Farmacoeconomia

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La Farmacoeconomia è un insieme di strumenti, concetti e tecniche basate per la valutazione del rapporto di costo-efficacia e la sostenibilità economica di nuovi farmaci (o altre tecnologie bio-mediche). Punta all'elaborazione di un razionale economico per l'allocazione delle risorse nel sistema sanitario massimizzando al contempo la salute dei pazienti.

La Farmacoeconomia è una disciplina che fa parte dell'Economia Sanitaria. Si possono distinguere diversi tipi di studi di farmacoeconomia: Analisi di Costo-Efficacia, Analisi di Costo-Utilità e Analisi di Costo-Beneficio.

Tipi di Valutazione Economicamodifica | modifica sorgente

Studi di Costo della Malattia Analisi di Costo-Efficacia Analisi di Costo-Utilità Analisi di Costo-Beneficio

Il servizio sanitario, come parte dei sistemi internazionali, è obbligato a gestire risorse economiche non sufficientemente adeguate al costo di terapie farmacologiche spesso costose e di fatto non sempre rispondenti a vantaggi oggettivi sulla salute del malato.

Da ciò la necessità di mettere a punto una scienza che si occupi di studiare il rapporto costi-benefici. La farmacoeconomia, quindi, applica anche in campo sanitario tecniche specifiche di analisi economica, che consentano di distribuire nel modo più razionale e conveniente le risorse disponibili.

Serve ad identificare, confrontando vari trattamenti farmacologici alternativi, quello che presenta il miglior rapporto costo-beneficio in relazione all’efficacia[1].

La farmacoeconomia deve tener conto del valore terapeutico stabilito da parametri fondamentali come:

  • Efficacia: benefici indotti dalla cura farmacologia al paziente;
  • Tollerabilità: valutazione degli eventuali effetti collaterali;
  • Utilità: gradimento da parte del paziente anche in relazione alle modifiche indotte sulla qualità della vita;
  • Costo: consumo di risorse in rapporto ai benefici derivanti dal trattamento.

I concetto di "Costo", a sua volta, viene scorporato in "Costi diretti" e "Costi indiretti".

Sono diretti i seguenti costi:

  • L'ospedalizzazione del paziente (degenza, assistenza, pernotto).
  • La diagnostica per immagini e laboratoristica.
  • L'invio del mezzo di trasporto (ambulanza, elicottero, etc.).
  • Gl'interventi chirurgici (a cui s'aggiungono i costi dell'anestesia - rianimazione).
  • La spesa farmaceutica e dei presìdi sanitari.
  • Le visite specialistiche.
  • L'assistenza primaria (medico di medicina generale e pediatra di libera scelta).
  • La prevenzione sanitaria.
  • La riabilitazione funzionale.
  • L'assistenza domiciliare al paziente invalido.
  • Il regime di Hospital - Day.
  • Il trasferimento dell'assistenza al paziente dal nosocomio al territorio.

Sono compresi nei costi indiretti - invece - le seguenti situazioni:

  • La perdita di giornate lavorative.
  • La perdita di giornate di studio per gli scolari e gli studenti.
  • Il contagio tra soggetti per le patologie infettive.
  • La cronicizzazione della patologia.
  • Il deterioramento della qualità della vita del paziente.
  • L'invalidità temporanea o permanente del soggetto.
  • Le spese processuali per il risarcimento in àmbito civile del soggetto.
  • Il rimborso assicurativo del paziente.
  • La redazione delle statistiche sanitarie.

Considerazionimodifica | modifica sorgente

  • I medici, fino alla fine degli anni ottanta, consideravano la salute come bene assoluto svincolato del tutto da valutazioni economiche. Questa cultura etica, esistente fin dai tempi di Ippocrate, si era radicata ancor più negli anni settanta, quando in Italia una riforma sanitaria all’avanguardia dell’intero sistema mondiale, aveva stabilito la distribuzione gratuita di farmaci e beni sanitari a tutti i cittadini secondo il principio che lo stato debba considerare tutti gli esseri umani uguali e salvaguardarne la salute senza distinzione. Questo concetto ha portato per parecchi anni ad usufruire dell’assistenza sanitaria gratuita (non solo farmacologica ma complessiva: diagnostica, terapeutica, ospedaliera e riabilitativa) ai poveri come ai ricchi. Le spese, ovviamente, sono lievitate talmente che per ogni regione italiana costituivano nel totale, fino all'80% dell’intero bilanciosenza fonte (oggi fino al 60%). Da qui la necessità di intervenire con innumerevoli modifiche e restrizioni. Oggi le regioni legiferano, per buona parte, autonomamente in materia sanitaria, e, paradossalmente, le regioni più ricche offrono l’assistenza migliore al costo minoresenza fonte per il cittadino.
  • Allo stato attuale la cultura etica del medico, deve tenere conto del fatto che lo spreco di denaro pubblico in terapie non convenienti verso alcuni pazienti sottrae risorse che potrebbero procurare beneficio ad altri.[2]
  • Nell’uso comune del termine farmacoeconomia si tende erroneamente ad inglobare tutti i costi della spesa sanitaria nazionale (diagnostica, ospedaliera ecc.), invece va riferita correttamente alla spesa nazionale esclusivamente farmacologica.

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ In lingua italiana, la parola “efficacia” racchiude due termini inglesi: “efficacy” ed “effectiveness”: il primo termine indica, nei Paesi sassoni, la validità di un farmaco in studi randomizzati in via sperimentale. Il secondo invece indica lo stesso trattamento nella pratica quotidiana, sulla popolazione, in forma quindi non più sperimentale ma esecutiva (v. BIF 2000; 1:36-7)
  2. ^ BIF (Bollettino d'Iinformazione sui farmaci. Luglio-Agosto 2000 n. 4.

Fontimodifica | modifica sorgente








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