Fondazione di Milano

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1leftarrow.pngVoce principale: Milano.

La fondazione della città di Milano secondo la tradizione leggendaria riportata da Tito Livio avvenne nel VI secolo a.C. nel luogo dove fu trovata una scrofa semilanuta, per opera della tribù gallica guidata da Belloveso che sconfisse gli Etruschi che fino ad allora avevano dominato la zona.

Secondo un'altra tradizione leggendaria, riportata da Bernardino Corio nella sua Storia di Milano che l'attribuisce a Catone, Milano fu fondata da Medo e Olano, due comandanti etruschi durante l'espansione di questa civiltà nell'Italia settentrionale.

Mentre Plinio il Vecchio (23 - 79) nella sua "Naturalis Historia" attribuisce direttamente agli Insubri la fondazione della città, che in origine sarebbe stato solo un villaggio.


Il toponimo Milanomodifica | modifica sorgente

Milano deriva il suo nome da Mediolanum[1], parola in cui tradizionalmente i linguisti riconoscono un composto significante "in mezzo alla pianura" (o "pianura del mezzo"), medio-lanum (da planum: nelle lingue celtiche la p- cade all'inizio di parola). Esistono circa sessanta toponimi con questo nome, o ad esso riconducibile, sparsi nel mondo celtico continentale, la maggior parte dei quali nei territori un tempo inclusi nell'area europea chiamata Gallia.

Per quanto manchino riscontri archeologici, secondo il linguista Christian Guyonvarc', il significato reale del termine Mediolanum è "santuario centrale". La traduzione "pianura del centro" sarebbe errata perché alcuni dei toponimi identici a questo riguardano località poste su alture[2] e non viene quindi tenuto conto del significato religioso[3]

Le fonti antichemodifica | modifica sorgente

« A Segoveso fu quindi destinata dalla sorte la Selva Ercinia; a Belloveso invece gli Dei indicavano una via ben più allettante: quella verso l'Italia. Quest'ultimo portò con sé il soprappiù di quei popoli, Biturgi, Arverni, Senoni, Edui, Ambarri, Carnuti, Aulirci. Partito con grandi forze di fanteria e di cavalleria, giunse nel territorio dei Tricastini. Di là si ergeva l'ostacolo delle Alpi... Essi poi, attraverso i monti Taurini e la valle della Dora, varcarono le Alpi; e, sconfitti in battaglia gli Etruschi non lungi dal Ticino, avendo sentito dire che quello in cui si erano fermati si chiamava territorio degli Insubri, lo stesso nome che aveva un cantone degli Edui, accogliendo l'augurio del luogo, vi fondarono una città che chiamarono Mediolanium. »
(Tito Livio, Historiae, 5, 34)

Secondo la tradizione tramandata da Tito Livio (50 a.C. - 17), la fondazione di Milano sarebbe avvenuta per mano di popolazioni celtiche provenienti dai territori al di là delle Alpi e guidate dalla mitica figura di Belloveso tra la fine del VII e gli inizi del VI secolo a.C. Queste tribù avrebbero sconfitto gli Etruschi sul Ticino e si sarebbero poi insediate in un territorio già abitato dagli Insubri, che avevano dato il nome alla regione. I racconti leggendari sulla fondazione di Milano si intrecciano anche con la mitica scrofa semilanuta (in latino medio lanum), che avrebbe indicato a Belloveso il luogo in cui fondare un santuario, essendo stata avvistata sotto un biancospino, pianta sacra alla dea Belisama.

Plinio il Vecchio (23 - 79) nella sua Naturalis Historia attribuisce invece direttamente agli Insubri la fondazione di Milano, mentre Strabone (63 a.C. circa - 19 circa) sostiene che il legame dell'antico villaggio di Mediolanum con gli Insubri perdurava ancora ai suoi tempi. Anche Polibio (202 a.C. - 118 a.C. circa) aveva già in precedenza dato prova della presenza degli Insubri nella regione e della loro importanza.[4]

« Gli Insubri, invece, ci sono ancora oggi. Essi avevano come metropoli Mediolanum, che anticamente era un villaggio (tutti infatti abitavano sparsi in villaggi); ora invece è una città importante, al di là del Po, quasi ai piedi delle Alpi»
(Strabone, Geografia, 5-6.)
« [...](le terre) che sono situate nei dintorni delle foci del Po furono abitate dai Laevi e dai Lebeci, e dopo di loro dagli Insubri, il più grande di questi popoli; e a valle lungo il fiume, vivevano i Cenomani. »
(Polibio, Storie, 2,17.)

