Giovanni Battista Manni

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Cerreto Sannita: maggiore opera urbanistica del Manni
Cupola del Santuario di San Sebastiano, San Sebastiano al Vesuvio

Giovanni Battista Manni (Napoli, ... – Napoli, 1728) è stato un architetto, ingegnere e urbanista italiano.

Fu uno fra gli architetti napoletani più attivi della seconda metà del Seicento e dell'inizio del Settecento. A Napoli fu attivo specie nelle opere di ricostruzione dopo il terremoto del 5 giugno 1688. Suoi sono infatti i progetti della Chiesa del Divino Amore ed il completamento delle chiese della Croce di Lucca e di quella di San Giuseppe delle Scalze ed inoltre Manni è autore di un documento reale datato 1679 dove sono disegnate tutte le planimetrie degli edifici sacri appartenenti all'ordine di Malta di Capua, Salerno ed altre città del regno. Anche il figlio Costantino Manni divenne architetto ed ingegnere del Regno.

Nel 1688 venne chiamato dal conte Marzio Carafa per progettare il nuovo centro abitato di Cerreto Sannita, a seguito delle distruzioni causate dal terremoto. Il progetto urbanistico redatto dall'ingegnere, impostato su di un impianto regolare, avvenne due secoli dopo quello di Pienza e cinque anni prima quello di Noto[1]. Il Manni vi progettò anche la Collegiata e le Carceri. Sul finire del XVII secolo fu attivo presso la chiesa di San Sebastiano Martire a San Sebastiano al Vesuvio, dove progettò la cupola in stile nettamente fanzaghiano[2].

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ Pro Loco Cerreto Sannita, Una passeggiata nella storia, Di Lauro, 2003.
  2. ^ Bernardo Cozzolino, San Sebastiano al Vesuvio: un itinerario storico artistico e un ricordo di Gaetano Filangieri, Napoli, 2006, p.70.

Bibliografiamodifica | modifica sorgente

  • Renato Pescitelli, Palazzi, Case e famiglie cerretesi del XVIII secolo: la rinascita, l'urbanistica e la società di Cerreto Sannita dopo il sisma del 1688, Don Bosco, 2001.
  • Bernardo Cozzolino, San Sebastiano al Vesuvio: Un itinerario storico artistico e un ricordo di Gaetano Filangieri, Napoli, Edizioni Poseidon, 2006.

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