Giuseppe Albano

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Giuseppe Albano (Gerace Superiore, 23 aprile 1926Roma, 16 gennaio 1945) è stato un partigiano italiano. Fu uno dei protagonisti, dal 1943 al 1945 assieme alla sua banda, della resistenza romana contro l’occupazione tedesca. Affetto da una cifosi dovuta ad una caduta, fu soprannominato il “Gobbo del Quarticciolo”.

L’adolescenza e l’arrivo a Romamodifica | modifica sorgente

Nato a Gerace Superiore, in provincia di Reggio Calabria, il 23 aprile del 1926, Giuseppe Albano si trasferì, assieme alla famiglia, a Roma nel 1936, stabilendosi nella borgata del Quarticciolo, un quartiere della periferia est della città. Iniziò sin da giovanissimo a commettere piccoli reati assieme ad altri suoi coetanei abitanti dello stesso quartiere, anche loro per la maggior parte figli di immigrati del sud. Subito si fece notare per il suo coraggio quando riuscì a disarmare due avanguardisti che lo minacciavano con un pugnale e successivamente quando comparì in una foto dell’epoca che lo immortalava a Porta San Paolo[1] con il grembiule da garzone, mestiere che faceva in una farmacia, con ancora i calzoni corti, mentre combatteva contro l'occupazione nazista, al riparo dietro ad un carro armato.[2][3]

« Fin da giovanissimo esercitò il mestiere di malfattore insieme ad un gruppo di coetanei, quasi tutti di origine calabrese e tutti abitanti nella borgata. A soli sedici anni iniziò la sua lotta partigiana nelle giornate tra l'8 e il 10 settembre 1943. Prima a Porta San Paolo, poi nella zona di Piazza Vittorio, partecipò ad operazioni di sabotaggio e divenne subito una leggenda..... »
(da romaspqr)

La Resistenzamodifica | modifica sorgente

La figura del Gobbo del Quarticciolo è da inserire in una particolare situazione della Resistenza che è quella che viene descritta sinteticamente da Rosario Bentivegna, partigiano, medaglia d'argento al valor militare

« La Resistenza romana ebbe caratteristiche di spontaneità e di diffusione capillare che è difficile trovare altrove. Sono decine le formazioni impegnate, grandi come quelle dei partiti del CLN, in particolare i tre partiti di sinistra, PCI, Partito d'Azione e PSIUP, come Bandiera Rossa, o i Cattolici Comunisti[4], o come il Centro Militare Clandestino dei "badogliani", ma anche piccole o piccolissime, che, per non aver potuto o voluto trovare il collegamento con i partiti del CLN, operavano autonomamente contro i tedeschi e i collaborazionisti fascisti. »

Albano cominciò la sua lotta partigiana tra l'8 e il 10 settembre 1943 dapprima a Porta San Paolo e successivamente nella zona di Piazza Vittorio Emanuele II. Partecipò inoltre a numerose operazioni di sabotaggio (soprattutto di treni tedeschi), dava l’assalto ai forni per distribuire la farina alla popolazione affamata e divenne subito famoso per la rapidità d'azione e l’abilità nel dileguarsi che lo contraddistingueva, impegnando moltissimo le truppe tedesche che occupavano la città. Proprio per questo ben presto divenne un idolo per la popolazione che vedeva nella sua figura una sorta di giustiziere e difensore dei più deboli.

La sua malformazione lo rendeva facilmente identificabile (anche se i nazisti non ne conoscevano il nome), tanto che intorno all'aprile del '44 il comando tedesco impartì l’ordine di arrestare tutti i gobbi di Roma.

« ....Anche se i nazisti non ne conoscevano il nome e il cognome, la sua malformazione lo rendeva identificabile durante le azioni partigiane, così che intorno all'aprile del '44 il comando tedesco ordinò l'arresto di tutti i gobbi di Roma. »
(da Il gobbo del Quarticciolo)

Anche se Albano era riconosciuto dai giovani della resistenza di Centocelle e del Quarticciolo, come il proprio leader, in realtà la vera mente organizzativa della banda era quella di Franco Napoli detto “Felice”[5], anch’egli calabrese, socialista, compagno di lotta di Sandro Pertini, e già arrestato in passato per un fallito attentato a Mussolini in Calabria.

