Centaurea horrida

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Fiordaliso spinoso
Centaurea horrida Sardinia LM022.jpg
Centaurea horrida
Stato di conservazione
Status iucn3.1 EN it.svg
In pericolo[1]
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Ordine Asteridae
Sottordine Asterales
Famiglia Asteraceae
Sottofamiglia Cichorioideae
Tribù Cardueae
Sottotribù Centaureinae
Genere Centaurea
Specie C. horrida
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Eudicotiledoni
(clade) Asteridi
(clade) Euasteridi II
Ordine Asterales
Famiglia Asteraceae
Sottofamiglia Carduoideae
Tribù Cardueae
Sottotribù Centaureinae
Nomenclatura binomiale
Centaurea horrida
Bad., 1824
Nomi comuni

Fiordaliso spinoso

Il fiordaliso spinoso (Centaurea horrida Bad., 1824) è una specie endemica della Sardegna, presente solo in poche stazioni costiere di estensione molto limitata.

In merito allo stato di conservazione è una specie classificata come vulnerabile: infatti, pur essendo rappresentata da un cospicuo numero di esemplari, il numero limitato di stazioni e la loro ridotta estensione sono un fattore di vulnerabilità che potrebbe pregiudicare la sua sopravvivenza. Il fiordaliso spinoso è localizzato esclusivamente nella parte nord-occidentale della Sardegna, in alcuni siti costieri dell'Asinara e della Nurra, nella zona di Alghero, e nella parte nord-orientale dell'isola sarda, in tre piccole popolazioni disgiunte nell'isola di Tavolara.

Descrizionemodifica | modifica sorgente

Portamento della pianta

È una pianta legnosa a portamento pulvinato, molto ramificata, glauchescente, con rami eretti e tomentosi, alta fino a 30-50 cm. Il nome scientifico richiama la sua morfologia particolarmente spinosa e ispida, un adattamento alle estreme condizioni ecologiche nelle quali la specie vive.

La pianta mostra un polimorfismo fogliare passando dalle foglie inferiori a quelle superiori. Quelle inferiori sono pennate o pennato-partite, lunghe 2-2,5 cm, con lacinie rigide e trasformate in spine. Quelle superiori sono più o meno semplici o leggermente e irregolarmente pennato-fesse o pennato-partite, con lacinie lineari e rigide, spinescenti, bianco-tomentose. Quelle terminali tendono a disporsi a raggiera intorno ai capolini.

I fiori sono riuniti in piccoli capolini ovoidali di circa 5 mm di diametro, solitari o riuniti a fascetti di 2-4 all'apice dei rami, rivestiti da brattee mucronate e ciliate all'apice. I fiori sono poco appariscenti, rosati all'apice e bianchi nel resto della loro lunghezza. Il frutto è un achenio grigio, sormontato da un breve pappo setoloso.

Fiorisce tra maggio e giugno, con fruttificazione che si completa a luglio.

Fitogeografiamodifica | modifica sorgente

Areale di vegetazione della C. horrida

La specie è presente in ambienti costieri della parte nord-occidentale della Sardegna e dell'isola di Tavolara. Con la sua caratteristica colorazione grigio cenere conferisce un aspetto di unicità al paesaggio delle garighe costiere dell'Asinara e di pochi altri siti.

L'areale della specie è frammentato in 5 aree geografiche, di cui quattro ricadono in aree protette (Parco nazionale dell'Asinara, Parco regionale di Porto Conte, Area marina protetta di Tavolara) e una in territorio non vincolato (Stintino). La presenza della Centaurea in queste aree ha prerogative e aspetti differenti che caratterizzano le singole stazioni. Nel contempo le condizioni ambientali e fitoclimatiche presentano delle analogie che spiegano la presenza, peraltro consistente, di questa specie singolare.

Fiordaliso spinoso ed elicriso, sulle metamorfiti scistose di Capo Falcone (Stintino)

Nell'isola dell'Asinara e nella penisola di Stintino la specie è diffusa nella gariga costiera delle coste occidentali; inoltre è presente nell'Isola Piana, preceduta dalla vegetazione erbacea litoranea. La geomorfologia è caratterizzata dalle falesie originate dalla giacitura della piattaforma metamorfica del Paleozoico che si estende dall'Argentiera al nord dell'Asinara (una delle formazioni più antiche della Sardegna). In queste due stazioni la gariga costiera è una cenosi secondaria di natura antropica, in quanto ha sostituito l'originaria presenza del ginepreto. La stazione della penisola di Stintino è quella seriamente minacciata perché soggetta ad una forte pressione antropica.

