Fantozzi (film)

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Fantozzi
Fantozzi 1.jpg
Ugo Fantozzi alla guida della sua Bianchina
Paese di produzione Italia
Anno 1975
Durata 103 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere comico
Regia Luciano Salce
Soggetto Paolo Villaggio (Fantozzi e Il secondo tragico libro di Fantozzi)
Sceneggiatura Leonardo Benvenuti, Piero De Bernardi, Paolo Villaggio, Luciano Salce
Produttore Giovanni Bertolucci
Casa di produzione Rizzoli Film
Distribuzione (Italia) Cineriz
Fotografia Erico Menczer
Montaggio Amedeo Salfa
Musiche Fabio Frizzi
Scenografia Nedo Azzini
Costumi Orietta Nasalli Rocca
Interpreti e personaggi
Doppiatori originali
« Il Ragionier Fantozzi, in fondo, era un povero Cristo. »
(Tagline del filmsenza fonte)

Fantozzi è un film del 1975 diretto da Luciano Salce. È il primo capitolo della celeberrima saga che narra le vicissitudini del travet Ugo Fantozzi, ideato e interpretato da Paolo Villaggio.

Insieme al successivo Il secondo tragico Fantozzi, è universalmente considerato l'apice della serie e vede la partecipazione di attori che ricorreranno negli episodi a venire: Plinio Fernando, Anna Mazzamauro, Liù Bosisio e Gigi Reder tra tutti. L'opera ricalca in maniera abbastanza fedele le vicende descritte nei due best seller scritti da Villaggio, l'omonimo Fantozzi e Il secondo tragico libro di Fantozzi, incentrati proprio sulla figura dello sfortunato e goffo ragioniere. Ugo Fantozzi può considerarsi, in forma caricaturale, il simbolo del ceto medio italiano degli anni settanta, infelice e frustrato sia sul posto di lavoro che in ambito familiare.

Uscito nei cinema il 27 marzo 1975, il successo di questa pellicola e della saga che ha generato è rimasto pressoché immutato col passare degli anni, contribuendo ad accreditare Paolo Villaggio come uno dei principali autori e attori comici del cinema italiano. Nel 2008, Fantozzi è stato inoltre selezionato tra i 100 film italiani da salvare[1].

Tramamodifica | modifica sorgente

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Il film inizia con una telefonata della signora Pina Fantozzi, che chiama la Megaditta Italpetrolcemetermotessilfarmometalchimica,[2] in cui il Ragionier Ugo Fantozzi "presta tragicamente servizio", poiché non ha notizie del marito da ben diciotto giorni. Si scoprirà, a seguito di ricerche non certo scrupolose, che egli era stato murato vivo nei vecchi gabinetti dell'azienda, murati 20 giorni prima per i lavori di costruzione dei nuovi ascensori. Il ragioniere viene così tratto in salvo (anche se un muratore gli dà una martellata in testa) e ritorna subito alla sua scrivania personale (nel sottoscala) a lavorare, anche se nessuno dei suoi colleghi, durante i precedenti diciotto giorni, si era accorto o tantomeno preoccupato della sua assenza.

La sveglia e il cartellinomodifica | modifica sorgente

« Per arrivare a timbrare il cartellino d'entrata alle 08:30 precise, Fantozzi, 16 anni fa, cominciò col mettere la sveglia alle sei e un quarto. Oggi, a forza di esperimenti e perfezionamenti continui, è arrivato a metterla alle 07:51... vale a dire al limite delle possibilità umane... Tutto è calcolato sul filo dei secondi: 5 secondi per riprendere conoscenza; 4 secondi per superare il quotidiano impatto con la vista della moglie; più 6 per chiedersi, come sempre senza risposta, cosa mai lo spinse un giorno a sposare quella specie di curioso animale domestico; 3 secondi per bere il maledetto caffè della signora Pina: 3000 gradi Fahrenheit! Dagli 8 ai 10 secondi per stemperare la lingua rovente sotto il rubinetto; 2 secondi e mezzo per il bacino a sua figlia Mariangela; caffelatte con pettinata incorporata; spazzolata dentifricio mentolato su sapore caffè, provocante funzioni fisiologiche... che può così espletare nel tempo di valore europeo di 6 secondi netti; ha ancora un patrimonio di 3 minuti per vestirsi e correre alla fermata del suo autobus che passa alle 08:01. Tutto questo naturalmente salvo tragici imprevisti... »
(La voce narrante di Fantozzi.)