Il mito del "gobbo" conobbe la sua fama soprattutto nei primi mesi del 1944. Per ben due mesi infatti, tedeschi e fascisti rinunciarono addirittura ad entrare nei quartieri Centocelle e Quarticciolo. Questo fu dovuto alle fulminee azioni dei giovani resistenti della zona guidati da Giuseppe Albano (a volte con l'aiuto dei militanti di formazioni politiche divenute storicamente famose per la lotta partigiana, come Bandiera Rossa, o brigate del Partito Comunista Italiano). Il loro apporto fu molto utile specialmente di notte per impedire il transito sulle vie Casilina e Prenestina ai mezzi tedeschi che dovevano rifornire il fronte di Anzio. Pare che “il gobbo” da solo abbia in quel periodo giustiziato parecchi uomini tra nazisti e fascisti, in alcuni casi armato solo di coltello. Ma probabilmente l’impresa più famosa di Giuseppe Albano fu quando, il lunedì di Pasqua del '44, in un'osteria del Quadraro insieme alla sua banda freddò tre soldati tedeschi. Pare che proprio questo episodio, fu fondamentale nella decisione di Herbert Kappler di far rastrellare il quartiere Quadraro il 17 aprile 1944. Arrestato dalle SS in quello stesso giorno e condotto nel carcere di via Tasso[6], Albano non fu riconosciuto come il famoso partigiano terrore dei nazisti.

Dopo la Liberazionemodifica | modifica sorgente

« Stefano Citti, membro del Circolo Craxi, ha messo a fuoco coloriti episodi della Resistenza ed ha tratteggiato la figura, emblematica per quei tempi, di Giuseppe Albano, meglio conosciuto come il “gobbo del Quarticiolo”, che fu un valoroso partigiano socialista, amico di Pietro Nenni ma ribelle ad ogni forma di disciplina; anche dopo la Liberazione continuò con gli espropri proletari in favore degli affamati abitanti delle borgate. »

Con la Liberazione di Roma, il "Gobbo" collaborò con la questura per scoprire i torturatori di via Tasso formando una banda di pregiudicati che aveva come base operativa il quartiere del Quarticciolo. Il gruppo si diede subito da fare catturando parecchi ex-militanti del partito fascista e persino alcuni esponenti della famigerata banda del torturatore nazista Pietro Koch[7][8]. Ma l'attività del gruppo, sempre più spesso, era mirata a condurre espropri e rapine ai danni degli arricchiti della "borsa nera" e degli ex-fascisti, redistribuendo poi generi di prima necessità e viveri alla popolazione affamata. C'era anche chi sosteneva che in realtà si trattasse soltanto di una banda di criminali, in guerra con i clan rivali per contendersi il controllo del territorio. E fu proprio durante una di queste azioni che, in circostanze poco chiare, rimase ucciso un caporale inglese.

« Con l'arrivo degli alleati, il "Gobbo" si mise al servizio della Questura per scoprire i torturatori di via Tasso e costituì una banda di pregiudicati che aveva come roccaforte un gruppo di case al Quarticciolo. L'attività del gruppo cambiò presto obiettivo e Albano si trasformò in una sorta di moderno Robin Hood: insieme ai suoi, conduceva "espropri" ai danni degli arricchiti della "borsa nera", distribuendo poi vettovaglie e generi di prima necessità alla popolazione affamata »
(da romaspqr)

L’assassinio del “Gobbo”modifica | modifica sorgente

La versione ufficialemodifica | modifica sorgente

A seguito di quest’evento venne scatenata un'imponente caccia all'uomo con l’invio di mezzi blindati e carri armati che trasformarono il Quarticciolo in una zona di guerra. Giuseppe Albano dopo essere riuscito in un primo momento a sfuggire, venne riconosciuto e giustiziato il 16 gennaio 1945 nell'androne di un palazzo di via Fornovo 12 dopo un conflitto a fuoco con i carabinieri.

La controinchiestamodifica | modifica sorgente

Una controinchiesta condotta da Franco Napoli, tornato a Roma nel 1945, dimostrò che Albano fu assassinato con un colpo d’arma da fuoco alla nuca da una ex-spia dei tedeschi di un’associazione politica di pseudo-sinistra (Unione Proletaria)[9], nella quale lo stesso Giuseppe Albano era stato infiltrato per volere di Pietro Nenni.

Sulla scorta di numerosi documenti e testimonianze, secondo l'ipotesi avanzata da Silverio Corvisieri sull'assassinio di Giuseppe Albano, la situazione del momento era di tipo golpista ante litteram nel 1945. Nel libro Il re, Togliatti e il gobbo. 1944: la prima trama eversiva, Silverio Corvisieri ritiene che la morte del gobbo del Quarticciolo non sia avvenuta per mano dei carabinieri ma fu un'esecuzione compiuta da una scheggia impazzita della Resistenza. Sempre seguendo questa tesi, suffragata anche dalla rapidità con cui fu "chiuso" il caso, il "Gobbo" sarebbe stato ucciso da sicari di Umberto Salvarezza[10], leader di Unione Proletaria, gruppo su cui pesavano forti sospetti di formazione provocatrice. La strategia, diretta da Umberto II (sempre secondo l'analisi di Silverio Corvisieri), avrebbe dovuto portare ad un governo presieduto da Pietro Badoglio: la strategia fallì ma ebbe comunque l'effetto di bloccare epurazioni ed indagini sui collaborazionisti.

