Giorgio De Stefano

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Giorgio De Stefano (Reggio Calabria, ... – Santo Stefano in Aspromonte, 7 novembre 1977) è stato un criminale italiano appartenente all'organizzazione denominata 'Ndrangheta.

Storiamodifica | modifica sorgente

Capobastone della 'Ndrina dei De Stefano, è stato protagonista della Prima guerra di 'ndrangheta al fianco dei Piromalli di Gioia Tauro e contro la vecchia 'Ndrangheta di Don Antonio Macrì e di Don Mico Tripodo, quest'ultimo era il capo della 'ndrina cui facevano parte anche i De Stefano che capeggiati da Giorgio riuscirono a staccarsi e ad assumere il predominio criminale a Reggio Calabria dopo l'uccisione di Mico Tripodo (ucciso in carcere a Napoli nel 1976 dalla Camorra di Cutolo su richiesta dei De Stefano). Durante la Prima guerra di 'Ndrangheta subisce un attentato(nel 1974), da parte di esponenti del clan Tripodo, all'interno del bar Roof Garden di Reggio Calabria ma rimane solamente ferito, muore invece il fratello Giovanni De Stefano.

La vittoria e L'uccisionemodifica | modifica sorgente

Giorgio De Stefano esce vittorioso dalla Prima guerra di 'Ndrangheta (che causò oltre 200 morti), dando il via assieme ad altre 'ndrine di Reggio Calabria e della provincia alla nuova stagione della criminalità organizzata calabrese fatta di nuovi affari più remunerativi (traffico di droga in primis) e collegamenti con il mondo politico-istituzionale (vedi creazione della Santa), che porterà la 'Ndrangheta ad entrare nei grandi appalti pubblici. Dopo la guerra il boss era diventato troppo potente (aveva contatti con Cosa Nostra, il mondo della politica, il mondo del terrorismo nero), tendeva ad espandersi sempre più e le altre 'ndrine temevano per i loro affari ecco perché decisero di ucciderlo, venne attirato in una trappola con il pretesto di un summit di 'ndrangheta a Santo Stefano in Aspromonte il 7 novembre 1977, ad assassinarlo fu un semplice affiliato Giuseppe Suraci e la sua testa venne portata letteralmente su un piatto d'argento al fratello Paolo De Stefano nuovo boss per placare le sue ire[1].

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ Stop'ndrangheta.it - Archivio Web Multimediale

Voci correlatemodifica | modifica sorgente

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