Gaetano Lapis

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Gaetano Lapis (Cagli, 1706Roma, 1º aprile 1773) è stato un pittore italiano.

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Della formazione marchigiana di Gaetano Lapis, nato a Cagli nel 1706 da una famiglia di origine veneta insediatasi in città almeno fin dal secolo precedente, nulla è dato sapere. Resta a testimonianza di tale periodo il Padre Eterno posto nel timpano dell'altare della Santa Casa di Loreto nella navata laterale sinistra della basilica cattedrale di Cagli.

Giovanissimo è, infatti, già a Roma dapprima, per poco tempo, presso il modesto pittore Cristoforo Creo e poco dopo nell'importante bottega di Sebastiano Conca.

Roma, nel XVIII secolo divenuta ormai principale polo di attrazione per gli artisti marchigiani, i quali avevano costituito nella città papale una colonia numerosa, particolarmente attiva dopo l'elezione al soglio pontificio di papa Clemente XI, l'urbinate Giovanni Francesco Albani.

Su questi primi anni Giovanni Gherardo De Rossi (che per primo stila nel 1787 la Vita di Gaetano Lapis pittore di Cagli) afferma, sul mensile romano Memorie per le Belle Arti, che il maestro Sebastiano Conca “affezionassi grandemente al nuovo scolaro ed incominciò a dirigerlo con amore benché vedesse che andava adottando uno stile totalmente da quella che lui teneva diverso”. Tale apprezzamento del maestro si traduce anche in una sorta di tutorato del cugino Giovanni Conca, nella cui casa Gaetano avrebbe vissuto i primi anni di apprendistato romano presso i Conca.

Infatti pur essendo considerato uno dei migliori allievi del Conca, il Lapis espresse tuttavia una personalità autonoma manifestando, fin dai primi saggi, un totalizzante interesse verso il "classicismo", che studiò riallacciandosi alle fonti seicentesche, soprattutto alla pittura dei bolognesi. Così costante era lo studio di questi ultimi che il pittore venne soprannominato, dagli stessi compagni di bottega, "il Carraccetto".

La biografia è redatta dal De' Rossi quando a Roma di Lapis si aveva buona memoria anche a causa della Nascita di Venere che egli aveva realizzata nel 1770 nel Palazzo Borghese su commissione del principe Marcantonio. Di quest'ultima opera, con la quale Lapis conclude il suo itinerario d'artista, Stella Rudolph ha scritto che “lasciò un segno durevole sull'evoluzione della pittura romana dell'ultimo quarto del Settecento come testimoniano Le nozze di Psiche e Cupido del 1775 e il Concilio degli Dei del 1782 dipinti dal Pecheux nel Palazzo Borghese e nel Casino di Villa Borghese, e ancora l'Olimpo raffigurato da Stefano Tofanelli nel 1790 sul soffitto della galleria nell'appartamento ormai neoclassico di palazzo Altieri”. Sulla vicenda di Lapis, la studiosa Rudolph, ritiene di affidarsi a Luigi Lanzi “il quale vedeva spessissimo proprio giusto e scrisse a proposito dell'artista che: ‘A Roma ne ha il Principe Borghese una Nascita di Venere dipinta in una volta con correzione di disegno e con grazia superiore di assai al nome che di lui rimane e niuno lo stimerà quanto merita, se non vede questo lavoro'”.

È curioso notare come, almeno allo stato attuale della conoscenza, la carriera artistica di Lapis si apre e si conclude con opere di carattere profano, mentre per la parte restante l'attività si concentra esclusivamente sui soggetti sacri.

Se da un alto non è chiaro come Lapis giunge, infine, nella bottega dei Conca (è stata ipotizzata la conoscenza grazie alla pala che Sebastiano nel 1720 dipinge per la Cattedrale di Cagli) certo è, come scrive nel 1994 Benedetta Montevecchi, che egli “esordisce, giovanissimo, con opere già mature, perfette nella loro algida ricercatezza che si mantiene immutata per tutto l'arco della sua attività”. In proposito si pensi ai dipinti d'esordio quali le tele con Storie della Gerusalemme Liberata, la Madonna della Neve datata 1730 e Il fatto d'armi sul ponte di Valiano del 1732-33.

L'interesse del giovane Lapis è racchiuso anche nel soprannome di “Carraccetto” che gli è assegnato nella bottega dei Conca e che certo indica lo studio e la ‘frequentazione' dei grandi del secolo precedente con particolare riferimento ai maestri emiliani quali: Carracci, Reni, Domenichino. Durante il suo percorso artistico ai modelli e composizioni derivati dai Conca, si affiancano infatti i modi dei grandi della pittura emiliana del Seicento, spesso offerti dalla rilettura proposta a Roma dal composto classicismo marattesco.

I principi del linguaggio pittorico del Lapis rimasero, dunque, sostanzialmente immutati durante tutto l'arco della sua attività: il tratto preciso, l'acutezza del disegno e della composizione hanno fatto sì che i contemporanei e gli storici successivi ne lodassero la qualità della pittura. Non del tutto gradita, a quanto pare, era la particolare cromia delle sue opere, fatta di accostamenti arditi e colori forti e vivaci che oggi, dopo l'ampia campagna di restauri promossa nella città di Cagli, può essere invece considerata uno dei pregi della sua pittura.

Il Lapis lavorò intensamente a Roma con commissioni di notevole prestigio, soprattutto religiose, ma è da ricordare anche La nascita di Venere, rara pittura di soggetto profano, eseguita per la villa di Marcantonio Borghese, che segna il punto di maggior avvicinamento del pittore alla poetica neoclassica. Nel 1739 il Lapis fu nominato tra i Virtuosi al Pantheon e nel 1741 divenne membro dell'Accademia di San Luca, ricoprendo vari incarichi tra i quali quello di "Direttore dei Forastieri". Nello stesso 1741 rivestì anche l'ufficio di "Direttore dell'Accademia o Scuola del Nudo in Campidoglio" istituita da papa Benedetto XIV.

