GKN (azienda)

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GKN
Stato Regno Unito Regno Unito
Tipo Public company
Borse valori Borsa di Londra: GKN
Fondazione 1759 a Dowlais
Sede principale Redditch
Persone chiave
Prodotti componenti per automobili e velivoli
Fatturato Green Arrow Up.svg GBP 5 429 milioni[1] (2010)
Risultato operativo Green Arrow Up.svg GBP 363 milioni[1] (2010)
Sito web www.gkn.com

La GKN plc (public limited company) è una multinazionale britannica che si occupa principalmente della realizzazione di componenti destinate alle industrie del settore automobilistico (comprese le grandi macchine, le macchine agricole ed i mezzi per il movimento terra) e quello aerospaziale.

Le sue origini risalgono agli albori della rivoluzione industriale quando (nel 1759, tra le colline del Galles) venne creata la società Dowlais Ironworks che, col tempo ed in seguito a trasformazioni ed accorpamenti, divenne Guest, Keen and Nettlefods. Oggi l'azienda ha sede a Redditch, città del Worcestershire.

Storiamodifica | modifica sorgente

La nascita dell'azienda viene ricondotta al 1759 quando ebbe origine la Dowlais Ironwork, situata nell'omonimo villaggio gallese (non lontano da Merthyr Tydfil)[2], fondata da nove diversi soci che diedero vita ad una partnership (in lingua inglese, partenariato).

Tra la fine del XVIII e l'inizio del XIX secolo, l'azienda venne guidata dapprima da John Guest, seguito da suo figlio Thomas (sotto la cui guida l'azienda prese il nome di Dowlais Iron Company) ed infine dal figlio di quest'ultimo, John Josiah Guest. In quegli anni l'azienda fu all'avanguardia nell'applicazione delle scoperte scientifiche nel campo industriale. All'epoca risalgono accordi di collaborazione con la Consett Iron Company e con la tedesca Krupp.

Il 9 luglio del 1900 la Dowlais Iron Company si fuse con la Patent Nut and Bolt Company (azienda titolare di un brevetto per una macchina per la realizzazione di dadi) di proprietà di Arthur Keen. L'unione delle due aziende diede vita alla Guest, Keen & Co. Ltd..

Due anni dopo l'acquisizione della Nettlefolds Limited (azienda produttrice di viti e sistemi di bloccaggio, di proprietà di Joseph Henry Nettlefold) portò la nuova denominazione aziendale Guest, Keen and Nettlefolds[3]. All'epoca tra le aziende britanniche la Guest, Keen and Nettlefolds era classificata al 15º posto, per valore dei cespiti, e la più grande nel settore della siderurgia[4].

Nel primo dopoguerra i vertici dell'azienda diedero inizio al processo di internazionalizzazione con la realizzazione di impianti produttivi in Australia (galvanostegia e produzione viti) proseguito, nel 1930, con l'acquisizione di un'azienda svedese operante nel ramo degli strumenti di fissaggio e, nel 1934, di uno stabilimento di produzione di rotaie in acciaio, con sede in India (all'epoca colonia britannica). Nel frattempo, però, gli effetti della grande depressione del 1929 avevano costretto l'azienda a chiudere l'impianto storico di Dowlais[4].

Con lo scoppio della seconda guerra mondiale le officine della Guest, Keen and Nettlefolds furono impegnate a forgiare metalli, stampare elmetti e realizzare carri armati ed aerei (in particolare le officine di Hadley produssero una parte degli Spitfire)[4].

La fine del conflitto vide emergere la Guest, Keen and Nettlefolds come il maggior produttore d'acciaio del Regno Unito, ma pochi anni dopo, nel 1951, l'azienda venne nazionalizzata per effetto della politica del governo laburista guidato da Clement Attlee che pagò 18,7 milioni di sterline ai proprietari. Quattro anni dopo, con i laburisti all'opposizione, le aziende vennero riacquistate dal gruppo che pagò al governo conservatore guidato da Winston Churchill poco meno di 12 milioni di sterline[5].

Nel corso degli anni sessanta la compagnia conobbe un nuovo periodo di forte espansione sotto la guida di Raymond Brookes, che ne divenne il presidente dopo esserne stato a lungo dipendente[6]. Il decennio successivo fu invece molto meno fortunato in ragione di una nuova nazionalizzazione del comparto siderurgico e della crisi energetica[6] che comportò una considerevole contrazione del mercato automobilistico su scala internazionale.