Fiordaliso spinoso e astragalo dragante, sui calcari dell'Isola Piana di Capo Caccia

Nel promontorio di Capo Caccia, parte integrante del Parco regionale di Porto Conte, la C. horrida è presente in due differenti siti. Il primo è Marina di Lioneddu, sulla costa settentrionale del promontorio, fra Punta Cristallo e Punta della Ghisciera. Il secondo si trova sulla costa occidentale del promontorio, in corrispondenza delle falesie di Cala della Barca e dell'Isola Piana (quest'ultima riserva integrale). La geomorfologia di questi siti è caratterizzata dalle alte falesie che la piattaforma calcarea del Mesozoico ha originato nella Nurra sudoccidentale. In questi siti la gariga è una fitocenosi primaria e ha pertanto la connotazione di un vero e proprio climax.

Nell'isola di Tavolara la C. horrida è presente in tre differenti siti sul versante nordoccidentale dell'isola. Il primo si trova sul pendio adiacente alla striscia sabbiosa dello Spalmatore di terra (Località Li Cantonacci), nella zona sudoccidentale dell'isola. Gli altri due si trovano nello Spalmatore di fuori, nella zona nordorientale dell'isola: i siti sono rispettivamente il promontorio di Punta Timone, ai bordi della falesia, e i clinali dell'istmo di Punta Timone. Le stazioni dello Spalmatore di fuori si trovano in piena zona militare. La geomorfologia è caratterizzata dai clinali formati dalla copertura calcareo-dolomitica del Mesozoico o dai rari affioramenti del basamento granitico della Tavolara.

Pur essendo filogeneticamente lontane, fiordaliso spinoso e astragalo hanno seguito la stessa linea evolutiva sviluppando caratteri termoxerofili che permettono la loro sopravvivenza in condizioni pedoclimatiche estreme

Gli aspetti ecobotanici nelle due aree geografiche principali (Nurra-Asinara e Tavolara) si differenziano marcatamente, ma sono entrambi di grande importanza scientifica per la loro peculiarità e per la biodiversità.

Nelle stazioni della Sardegna nordoccidentale la Centaurea horrida è strettamente associata con una leguminosa arbustiva, l'Astragalo dragante (Astragalus terracianoi Valsecchi, 1994), endemismo sardo-corso. L'aspetto apparentemente singolare è che l'astragalo dragante ha un habitus molto simile a quello del fiordaliso spinoso in quanto la pianta forma un pulvino mammellonare con una ramificazione molto fitta e spinescente. La tonalità verde brillante dell'astragalo unita a quella grigiastra del fiordaliso spinoso conferiscono un aspetto paesaggistico singolare.

L'associazione fitoclimatica a Centaurea horrida e Astragalus terracianoi è detta Centauretum horridae Mol. ed è unica al mondo. Come tutte le garighe costiere primarie, il Centauretum horridae, nel suo stato climacico, si colloca fisicamente fra il Crithmo-limonietum (o Crithmo-staticetum) e l'Oleo-ceratonion.

La prima è un'associazione camefitica tipicamente rupestre e alofitica: si insedia nelle anfrattuosità delle falesie e, in generale, delle scogliere rocciose, di composizione variabile secondo le stazioni, ma con un ridotto numero di specie.

La seconda è una fitocenosi molto più estesa, presente in tutte le regioni costiere della Sardegna, comprendente essenze mediterranee più comuni e adattata a condizioni pedoclimatiche più favorevoli ma sempre nell'ambito della termoxerofilia.

Posizione del Centauretum horridae in rapporto alle fitocenosi confinanti nella Sardegna del nord-ovest

Le stazioni a Centaurea horrida, pertanto, oltre ad essere numericamente limitate hanno un'estensione circoscritta che parte dal margine di una scogliera esposta a ovest o a nordovest e s'insinua nell'entroterra cedendo subito il passo ad una macchia più composita appena le condizioni pedologiche si presentano più favorevoli.

Nelle stazioni di Tavolara la Centaurea horrida forma invece fitocenosi in purezza, in altri termini senza la presenza dell'astragalo. L'aspetto scientifico interessante del Centauretum della Tavolara è che quest'isola è l'unico sito in cui la Centaurea horrida è in contatto con la congenere endemica Centaurea filiformis Viv. dando luogo alla formazione di un ibrido interspecifico, la Centaurea x forsythiana Levier ex Fiori, rinvenuto negli anni ottanta da Corrias e Diana sull'istmo che collega Punta Timone al massiccio del Castellaccio. Non a caso gli autori citati definiscono questo un esempio di superendemismo in quanto ottenuto dall'ibridazione di due specie endemiche[2].

Ecobotanicamodifica | modifica sorgente

Il Belvedere dell'Isola Piana, battuto dal forte Maestrale, è un esempio emblematico delle condizioni ambientali che hanno condotto all'evolversi del Centauretum horridae come associazione climacica.

A prescindere dalla natura litologica del substrato (rocce calcaree, granitoidi, metamorfiche, scistose), le diverse stazioni in cui vegeta la C. horrida presentano delle analogie dal punto di vista pedoclimatico. Le formazioni a C. horrida si estendono su suoli di scarsa potenza, con roccia affiorante, poveri e con una bassissima capacità di ritenuta idrica. La giacitura è rappresentata da un pianoro o da un pendio più o meno dolce, ma nell'immediatà prossimità di una scogliera, in genere con la connotazione della falesia, esposta a ovest o nord-ovest.

