Giulietta e Romeo (film 1954)

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Giulietta e Romeo
Titolo originale Giulietta e Romeo
Paese di produzione Italia, Regno Unito
Anno 1954
Durata 138 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere drammatico - sentimentale
Regia Renato Castellani
Soggetto William Shakespeare (opera teatrale)
Sceneggiatura Renato Castellani
Fotografia Robert Krasker
Montaggio Sidney Hayers
Musiche Roman Vlad
Scenografia Giorgio Venzi
Interpreti e personaggi
Premi

Giulietta e Romeo è un film del 1954 diretto da Renato Castellani con interpreti principali Laurence Harvey ((Joniškis - Lituania, 1º ottobre 1928 – New York, 25 novembre 1973) e Susan Shentall (Inghilterra, 21 maggio 1934 - Market Harborough, Leicestershire (UK), 18 ottobre 1996).

Trama e sceneggiaturamodifica | modifica sorgente

Il film inizia con il seguente prologo:

« Fra due Casate di eguale nobiltà, nella bella Verona ov’è la scena per odio antico scoppia nuova guerra e un nobile sangue, nobili mani sporca

Ma dai lombi fatali delle razze rivali una coppia di amanti sfortunati ha preso vita che pietà e sventura travolgono e nella cui tomba viene sepolta la stessa ira dei padri

Il corso pauroso del loro amore mortale e la testarda rabbia dei parenti tutti che solo la pietosa fine dei figli riesce a sciogliere è l’argomento del nostro spettacolo di stasera

cui vi preghiamo porgere orecchio paziente, quanto alle nostre mende, se potete vogliate compatirle »

L'opera di castellani rispecchia piuttosto fedelmente lo svolgersi degli avvenimenti del dramma shakespeariano. A Verona, nell'umanesimo circa, la tredicenne Giulietta, promessa in sposa dai genitori al ricco e nobile Conte Paride, si innamora del giovane Romeo, membro della famiglia Montecchi, di cui i Capuleti sono nemici giurati. Giulietta e Romeo, con l'aiuto della balia di lei e di frate Lorenzo riescono a celebrare un matrimonio segreto, ma Romeo viene esiliato in seguito all'uccisione di Tebaldo, cugino di Giulietta. Questa finge la propria morte per non sposare Paride, bevendo un veleno distillato da frate Lorenzo. Questi tenta di avvisare Romeo dell'accaduto tramite una lettera che non verrà mai ricapitata. Quando Romeo scopre la morte di Giulietta, non esita a tornare a Verona e a suicidarsi nel suo sepolcro. Quando lei si risveglia, vedendo il cadavere di Romeo, si suicida anch'essa. Le loro famiglie, vedendo il dolore e la morte che il loro odio ha seminato, si riappacificano.

Più complessa è l'analisi della sceneggiatura. Renato Castellani coltivava l'ambizioso progetto di restituire l'ambiente sociale e culturale in cui era stata inizialmente concepita la storia di Romeo e Giulietta, nella novella del Masuccio Salernitano, sviluppata nel Quattrocento da Luigi da Porto in Storia di due nobili amanti, con la loro morte pietosa, che avvenne nella città di Verona al tempo del Signor Bartolomeo I della Scala. La novella, ripresa anche dal Bandello, era stata poi tradotta in inglese da Arthur Brooke, "principale fonte di Shakespeare".[1] Questo desiderio di realismo portò a una semplificazione e "sliricizzazione"[2] dei dialoghi, e all'eliminazione di alcune parti del testo shakespeariano. Ne uscì ad esempio particolarmente ridimensionata la parte di Mercuzio, poiché troppo connotato, nei suoi vezzi e modi di esprimersi tipici di certi ambienti elisabettiani, nonché per alcuni riferimenti a leggende della tradizione britannica.[3]

Realizzazionemodifica | modifica sorgente

Tra preparazione e realizzazione, il film richiese sei anni di lavoro.[4] Gran parte del tempo (3 anni) fu speso in un'accurata ricerca delle località. Si girò a Verona, Venezia, Siena, San Quirico d'Orcia, Montagnana (per le mura di Verona), San Francesco del Deserto, e Sommacampagna. Numerosissimi - non tutti cronologicamente corretti, se l'intenzione del regista era quella di ricostruire la Verona di Bartolomeo della Scala nel Trecento - i riferimenti pittorici nei costumi, negli oggetti, negli usi, negli accordi cromatici: «Predomina il Millequattrocentonovantadue e si va da Beato Angelico (due Annunciazioni), a Fiorenzo di Lorenzo, da Vermeer a Piero della Francesca, da Lippi al Carpaccio, per le maschere (del ballo) al Pisanello e a Bosch».[5] In un periodo in cui l'uso del colore era ancora limitato e guardato con diffidenza dalla critica,[6] fu scelto per la fotografia Robert Krasker, «... la più grande firma della fotografia cinematografica britannica»,[7] che già si era cimentato in traduzioni cinematografiche di Shakespeare, con Enrico V di Laurence Olivier del 1945 e Cesare e Cleopatra di Gabriel Pascal, dello stesso anno.

