Giulio Uberti

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
« Salvete, eroi dal traforato petto,
Dalle gole annodate, ai cimiteri
Vietate salme, ostie di patrio affetto!
Salve, mio Speri!. »
(Giulio Uberti, Tito Speri, 1-4)

Giulio Uberti (Brescia, 1806Milano, 1876) è stato un poeta e patriota italiano.

Biografiamodifica | modifica sorgente

Laureatosi in legge, mazziniano, partecipa alle Cinque Giornate di Milano ed è costretto all’esilio. Rientra a Milano nel 1859 dove a settant’anni, nel 1876, muore suicida con un colpo di pistola per un amore turbato da maligne dicerie. Sembra infatti che si fosse innamorato di una sua giovane allieva inglese, che a sua volta lo era di lui. Tornata la ragazza a Londra, la raggiunse poco dopo, ma capendo di non doverla esporla alle voci della gente, si uccise poco dopo.

« L'altro era un bardo: Giulio era il nome:

Quindici lustri premeanlo a sera:
Pur sul rugoso fronte non dome
L'ire fremevano dell'alma austera:
Passò imprecando: sferzò: derise:
Tutto è putredine! — disse... e s'uccise. »

(Felice Cavallotti, Tre ritratti, 1878)

L'opera poeticamodifica | modifica sorgente

In gioventù scrisse un poemetto satirico ispirato a Il giorno di Parini e intitolato Le stagioni di cui portò a termine solo L'inverno e La primavera. Dai primordi classici giunse a un gusto romanticheggiante che subì l'influsso di Hugo e Byron. Scrisse famose odi dedicate a Napoleone, Washington, Garibaldi e Mazzini.

Le sue liriche, per il vigore e per l'impeto patriottico, furono lodate da molti, fra cui Carducci[1] e Niccolò Tommaseo.

Operemodifica | modifica sorgente

  • Poesie edite ed inedite, Milano, Tip. autori-editori di E. Civelli, 1871.

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ G.Carducci, «Dieci anni a dietro. Ricordi e note», Fanfulla della domenica, n.8, 22 febbraio 1880

Altri progettimodifica | modifica sorgente









Creative Commons License