L'ambiente climatico è caratterizzato dalla forte insolazione nei mesi caldi e da un'elevata eliofania relativa, dalla scarsa piovosità, dalla notevole incidenza di forti venti dominanti del quadrante nordoccidentale (Maestrale, Ponente), responsabili anche del trasporto dell'aerosol marino.

Questi elementi spiegano l'habitus vegetativo della Centaurea horrida e di altre specie, come l'astragalo dragante, che occupano la stessa nicchia ecologica. In queste specie i caratteri morfologici termoxerofili sono portati all'estremo come forma di adattamento ad un ambiente proibitivo: l'accrescimento ridottissimo degli internodi, la ramificazione abbondante con conseguente portamento a pulvino mammellonare, la trasformazione delle foglie in spine, lo sviluppo contenuto in altezza sono caratteri che permettono a queste specie di vegetare in condizioni di aridità prolungata in zone aperte e battute da venti forti e portatori di salsedine d'estate e freddi d'inverno (questi ultimi, talvolta provenienti dal quadrante orientale, come avviene nell'Asinara).

Importanza scientificamodifica | modifica sorgente

Il fiordaliso spinoso è spesso definito come un fossile vivente, trattandosi di un paleoendemismo: la sua comparsa sulla Terra risale ad oltre 30 milioni di anni fa, prima del distacco della placca sardo-corsa dal blocco continentale.

Il Pignatti[3] sottolinea la singolarità e l'importanza scientifica di questa specie definendola un caso unico fra le Composite della nostra flora. Nella stessa opera, il Pignatti cita l'analogia fra la Centaurea horrida e altre due specie congeneri, presenti nel bacino del Mediterraneo: la Centaurea balearica e la Centaurea spinosa, rispettivamente endemiche delle Isole Baleari, la prima, e della Grecia, delle isole dell'Egeo e di Creta, la seconda. Queste due specie hanno un habitus simile a quello del fiordaliso spinoso e i loro areali costituiscono degli esempi di fitocenosi relitte antichissime. L'esistenza attuale di questi relitti è da attribuire alle particolari condizioni ambientali: l'isolamento determinato dalla geografia e dalla geomorfologia delle stazioni di vegetazione, congiuntamente alle difficili condizioni pedoclimatiche, hanno fatto in modo che queste centauree abbiano beneficiato dell'assenza di competizioni floristiche tali da provocarne l'estinzione.

Restando in tema di endemismi, la Centaurea filiformis Viv., altro endemismo esclusivo della Sardegna, occupa un areale distinto in quanto è diffusa sui tavolati calcarei della Sardegna orientale da Capo Figari al Montarbu di Seui. Fa eccezione, come citato in precedenza, solo l'isola di Tavolara, che ospita entrambe le specie permettendone l'ibridazione.

Farmacognosiamodifica | modifica sorgente

Dalla parte aerea della pianta sono stati isolati numerosi composti noti ed un nuovo composto naturale, l'horridina (quercetin-3-O--L-rhamnopyranosyl-(12)--L-rhamnopyranoside)[4][5].

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ (EN) Centaurea horrida in IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2013.2, IUCN, 2013.
  2. ^ Bruno Corrias, Silvana Diana. Isola di Tavolara. In Biotopi di Sardegna - Guida a dodici aree di rilevante interesse botanico. Sassari, Carlo Delfino Editore, 1988.
  3. ^ Pignatti Sandro. Flora d'Italia. Volume Terzo. pag. 183. Edagricole. ISBN 88-206-2312-9
  4. ^ Flamini G, Bulleri C, Morelli I, Manunta A (2000) A new flavonoid glycoside from Centaurea horrida. Journal of Natural Products. 63, 662-664.
  5. ^ Flamini G, Bulleri C, Morelli I (2002) Secondary contituents from Centaurea horrida and their evolutionary meaning. Biochemical Systematics and Ecology, 30, 1051-1054.

Bibliografiamodifica | modifica sorgente

  • T. Casu, G. Lai e G. L. Pinna. Guida alla flora e alla fauna della Sardegna. Ed. Archivio Fotografico Sardo. Nuoro, 1984.
  • Autori vari. Biotopi di Sardegna - Guida a dodici aree di rilevante interesse botanico. Sassari, Carlo Delfino Editore, 1988.
  • Pignatti Sandro. Flora d'Italia. Volume Terzo. pag. 183. Edagricole. ISBN 88-206-2312-9
  • Camarda Ignazio; Valsecchi Franca. Piccoli arbusti liane e suffrutici spontanei della Sardegna. Sassari, Carlo Delfino Editore, 1990. ISBN 88-7138-011-8

Voci correlatemodifica | modifica sorgente

Altri progettimodifica | modifica sorgente

Collegamenti esternimodifica | modifica sorgente








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