Farfa

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Farfa
Farfa
Stato Italia Italia
Regioni Lazio Lazio
Lunghezza 25 km
Nasce Frasso Sabino
Sfocia Tevere

Il Farfa è un fiume, affluente della riva sinistra del fiume Tevere citato da Ovidio nelle Metamorfosi col nome di Farfarus:

(LA)
« Ille suos dryadas Latiis in montibus ortas verterat in vultus, illum fontana petebant numina, naiades, quas Albula, quasque Numici, quas Anienis aquae cursuque brevissimus Almo Narve tulit praeceps et opacae Farfarus umbrae, quaeque colunt Scythicae stagnum nemorale Dianae finitimosque lacus; spretis tamen omnibus unam ille colit nymphen, quam quondam in colle Palati dicitur ancipiti peperisse Venilia Iano. »
(IT)
« Col suo volto aveva affascinato le Driadi nate sui monti del Lazio, per lui sospiravano le divinità delle fonti e le Naiadi tutte, quelle dell'Albula, del Numicio, dell'Aniene, dell'Almone dal brevissimo corso o dell'impetuoso Nera, del Fàrfaro dall'onda scura, quelle che vivono nel regno boscoso di Diana Scìtica o nel lago vicino. Ma lui tutte le disprezza; una ninfa sola corteggia, una ninfa che si diceva partorita da Venilia sul Palatino a Giano, il dio bifronte. »
(Metamorfosi, lib. XIV)

Nasce presso le sorgenti dette "Le Capore" nel territorio comunale di Frasso Sabino e si presenta come uno dei più importanti affluenti reatini del fiume Tevere, a regime quasi torrentizio con alveo la cui componente sassi-ciottoli è preponderante.

Il Farfa bagna i comuni di Monteleone Sabino, Frasso Sabino, Casaprota, Poggio Nativo, Mompeo, Salisano, Castelnuovo di Farfa, Fara in Sabina e Montopoli di Sabina dove segna il confine tra i due comuni e dove, nel territorio di Montopoli scavò nei secoli un ponte naturale nel tufo, ora distrutto (vedi Ponte Sfondato). Il Farfa continua poi per un breve tratto in quel piccolo ritaglio che la provincia di Roma possiede oltre il Tevere nel territorio della Sabina grazie ai comuni di Torrita Tiberina e Nazzano, dove, alla confluenza del Farfa col Tevere, nel 1979 è stata istituita una riserva naturale: la Riserva naturale di Nazzano, Tevere-Farfa.

A maggio del 2008 l'Associazione ONLUS Giardino faunistico di Piano dell'Abatino della provincia di Rieti, ha presentato alla Regione Lazio una proposta per la creazione di un Monumento naturale sul corso inferiore del fiume Farfa. Si tratta di un tratto del fiume, che al di là delle leggi nazionali di tutela, non gode di particolari protezioni ed è sottoposto a gravi rischi di inquinamento causato da impianti di lavorazioni di inerti, di produzioni di materiali bituminosi e da scarichi fognari non depurati. Nell'insieme le acque del Farfa sono particolarmente pulite soprattutto nel tratto iniziale con presenze faunistiche e floristiche di un certo pregio. Ma più a valle, mano a mano che ci si avvicina alle foci, la qualità decade e le specie faunistiche si impoveriscono anche per la forte pressione dovuta all'esercizio venatorio. Questa proposta di area protetta, risponde, quindi all'esigenza di tutelare un corso d'acqua di pregio costantemente utilizzato, dalle popolazioni locali, per la balneazione e lo svago, durante l'estate, ma anche per attività alieutiche nei laghetti presenti sul territorio di Castelnuovo di Farfa dove si potrebbero realizzare programmi di ripopolamento di specie autoctone di salmonidi, altre specie ittiche e crostacei. Ciò che più conta è fermare il degrado cui andrebbe incontro l'intero corso del fiume e valorizzarne sia gli aspetti naturalistici sia la pubblica fruizione compatibilmente con un ecosistema fragile e sottoposto a forte pressione antropica.

Curiositàmodifica | modifica sorgente

Le acque del Farfa sono particolarmente fredde. Per via del suo letto costituito essenzialmente da ciottoli, e per via della sua notevole impetuosità, le acque del torrente possono assumere in particolari circostanze una colorazione quasi bianca grazie all'effervescente spumosità che vi si crea, tale da sembrare un vero e proprio fiume di latte. Inoltre, data la sua frescura e le ampie sponde a ciottoli, in estate il torrente diviene anche un luogo di balneazione noto in tutta la Sabina. La sua portata, con la costruzione di una diga a Salisano che ne preleva l'acqua quasi alla fonte, è notevolmente inferiore a quella originale. La sua acqua infatti viene convogliata nell'Acquedotto del Peschiera-Capore, (per l'appunto, dal nome della sorgente del Farfa), e rifornisce la Capitale.

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