Il primo episodio vero e proprio narra le avventure che Fantozzi deve compiere ogni mattina per riuscire a timbrare il cartellino d'entrata alle 08:30 precise. A partire dalla descrizione sopra citata i "tragici" imprevisti, come la rottura dei lacci delle scarpe, costringono Fantozzi a prendere l'autobus al volo (che arriva alle 08:01), ossia saltando dal balcone direttamente sulla tangenziale e aggrappandosi all'autobus in corsa pieno fino all'inverosimile, facendo scivolare fuori bordo tutti i passeggeri[3], che poi lo inseguono per cercare di picchiarlo. Infine, egli giunge in azienda accompagnato da un'autoambulanza, firma con il sangue di una ferita il documento che dichiara che la responsabilità dell'incidente è sua, ma quando mancano pochi secondi alle 08:30, nell'ultimo corridoio prima di arrivare alla macchinetta bollatrice, barcolla e cade stremato dalla fatica. A questo punto uno degli uscieri gli si avvicina per aiutarlo, ma viene prontamente fermato da un impiegato: "No, non lo aiutate! Sennò è squalificato! Deve arrivarci da solo!"[4][5]. Tuttavia Paolo Villaggio si rivela magnanimo con il suo personaggio: Fantozzi infatti riesce a timbrare il cartellino alle 8:30 precise, giusto un attimo prima di svenire.

L'episodio si chiude con una didascalica scenetta sul momento di chiusura degli uffici:

« L'uscita della sera aveva lo stesso rituale della partenza dei cento metri di una finale olimpica »
(La voce narrante di Fantozzi.)

è la formidabile descrizione dell'evento[6].

La Signorina Silvanimodifica | modifica sorgente

Nel secondo episodio, Fantozzi assiste al funerale della madre del Mega Direttore Naturale Conte Lamberti - "Prematuramente scomparsa all'età di 126 anni". Al termine dell'onoranza funebre il ragioniere chiede alla signorina Silvani, della quale è innamorato da anni, di poterle dare un passaggio con la Bianchina: prima, per errore, la fa salire sul carro funebre della contessa e poi, una volta partiti con l'auto giusta, il ragioniere (dopo che la collega gli ha chiuso una mano nella portiera), vincendo la sua storica timidezza, invita la Silvani a colazione da "Gigi il Troione", dove ha già prenotato. Con calcolata malizia, lei accetta, e questa insperata risposta fa distrarre Fantozzi al volante: a causa di una brusca sterzata, la sua automobile attraversa un giardino e taglia la strada alla vettura di tre energumeni, con cui la Silvani inizia un pericoloso diverbio. Quindi i tre bulli picchiano brutalmente il povero ragioniere, gli strappano la giacca e gli distruggono la Bianchina: durante il pestaggio Fantozzi dà la colpa, per salvarsi, alla Silvani, facendo incavolare i tre ancora di più (infatti alla fine lo apostrofano dicendogli di vergognarsi per aver tradito una donna). Come se non bastasse, quando Fantozzi riparte (da solo), alla prima curva, si schianta contro un lampione, distruggendo del tutto la macchina.

La sfida calcistica tra scapoli e ammogliatimodifica | modifica sorgente

Nel terzo episodio Fantozzi partecipa alla partita di calcio tra scapoli e ammogliati organizzata dal ragionier Filini[7]. La partita si svolge in un campetto tutto pieno di buche e che con la pioggia si riempie di pozzanghere, e a complicare la situazione si aggiungono molti falli, testate, schiaffi, pedate e due autogol (segnati involontariamente da Fantozzi). Al dodicesimo del primo tempo iniziano a verificarsi i primi collassi cardio-circolatori, e contemporaneamente giunge la nefasta e inevitabile "Nuvola da impiegati" che scatena un tremendo temporale fitto e gelato rendendo così impraticabile il campo (la nuvola tornerà spesso durante tutto il film per scatenare improvvisi acquazzoni molesti). La partita viene finalmente sospesa solo quando il campo si è quasi trasformato in un lago, i giocatori affondano nel fango, la palla non rimbalza più e Fantozzi vede San Pietro sulla traversa della porta. Il punteggio è ignoto, si sa solo che l'anno precedente avevano vinto gli ammogliati per 3 infarti a 2 annegati.

