Giovanni Verri

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Don Giovanni Verri (Milano, 20 agosto 17451818) è stato un nobile italiano, cavaliere del Sovrano Militare Ordine di Malta.

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Nacque a Milano dal conte Gabriele, magistrato e politico conservatore, e dalla contessa Barbara Dati della Somaglia; fratello minore, dei noti Pietro e Alessandro, ultimo dei cadetti, insieme al fratello Carlo fu mandato a studiare a Parma nel Collegio dei Nobili retto dai Gesuiti, dove seguì il corso di logica mentre il fratello studiava teologia. Giovanni, come allora era di molti figli di nobili, dal 1754, quindi sin da piccolo era cavaliere dell’Ordine di Malta ai cui iscritti era fatto obbligo di un servizio denominato carovane di almeno due anni sulle galee contro i Turchi. La sua vita nel periodo giovanile viene ripetutamente descritta all’interno del carteggio[1] che i suoi fratelli maggiori intrattennero per tutta la loro vita e nel quale sempre viene detto “il cavaliere” mentre “l’abate” era il fratello Carlo. Il giudizio di Pietro e Alessandro sui due fratelli minori fu sempre molto duro e severo.

Nel 1769, alla fine del suo legame amoroso con Teresa Attendolo Bolognini detta “La Spagnoletta” il giovane ed elegante cavaliere si preparò a partire per le carovane e ottenne dal balì dell’Ordine, Carlo Gamberana di imbarcarsi a Napoli così da poter visitare qualche città italiana e soprattutto di poter far visita al fratello Alessandro a Roma. Il 5 aprile 1769, dopo una settimana di viaggio, in compagnia dell’amico il conte Giacomo Lecchi e due domestici, arrivò nella capitale pontificia in un momento molto particolare. Era morto il papa Clemente XIII e già da due mesi era riunito il conclave. Numerosi erano i pranzi e i ricevimenti nelle ambasciate e Giovanni in compagnia del Principe Lante fu invitato e accolto in molte case romane.

« “È un buon giovane, semplice e onesto. Va al vero per la strada più breve. ” »
(Alessandro Verri a proposito del fratello[2])

Giovanni fu infatti un uomo semplice, privo di profondi interessi intellettuali Il 19 maggio fu eletto papa Lorenzo Ganganelli con il nome di Clemente XIV e poco dopo Giovanni lasciò Roma e il 9 giugno s’imbarcò a Gaeta col generale delle galee di Malta.

A questo punto prese il via la parte più avventurosa della sua vita, in alto mare, pertecipe di pericolose e affascinanti imprese. La vita sulle galere era particolarmente dura, ma egli seppe dare prova di coraggio e di resistenza fisica. Inoltre i cavalieri di Malta erano molto apprezzati dalle donne e quanto scendevano a terra le avventure amorose non mancavano mai. Mentre in guerra ebbe una condotta nobile e lodevole, a Malta Giovanni fu noto come un gran libertino. Avrebbe voluto continuare la carriera nell’Ordine, ma ciò avrebbe implicato per la famiglia una spesa di duemila zecchini e gli fu detto di rientrare a Milano. Trascorsi i due anni di servizio, passando di nuovo per Roma, nel 1771 fece ritorno a Milano. La vita militare o forse ancor di più la vita dissoluta a Malta avevano disabilitato il suo fisico e iniziò così un periodo di vita sempre ritirato in casa dove comunque riceveva continue visite da parte dei suoi amici. Iniziarono anche le liti fra Pietro e i fratelli minori, Carlo e Giovanni; quest’ultimo in modo particolare, fu difeso dalla madre. Per interrompere la lite i due cadetti, motivati dallo stato di salute di Giovanni, se ne andarono a trascorrere un lungo periodo di villeggiatura nella casa di famiglia di Mirabello e poi in quella di Ornago. La Milano degli anni che precedettero la Rivoluzione francese, a due giovani cadetti della nobiltà locale, dava comunque la possibilità di piacevoli svaghi, se essi, seppure privi di mezzi propri, sapevano destreggiarsi adoperando gli equipaggiamenti del padre o quelli della dama corteggiata. La “cotteria” dei giovani Verri era piacevole e varia tanto che lo stesso Pietro a volte fu tentato di frequentarla; del resto vi si trovavano vecchi amici come Paolo Frisi e Alessandro Sormani, ma vi era anche la marchesina Teresa Blasco Beccaria, moglie di Cesare e Costanza Fagnani. Ma ad Alessandro Pietro scrisse di tutti loro:

« “…hanno certi amici, certe figure gotiche con uno sterminato topé, con un colletto che va agli orecchi e fa una gola più grossa del capo, certi visi di amici tanto noiosi e ridicoli che io non posso reggere un quarto d’ora nella loro società.” »
(lettera di Pietro ad Alessandro Verri Milano 24 aprile 1773[3])