La fine della “Banda del Gobbo”modifica | modifica sorgente

Alcuni giorni dopo l'uccisione di Albano, il Quarticciolo venne di nuovo circondato dalle forze dell’ordine per arrestare il resto della “banda del Gobbo”. Nel corso di questo rastrellamento venne ucciso un anziano militante del PCI e vennero arrestati centinaia di residenti del quartiere, tra i quali Iolanda Ciccola, quindicenne fidanzata del “gobbo” che in seguito diverrà un membro di spicco della nuova Sinistra Rivoluzionaria.

Filmmodifica | modifica sorgente

Nel 1960 il regista Carlo Lizzani fece un film dedicato a Giuseppe Albano dal titolo Il gobbo, tra i cui interpreti figurava Pier Paolo Pasolini.

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ porta S.Paolo da ANPI
  2. ^ da controappunto
  3. ^ foto del Gobbo con i compagni
  4. ^ che avevano una loro pubblicazione intitolata La voce operaia sottotitolata organo del movimento dei comunisti cattolici che sul n°5 del novembre del 1943 afferma che in U.R.S.S. si sono gettate le basi per la nuova Europa ritaglio testata pubblicazione
  5. ^ "Fu infatti Franco “Felice” Napoli che negli ultimi giorni di agosto del 1943, in una riunione clandestina in una scuola di Piazza Vittorio, diede vita alla banda partigiana che assunse infatti, anche nei documenti ufficiali dell’ANPI, il nome di “banda Napoli”." la banda del gobbo
  6. ^ via Tasso da ANPI
  7. ^ Da ANPI_glossario
  8. ^ da storiain
  9. ^ unione proletaria
  10. ^
    « L'agente del SIM Giorgio Novelli relaziona in un suo rapporto che l'industriale Scalera, finanziatore di Salvarezza e della Unione proletaria, gli ha confidato che prenderà accordi con Romolo Vaselli per "mettere insieme del denaro e incominciare a ragionare con la forza" »
    « A Roma, il questore Morazzini rilascia una dichiarazione all'agenzia Orbis nella quale risponde alle critiche mossegli dalla stampa per l'immobilismo della polizia nei confronti di Salvarezza e dei suoi accoliti, affermando che non vi erano denunce a carico di Salvarezza e si trattava quindi di "beghe tra il signor Salvarezza e i diversi partiti" »
    « L'alto commissario per le sanzioni contro il fascismo emette un mandato di cattura a carico di Umberto Salvarezza che, preavvertito da un maresciallo dei carabinieri, riesce a fuggire. Nel corso della perquisizione della sede dell'Unione proletaria, in via Fornovo, sono rinvenuti armi e documenti, parte dei quali saranno poi fatti scomparire. È arrestato Umberto Bianchi, sempre su mandato dell'alto commissario, per aver favorito le operazioni di Salvarezza. »
    da fondazione Luigi Cipriani

Bibliografiamodifica | modifica sorgente

  • Cesare De Simone, Roma città prigioniera. I 271 giorni dell'occupazione nazista (8 settembre '43-4 giugno '44), Milano, Mursia, 1994. ISBN 978-88-425-1710-8.
  • Franco “FELICE” Napoli, Villa Wolkonskj, autoedizione, 1996.
  • Silverio Corvisieri, Il re Togliatti e il gobbo. 1944: la prima trama eversiva, Roma, Odradek, 1998. ISBN 978-88-869-7305-2.
  • Marisa Musu, Ennio Polito, Roma ribelle. La resistenza nella capitale 1943-1944, Milano, Teti, 1999. ISBN 978-88-703-9905-9.
  • Silverio Corvisieri, Il mago dei generali. Poteri occulti nella crisi del fascismo e della monarchia, Roma, Odradek, 2001.
  • Robert Katz, Morte a Roma. Il massacro delle Fosse Ardeatine, Milano, Il Saggiatore, 2004. ISBN 978-88-515-2153-0.
  • Giovanni Russo, Con Flaiano e Fellini a via Veneto. Dalla "Dolce vita" alla Roma di oggi, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2005. ISBN 978-88-498-1317-3.
  • Bruno Gemelli, Il gobbo del quarticciolo. Vita e morte del calabrese Giuseppe Albano, Reggio Calabria, Città del Sole Edizioni, 2009. ISBN 978-88-7351-258-5.

Voci correlatemodifica | modifica sorgente

Collegamenti esternimodifica | modifica sorgente








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