Federigo Nomi

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Federigo Nomi (Anghiari, 31 gennaio 1633Monterchi, 30 novembre 1705) è stato un letterato italiano.

Rampollo di una famiglia benestante di Borgo San Sepolcro, fu ordinato sacerdote nel 1656. Si dedicò allo studio della teologia e della filosofia, e insegnò dal 1659 al 1669 presso la prima Scuola di Umanità di Arezzo. Successivamente - grazie alla protezione di Antonio Magliabechi e Francesco Redi - fu introdotto negli ambienti culturali di Firenze e Pisa.

Proprio a Pisa fu Rettore dal 1671 del Collegio Ducale della Sapienza e più tardi (dal 1674 al 1682) professore di Diritto all'Università.

Terminata l'esperienza pisana, probabilmente a causa dei dissidi fra Redi e lo studioso aristotelico Gian Andrea Moniglia, Nomi si ritirò a Monterchi, piccolo borgo a pochissimi chilometri dalla natìa Anghiari, dove produsse numerosi lavori letterari[1].

Tra le opere più significative, oltre a traduzioni di Orazio e Giovenale, vi sono poesie, commedie e poemi, tra cui il Catorcio di Anghiari. Il testo, scritto intorno al 1685 e anche detto Catorceide, racconta con tono scherzoso delle lotte fra gli abitanti di Anghiari e di Borgo San Sepolcro, e in particolare del furto da parte di questi ultimi del grosso chiavistello (il catorcio, appunto) di una delle porte della città anghiarese[2]. Il poema, che dà anche ampia descrizione della Giostra del Saracino di Arezzo[3], si compone di 15 canti in ottava rima, per un totale di 11.848 versi[4].

Poco prima della morte, avvenuta nel 1705, Federigo Nomi fu accolto nell'Accademia dell'Arcadia.

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  1. ^ Corrispondenti rediani - Federigo Nomi in www.francescoredi.it. URL consultato il 2 luglio 2009.
  2. ^ Il catorcio di Anghiari, l'originale oggetto della disputa fra anghiaresi e biturgensi nella Valtiberina Toscana, è conservato presso il Palazzo della Battaglia - Museo delle Memorie e del Paesaggio nella Terra di Anghiari.
  3. ^ Della Giostra del Saracino trattano le ottave 34-80 del Catorcio di Anghiari, per un totale di 372 versi; per questa ragione è stata dedicata a Nomi l'edizione del 4 settembre 2005 della manifestazione aretina, in occasione del trecentesimo anniversario della morte. Cfr. Luca Berti, Una Giostra del Saracino in ottava rima in Notizie di Storia, n. 13, ottobre 2005, pp. pag. 13-14. e Marco Capulli, Presentata la 110a Lancia d'Oro in ArezzoNotizie.it, 27 agosto 2005. URL consultato il 3 luglio 2009.
  4. ^ Luca Berti, Federigo Nomi (1633-1705) in Notizie di Storia, n. 13, ottobre 2005, pp. pag. 14.

Bibliografiamodifica | modifica sorgente

  • Francesco Redi. URL consultato il 2 luglio 2009.
  • Società Storica Aretina, Notizie di Storia, n. 13, ottobre 2005.

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