Giovanni Battista Cambiaso

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Giovanni Battista Cambiaso (Genova, 19 luglio 1711Genova, 23 dicembre 1772) è stato un patrizio genovese, doge della Repubblica di Genova dal 16 aprile 1771 al 23 dicembre 1772..

Busto di Giovanni Battista Cambiaso, di Pasquale Bocciardo, nella collezione del castello Reale di Varsavia

Biografiamodifica | modifica sorgente

Giovanni Battista Cambiaso nacque a Genova il 19 luglio 1711, figlio di Giovan Maria e di Caterina Roncalli, appartenenti alla ricca e nobile famiglia dei Cambiaso, che nel 1731 sarebbe stata iscritta libro d'oro delle famiglie patrizie genovesi. I Cambiaso, discendenti da un ramo della famiglia veronese degli Scaligeri, si erano insediati fin dal XIV secolo nella Val Polcevera, quando erano intervenuti in aiuto dei ghibellini durante le sanguinose lotte di fazione di quel periodo.[1]

Da giovane ebbe una raffinata educazione, completata anche da un viaggio presso le corti di Francia e Inghilterra; al ritorno a Genova intraprese la carriera politica: nel 1746, durante la guerra di successione austriaca, era governatore a Savona, di cui organizzò la difesa contro le truppe piemontesi del duca Carlo Emanuele III, affiancando ai soldati regolari della repubblica raggruppamenti di popolani e contadini schierati sui passi appenninici.[1]

Rientrato a Genova dopo la fine del conflitto, ricoprì importanti cariche politiche e, assecondando il suo interesse per la cultura e le lettere, frequentò la colonia arcadica ligure col nome di Oronte. Nel 1751 sposò, nella Cattedrale di San Lorenzo, la nobile genovese Maria Tomasina Balbi: dal matrimonio nacquero nove figli, di cui sei femmine e tre maschi.[1]

Il 16 aprile 1771 fu eletto doge con 276 voti su 366 e l'8 febbraio 1772 ebbe luogo la fastosa cerimonia dell’incoronazione; in questa occasione gli arcadici vollero festeggiarlo con un Serto poetico comprendente vari sonetti e canzoni.[1][2][3]

Per il banchetto inaugurale del suo dogato furono spese oltre 483.000 lire genovesi[4]

Villa Cambiaso a Cremeno

Durante il suo breve dogato fece restaurare a sue spese stucchi, dorature e vetrate del Palazzo Ducale, ma è ricordato soprattutto per aver promosso e finanziato la costruzione della strada di fondovalle della Val Polcevera, la prima idonea al transito di carri e carrozze, destinata a collegare Sampierdarena con Novi attraverso il passo della Bocchetta, sostituendo le antiche mulattiere che percorrevano i crinali collinari. L’apertura di questa strada, in suo onore chiamata “Camblasia”, favorì un primo sviluppo economico della Val Polcevera[5][6].

In realtà quest’opera, pur di grande utilità pubblica, serviva anche a rendere più agevoli i collegamenti tra la città e i possedimenti dei Cambiaso in Val Polcevera (tra i quali la grande villa di famiglia a Cremeno) e lo stesso doge vi spese personalmente due milioni e mezzo di lire genovesi, ottenendo in cambio benefici fiscali per sé e per la sua famiglia.[5]

In segno di riconoscenza, mentre era ancora in vita, il Senato della Repubblica gli fece erigere una statua, collocata nel salone del Palazzo Ducale[7]

Giovanni Battista Cambiaso, ancora in carica, morì improvvisamente il 23 dicembre 1772, a 61 anni di età.

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ a b c d M. Cavanna Ciappina, Biografia di G.B. Cambiaso sul Dizionario biografico degli Italiani, Istituto dell’Enciclopedia Italiana (http://www.treccani.it/enciclopedia/giovanni-battista-cambiaso_(Dizionario-Biografico)/).
  2. ^ Uno dei sonetti fu composto dal nipote Michelangelo Cambiaso, che a sua volta sarebbe stato eletto doge nel 1791.
  3. ^ ICPAL - Istituto Centrale di Patologia del Libro
  4. ^ Giuseppe Banchero, nel volume “Genova e le due riviere” (Luigi Pellas editore, Genova, 1846, pag. 332), fornisce un elenco dettagliato delle spese sostenute in questa occasione (http://books.google.it/books?id=-HouAAAAYAAJ&pg=PA332&dq=%22Genova+e+le+due+riviere%22+%22ecco+la+nota%22&hl=it&ei=tc4STpv_G9O48gOv1KmkDg&sa=X&oi=book_result&ct=result&resnum=2&ved=0CC8Q6AEwAQ#v=onepage&q&f=false).
  5. ^ a b M. Lamponi, Bolzaneto, ieri, oggi e…, Riccardo Rossi Editore, Genova, 2008, pag. 31
  6. ^ Successivamente ammodernata dal governo sabaudo nel XIX secolo (non più per la Bocchetta ma per il nuovo valico dei Giovi) questa arteria sarebbe divenuta la “Strada Reale per Torino” e poi la “ Strada statale 35.
  7. ^ La statua, raffigurante il doge in abito cerimoniale, andata distrutta durante i moti giacobini del 1797, fu scolpita da Pasquale Bocciardo, autore anche del busto conservato nel Castello Reale di Varsavia (http://www.gruppocarige.it/grp/carige/html/ita/banca/arte_cultura/2010_1/pdf/14-17.pdf).

Bibliografiamodifica | modifica sorgente

  • Guida d'Italia - Liguria, 2009, Touring Club Italiano.
  • Maurizio Lamponi, Bolzaneto, ieri, oggi e…, 2008, Riccardo Rossi Editore.

Collegamenti esternimodifica | modifica sorgente

Voci correlatemodifica | modifica sorgente

Predecessore Doge di Genova Successore Genova-Stemma.png
Giovanni Battista Negrone 19 aprile 1771-23 dicembre 1772 Ferdinando Spinola, eletto il 7 gennaio 1773, che rinuncia all’incarico ed al quale succede Pier Franco Grimaldi, eletto il 23 gennaio 1773


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