Giordano Cavestro

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Giordano Cavestro "Mirko"

Giordano Cavestro "Mirko" (Parma, 30 novembre 1925Bardi, 4 maggio 1944) è stato un partigiano italiano. Studente, decorato della Medaglia d'oro al valor militare alla memoria.

Biografiamodifica | modifica sorgente

Nacque a Parma in una famiglia che professava gli ideali comunisti[1][2]. Già nel 1940, a soli 15 anni e studente di scuola media, il giovane Giordano Cavestro produsse e diffuse, con alcuni compagni, un giornalino clandestino contrario al regime fascista[1][2][3].

Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 insieme al gruppo di amici antifascisti formò il nucleo di Parma del Fronte della gioventù per l'indipendenza nazionale e per la libertà e con essi avviò le prime attività partigiane nella zona.

Dal febbraio 1944, con il nome di battaglia "Mirko", partecipò all'organizzazione del distaccamento "Griffith" della 12ª Brigata Garibaldi "Fermo Ognibene".

Il 15 aprile 1944, mentre il distaccamento si trovava accampato alla Casa del Corno, nei pressi di Ravarano di Calestano, vicino alla cima del monte Montagnana, venne accerchiato nella notte da un reparto nazifascita composto da militari del Militärkommandantur di Parma, della Luftwaffe e da militi della Guardia Nazionale Repubblicana, causa il tradimento di due infiltrati. Presi di sorpresa cinque partigiani vennero uccisi, alcuni riuscirono a scappare e ben 54 vennero catturati, tra cui Giordano Cavestro[4][5].

Fu processato a Parma tra il 17 e il 20 aprile, assieme ai compagni catturati del distaccamento "Griffith", dal Tribunale speciale della RSI e dal Tribunale Militare Straordinario di guerra, e condannato a morte per fucilazione.

Il 19 aprile tre dei condannati, Salvatore Carrozza, Anteo Donati e Afro Fornia vennero fucilati a Monticelli Terme. Ne seguì però una manifestazione di protesta popolare che indusse a sospendere le pene capitali degli altri prigionieri ed a trattenerli come ostaggi[5].

Il 4 maggio 1944 venne infine fucilato insieme a Raimondo Pelinghelli, Vito Salmi, Nello Venturini ed Erasmo Venuti nei pressi di Bardi, sulla odierna Strada provinciale nr. 28, come rappresaglia per l'uccisione di tre militi della GNR, di un fascista di Bedonia e del figlioletto di uno di essi, avvenuta per opera dei partigiani[1][2][4]. Ispiratore della rappresaglia e dell'uccisione di Giordano Cavestro fu il gerarca fascista Pino Romualdi che ne chiese espressamente la morte telefonando personalmente al Duce[6].

In una delle ultime lettere che Giordano Cavestro scrisse ai compagni si legge:

« Cari compagni, ora tocca a noi. Andiamo a raggiungere altri tre gloriosi compagni caduti per la salvezza e la gloria d'Italia. Voi sapete il compito che vi tocca. Io muoio, ma l'idea vivrà nel futuro, luminosa, grande e bella. Siamo alla fine di tutti i mali. Questi giorni sono come gli ultimi giorni di vita di un grosso mostro che vuol fare più vittime possibile. Se vivrete, tocca a voi rifare questa povera Italia che è così bella, che ha un sole così caldo, le mamme così buone e le ragazze così care. La mia giovinezza è spezzata, ma sono sicuro che servirà da esempio. Sui nostri corpi si farà il grande faro della Libertà. »
(Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana (8 settembre 1943 - 25 aprile 1945)[3])

Gli fu conferita la Medaglia d'oro al valor militare alla memoria.

Onorificenzemodifica | modifica sorgente

Medaglia d'oro al valor militare alla memoria - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare alla memoria
«Giovane entusiasta combattente, si distingueva più volte in azioni particolarmente importanti. Catturato dal nemico ed essendosi rifiutato di fare qualsiasi rivelazione sulla propria formazione, veniva condannato alla pena capitale. Appresa la sentenza, trovava modo di far pervenire ai compagni di lotta un fiero appello di incitamento. Affrontava il plotone di esecuzione con impavida fermezza. Puro esempio di elevato senso del dovere e di puro eroismo»
— Bardi, 4 maggio 1944[7]

Riconoscimenti e dedichemodifica | modifica sorgente

  • La città di Parma ha intitolato a Giordano Cavestro la via del centro storico in cui ha sede l'Università di Parma che fu un luogo di reclusione per gli antifascisti.

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ a b c dal sito dell'ANPI
  2. ^ a b c dal sito dell'INSMLI
  3. ^ a b Pietro Malvezzi e Giovanni Pirelli (a cura di), Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana (8 settembre 1943 - 25 aprile 1945), 16ª ed., Torino, Einaudi [1952], 2003, pag. 79. ISBN 978-88-06-17886-4.
  4. ^ a b dal sito di Ravarano
  5. ^ a b dal sito San Martino Taurianova
  6. ^ da un articolo de La Repubblica del 24 aprile 2009
  7. ^ dal sito della Presidenza della Repubblica

Bibliografiamodifica | modifica sorgente

Collegamenti esternimodifica | modifica sorgente








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