Giuseppe Setola

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Giuseppe Setola (Santa Maria Capua Vetere, 5 novembre 1970) è un criminale italiano. Boss camorrista del clan dei casalesi, è stato a capo dell'ala più sanguinaria.[1]

Biografiamodifica | modifica sorgente

Nella giovinezza frequenta l'azione Cattolica, fa a volte anche da chierichetto servendo la messa e passa spesso le giornate giocando a biliardino. Ben presto però inizia i primi episodi criminali, con piccole estorsioni ed intimidazioni.

Nel 1992 compie probabilmente il suo primo omicidio: a San Cipriano d'Aversa viene ucciso Arcangelo Chiarovalanza. All'età di 21 anni inizia a gestire il traffico del racket. Il suo carattere ribelle che non vuole avere regole da seguire gli vale il soprannome di "'a puttana" affibbiatogli dai boss dei casalesi Francesco Schiavone e Francesco Bidognetti, che non ripongono piena fiducia in lui.[2]

Dopo l'arresto del boss Francesco Schiavone, insieme a Michele Zagaria e Antonio Iovine prende le redini del clan dei Casalesi.

Strage di Castelvolturnomodifica | modifica sorgente

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Strage di Castelvolturno.

Ritenuto responsabile della strage di Castelvolturno[3], è stato considerato fino alla data del suo arresto come uno dei più pericolosi latitanti della camorra ed era ricercato dal 2008 per associazione per delinquere di tipo mafioso, omicidio ed altro[4].

Latitanzamodifica | modifica sorgente

La latitanza di Giuseppe Setola non cominciò dopo la strage di Castelvolturno ma nella primavera dello stesso anno (2008) quando venne trasferito dal carcere in una clinica di Pavia dopo essersi finto cieco.

Setola passa la sua latitanza insieme alla famiglia in un monolocale di Trentola-Ducenta, in via San Giuseppe Cottolengo nelle vicinanza di una chiesa. Il monolocale, con una piccola stanza da letto, un cucinino e un bagno, è difeso da una squadra di fiancheggiatori.[2][5]

La mattina del 11 gennaio 2009 i carabinieri riescono ad individuare il covo e il giorno successivo, il 12 gennaio, scatta il blitz delle forze dell'ordine. All'ingresso dei soldati, la moglie di Setola, Stefania Martinelli, trovata rannicchiata in un angolo del monolocale, viene portata alla caserma di Aversa, interrogata e poi arrestata per detenzione e porto abusivo di armi.

Setola invece, scortato da due complici, accede ad un tunnel sotterraneo tramite una botola situata sotto un tavolino della stanza da letto. Il tunnel, collegato alle fogne, ha permesso loro di sbucare in un'altra zona della città, dove hanno fermato e rubato un'automobile con la quale si sono dati alla fuga.[6]

Nel nascondiglio del latitante sono stati trovati, tra gli altri, una copia del libro "L'oro della camorra" di Rosaria Capacchione e una copia del libro "Alzatevi, andiamo!" di Giovanni Paolo II.[2]

Il blitz nell'appartamento di Trentola-Ducenta era avvenuto a solo una settimana dall'individuazione del rifugio di un altro latitante del clan dei casalesi, Antonio Iovine.

Arrestomodifica | modifica sorgente

Il 14 gennaio 2009 i Carabinieri coordinati dal tenente colonnello Ottavio Oro[7] riescono ad arrestarlo a Campozillone, una frazione di Mignano Monte Lungo (CE), mentre cerca di scappare sui tetti dell'edificio dove si nascondeva, una casa attigua ad una clinica privata dove probabilmente voleva farsi curare il polso fratturato dopo la rocambolesca fuga di due giorni prima. Nell'appartamento sono stati trovati circa 100.000€ in contanti, due pistole, un fucile a pompa e una busta di medicinali. Arrestata anche un'infermiera della vicina clinica.[1][8][9] Sono stati arrestati inoltre insieme al boss anche due suoi guardaspalle, verosimilmente presenti anche nella fuga di Trentola-Ducenta:* Paolo Gargiulo cugino di Nicola Gargiulo detto "Capitone" del clan dei Bidognetti e John Peram Loran, italo-americano residente a Pozzuoli.[1]

Condanne riportatemodifica | modifica sorgente

Giuseppe Setola è stato condannato, fino ad ora, a tre ergastoli, rispettivamente per:

  • omicidio di Genovese Pagliuca avvenuto nel 1995. Per questo caso, Setola non è stato individuato come mandante o responsabile materiale dell'omicidio ma per aderito moralmente. La condanna è definitiva ma è stato inoltrato un ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo.[10]
  • omicidio di Michele Orsi, imprenditore nel campo dei rifiuti, ucciso nel 2008 perché aveva cominciato a collaborare con la giustizia. La condanna è di primo grado.[11]
  • strage di Castelvolturno. La condanna è di secondo grado.

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ a b c Quotidiano gratuito City, Anno VIII Nº7, 15 gennaio 2009, "Colpo alla camorra Catturato Setola, boss dei Casalesi" di Antonio E. Piedimonte
  2. ^ a b c Quotidiano gratuito City, Anno VIII Nº5, 13 gennaio 2009, "Caserta, blitz anticamorra Setola scappa in un cunicolo" di Antonio E. Piedimonte
  3. ^ « Sette morti ammazzati centonovanta colpi una sola scia di sangue », Repubblica.it, 20/09/2008
  4. ^ Ministero dell'Interno : Direzione Centrale della Polizia Criminale - "Programma Speciale di Ricerca" - SETOLA Giuseppe
  5. ^ Quotidiano il Napoli, Anno VI Nº8, 13 gennaio 2009, "Il boss Setola beffa i carabinieri fuga dal covo attraverso le fogne" di Arnaldo Capezzuto
  6. ^ « Camorra, boss sfugge alla cattura scappando attraverso le fogne », Repubblica.it, 12/01/2009
  7. ^ Coordinò le indagini sul boss Setola - I carabinieri piangono Ottavio Oro
  8. ^ « Caserta, arrestato il camorrista Setola », Corriere.it, 14/01/2009
  9. ^ « Camorra, arrestato il boss Setola », Repubblica.it, 14/01/2009
  10. ^ Ricorso del casalese stragista alla Corte dei diritti umani
  11. ^ Ergastolo ai Casalesi stragisti per l'omicidio di Michele Orsi

Voci correlatemodifica | modifica sorgente

Altri progettimodifica | modifica sorgente

Controllo di autorità VIAF: 122259586

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