Il campeggiomodifica | modifica sorgente

Nel quarto episodio, Filini convince Fantozzi a comprare una piccola barca a motore, quindi i due vanno in gita in un campeggio vicino a un lago: prima però ricevono da due poliziotti motociclisti di scorta ben 100 frustate ciascuno per aver bagnato il "Ministro del Petrolio" di un imprecisato paese arabo con l'acqua scaricata sulla barca dalla nuvola da impiegati durante il viaggio. A causa di questo piccolo "contrattempo" i due giungono in campeggio a notte fonda, dove vengono rimproverati da un gruppo di turisti tedeschi perché fanno troppo rumore scaricando i pali della tenda[8]. Nel tentativo di montare la tenda, piantando i picchetti, Filini martella inavvertitamente (anche a causa della sua quasi totale cecità) ben due volte un dito di Fantozzi, costringendolo, per evitare altri rimproveri da parte dei tedeschi, ad allontanarsi per più di un chilometro per poi emettere un urlo di dolore mostruoso. La mattina dopo tentano maldestramente di pescare, suscitando le risate dei turisti venuti dalla Germania. Durante la battuta di pesca, tirando la cordicella di accensione del motore della barca, Filini butta in acqua Fantozzi e Fantozzi butta in acqua Filini. In seguito Fantozzi butta prima nel lago il motore della barca e poi la fa affondare piantando nello scafo ancora in acqua il palo di una bandiera che doveva fungere da vela. Noleggiano quindi un barcone a remi con due tonnellate di stazza ma, prendendo la rincorsa per lanciare la canna, le lenze si ingarbugliano e i due rimangono legati sul fondo dell'imbarcazione. Durante il giorno, per il caldo, iniziano ad avere allucinazioni: Filini sente le sirene come Ulisse e Fantozzi si mantiene al suo stile, allucinazioni a sfondo mistico (Gesù che cammina sulle acque chiedendo se ci sono pane e pesce per la moltiplicazione e si lamenta perché i due impiegati non ne hanno). Assetati e fortemente disidratati, i due vengono anche scherniti dalla nuvola da impiegati che scarica l'acqua a pochi centimetri dalla barca.

Natale (L'Olimpo del 18º piano)modifica | modifica sorgente

Il quinto episodio è ambientato a Natale. Come di consueto, su al 18º piano, i dirigenti dell'azienda di Fantozzi si scambiano doni faraonici e regalano ai figli dei dipendenti un panettone e una bottiglia di spumante, a patto che i pargoli inventino una poesia e la recitino di fronte ai dirigenti. Nonostante Mariangela Fantozzi avesse creato una poesia molto più originale di quelle degli altri bimbi, non riceve i regali e anzi viene pesantemente derisa e maltrattata per la sua bruttezza. Fantozzi, dopo aver ascoltato e assistito dalla porta socchiusa all'insensibile gesto, entra nella sala e, immediatamente, i dirigenti tacciono e abbassano la testa con imbarazzo, rendendosi conto di aver superato il limite. Fantozzi, dopo avere formulato i suoi "più servili auguri per un distinto Natale e uno spettabile anno nuovo", accompagna fuori la figlia e la copre per proteggerla dal freddo. Alla sua domanda: "Ma perché mi chiamavano Cita? Chi è Cita?", risponde con una pietosa bugia: "Cita Hayworth, una bellissima attrice! La più bella di tutte! Ma tu sei anche più bella di lei. Forse.".

È uno dei pochissimi episodi dell'intera saga fantozziana in cui il personaggio interpretato da Paolo Villaggio si eleva dalla sua servilità.

