Michail Gorbačëv

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Michail Gorbačëv
RIAN archive 359290 Mikhail Gorbachev.jpg

Segretario generale del Partito comunista dell'Unione Sovietica
Durata mandato 11 marzo 1985 –
24 agosto 1991
Predecessore Konstantin Černenko
Successore Carica abolita

Presidente del Praesidium del Soviet supremo dell'URSS
Durata mandato 1º ottobre 1988 –
25 maggio 1989
Predecessore Andrej Gromyko
Successore Carica abolita

Presidente del Soviet supremo dell'URSS
Durata mandato 25 maggio 1989 –
15 marzo 1990
Predecessore Carica creata
Successore Anatolij Luk'janov

Presidente dell'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche
Durata mandato 15 marzo 1990 –
25 dicembre 1991
Predecessore Carica creata
Successore Carica abolita

Dati generali
Partito politico PCUS
Alma mater Università statale di Mosca
Firma Firma di Michail Gorbačëv
Medaglia del Premio Nobel Nobel per la pace 1990

Michail Sergeevič Gorbačëv in russo: Михаил Сергеевич Горбачёв[?] ascolta?·info, [mʲixaˈilˠ sʲiᵊrˈgʲejɪvʲiʨ gʌrbəˈʨof], spesso traslitterato anche come Mikhail Gorbachev o Gorbaciov (Privol'noe, 2 marzo 1931) è un politico sovietico, dal 1992 russo. Ultimo segretario generale del Partito Comunista dell'Unione Sovietica dal 1985 al 1991, fu propugnatore dei processi di riforma legati alla perestrojka e alla glasnost', e protagonista nella catena di eventi che portarono alla dissoluzione dell'URSS e alla riunificazione della Germania. Artefice, con la sua politica, della fine della guerra fredda, fu insignito nel 1989 della Medaglia Otto Hahn per la Pace e, nel 1990, del Nobel per la pace. Attualmente è l'unico ex-presidente dell'URSS ancora vivente.

Cursus honorum all'interno del PCUSmodifica | modifica sorgente

Gorbačëv in visita ad un allevamento di maiali a Golßen, nella RDT nel 1966

Si diploma e viene ammesso alla facoltà di legge dell'Università Statale di Mosca. Si laurea nel 1955 e prosegue gli studi per corrispondenza, ottenendo una seconda laurea (nel 1967) in economia agraria presso l'Università di Stavropol. In questo periodo si iscrive al Partito Comunista dell'Unione Sovietica e incontra la futura moglie Raisa Titarenko, con la quale vivrà dal settembre 1953 al settembre 1999 e dalla quale avrà la loro unica figlia Irina Michailovna Virganskaja nel 1957.

Tornato nella città natale, gli viene offerto un incarico nell'associazione giovanile Komsomol. Nel 1970 ha inizio la sua carriera politica con l'elezione a Primo Segretario del Comitato del Partito nel Territorio di Stavropol. Si riconosce nel gruppo facente capo al membro del Politburo Fëdor Davydovič Kulakov, che sostituisce come responsabile del comitato centrale per l'agricoltura; quando Kulakov è stroncato da un infarto nel 1978, entra nel Politburo come membro supplente.

Nel 1979 si trasferisce a Mosca e fa squadra con l'altro membro supplente di tendenza riformista, Pëtr Mironovič Mašerov, ma, dopo la morte di costui in incidente stradale, tocca a lui la promozione a membro titolare del Politburo del Comitato Centrale del PCUS, ricevendo il patronato da Jurij Andropov (capo del KGB e nativo di Stavropol), che prima della sua morte (avvenuta nel 1984) lo indicherà alla guida del Partito.

In questo periodo le sue posizioni all'interno del PCUS generano più occasioni di viaggi all'estero, che divengono sempre più frequenti e influenzano sempre più profondamente il suo punto di vista politico e sociale riguardo alla guida del Paese. Nel 1975 aveva condotto una delegazione nella Repubblica federale di Germania e nel 1983 aveva diretto una delegazione sovietica in Canada per incontrare il Primo Ministro Pierre Trudeau e alcuni membri della Camera dei Comuni canadese. Nel 1985, infine, si è recato nel Regno Unito per incontrare il Primo Ministro Margaret Thatcher. Alla morte di Konstantin Černenko, Michail Gorbačëv (all'età di 54 anni), viene eletto Segretario Generale del Comitato Centrale del Partito, la carica più alta nella gerarchia di partito e del Paese (è l'11 marzo 1985).

