Gianni Bertini

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Gianni Bertini (Pisa, 31 agosto 1922Caen, 8 luglio 2010) è stato un artista italiano attivo nel campo della pittura, della grafica, e della poesia visuale.

Bambole, 2002 (Serigrafia)

La sua ricerca si indirizza verso un'interrogazione della visualità industriale, in particolare della civiltà massmediatica, soprattutto attraverso opere contrassegnate dall'uso di riporti fotografici e del collage.[1] Pur attraversando da protagonista alcuni dei momenti più significativi della cultura della seconda meta' del Novecento, ha condotto un'attività personale ed isolata rispetto ai maggiori movimenti programmatici. [2]

Biografiamodifica | modifica sorgente

Nasce a Pisa nel 1922, dove si laurea in matematica. Dopo l' esordio nel 1946, con opere collocabili tra l'espressionismo e il post-cubismo, tra il 1948 e il 1949 realizza il suo primo ciclo, i Gridi, utilizzando lettere stampigliate, cifre parole segnaletiche, come "Alt", "Stop", o definizioni linguistiche degli oggetti rappresentati, che anticipano di oltre un decennio i motivi stilistici neo dada e della pop art[3].

Anni cinquantamodifica | modifica sorgente

A Milano nel 1950 entra in contatto con il Movimento Arte Concreta (MAC) realizzando opere in cui prevale un vocabolario fortemente geometrico.

Successivamente, spinto dall'esigenza di voler comunicare quelle emozioni visive su quei fatti cosmici, siderei, scientifici o meccanici che, a suo parere, sono il fulcro essenziale del nostro tempo,[4] si orienta verso un'arte di maggiore impatto emozionale. Prima si accosta alla "pittura nucleare", in seguito sviluppa con successo un linguaggio riconducibile all'informale, contrassegnato da una personale geometria gestuale che evoca universi meccanici[5].

Nel 1952 si trasferisce Parigi dove stabilisce la propria residenza interrotta dai numerosissimi viaggi e soggiorni all'estero. Qui stringe amicizia con Pierre Restany e si avvicina al Nouveau Réalisme, di cui condivide le premesse estetiche pur non sottoscrivendone il manifesto programmatico.

L'intensa attività di questo periodo incontra il riconoscimento internazionale ai più alti livelli esponendo in tutto il mondo presso prestigiose istituzioni museali europee e americane. [6]

Anni sessantamodifica | modifica sorgente

Inizia a dipingere dei "combine paintings" su superfici preparate, impiegando immagini di giornale.[7]

Nel 1965, sostenuto da Pierre Restany, assieme a Mimmo Rotella, Alain Jacquet, Pol Bury, Nikos e Serge Bèguier, firma il primo manifesto della Mec-Art (abbreviazione di mechanical-art: un'arte che sfrutta i procedimenti meccanici di riproduzione dell'immagine, in prevalenza fotografici, per ottenere nuove forme.

È in questo ambito che raggiunge la sua cifra stilistica più eminente: un linguaggio basato su una risignificazione collagistica di immagini tratte dai media e riportate su tela o metallo, su cui l'artista interviene pittoricamente.[8]

Si avvicina ai linguaggi delle neo-avanguardie, collaborando con la rivista di poesia visuale Ou, fondata da Henri Chopin, assieme al quale realizza alcuni film. Nel 1968 è invitato con una sala personale alla Biennale di Venezia e nell'edizione successiva del 1970 viene nominato commissario di esposizione.

Anni settantamodifica | modifica sorgente

Rientrato a Milano, tra il 1971 e il 1972 collabora a due riviste di poesia visiva: Mec, di cui escono soltanto due numeri, e Lotta poetica, periodico dedicato alla poesia visiva, di cui dirige con Paul de Vree e Sarenco le prime 12 pubblicazioni.

A partire dalla seconda metà degli anni settanta e fino al 2000 prosegue la sua attività realizzando cicli di opere in cui rielabora costantemente i propri stilemi pittorico-collagistici (a cui si aggiunge l'uso degli stencils), cercando sia un confronto citazionistico con la tradizione figurativa, sia un contatto con la realtà mediale più attuale (Abbaco, Ombre, Per non dimenticare').

Nel 1984 a Parigi gli viene dedicata una grande retrospettiva al "Centre national des arts plastiques". L’anno successivo il Ministero della pubblica istruzione francese lo nomina cavaliere dell'Ordine delle arti e delle lettere (Ordre des arts et lettres).

Nel 1997 lancia il manifesto "La retro-garde", in cui auspica una rinascita dell'agire materiale dell'artista senza tuttavia rifiutare l'uso delle più avanzate tecnologie digitali.

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ Gillo Dorfles, "Ultime tendenze nell' arte d' oggi", Milano, Feltrinelli, II ed. 1977
  2. ^ Pierre Restany, catalogo della Retrospettiva di Gianni Bertini al Centre National des Arts Plastiques, Parigi, ottobre-novembre 1984
  3. ^ www.archiviogiannibertini.org
  4. ^ idem.
  5. ^ idem.
  6. ^ idem.
  7. ^ Gianni Bertini, (cat.mostra), ed. Galleria Peccolo, Livorno, 1989
  8. ^ Pierre Restany "La mec-art: una pittura meccanica alla ricerca d'una iconografia moderna" (in Essere' n. 4, quaderno di studi e documenti d'arte contemporanea, 1967)

Bibliografiamodifica | modifica sorgente

  • Guido Ballo, Bertini, ed. G. Prearo, Milano 1971-2007
  • Luciano Caramel, Emma Zanella, Bertini 1948-1952 opere MAC (catalogo mostra), Silvana editoriale, Milano 2006
  • Ilaria Bignotti (a cura di), G.Bertini. Immagini del tempo, (catalogo mostra, con dvd allegato), ed. Colossi arte contemporanea, Chiari (Brescia) 2006
  • Lara Vinca-Masini (a cura di), Gianni Bertini. Percorsi, Giunti ed., Firenze 2000
  • Luciano Caprile, Bertini Works 1948-1993, ed. Agrifoglio, Milano 1993

Collegamenti esternimodifica | modifica sorgente

Archivio Frittelli per l'Opera di Gianni Bertini

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