato italiano), decise di uscire dal partito, lasciandosi alle spalle diversi amici come Magnago, Benedikter, Riz e Volgger.[6]

Il confine del passo del Brennero, con il cartello "L'Alto Adige non è Italia", voluto dal movimento Süd-Tiroler Freiheit

Nel 1989 fonda e diviene leader dell'Union für Südtirol, per la quale è stata consigliere provinciale, carica che, a norma dello statuto speciale della Regione, comporta anche il diritto a far parte del Consiglio regionale del Trentino-Alto Adige, costituito dai membri dei Consigli provinciali di Trento e di Bolzano. Attraverso questo nuovo partito, Eva Klotz inizia ad raccogliere molte simpatie tra gli Schützen.[6] Dopo il congresso del 5 maggio 2007 è uscita dal partito con parte del gruppo dirigente, per dissapori con Andreas Pöder.

L'11 maggio 2007, Eva Klotz ha fondato la Süd-Tiroler Freiheit dichiarando «Siamo un movimento di raccolta e non un nuovo partito».[7] In questo nuovo movimento Klotz ha ideato di mettere ad ogni valico (su strada o sentiero di montagna) un cartello che recita: «Süd-Tirol ist nicht Italien!» ovvero tradotto in italiano, «L’Alto Adige non è Italia».[8] Tali pannelli, corredati da una breve spiegazione (in tedesco, ladino, inglese, francese, spagnolo ed italiano) riguardo alle rivendicazioni di autonomia avanzate dal suo movimento, hanno suscitato molte polemiche e sono stati più volte bersaglio di atti vandalici e tentativi di rimozione (tuttavia, essendo licenziati come pannelli pubblicitari e posti in territorio austriaco, non violano formalmente alcuna legge italiana).

Tra le sue passioni, Eva Klotz è anche nota per la sua abitudine nel praticare il naturismo. Ha avuto alcuni scontri con il partito della Lega Nord in merito ad una apertura di una spiaggia apposita in località Laguna del Mort, nei pressi di Jesolo.[9]

Inizialmente fu sposata con un dentista della Transilvania, ma il matrimonio fallí.[6] Oggi vive a Bolzano con il secondo marito Hans Bachmann. Si presenta spesso vestita in tipico abbigliamento tirolese (Dirndl) e tiene sempre i capelli raccolti in una lunga treccia, riguardo alla quale è solita raccontare: «Non mi taglio i capelli dal 1952 da quando mio padre mi rapò a zero».[10]

Assieme al presidente della provincia, Luis Durnwalder, al famoso scalatore Reinhold Messner alla giornalista Lilli Gruber e ad altri noti personaggi locali, Eva Klotz è stata raffigurata in una carta da gioco da Watten dall'artista Egon Rusina.[11]

È stata più volte accusata di vilipendio alla bandiera italiana a causa di alcuni suoi manifesti provocatori; in particolare in uno dei questi si vedeva una scopa di saggina spazzare via la bandiera italiana lasciando dietro di sé una scia bianco-rossa, ovvero i colori del Tirolo, con la scritta "Il Sudtirolo può rinunciare all'Italia".[12] Eva Klotz si è difesa al riguardo, negando che il messaggio del manifesto fosse "Italia=spazzatura", e adducendo un riferimento alla cultura tirolese, nella quale la scopa di saggina indica la fine del carnevale.[13] Per tale manifesto è stata condannata a pagare una multa di 2000 euro.[14] Il 22 dicembre 2011 la Corte europea ha invece accolto il ricorso sulla multa.[15] Altro più recente manifesto offensivo elaborato da Eva Klotz assieme a Sven Knoll accusa i Carabinieri (come secondo Minniti, presidente consiglio provinciale, sarebbe confermato dalla lettura degli gli atti giudiziari[16]) di essere stati dei "torturatori" di sudtirolesi negli anni sessanta.[17]

Posizioni politichemodifica | modifica sorgente

Carte da gioco raffiguranti caricature di personaggi altoatesini famosi, tra cui Reinhold Messner, Eva Klotz e Luis Durnwalder, ad opera di Egon Rusina

Pur su posizioni molto decise e radicali per l'autodeterminazione del popolo tirolese, Eva Klotz, si è sempre distinta da esponenti politici della comunità sudtirolese, anche del suo partito, che si sono resi partecipi di azioni o dichiarazioni considerate scioviniste o xenofobe dai commentatori, come anche il suo ex compagno di partito Andreas Pöder.

Dichiarazioni sulla non appartenenza del Sudtirolo allo Stato italianomodifica | modifica sorgente

Tra le sue dichiarazioni più famose sulla questione sudtirolese si possono citare:[18][19]

« Un Sudtirolo completamente libero dall'Italia »
« Impegnarsi per arrivare a un referendum per avere un futuro del Sudtirolo senza Italia, indipendente. Si può essere amici ma senza dovere rispondere a regole altrui. Amici ma padroni in casa propria »
« Chiederci di festeggiare l'Unità d'Italia è come chiedere ad una donna stuprata di festeggiare con lo stupratore l'anniversario della violenza subìta »
« Se mio padre era un terrorista, allora lo era pure Garibaldi »
« I nostri atleti non sono italiani »

L'ultima delle affermazioni citate è tratta dalla lettera di precisazioni alle redazioni sportive delle televisioni austriaca ORF e tedesche ZDF e ARD dell'8 febbraio 2007,[20] dato che durante le gare dei mondiali di sci alpino di Åre e quelle di biathlon a Rasun Anterselva, secondo Eva Klotz i commentatori sportivi non dovevano indicare come italiani gli atleti altoatesini, bensì sudtirolesi (lettera in parte recepita dai commentatori d'oltralpe).[21]

Secondo il quotidiano Alto Adige in ogni caso il fine ultimo della Klotz e del suo partito sarebbe quello di vedere l'Alto Adige staccato dall'Italia.[22]

Operemodifica | modifica sorgente

  • (DE) Georg Klotz. Freiheitskämpfer für die Einheit Tirols, 1.edizione: ISBN 3-85485-083-2, Molden 2002; 4.edizione: ISBN 8890405481, Effekt !Buch, 2010
  • (IT) Georg Klotz. Una vita per l'unità del Tirolo, Effekt ed., 2012

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Voci correlatemodifica | modifica sorgente

Altri progettimodifica | modifica sorgente

Collegamenti esternimodifica | modifica sorgente

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