Gianalfonso D'Avossa

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Gianalfonso D'Avossa (Torino, 1940) è un generale, scrittore e giornalista italiano.

Biografiamodifica | modifica sorgente

Figlio del generale Giovanni D'Avossa, medaglia d'oro al valor militare,[1] a quattordici anni si iscrive alla Scuola Militare Nunziatella di Napoli per passare poi all'Accademia Militare di Modena (1957-1959) e quindi alla Scuola di Applicazione di Artiglieria di Torino (1959-1961). Raggiunto il grado di colonnello, il 10 settembre 1984 è divenuto il 58° comandante del reggimento artiglieria a cavallo "Voloire" di Milano.[2] Promosso generale il 31 dicembre 1989, è stato il 41° comandante della brigata corazzata "Ariete".[3] Successivamente è stato nominato capo di stato maggiore del Centro studi per la Difesa.

Dimessosi nel 1996 dall'esercito dopo quarant'anni di continui scontri e polemiche con i politici (da Sandro Pertini a Francesco Cossiga, da Giovanni Spadolini a Oscar Luigi Scalfaro, Fausto Bertinotti, Marco Pannella, Giacomo Mancini, Alessandra Mussolini)[4] e con i superiori,[5] si è trasferito a San Pietroburgo. Studioso di questioni militari e saggista di politica, collabora con l'Università di San Pietroburgo, dove ha fondato una facoltà di arti liberali e scienze, è presidente della Fondazione Dom Trezzini[6], vicepresidente dell'Human Live Fund e lavora con il Premio Nobel per la fisica Zhores Alferov.[7]

Scrive sul quotidiano Libero ed è autore di numerosi saggi e articoli pubblicati da varie testate, tra cui la Rivista militare.

Opere pubblicatemodifica | modifica sorgente

  • Esercito è responsabilità. 1965-1975, Roma, Laboratorio arti grafiche, 1975.
  • Security in the Mediterranean. An Italian point of view, Londra, 1986.
  • La condizione militare nel mondo contemporaneo. Missione o professione?, 1988.
  • "Perché l'esercito oggi", in Rivista militare, n. 2, marzo-aprile 1990, pp. 106–108.
  • Vere glorie dell'artiglieria italiana. Obbedienza nella ragione ed eroismo negli atti, 1995.

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ Nel 1941, durante la Seconda guerra mondiale, il capitano Giovanni d’Avossa tenne testa con i suoi carri Ariete all’esercito britannico a Bardia, presso il confine tra la Libia e l'Egitto, con tale eroismo da meritare la medaglia d’oro al valor militare su segnalazione, caso unico, del nemico.
  2. ^ Yuri Tartari, "I comandanti", sul sito Caricat! Voloire!.
  3. ^ Assolto il generale d'Avossa in Corriere della Sera, RCS Quotidiani Spa, 15 febbraio 1996. URL consultato il 7 dicembre 2009.
  4. ^ A titolo esemplificativo dei rapporti tesi fra il generale e il mondo politico, si possono vedere: "Corcione silura il generale D' Avossa", sul Corriere della Sera del 31 dicembre 1995, p. 6; "Ma Cossiga non lo fece senatore", su la Repubblica del 7 agosto 2000, p. 17; "Ex generale attacca Bertinotti. «Lei è un presidente opportunista»", su la Repubblica del 9 giugno 2006.
    Nello stesso periodo D'Avossa rinuncia comunque, nonostante le critiche mosse a suo tempo contro il presidente Cossiga, al cavalierato del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio dopo che la stessa onorificenza era stata revocata appunto a Francesco Cossiga (la vicenda e i relativi testi ufficiali sono disponibili sul sito della Real Casa di Borbone delle Due Sicilie).
  5. ^ Il che gli ha fatto guadagnare il soprannome di "colonnello piantagrane" insieme a una trentina di trasferimenti (cfr. "L'’ex comandante dalla polemica facile", su il Giornale del 10 giugno 2006).
  6. ^ Membro del Board of Overseers presso la Faculty of Liberal Arts and Sciences dell'Università Statale di San Pietroburgo
  7. ^ Stefano Lorenzetto, Il generale in guerra con Bertinotti sceglie di vivere nell’ex Leningrado in Il Giornale on line, 15 ottobre 2006. URL consultato il 7 dicembre 2009.
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