Il nuovo shock del mercato petrolifero della fine degli anni settanta causò nel 1980, per la prima volta nella lunga vita della società, la chiusura in perdita del bilancio d'esercizio[7]. Negli anni successivi il management dell'azienda maturò la decisione di abbandonare definitivamente il business in campo siderurgico, intraprendendo la strada delle tecnologie avanzate. Il risultato di questo processo di conversione è testimoniato dalla drastica riduzione della forza lavoro impiegata (che passò dalle 93 000 unità del 1980 alle 41 000 del 1986) e portò alla variazione della denominazione che mutò nell'attuale GKN (acronimo del precedente Guest, Keen and Nettlefolds[7].

Proprio nel corso del 1986 la GKN decise di acquistare il 30% del capitale della Westland Aircraft, ma negli anni immediatamente successivi si trovò a far fronte ad un periodo recessivo internazionale che risultò particolarmente acuto per il mercato britannico[8]. La GKN decise la dismissione o la chiusura di diverse attività per concentrare la propria attenzione verso quelle che erano ormai divenute il proprio core business; tra le operazioni portate a termine spicca (con l'esborso di 248 milioni di sterline) l'acquisizione del completo controllo della Westland Aircraft[8].

L'inizio del nuovo millennio vide l'azienda impegnata in nuove acquisizioni finalizzate ad una sempre maggiore espansione; in particolare venne data priorità all'acquisizione, in Europa e negli Stati Uniti d'America, di aziende specializzate nella sinterizzazione delle polveri metalliche[9]. Un'altra operazione di primaria importanza, portata a termine nel corso del 2001, fu la costituzione di una joint venture paritaria con l'italiana Agusta, mediante il conferimento delle attività della Westland[9]. Solo due anni dopo, in seguito all'avvicendamento dei vertici aziendali, venne tuttavia decisa la vendita della quota di partecipazione nell'AgustaWestland: l'incasso, oltre 1 miliardo di sterline, rappresenta l'operazione di maggior valore mai realizzata nel corso della storia dell'azienda[9].

I passi successivi nello sviluppo della GKN furono costituiti dall'individuazione di nuovi mercati (in particolare verso i "paesi emergenti" dell'Asia, America Latina e dell'Europa orientale) in forte espansione e dalla scelta di operare nei mercati automobilistico ed aeronautico come produttori indipendenti di componentistica[9].

Organizzazionemodifica | modifica sorgente

Le aree di businessmodifica | modifica sorgente

L'azienda ha organizzato le proprie attività in quattro diversi settori[10]:

  • Componenti per l'autotrazione
  • Componenti per macchine pesanti e movimento terra
  • Componenti per l'industria aerospaziale
  • Metallurgia delle polveri

I siti produttivimodifica | modifica sorgente

La GKN, direttamente o tramite aziende controllate o collegate, opera in oltre 30 stati sparsi nei cinque continenti[11]. Nella struttura aziendale non sono presenti compartimentazioni organizzative su base geografica.

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ a b (EN) GKN plc factsheet in GKN, http://www.gkn.com. URL consultato il 13 gennaio 2012.
  2. ^ (EN) Our heritage: 1759-1852 in GKN, http://www.gkn.com. URL consultato il 14 gennaio 2012.
  3. ^ (EN) Our heritage: 1852-1902 in GKN, http://www.gkn.com. URL consultato il 14 gennaio 2012.
  4. ^ a b c (EN) Our heritage: 1902-1920 in GKN, http://www.gkn.com. URL consultato il 15 gennaio 2012.
  5. ^ (EN) Our heritage: 1945-1964 in GKN, http://www.gkn.com. URL consultato il 15 gennaio 2012.
  6. ^ a b (EN) Our heritage: 1964-1980 in GKN, http://www.gkn.com. URL consultato il 18 gennaio 2012.
  7. ^ a b (EN) Our heritage: 1980-1986 in GKN, http://www.gkn.com. URL consultato il 18 gennaio 2012.
  8. ^ a b (EN) Our heritage: 1986-2001 in GKN, http://www.gkn.com. URL consultato il 18 gennaio 2012.
  9. ^ a b c d (EN) Our heritage: Our heritage: 2001-2009 in GKN, http://www.gkn.com. URL consultato il 18 gennaio 2012.
  10. ^ (EN) GKN at a glance in GKN, http://www.gkn.com. URL consultato il 13 gennaio 2012.
  11. ^ (EN) Locations map in GKN, http://www.gkn.com. URL consultato il 13 gennaio 2012.

Bibliografiamodifica | modifica sorgente

  • (EN) J. A. Owen, The History of the Dowlais Iron Works 1759–1970, Newport, Monmouthshire, Starling Press, 1977. ISBN 0-903434-27-X.

Collegamenti esternimodifica | modifica sorgente








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