Giuseppe Siboni

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Giuseppe Siboni

Giuseppe Siboni (Forlì, 27 gennaio 1780Copenaghen, 29 marzo[1] 1839) è stato un tenore, direttore di coro e insegnante italiano. Inizio' la sua carriera nella città natale nel 1797, esibendosi poi nei maggiori teatri italiani fino al 1818. Dal 1806 al 1809 si esibi' con successo a Londra, e dal 1810 al 1814 fu attivo a Vienna, dove godette dell'amicizia di Ludwig van Beethoven. Ha giocato un ruolo fondamentale nella vita musicale danese dal 1819 fino alla sua morte nel 1839. Nel 1819 entra a far parte del Teatro Reale Danese di Copenhagen, dove lavora prima come cantante e poi come direttore del coro e direttore capo. Nel 1825 ha fondato il Royal Conservatory of Music di Copenhagen. Si è sposato tre volte, unendosi in seconde nozze con la sorella del poeta Franz von Schober, amico di Schubert. La terza moglie, Joanna, gli diede due figli, il compositore e pianista Erik Siboni (1828-1892), e la cantante Josephine, detta Peppina.[2].

Vita e carrieramodifica | modifica sorgente

Nato a Forlì, Siboni studia canto nella sua città natale col castrato Sebastiano Folicaldi. Fa il suo debutto come cantante d'opera professionista nel 1797 all'età di 17 anni a Firenze. Negli anni successivi canta con varie compagnie d'opera italiane, facendo tra l'altro apparizioni a Genova, Milano e Praga[3]. A Praga si sposa con Louise Veith, figlia di un banchiere locale.[4] Fa il suo debutto alla Scala il 26 dicembre 1805, come Abenamet nella prima assoluta di Zoraide e Abenadet di Giuseppe Nicolini, tornandovi l'anno dopo per cantare il ruolo di Marco Orazio ne Gli Orazi e i Curiazi di Domenico Cimarosa.[5]

Tra 1806 e il 1809, Siboni canta per tre stagioni al King's Theatre a Londra.[3] Il suo primo successo importante è come Ruggero ne Il Principe di Taranto di Ferdinando Paër il 23 dicembre 1806.[5] Paër scrivera' numerose parti tenorili delle sue opere appositamente per lui[1] La stagione 1809-1810 lo vede ancora una volta alla Scala dove ottiene un trionfo recitando la parte dell'eroe protagonista nella prima assoluta del Raoul di Crequi di Simon Mayr il 26 dicembre 1809.[3] Dal 1810 al 1814 è attivo a Vienna, dove canta alle prime di Wellington's Sieg[1] e del trio Tremate empi, tremate op. 116 di Ludwig van Beethoven, il 27 febbraio 1814.[1][6] È stato molto ammirato all'Opera di Vienna come Licinio ne La Vestale di Gaspare Spontini e in diverse opere di Paer. Nel 1813 si esibisce come artista ospite a Praga.

Siboni torna in Italia alla fine del 1814, e il 17 gennaio 1815 interpreta il ruolo di Timagene nella prima al Teatro Argentina di Roma de Il trionfo di Alessandro Magno il Macedone di Gaetano Andreozzi. Più tardi quel mese, si presentò al Teatro di San Carlo a Napoli come Polinesso nella Ginevra di Scozia di Simon Mayr. Negli anni 1815-1816 e 1818 a Napoli lo si sente in numerosi ruoli, tra cui Seleuco ne La vendetta di Nino di Sebastiano Nasolini e di nuovo come Timagene nell'opera di Andreozzi.[5] Tra 1815 e il 1817 si esibisce frequentemente al Teatro Comunale di Bologna.[3] Mentre e' lì ha crea il ruolo di Classamoro nella prima mondiale del Clato di Pietro Generali il 26 dicembre 1816 e recita il ruolo di Argirio nella prima rappresentazione bolognese del Tancredi di Gioachino Rossini il 29 gennaio 1817.[5]

Dettaglio dalla tomba di Giuseppe Siboni

Nel 1818 Siboni fa alcune apparizioni al Teatro Mariinsky di San Pietroburgo. Si unisce al gruppo dei cantanti presso il Teatro Reale Danese di Copenaghen nel 1819. Cristiano VIII di Danimarca lo aveva sentito cantare nel 1815 e aveva cercato di reclutarlo per quel teatro fin da allora. Il re poi onora Siboni con il titolo Kongelig Kammersänger (Cantante di camera del re). Siboni alla fine viene nominato direttore della Teatro Reale Danese e rimane attivo con l'opera di Copenaghen fino alla sua morte nel 1839. Nel 1825 fonda a Copenaghen il primo conservatorio della Danimarca, antenato diretto di quello attuale. Nel 1826 termina la sua carriera di cantante, dedicandosi esclusivamente all'insegnamento.[2]. Alcuni dei suoi allievi sono stati degni di nota: Emilie da Fonseca, Ida Henriette da Fonseca, Johanne Luise Heiberg e Peter Nicolaj Schram.[3] Inoltre fu lui ad adoperarsi perché il giovane Hans Christian Andersen, gia' respinto perché giudicato troppo magro, venisse ammesso agli studi di canto (studi che pero' dovette abbandonare dopo poco tempo a causa del cambiamento della voce)[7]

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ a b c d Grove's Dictionary of Music and Musicians, 2ª ed. (1904),vol. 4 pag. 448
  2. ^ a b Carl Frederik Bricka Dansk Biografisk Lexikon (1ª ed.), vol. 15, pagg. 563-64
  3. ^ a b c d e Giuseppe Siboni su operissimo.com
  4. ^ Michael Lorenz: "'Viele glaubten und glauben noch, absichtlich.' – Der Tod der Ludovica Siboni", Schubert durch die Brille 23, (Tutzing: Schneider, 1999), 66.
  5. ^ a b c d Giuseppe Siboni at amadeusonline.net
  6. ^ Glenn Stanley, Beethoven Forum, Vol. 6
  7. ^ Elias Bredsdorff - Hans Christian Andersen: the story of his life and work 1805-75 pagg. 30ss

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