Veglione di Capodannomodifica | modifica sorgente

Nel sesto episodio, per festeggiare il Capodanno, Fantozzi insieme a moglie e figlia va al tragico veglione organizzato da Filini, ma ha ben poche ragioni per stare allegro perché la festa si tiene in un freddo e squallido scantinato e la cena viene funestata da continui problemi con un cameriere piuttosto maldestro, che calpesta l'antipasto di Fantozzi, gli rovescia addosso le altre portate e, urtandolo, gli fa infilare la faccia nella panna della macedonia (lo stesso cameriere tornerà nell'episodio in Valle d'Aosta e farà cadere Fantozzi nel pentolone di polenta). Sono circa le 22:30, appena finita la cena, quando il direttore d'orchestra, il subdolo Maestro Mario Canello, che deve andare a suonare in un altro veglione, sposta le lancette dell'orologio sulle 23:57 e annuncia che mancano 3 minuti alla mezzanotte, anticipando così i festeggiamenti. Usciti sotto i botti della mezzanotte reale, gli impiegati si accorgono, senza peraltro reagire, dell'imbroglio, quindi Fantozzi invita tutti a casa sua ma, come se non bastasse, da un balcone viene scagliata una vecchia cucina economica che cade proprio sull'automobile di Fantozzi (la celebre Bianchina), distruggendola completamente.

Da notare la battuta "triste" che la signora Pina dice alla figlia: quando Mariangela, per scherzare, si mette una maschera bianca sul volto, le dice "No Mariangela, toglitela, che diventi brutta!"

La sfida a biliardomodifica | modifica sorgente

« Il suo è culo, la mia è classe, caro il mio coglionazzo! »
(Cavaliere Conte Diego Catellani a Fantozzi)
Fantozzi e il Cavalier Catellani

Nel settimo episodio diventa direttore dell'Ufficio di Fantozzi il Gran Maestro dell'Ufficio Raccomandazioni, l'Onorevole Cavaliere Conte Diego Catellani. Catellani promuove gli impiegati che perdono con lui un certo numero di partite a biliardo, disciplina di cui è appassionato e in cui eccelle. La moglie di Fantozzi gli chiede se possa perdere anche lui qualche partita per avere degli scatti. Fantozzi si rifiuta, ma poi, totalmente a digiuno dello sport, decide di apprenderne almeno i fondamentali. Tramite un metronotte trova un insegnante nottambulo, che però gli si impone con il diktat "con me si diventa campioni o niente". Per non ammettere le lezioni di biliardo alla moglie simula una relazione extraconiugale, ma viene scoperto.

Catellani ha fatto posizionare una statua di sua madre Teresa nell'atrio dell'azienda e ordinato a ogni impiegato di inchinarsi di fronte ad essa quando vi passano davanti. Fantozzi, inchinandosi, ci picchia la testa in tre occasioni, e finisce per insultare la statua. Per ritorsione, il direttore "naturale" sfida a biliardo l'impiegato. Quando la partita ha luogo Fantozzi compie un errore dietro l'altro totalizzando solo 2 punti, continuamente insultato ("Coglionazzo!") dal direttore mentre Fantozzi si rivolge servilmente a questi chiamandolo "sire professore". Sul punteggio di 2 a 49, "al 38º coglionazzo", Fantozzi incontra per l'ennesima volta lo sguardo in lacrime della moglie e reagisce, riuscendo a ribaltare il risultato con soli cinque spettacolari colpi consecutivi: il terzo è un "rinterzo a effetto con birillo centrale", il quarto un "calcio a cinque sponde", il colpo partita un "triplo filotto reale ritornato con pallino". Alla fine vince per 51 a 49.

La reazione del sommo dirigente è violenta, ma Fantozzi si salva sequestrando la madre di Catellani ("Prendo la vecchia!"). Per il suo rilascio chiede da una cabina telefonica a Catellani un vitalizio con tredicesima per la moglie e la figlia e un aereo che lo porti in Libia, ma la Signora Catellani si innamora follemente del suo rapitore, costringendolo a rinchiuderla nella cabina e a fuggire.