Segreteria generale e Presidenza dell'URSSmodifica | modifica sorgente

La sua politica di riforme avvierà numerosi processi di cambiamento che grazie alla Glasnost, alla Perestrojka e all'Uskorenie (accelerazione dello sviluppo economico), lanciati durante il ventisettesimo congresso del PCUS (nel mese di febbraio del 1986) porteranno alla fine della Guerra Fredda, arrestando la corsa agli armamenti tra USA e URSS e diminuendo grandemente il rischio di un conflitto nucleare.

Gorbačëv incontra Ronald Reagan

L'11 ottobre 1986, infatti, Gorbačëv ed il presidente statunitense Ronald Reagan si incontrano a Reykjavík per discutere la riduzione degli arsenali nucleari installati in Europa. Tutto ciò condurrà, nel 1987 alla firma del Trattato INF sulla eliminazione delle armi nucleari a raggio intermedio in Europa. L'anno successivo, Gorbačëv annuncia la fine della dottrina Brežnev, che permette alle nazioni del Blocco orientale di tornare alla democrazia[1]. La fine del sistema degli stati satelliti avrebbe anche liberato l'URSS di una parte dei costi di mantenimento di strutture militari ormai non più sostenibili. Scherzosamente, denominerà questa sua nuova dottrina la dottrina Sinatra, riferendosi alla famosa canzone My Way.

Gorbačëv, insieme al suo ministro degli esteri Eduard Ševardnadze, conseguì anche il ritiro delle truppe sovietiche dall'Afghanistan. Nel settembre del 1988 Gorbačëv assunse anche la carica di capo dello Stato mandando in pensione Andrej Gromyko. Il 15 marzo del 1990 il Congresso dei rappresentanti del popolo dell'URSS (il primo parlamento costituito sulla base di libere elezioni nella storia del Paese) elegge Gorbačëv presidente dell'Unione Sovietica. Il 15 ottobre dello stesso anno, grazie alla sua fama di riformatore e leader politico mondiale, nonché al contributo dato per migliorare le sorti della guerra fredda, gli viene assegnato il Premio Nobel per la Pace.

In politica interna si giova di una dialettica tra conservatori (guidati da Ligacev ed Aliev) e riformatori (rappresentati da El'cin e Ševardnadze), da lui abilmente guidata per mantenersi in equilibrio tra i due schieramenti interni al PCUS e portare così il Paese ad un moderato progresso democratico. Ma nel 1988-89 l'equilibrio del divide et impera vacilla paurosamente: i primi moti nazionalisti nel Caucaso e nei Paesi baltici sfociano in disordini e crimini (ad esempio l'eccidio degli armeni nella capitale azera Baku, gli assassinii di persone russe in Kazachistan ed altro). Di fronte a questi fatti che minavano l'integrità territoriale e politica del Paese  Gorbačëv  si comporta in un modo difficilmente spiegabile. Prima non reagisce affatto, mentre i disordini assumono vaste dimensioni. Poi ordina di usare la forza militare, il che provoca ulteriori vittime ed accresce i sentimenti indipendentisti.

Esattamente questo è il caso della Lituania dove, dopo aver a lungo tollerato, se non addirittura sostenuto, un'intensa attività di movimenti indipendentisti, nel gennaio 1989  Gorbačëv  ordina improvvisamente all'esercito di occupare la sede del parlamento e della TV a Vilnius. Le reazioni militari violente[2] non producono nulla, oltre ai morti e l'odio verso il potere centrale moscovita (è allora che vengono all'uopo costituiti i famigerati OMON, le truppe del Ministero dell'interno incaricate della repressione, che fa diverse decine di morti imputate direttamente al Cremlino).

Francobollo della Perestrojka, 1988

Boris Yeltsin, poi, prima viene eletto Presidente della Repubblica russa e poi abbandona il PCUS, inneggiando alla necessità di abolire la disposizione costituzionale sul ruolo guida del Partito Comunista. Mentre l'economia, tra tentativi di liberalizzazione e resistenze collettivistiche, perdeva colpi, nell'agosto 1991 i comunisti conservatori tentarono un colpo di Stato: nonostante il fatto che Gorbačëv ne fosse stato la prima vittima, essendo rimasto recluso per tre giorni nella villa presidenziale in Crimea, gli fu contestato da El'cin - dopo che questi piegò la resistenza dei golpisti coll'alleanza dei presidenti delle repubbliche federate non russe - di aver con le sue tattiche favorito il radicamento al potere non di interlocutori responsabili della perestroika, ma di pericolosi avventuristi.