Al film fu dedicato il primo numero, uscito nel 1956, della collana monografica Dal soggetto al film, dell'editore Cappelli di Bologna, diretta da Renzo Renzi, un'esperienza che si sarebbe conclusa nel 1977, dopo 54 uscite, con un numero dedicato a Padre padrone, di Paolo e Vittorio Taviani.

Riconoscimentimodifica | modifica sorgente

Il film vinse il Leone d'Oro al Festival di Venezia del 1954 e fu nominato miglior film straniero dalla National Board of Review Awards, che nominò anche Castellani miglior regista.

A Venezia, in un'edizione caratterizzata da aspre polemiche, era Senso di Luchino Visconti a essere considerato uno principali pretendenti al Leone d'oro (pur in presenza di altre opere importanti quali La strada, Fronte del porto e L'intendente Sansho di Kenji Mizoguchi). Da sinistra si accusò in anticipo la direzione della Mostra di aver accelerato l'arrivo dall'Inghilterra del film di Castellani per poterlo contrapporre a Senso, la cui revisione storica del Risorgimento era sgradita a determinati settori politici.[8] Alla fine tra le proteste prevalse Giulietta e Romeo.[9]

Criticamodifica | modifica sorgente

Numerosi critici hanno sottolineato la freddezza del risultato finale, imputata a un eccessivo calligrafismo e alla ricerca della perfezione. Callisto Cosulich scrive di «...attenzione volta più all'uso del colore e degli ambienti naturali che non, per esempio, alla scelta degli attori;»[10] il Mereghetti di «...risultato freddo e calligrafico.» Per Guido Aristarco «...il regista rimane vittima della magnificenza degli originali ripresi dal vero...l'uomo rimane schiacciato, ridotto quasi ad ornamento iconografico.»[11] Giuseppe Marotta scrive: «...Saranno i freni del suo limpido raziocinio, saranno le catene del suo indomabile estetismo, ...ma fra i miracoli del suo Giulietta e Romeo quello della commozione e della poesia non ci sono.»[12]

Aristarco sottolinea anche l'incongruenza della scelta di attori non professionisti inglesi per un'operazione che si proponeva di restituire il dramma alle sue radici nazionali, rilevando anche come «...tutta la recitazione segue schemi più figurativi che umanamente caldi.» Tuttavia, la critica cinematografica americana Pauline Kael, ammiratrice del film, loda la performance di Mervyn Johns, sostenendo che fu capace trasformare il Frate da una stanca presenza a un «...radioso e sciocco piccolo uomo».[13]

Il prologo è affidato a John Gielgud uno dei grandi attori shakespeariani del suo tempo. Compare inoltre, nelle vesti del principe di Verona, lo scrittore Elio Vittorini.

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ Mario Gromo su La Stampa, riportato in Film visti. Dai Lumière al Cinerama, Edizioni di Bianco & Nero, Roma, 1957
  2. ^ Mario Gromo, op. cit.
  3. ^ Guido Aristarco, Cinema Novo, n. 48, 10 dicembre 1954
  4. ^ Il Mereghetti.Dizionario dei film 2008, Baldini Castoldi Dalai editore, Milano 2007
  5. ^ Guido Aristarco, Cinema Novo, n. 48 cit.;
  6. ^ In pratica vengono realizzati a colori, per ragioni facilmente intuibili, alcuni film comici di Totò, i film-rivista (compresi quelli canzonettistici), i film operistici, i documentari (all'epoca con tendenza spettacolare), i film-in-costume e avventurosi e alcune commedie turistico-vacanziere. (Adriano Aprà, Lo stato della tecnica, in Storia del cinema italiano, vol.IX, Marsilio, Edizioni di Bianco & Nero, Venezia, 2004
  7. ^ Stefano Masi, Gli operatori, in, a cura di, Gian Piero Brunetta, Storia del cinema mondiale, vol. V, Giulio Einaudi editore, Torino, 2007
  8. ^ «Si dice che a Roma qualcuno preghi incessantemente perché magari avvenga il duplice miracolo dell'arrivo di Giulietta e Romeo e del ritardo di Senso». Ugo Casiraghi, L'Unità, 22 agosto 1954
  9. ^ «...penoso esempio di faziosa incompetenza.» scriveva Corrado Terzi su L'Avanti del 9 settembre
  10. ^ Neorealisti al guado, in Storia del cinema italiano, cit;
  11. ^ cit.
  12. ^ Questo buffo cinema, Bompiani, Milano, 1956
  13. ^ Pauline Kael, 5001 Nights at the Movies, Holt Paperbacks, 1991

Collegamenti esternimodifica | modifica sorgente

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