Teresa Catellani

Il tennismodifica | modifica sorgente

Nell'ottavo episodio Fantozzi, che ovviamente sta ancora cercando di conquistare il cuore della signorina Silvani, decide di provare a dimagrire. Dopo aver preso un colpo della strega bloccandosi solo con un piegamento delle gambe, decide di provare a praticare del tennis. Il collega Filini noleggia il campo (dalle 6.00 alle 7.00, perché le altre ore sono occupate da giocatori di casta sempre più elevata, "nella domenica più rigida dell'anno"), e i due tentano di giocare nonostante il freddo polare e la fitta nebbia, ma Fantozzi non ottiene i risultati sperati perché, nel tentativo di battere, si dà una forte racchettata in faccia con conseguente svenimento e ritiro, mentre Filini, esultando per questo, si appoggia alla rete facendola cedere e sviene anche lui. Fantozzi viene poi usato dagli inservienti per pulire le righe del campo (nel frattempo la nebbia si dirada e i giocatori successivi possono entrare in campo senza problemi). Da notare che al loro arrivo negli spogliatoi, Fantozzi e Filini notano tre giocatori della sera precedente congelati come statue di ghiaccio.

Il ristorante giapponesemodifica | modifica sorgente

Abbandonando l'idea dello sport, ma non quella di dimagrire, Fantozzi acquista a caro prezzo un vestito che lo snellisce artificialmente e invita la signorina Silvani a cena in un ristorante giapponese, dove però, a causa di un equivoco nella comunicazione con il cameriere asiatico, fa uccidere e cucinare Pier Ugo, l'amato cane pechinese della collega, che verrà servito come portata principale. Qui viene calcata la mano sulle tradizioni giapponesi, all'epoca decisamente esotiche e poco note in Italia: un altro cliente infatti si raccomanda con Fantozzi di non usare le mani per mangiare ma solo le bacchette, di non chiedere pane e di mangiare il pesce, rigorosamente crudo, che viene servito (primi approcci del pubblico italiano con il sashimi...) Quando tali regole vengono violate, infatti, un samurai taglia rapidamente la mano del malcapitato.

Alla fine, in seguito all'esplosione del vestito "truccato" e in preda a una crisi mistica, Fantozzi si crede Gesù Cristo in persona e, scambiando il laghetto artificiale del ristorante per il lago di Tiberiade, tenta di eseguire la moltiplicazione dei pesci e del riso in bianco.

Courmayeur e lo scimodifica | modifica sorgente

« Calboni sparava balle così mostruose che a quota 1600 Fantozzi fu colto da allucinazioni competitive! »
Il Geometra Calboni, scansando Fantozzi, si presenta ad Alfonsina la figlia della Contessa Serbelloni Mazzanti Viendalmare nel rifugio di Courmayeur

Fantozzi riesce a farsi perdonare dalla Silvani solo acquistandole un'intera cucciolata di pechinesi puri e andando in vacanza con lei e Calboni a Courmayeur. A causa del freddo e delle mostruose balle di Calboni, Fantozzi a quota 1600 è colto da "allucinazioni competitive" e dice di essere stato un campione di sci della nazionale italiana (aggiungendo però che non scia da 35 anni). Scambiato per un conoscente dalla figlia della Contessa Serbelloni Mazzanti Viendalmare[9][10], Fantozzi prenderà parte con gli altri a un ricevimento elegante[11]. Qui gli vengono presentati una serie di invitati i cui cognomi si rifanno ai nomi di vari alcolici di largo consumo (Martini & Rossi, i coniugi Branca, Moretti, il giovane Campari..); man mano che le presentazioni si susseguono Fantozzi barcolla "come ubriacato". Dopo aver bevuto due Maß di birra da un litro stile Oktoberfest e aver prodotto una valanga con il conseguente rutto fortissimo, Fantozzi incontra di nuovo il cameriere pasticcione del veglione di Capodanno, che anche qui gli causa problemi scivolando dalle scale e facendolo cadere in un pentolone pieno di polenta. Il giorno successivo tutti vanno a sciare; arriveranno tutti a valle con distacchi minimi. Fantozzi, con attrezzatura primi del Novecento, raggiungerà il gruppo a tarda sera, disteso "a pelle di leone" e credendo di essere il comandante Nobile disperso al Polo. Per colmo di sventura, si risveglierà più tardi, nella topaia affittata per dormire, e sentirà amoreggiare la Silvani e Calboni.