Nonostante il suo dissenso dalla deriva liberista propugnata da Yeltsin, il partito Comunista venne messo al bando e i suoi beni confiscati. Il 25 dicembre 1991 Gorbačëv rassegnò le sue dimissioni da Capo dello Stato: poche settimane prima, l'8 dicembre 1991 i capi dei tre stati Russia con Boris El'cin e Gennadij Burbulis, Ucraina con Leonid Kravčuk e Vitol'd Fokin e Bielorussia con Stanislaŭ Šuškevič e Vjačeslaŭ Kebič avevano firmato a Belavežskaja pušča l'Accordo di Belaveža che sanciva la dissoluzione dello Stato sovietico. Tale dissoluzione venne ufficialmente confermata il 26 dicembre dello stesso anno, dal Soviet Supremo.

Attività successive alle dimissioni da Capo di Statomodifica | modifica sorgente

Ronald Reagan e Michail Gorbačëv

Dal gennaio del 1992 Gorbačëv è presidente della Fondazione Internazionale Non-Governativa per gli Studi Socio-Economici e Politici (la Fondazione  Gorbačëv). Dal marzo del 1993 è inoltre presidente (nonché fondatore) della Green Cross International, un'organizzazione ambientalista indipendente presente in più di 30 paesi.

Ricopre inoltre l'incarico di Presidente del Partito Socialdemocratico Unito della Russia, fondato il 26 novembre 2001, un'unione di parecchi partiti socialisti democratici, dalla cui guida si è dimesso nel maggio 2004 a causa di un disaccordo con il presidente del partito, Konstantin Titov, relativo alla nuova direzione intrapresa durante la campagna elettorale del dicembre 2003.

Nel giugno 2004 ha assistito al funerale di Ronald Reagan. Nel mese di settembre, a seguito degli attacchi terroristici ceceni in Russia, il presidente Vladimir Putin ha lanciato un'iniziativa per sostituire l'elezione dei governatori regionali con un sistema per cui sarebbero direttamente nominati dal presidente ed approvati dalle legislature regionali. Gorbačëv ha criticato tali provvedimenti accusando Putin di allontanarsi dalla via democratica. Gorbačëv è presidente del Women's World Award, un concorso annuale sponsorizzato dall'organizzazione World Awards.

Discorso al Forum di Barcellona nel 2004

Riconoscimentimodifica | modifica sorgente

Gorbačëv con Barack Obama e Joe Biden nel 2009

Michail Gorbačëv ha ottenuto l'Ordine della Bandiera Rossa del Lavoro, tre Ordini di Lenin e molte altre onorificenze e riconoscimenti sovietici e internazionali, oltre a numerose lauree honoris causa da università di tutto il mondo. Nel 1990 gli viene consegnato il Premio Nobel per la pace.

Critichemodifica | modifica sorgente

La figura di Gorbačëv è normalmente vista in modo molto positivo in occidente, mentre in Russia la sua immagine è vista con molto meno favore. Pesa a suo carico la dissoluzione dello stato sovietico, che ha avuto notevoli ripercussioni, anche economiche, per vasti strati della popolazione russa. In particolare gli si attribuisce la responsabilità delle seguenti iniziative:

Campagna anti-alcol: Proclamata il 17 agosto del 1985, contemplando l'estirpazione del circa 25% dei vigneti e una forte riduzione della produzione della vodka, portò ad un notevole calo delle entrate dell'erario dal settore alcolici (dai 60 miliardi di rubli ai 35). La conseguente carenza di alcolici ebbe come effetto la fioritura della produzione clandestina e del mercato nero contribuendo alla nascita in URSS della criminalità organizzata.

Atterraggio di Mathias Rust in Piazza Rossa e licenziamenti nelle Forze Armate: Il 28 maggio (il giorno della Festa delle Guardie di Frontiera) del 1987 in Piazza Rossa, fra sgomento dei passanti, atterrò un aeroplano sportivo pilotato dal diciannovenne cittadino della RFT Mathias Rust. Rust era decollato da Amburgo, e dopo un breve scalo a Helsinki, doveva proseguire alla volta di Stoccolma. In seguito però egli aveva cambiato rotta dirigendosi verso il territorio sovietico. Subito dopo aver varcato la frontiera e poi, mentre avanzava sulla rotta per Mosca, più volte era stato intercettato dai radar e avvicinato da caccia sovietici, i quali però non avevano ricevuto alcun ordine di reagire. Neppure il sistema automatico della difesa contraerea della capitale aveva funzionato poiché proprio quel giorno esso era stato messo fuori servizio per dei lavori di manutenzione.  Gorbačëv dichiarò che la vicenda aveva provato l'inefficenza della difesa sovietica[3] e ne approfittò per licenziare dai posti chiave i generali ostili alla sua linea politica sostituendoli con persone di sua fiducia.

