Glauco Pellegrini

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Glauco Pellegrini

Glauco Pellegrini (Siena, 14 gennaio 1919Roma, 21 luglio 1991) è stato un regista, sceneggiatore e insegnante italiano.

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Nasce a Siena ma è veneziano di adozione - la sua famiglia di origine veneziana era profuga nel capoluogo toscano quando nasce nel 1919 - e nel corso della sua carriera cercheà molto spesso di far emergere la sua spiccata simpatia per la città veneta nella quale vive ininterrottamente sino al 1940. Inizia come giornalista ma la sua creatività lo porta a divenire ben presto autore di testi radiofonici e teatrali. Frequenta, divenendone amico, Francesco Pasinetti che lo aiuta a intraprendere la carriera di regista soprattutto di documentari che, dal 1942 al 1951, dirige in numero elevato (Venezia insorge, Prigionieri del golgo, Arquà Petrarca, L'esperienza del cubismo, Lo scultore Manzù, Dove nasce il Piave, ecc.) venendo spesso premiato con riconoscimenti nazionali e internazionali.

Il suo esordio nel cinema avviene nel 1944 quando a Venezia, nella neonata industria cinematografica di Salò, viene chiamato a scrivere soggetto e sceneggiatura per il film La buona fortuna di Fernando Cerchio, di cui sarà anche aiuto regista, proseguendo poi nel dopoguerra sceneggiando e scrivendo il soggetto di Tombolo, paradiso nero per la regia di Giorgio Ferroni. Il suo primo lungometraggio è Ombre sul Canal Grande, del 1951. Questo film, interamente girato in una Venezia insolita e a cupa, che mescola cronaca nera, noir e denuncia sferzante verso una borghesia ipocrita e decadente.

Dopo quest'opera prima, sicuramente la più interessante, firma alcuni film minori - tra questi Gli uomini, che mascalzoni!, remake del 1953 del ben più celebre film di Mario Camerini, Sinfonia d'amore del 1954 e L'amore più bello del 1956 - compie un'insolita esperienza: dirigere un film, Capriccio italiano, ritenuto il suo capolavoro e inedito in Italia, nella Germania Est nel 1962 dove ricostruisce interamente una Venezia goldoniana negli studi berlinesi. Riprende l'attività di documentarista nel 1958 (Il carbone dei poveri, Una giornata nel golfo, Ritratto di Alberto Sughi, ecc.) e diviene insegnante di regia al Centro Sperimentale di Cinematografia sino al 1990.

Affronta anche l'esperienza della regia sia teatrale che lirica, lavorando anche per la televisione. Promotore della rivista Film Rivista Quotidiano e collaboratore del Filmlexicon degli autori e delle opere, è tra i fondatori ANAC. Attivo anche nel mondo della politica, diventa membro della commissione culturale del PCI per conto del quale dirige svariati documentari, il più famoso di questi sicuramente quello sulla vita di Palmiro Togliatti (14 luglio), proiettato in occasione del ritorno in pubblico del leader comunista dopo l'attentato di cui fu vittima, alla festa nazionale de L'Unità di Roma nel settembre 1948 .[1]

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  1. ^ Morto a Roma Pellegrini, il partigiano del documentario, l'Unità, pagina 21, 23 luglio 1991

Bibliografiamodifica | modifica sorgente

  • I registi, Gremese editore Roma 2002







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