I dati archeologicimodifica | modifica sorgente

La continuità di vita per molti secoli nello stesso sito ha profondamente manomesso il deposito archeologico, ma l'adozione di rigorose tecniche di scavo stratigrafico ha consentito di fare molti passi avanti nella conoscenza della protostoria della città.

Nel II millennio a.C., durante l'età del bronzo si erano formati nel territorio tra il Ticino e l'Adda i primi villaggi stabili. Nel I millennio a.C., nell'ambito della cultura di Golasecca, della prima età del ferro, vi si trovano tre centri principali, i siti corrispondenti a Bellinzona, a Sesto Calende - Golasecca - Castelletto Ticino e a Como: gli ultimi due in particolare si trovavano lungo importanti itinerari commerciali, facilitati dalla vicinanza con i corsi d'acqua, che mettevano in comunicazione il Mediterraneo con i territori oltre le Alpi: risalendo il fiume Toce si arrivava dal lago Maggiore al passo del Sempione, mentre seguendo il Ticino si arriva al passo del San Gottardo, da cui si accede alle valli del Reno e del Rodano.

Nel V secolo a.C. si assiste al declino dei centri golasecchiani posti lungo il corso del Ticino, probabilmente a vantaggio di una rete di traffici gravitante attorno al nuovo centro proto-urbano di Mediolanum. La carta di distribuzione dei ritrovamenti della prima età del Ferro mostra che il l'insediamento golasecchiano (V secolo a.C.) occupava un'area di circa 12 ettari attorno al futuro Foro (piazza San Sepolcro)[5].

L'invasione celtica del IV secolo a.C. segna convenzionalmente il passaggio dalla prima alla tarda età del Ferro in Italia settentrionale. Gli Insubri si stanziarono nella piana tra Ticino e Oglio. La fondazione avvenne, secondo il racconto di Tito Livio ripreso in epoca medioevale da Bonvesin de la Riva[6], ad opera di Belloveso, nipote del re dei Galli Biturigi. In base ai ritrovamenti archeologici, l'oppidum celtico doveva avere medesima localizzazione ed estensione dell'insediamento golasecchiano, ma non sono mai venute alla luce opere difensive urbane, probabilmente costruite in legno e terra, cosa che spiega l'attribuzione della definizione di "villaggio" da parte di Polibio e Strabone.

In corrispondenza dell'attuale Biblioteca Ambrosiana, a piazza San Sepolcro, gli scavi archeologici hanno rivelato la presenza del Foro di epoca romana, pavimentato in pietra nel I secolo, a sua volta preceduto da un quartiere di abitazioni in legno risalente all'abitato golasecchiano del V secolo a.C.[7].

L'ipotesi del santuario celticomodifica | modifica sorgente

Secondo alcuni studiosi nell'attuale tessuto urbano sono tuttora leggibili delle zone ellittiche, che anticamente dovevano essere definite da fossati, di cui sarebbero state rinvenute labili traccesenza fonte. I fossati avevano lo scopo di definire sacralmente lo spazio urbano, distinguendo "dentro" e "fuori", e contemporaneamente dovevano proteggerlo dalle acque che scorrevano nel territorio. Una ellisse corrisponderebbe al centro abitato della Biblioteca Ambrosiana (piazza San Sepolcro).

Altri ipotizzano, senza basarsi su alcuna fonte archeologica, che nell'attuale tracciato urbano sarebbe identificabile una seconda ellisse, situata in corrispondenza dell'attuale piazza della Scala, che secondo ricerche archeoastronomiche sarebbe stata allineata secondo precisi punti astronomici e che potrebbe essere stata un antico santuario celtico.