Il Mega Direttore Galatticomodifica | modifica sorgente

Nell'undicesimo e ultimo episodio, in seguito a quella forte delusione d'amore, Fantozzi, come prima cosa, chiede e ottiene di essere trasferito in un altro ufficio, finendo in quello del comunista Folagra, giovane intellettuale di estrema sinistra da sempre evitato da tutti, che convincerà il ragioniere a ribellarsi contro il padrone. Come gesto simbolico, Fantozzi getta un sasso contro una vetrata dell'azienda, rompendola: venutolo a sapere, il Mega Direttore Galattico chiede di poter parlare con lui. Nel salire in ascensore per 27 piani verso l'ufficio del Mega Direttore, verso il 19º piano, Fantozzi ha una mostruosa allucinazione punitiva: immagina di essere crocifisso in sala mensa, davanti a una platea formata dagli altri dipendenti della Megaditta. Invece i due converseranno tranquillamente di politica (il direttore si definirà "medio progressista") e al termine della discussione Fantozzi tornerà a essere il docile e servile impiegato di sempre. Degno di nota l'arredamento dell'ufficio del dirigente, solo apparentemente spoglio e spartano: in realtà, come da sempre gira voce nell'azienda, la pelle dello schienale della sedia è pelle umana, infatti Fantozzi vi riconosce il collega rag. Fonelli, ed è presente anche il leggendario acquario degli impiegati, dove il Mega Direttore mette a nuotare in tutto relax gli impiegati più buoni e servili, celato alla vista da una sorta di affresco religioso. Fantozzi sarà comunque perdonato, e verrà premiato con l'ingresso nell'acquario stesso, nel ruolo di triglia.

Produzionemodifica | modifica sorgente

Sceneggiaturamodifica | modifica sorgente

Una scena è rimasta inedita per quasi trent'anni, fino al suo reinserimento nel film nel DVD uscito nel 2004, ed è apparsa in TV solo nei passaggi televisivi dal 2003 a oggi (ma in alcuni casi viene trasmessa l'edizione originale). La scena è inserita subito dopo l'ottavo episodio (cioè dopo la partita a tennis con Filini) e vede Fantozzi ricoverarsi in una clinica per una cura dimagrante.

Fantozzi, nell'ormai vano tentativo di conquistare il cuore della signorina Silvani, abbandona l'idea dello sport, ma non la decisione di voler dimagrire. Infatti si ricovera alla clinica "Le Magnolie", specializzata in cure dimagranti (ed identica in tutto e per tutto a una prigione), dove di giorno è severamente vietato mangiare e bere, ma di notte vengono servite succulente e prelibate pietanze ai "carcerati" con pagamento in denaro contante oppure in cambio di costosissime cambiali "già compilate"; il tutto con l'avallo del direttore della clinica[12], che durante il giorno fa immettere gli odori delle pietanze nel condotto d'aerazione delle celle in modo da far impazzire i reclusi. Fantozzi dapprima cerca di resistere, ma alla fine desiste: firma così 280.000 lire di cambiali, di cui poi perde il conto. Alla fine decide di pagare due "cambiali giganti" per acquistare la specialità più costosa della casa: gli "spaghetti alla Montecristo", con una lima dentro, grazie alla quale taglia le sbarre della grata applicata alla finestrella e, dopo una rocambolesca fuga, riesce finalmente a evadere da quella prigione senza farsi catturare[13].

Locationmodifica | modifica sorgente

Il film è stato girato tra Roma e Courmayeur. Gli esterni dell'abitazione di Fantozzi sono stati girati in un palazzo all'inizio di via Casilina realmente lambito dal tratto elevato della Tangenziale Est, all'epoca delle riprese in costruzione e non ancora aperta al traffico, e in un condominio situato in via di Donna Olimpia 32, nel quartiere Gianicolense. La ditta dove egli lavora è il palazzo della Regione Lazio, alla Garbatella. Dalla sala mensa, dove Fantozzi pranza con Folagra, si intravede l'insegna dell'allora cinema romano Astoria, ormai chiuso. Le scene interne del film ambientate nelle carceri sono state girate nel complesso del Buon Pastore. La location della partita di calcetto era un campetto di periferia sito a Roma in lungotevere Dante, zona Marconi, che è stato poi trasformato in un centro sportivo[14].

Colonna sonoramodifica | modifica sorgente

La canzone che accompagna i titoli di coda, La ballata di Fantozzi, di Leonardo Benvenuti, Piero De Bernardi e Fabio Frizzi, è cantata da Paolo Villaggio.