Il pittore mantenne tuttavia strettissimi legami con la città natale, dove lasciò un nucleo di oltre trenta opere. Particolarmente evidenti sono i richiami al classicismo di matrice marattesca e bolognese nelle numerose tele che egli realizzò nelle chiese di Cagli. Imponente è poi il saggio di pittura murale che decora la volta della chiesa di Santa Chiara.

De Rossi, nelle sue Memorie di belle arti del 1787, sottolinea che un giorno forse i meno esperti potranno confondere le opere lapisiane con quelle marattesche, ma non i più intelligenti che ravviseranno in quelle maggior diligenza, colorito più forte e panneggiamento più naturale.

Il pittore cagliese, sebbene alquanto trascurato dalla critica moderna, si rivela figura non trascurabile nel variegato e complesso mondo artistico che ebbe vita nella Roma del Settecento: Rosini, nella Storia della pittura italiana del 1847, lo definisce infatti pittore "di merito maggior della fama".

L'inventario redatto il 15 aprile 1773 nello studio del pittore in Roma, in via di Monserrato, dopo il decesso avvenuto il 1º aprile è quanto mai interessante. Nel pubblicarlo Olivier Michel offre una lucida disamina di un pittore il cui studio era ancora attivo prima della morte di cui non è stato ancora tracciato il novero completo degli allievi tra i quali figurano tuttavia con certezza: l'eugubino Giuseppe Reposati; il marchigiano Pasquale Ciaramponi che poi seguirà Pompeo Batoni; Antonio Cavallucci da Sermoneta destinato ad essere un maestro; lo svizzero Johann Melchior Joseph Wyrsch.

La presenza di un nucleo rilevante di opere nella città di Cagli (che copronmo l'intero itinerario di questo artista) ha permesso di promuovere a partire dal 1994 una mostra-itinerario permanente. Questo consente di vedere le opere restaurate ed opportunamente illuminate, nella cornice architettonica ed ambientale per la quale furono pensate e dipinte.

Voci correlatemodifica | modifica sorgente

Bibliografiamodifica | modifica sorgente

  • Carlo Arseni, Gaetano Lapis. I dipinti, Urbania, 1976.
  • Liliana Barroero, Giovanni Gherardo de Rossi. Biografo di Gaetano Lapis, in Gaetano Lapis e la cultura artistica nelle Marche a metà Settecento, Urbania, 2005.
  • Donatella Biagi Maino, Il paradigma della cultura accademica pontificia e Gaetano Lapis: alcune riflessioni e nuove ipotesi, in Gaetano Lapis e la cultura artistica nelle Marche a metà Settecento, Urbania, 2005.
  • Vittorio Casale, L'apprendistato romano di Gaetano Lapis", in Gaetano Lapis e la cultura artistica nelle Marche a metà Settecento, Urbania, 2005.
  • Fabrizio Cece-Ettore Sannipoli, Documenti eugubini su Gaetano Lapis e l'allievo Giuseppe Riposati, in Gaetano Lapis e la cultura artistica nelle Marche a metà Settecento, Urbania, 2005.
  • Giovanni Gherardo De Rossi, Vita di Gaetano Lapis pittore di Cagli, in Memorie per le Belle Arti, Anno III, 1787.
  • Luigi Lanzi, Storia pittorica dell'Italia dal Risorgimento delle Belle Arti fin presso al fine del XVIII secolo, Bassano, 1809.
  • Alberto Mazzacchera-Benedetta Montevecchi, Gaetano Lapis. I dipinti di Cagli, Urbania, 1994.
  • Alberto Mazzacchera, Il forestiere in Cagli. Palazzi, chiese e pitture di una antica città e terre tra Catria e Nerone, Urbania, 1997.
  • Alberto Mazzacchera, Gaetano Lapis (Cagli, 1706 - Roma, 1773) in I sensi e le virtù. Ricerche sulla Pittura del '700 a Pesaro e Provincia, Modena, Artioli Editore, 2000. ISBN 88-7792-066-1.
  • Alberto Mazzacchera, Studi di Lapis. Modelletti e opere inedite di Gaetano Lapis, Urbania, 2008
  • Olivier Michel, Gaetano Lapis in casa sua: lettura di un inventario, in Gaetano Lapis e la cultura artistica nelle Marche a metà Settecento, Urbania, 2005.
  • Benedetta Montevecchi, Gaetano Lapis: bozzetti, modelli, repliche in piccolo, in Gaetano Lapis e la cultura artistica nelle Marche a metà Settecento, Urbania, 2005.
  • Cecilia Prete, Gaetano Lapis tra cultura accademica e tradizione figurativa, in Gaetano Lapis e la cultura artistica nelle Marche a metà Settecento, Urbania, 2005.
  • Stella Rudolph, Gaetano Lapis, talento placido tra sermo humulis et eloquentia, in Gaetano Lapis e la cultura artistica nelle Marche a metà Settecento, Urbania, 2005.
  • Claudio Strinati, Gaetano Lapis, in Gaetano Lapis e la cultura artistica nelle Marche a metà Settecento, Urbania, 2005.
  • Antonio Tarducci, Gaetano Lapis, pittore da Cagli, Cagli, 1906.
  • Pietro Zampetti, Pittura nelle Marche, IV, Firenze, 1992.
  • Giuliana Zandri, Conferenza commemorativa in Onoranze a Gaetano Lapis nel II centenario della morte 1776-1976, Urbania, 1976.

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