In base a quest'ipotesi, il racconto liviano potrebbe dunque rifersi più specificamente alla fondazione rituale di un luogo sacro (midlann, "tra le terre") nel posto indicato dai segni della scrofa semilanuta (medio-lanum) bianca e del biancospino, sacro alla dea Belisama, a cui ben si accorda il carattere spiccatamente religioso della figura di Belloveso. Intorno a questo primitivo santuario si sarebbe quindi sviluppato il "villaggio" di cui parla Strabone.[8]

L'oppidum celtico conoscerà quindi un grande sviluppo dopo l'alleanza degli Insubri con i Romani, nel II-I secolo a.C., fino all'estensione, corrispondente a circa 80 ettari, fissata dalla cinta muraria di epoca cesariana. L'impianto urbanistico della città romana sembra aver sostanzialmente rispettato l'organizzazione spaziale dell'oppidum celtico, definito dalle vie di comunicazione protostoriche.

Secondo i sostenitori della teoria che all'origine di Milano vi sia un "luogo sacro" questo avrebbe avuto una forma di ellisse e avrebbe occupato la parte nordorientale della città. La città stessa corrisponderebbe invece ad un cerchio, individuabile dalle attuali vie Lauro, San Giovanni sul Muro, Brisa, Morigi e Bagnera. In corrispondenza di questa circonferenza continua sarebbero in seguito sorte le chiese di San Giorgio al Palazzo, di Sant'Alessandro, di San Giovanni in Conca, di San Giovanni Laterano e di Santa Maria Maggiore, demolita per costruirvi il Duomo. Al di fuori di tale circonferenza non esistono chiese urbane antiche, e questo indicherebbe che i santuari pagani, che col tempo sarebbero stati sostituiti da chiese cristiane, si sarebbero trovati all'interno della circonferenza della città, ma non nell'ellisse nel quale sarebbe stato identificato il luogo sacro.[9]

I Romani identificheranno Belisama con Minerva. Il tempio romano dedicato a Minerva i cui resti sono stati rinvenuti sotto l'attuale Duomo, potrebbe essere sorto su un santuario dedicato alla celtica Belisama.

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ Secondo la testimonianza di Tito Livio (Historiae, 5,34) questo sarebbe stato il nome della città.
  2. ^ per quanto, relativamente allo specifico milanese, nell'area ove si sviluppa la città non siano oggi osservabili alture di sorta e neppure alture siano menzionate in testi antichi o la loro esistenza possa essere desunta da toponimi locali
  3. ^ Françoise Le Roux, Christian-Joseph Guyonvarc'h. I druidi, pag. 522. Genova, ECIG, 1990. ISBN 88-7545-883-9.
  4. ^ Polibio, Storie, 2,17.
  5. ^ Soprintendenza di Milano L'anfiteatro di Milano e il suo quartiere ed. Skira
  6. ^ Nel De Magnalibus urbis Mediolani.
  7. ^ "L'area presumibile dell'insediamento del periodo di Golasecca IIIA, di un'estensione pari a 12 ettari, ottenuta collegando i ritrovamenti del V secolo a.C., comprende la zona attorno alla piazza del foro, corrispondente all'attuale Biblioteca Ambrosiana, tra le piazze Pio XI e S. Sepolcro, e quella tra via Meravigli, Piazza del Duomo e via Valpetrosa". Anna Ceresa Mori (Le origini di Milano, in 3º Convegno Archeologico Lombardo - La Protostoria in Lombardia, Atti del Convegno, Como, Villa Olmo 22-23-24 ottobre 1999).
  8. ^ Adriano Gaspani Alle origini di Milano, Le Stelle, n. 40, maggio 2006
  9. ^ Alessandro Colombo. Milano preromana, romana e barbarica. Milano, Hoepli, 1928. ISBN 978-600-160-951-0.

Bibliografiamodifica | modifica sorgente

  • Venceslas Kruta: La Grande storia dei celti, Newton & Compton edizioni - Roma 2003
  • Kruta V.- Manfredi: I Celti in Italia, Mondadori, Milano 1999
  • Kruta, V.: L'Europa delle Origini, Rizzoli, Milano, 1993
  • Elena Percivaldi I Celti una civiltà europea, Giunti Firenze, 2003

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