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ Rete degli Spettatori
  2. ^ Il grande edificio sede della società per la quale il ragioniere Ugo Fantozzi lavora è in realtà il palazzo della Regione Lazio a Roma. L'edificio fu usato come location solo per questo primo episodio della saga.
  3. ^ L'articolazione grottesca della scena utilizza come elemento centrale un fatto assolutamente reale: la servitù procurata dalla Tangenziale Est agli inquilini di via degli Orti Variani che dal 1975 hanno dovuto imparare a convivere con inquinamento, rumore ed una strada talmente "a portata di mano" che la si può raggiungere calandosi direttamente dal balcone di casa. Meno noto è che l'autobus in tangenziale non è un espediente narrativo susseguente alla prima "trovata", ma la proposizione, in chiave surreale, di un collegamento effettivamente previsto nel progetto definitivo della nuova arteria: una linea bus veloce per la cui effettuazione furono realizzate diverse aree di fermata (tra cui una, quella di via Casilina, posta a poca distanza dal "famoso" balcone del salto di Fantozzi). In realtà sulla Tangenziale Est un servizio di linea non entrò mai in funzione, ma è assai probabile che gli sceneggiatori avessero avuto notizia delle opere per la sua predisposizione (infatti il film uscì un paio di mesi prima dell'inaugurazione del segmento dove vennero girate le scene).
  4. ^ Quest'ultima frase è una citazione della maratona olimpica di Londra 1908, quando l'italiano Dorando Pietri giunge per primo allo stadio, in condizioni disperate, ma con più di 10 minuti di vantaggio dal secondo in classifica. Barcolla e cade più volte, sprecando tutto il vantaggio accumulato per percorrere il giro della pista, mentre tutto lo stadio è in trepidazione per lui. Aiutato ad alzarsi dai giudici e sorretto negli ultimi metri, il povero Pietri giunge per primo al traguardo, ma in seguito viene squalificato.
  5. ^ La citazione viene anche ripresa in un film successivo della serie, Superfantozzi, quando il ragioniere, nei panni di Filippide, percorre i 42 kilometri e 195 metri che separano Maratona e Atene e cade a pochi metri dall'arrivo.
  6. ^ La medesima scena verrà poi ripresa e sviluppata più teatralmente all'inizio di Fantozzi contro tutti.
  7. ^ In questo episodio Filini interpreta l'arbitro, ma in almeno due scene è sostituito da una controfigura: mentre nella prima (quando scivola e va a centrare con la testa un palo di una porta, rompendolo) si può non identificarlo con precisione, nella seconda la sua figura è in primo piano (quando è con i giocatori e annuncia che la partita va sospesa perché la palla non rimbalza più) e si nota bene che non è Gigi Reder a interpretarlo.
  8. ^ In questa sequenza, le voci dei turisti tedeschi che si lamentano con i due italiani fracassoni, "chitarra e mandolino", sono in realtà di Marcello "Max" Turilli (la prima), e del regista Luciano Salce (la terza); Salce, infatti, si divertiva spesso, sia come attore che in sede di doppiaggio, a parlare con accento tedesco.
  9. ^ Le aveva portato un libro in stazione, mentre il treno di lei partiva. La vaga menzione "del libro giallo" produce la risposta "Ma cevto. Fantossi, edizioni Fantossi!"
  10. ^ In questo episodio la Contessa somiglia molto, sia fisicamente che nell'abbigliamento e nel modo di muoversi e parlare, alla al tempo "Contessa" Marta Marzotto, a cui probabilmente Villaggio si ispirò per la costruzione del personaggiosenza fonte.
  11. ^ Il ristorante "chic" di Courmayeur, che nel film viene chiamato da Filippo è un riferimento a un ristorante che esiste davvero a Courmayeur, realmente frequentato dalla "vera" Contessa Marta Marzotto, e che è stato utilizzato come location per le riprese di questo episodio.
  12. ^ Una chicca in questa scena è rappresentata dal cameo di Luciano Salce nei panni del cinico e avido direttore della clinica.
  13. ^ La trama della scena, all'epoca tagliata, fu poi reinterpretata e ampliata nel terzo film della serie, Fantozzi contro tutti.
  14. ^ Location verificate: Fantozzi (1975), davinotti.com.

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