Gaio Valerio Flacco

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Giasone e Medea, protagonisti degli Argonautica di Flacco. Dipinto di Gustave Moreau

Gaio Valerio Flacco (... – 95 circa) è stato un poeta romano. Operò sotto gli imperatori Vespasiano e Tito.

Biografiamodifica | modifica sorgente

Poche sono le notizie circa la sua vita: Flacco è stato identificato come amico del poeta Marziale, nativo di Padova; ma, dal prologo alla sua opera, si sa che fu anche membro del collegio dei quindici, guardiani dei libri sibillini: era quindi membro della gens patrizia dei Valerii e l'ultimo membro noto del ramo dei Valerii Flacci. In uno dei manoscritti vaticani è identificato anche come Setino Balbo, il che farebbe dedurre le sue origini presso Setia nel Lazio. Il solo scrittore antico che lo cita è Quintiliano, che lamenta la sua prematura e recente scomparsa come una grande perdita; poiché Quintiliano terminò la sua Institutio oratoria nel 96 dopo Cristo, si deduce che la sua morte debba essere avvenuta poco tempo prima.

Opera letterariamodifica | modifica sorgente

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia della letteratura latina (69 - 117).

L'unica opera che abbiamo, gli Argonautica, dedicata a Vespasiano per le sue conquiste in Britannia, fu scritta in parte durante la vittoria sui Giudei, o poco più tardi la distruzione di Gerusalemme da parte di Tito avvenuta nel 70. Pare, dai cenni nel testo sull'eruzione del Vesuvio (79), e dai riferimenti ad altri avvenimenti successivi, che la stesura del poema abbia tenuto occupato l'autore molto a lungo; alcuni studiosi parlano di due decenni.

Gli Argonautica sono un poema epico in otto libri sulla conquista del Vello d'oro. Il poema ci è stato tramandato molto frammentato, e finisce bruscamente con la richiesta di Medea di accompagnare Giasone nel suo viaggio verso casa. Non si sa esattamente se l'ultima parte dell'opera è andata perduta o se non fu scritta affatto. Le Argonautiche sono una libera imitazione e in parte rielaborazione del lavoro omonimo (gr. Ἀργοναυτικά) di Apollonio Rodio, già famoso presso i Romani nella versione e adattamento di Publio Terenzio Varrone Atacino. L'oggetto dell'opera è la glorificazione di Vespasiano per aver reso più sicuro l'impero romano alla frontiera britannica e per avere favorito i viaggi nell'Oceano (allo stesso modo in cui l'Eusino fu aperto dalla nave Argo).

Molti hanno stimato positivamente lo stile di Flacco, e alcuni critici hanno sottolineato la sua vivacità nelle descrizioni e la sua sensibilità e intuito psicologico nella resa dei personaggi con i loro caratteri e affetti, ad esempio di Medea. La sua espressione è pura, il suo stile corretto, i suoi versi sono lineari, sebbene monotoni. D'altro canto, egli manca di originalità, e la sua poetica, sebbene libera da grandi difetti, appare artificiosa e troppo elaborata. Il suo modello, anche per quanto riguarda la concezione dell'esistenza, fu Virgilio, a cui egli fu molto inferiore in gusto e lucidità. Le sue esagerazioni retoriche lo rendono difficile da leggere, il che fa comprendere la sua impopolarità nei tempi antichi. Nel Medioevo l'opera, non più letta, fu dimenticata.

Bibliografiamodifica | modifica sorgente

  • E. J. Kenney, W. V. Clausen (a cura di). The Cambridge History of Classical Literature. Vol. II Latin Literature. Cambridge, University Press, 1982. Trad. it. di l. Simonini.La letteratura latina della Cambridge University. Milano, Mondadori, 20072. Vol. II. pp. 262–278.

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