Altri frequentatori erano: il conte Antonio Fossati, il conte Agostino Carli, i conti Giulio e Francesco Arese entrambi gesuiti, il musicista Battista Terreni, il coreografo Giovan Gaspare Angiolini, il conte Giuseppe Corani. Fra le giovani amiche si trovavano: la ballerina Teresa Fogliazzi moglie dell’Angiolini, la contessa Elisabetta Brady Masserati, le tre signorine Incisa e le tre figliole di Francesco Imbonati. Nell’aprile 1774, Giovanni ottenne dal padre i mezzi per recarsi a Modena e farsi curare, con ottimi risultati, dal famoso medico Olivier. Carlo fu con lui per i due mesi che durarono la dolorosa cura. Dopo la guarigione i due fratelli ricominciarono la loro vita galante, prendendo il affitto un casino sul lago di Como. Nel 1780 incontrò in casa Giulia Beccaria, figlia del marchese Cesare, la quale al suo rientro in famiglia, dopo il collegio, era in visita di cortesia alla contessa Barbara. Giulia aveva solo diciotto anni e subito si innamorò di Giovanni, con molti anni più di lei ma bell’uomo dal grande fascino. I genitori Verri e lo zio monsignore videro di buon occhio questa relazione, ma Pietro si dette subito da fare per far accasare la giovane Giulia e trovò per lei un nobile lecchese, anziano e vedovo, don Pietro Manzoni, che si accontentò di prendere una sposa giovane ma senza dote. Il matrimonio fu fissato, ma Giulia continuò i rapporti con Giovanni Verri che divenne il suo cavalier servente (cicisbeo). Nel 1782, poco prima delle nozze il Verri organizzò a Milano un ballo in onore della sua giovane amica. La più grave complicazione nelle sue relazioni sentimentali fu la nascita del figlio di Giulia Beccaria; infatti la nascita di Alessandro segnò la fine della loro relazione[4]. Da allora Giovanni stabilì solo rapporti con donne estranee alla nobiltà, divenendo l’amante di una donnetta furba e volgare quale Bambina Curioni, moglie di un albergatore della provincia di Como.

Sia Giovanni che Alessandro delegarono Carlo nella lite che si aprì in seguito alla morte del padre per la divisione dell’eredità. A Giovanni spettarono i beni di Mirabello.

Anche Giovanni si dedicò allo studio della storia e terminata la torbida relazione con Bambina Curioni, per far conoscere ai giovani nati durante la Rivoluzione francese l’Ordine di Malta, fece un compendio sulla Storia del Cavalieri dell’Ordine. Morì nel 1818.

Di lui, pochi anni prima di morire così aveva scritto alla nipote Teresa, figlia primogenita di Pietro:

« “Un uomo dei più amabili che abbia conosciuto; è delicato, ha i migliori doni di natura, sapendo dire cose obbliganti ed opportune senza la minima affettazione; narra bene senza ascoltarsi; non ha la più piccola pretenzione allo spirito, e non si accorge di averne. Un tal uomo, se fosse ricco in un gran palazzo, ne farebbe gli onori splendidamente, e se fossi ricco io, lo pregherei a supplire le mie parti, perché io son un verme solitario.” »
(Alessandro Verri[5])

Onorificenzemodifica | modifica sorgente

Cavaliere d'Onore e Devozione del Sovrano Militare Ordine di Malta - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere d'Onore e Devozione del Sovrano Militare Ordine di Malta

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ il più importante carteggio di tutto il Settecento pubblicato in 12 volumi dal 1910 al 1942 da: F. Novati, A. Giulini, E. Greppi, G. Seregni, come Carteggio di Pietro e di Alessandro Verri
  2. ^ dal Carteggio di Pietro e di Alessandro Verri, volume II, p.193
  3. ^ dal Carteggio di Pietro e di Alessandro Verri, volume VI, p.52-53
  4. ^ da Donata Chiomenti Vassalli, I fratelli Verri, Casa editrice Ceschina, Milano, 1960
  5. ^ da Carlo Casati, Lettere e scritti inediti di Pietro e Alessandro Verri, volume VI, p.295

Bibliografiamodifica | modifica sorgente

  • F. Novati, A. Giulini, E. Greppi, G. Seregni, Carteggio di Pietro e di Alessandro Verri, 12 volumi, Milano, L. F. Cogliati, Milesi & figli, Giuffrè, 1910-1942.
  • Donata Chiomenti Vassalli, I fratelli Verri, Casa editrice Ceschina, Milano, 1960
  • Gianmarco Gasparri (a cura) Viaggio a Parigi e Londra (1766-1767) - Carteggio di Pietro ed Alessandro Verri, Milano, Adelphi, 1980.
  • Baia Curioni in Una grande famiglia: i Verri da Storia Illustrata di Milano a cura di Franco della Peruta, Elio Sellino Editore, 1993.
  • Brugnoli Anna, Ritratto di un libertino del Settecento: il cavalier Giovanni Verri, in C. CREMONINI, Titolati, cadetti, parvenus. Il caso lombardo tra Antico Regime e Rivoluzione Francese, Cheiron n. 29, Bulzoni ed., 1998
  • Carlo Capra, I progressi della ragione. Vita di Pietro Verri, Il Mulino, 2002
  • Riva Elena, Carlo Verri patrizio, prefetto e possidente, Guerini e Associati, 2006
  • Pietro Verri, Alessandro Verri, a cura di Sara Rosini, Carteggio di Pietro e Alessandro Verri. 19 maggio 1792 - 8 luglio 1797, Edizione Nazionale di Pietro Verri, 2008, ISBN 9788863720945 scheda online

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