Gorbacev nel 1987

Ad esempio il ministro della difesa Sergej Leonidovič Sokolov fu rimpiazzato da Dmitrij Timofeevič Jazov, furono licenziati pure il Capo dello Stato Maggiore, i capi di tutti i circondari militari nonché i comandanti delle forze sovietiche di stanza nei Paesi del Patto di Varsavia; praticamente l'unica figura importante a conservare il suo posto fu il responsabile della difesa contraerea di Mosca Sergej Carkov, insediatosi pochi giorni prima del fatto. La vicenda avrebbe costituito anche uno degli argomenti a favore alla successiva riduzione delle forze armate sovietiche. Diversi ex militari sostengono che i licenziamenti furono spesso ingiusti e che fecero rovinare il prestigio delle Forze Armate. Il generale Petr Dejnekin, il comandante della difesa contraerea russa negli anni 1991-1997 arrivò addirittura a sostenere che non ci sono dubbi che il volo di Rust abbia rappresentato una provocazione meticolosamente pianificata da servizi segreti occidentali e che la cosa più importante stia nel fatto che essa fu portata a segno d'accordo con taluni membri della dirigenza sovietica di allora.

Incoraggiamento dei moti nazionalistici nel Caucaso: Si attribuisce a  Gorbačëv la mancata reazione ai pogrom contro gli armeni di Baku e di Sumgait i quali durarono l'intera settimana, dal 13 fino al 20 gennaio 1990, e provocarono una sessantina di morti sotto gli occhi delle forze dell'ordine (che peraltro erano state disarmate per un ordine arrivato da Mosca). Solo a cose fatte, nella notte dal 19 al 20 gennaio, Gorbačëv proclamò lo stato d'emergenza a Baku e ordinò l'assalto della città all'esercito regolare sotto comando del russo Aleksandr Lebed. Ciò produsse a sua volta quasi 100 vittime di nazionalità azera. Gli eventi fomentarono gli umori indipendentisti, antisovietici e antirussi non solo in Azerbaigian, ma anche nell'intera Transcaucasia. Decine di migliaia di comunisti azeri bruciarono le loro tessere mentre gli indipendentisti arrestati durante l'assalto (tra cui gli istigatori dei pogrom) furono presto rimessi in libertà e si adoperarono per staccare la repubblica dal resto dell'URSS.

Accelerazione dello sgretolamento dell'URSS attraverso l'istituzione della carica del presidente della repubblica sovietica: Nel marzo del 1990, quasi contemporaneamente all'assunzione di Gorbačëv della carica di presidente dell'URSS, con il suo consenso anche nelle singole repubbliche sovietiche furono istituite cariche analoghe, il che stimolò ulteriormente le già forti tendenze separatiste. Particolarmente confusa divenne la situazione nella più grande RSFS Russa, dove il suo neoeletto presidente Boris Eltsin ingaggiò un'aperta lotta contro Gorbačëv in quanto capo dell'Urss, proclamando addirittura la supremazia delle leggi locali russe su quelle sovietiche (federali). L'istituzione della carica del presidente incoraggiò le forze secessioniste anche nelle altre repubbliche: infatti già l'11 marzo proclamava l'indipendenza la Lituania, mentre dichiararono la loro sovranità la Georgia (26 maggio), l'Uzbekistan (20 giugno), la Moldavia (23 giugno), l'Ucraina (16 luglio) e via via tutte le altre.

Posizioni sulla religiositàmodifica | modifica sorgente

Battezzato alla nascita cristiano ortodosso, Gorbačëv è ateo fin da giovane.[4]. Durante la sua leadership, su tale materia, intraprese azioni per favorire una maggiore libertà nella pratica dei vari culti in Unione Sovietica[4].

Onorificenzemodifica | modifica sorgente

Onorificenze sovietichemodifica | modifica sorgente

Ordine di Lenin - nastrino per uniforme ordinaria Ordine di Lenin
«Per i risultati ottenuti nello sviluppo della produzione agricola nel piano quinquennale di attuazione per la vendita allo stato di prodotti agricoli e zootecnici»
— 27 agosto 1971
Ordine di Lenin - nastrino per uniforme ordinaria Ordine di Lenin
«Per i risultati conseguiti nella concorrenza dell'Unione socialista e per il coraggio dimostrato nello svolgimento degli impegni di lavoro per l'aumento della produzione e della vendita allo stato di grano e altri prodotti agricoli nel 1973»
— 7 dicembre 1973
Ordine di Lenin - nastrino per uniforme ordinaria Ordine di Lenin
«Per il suo contributo al Partito comunista e allo Stato sovietico e in occasione del suo cinquantesimo compleanno»
— 28 febbraio 1981
Ordine della Rivoluzione d'Ottobre - nastrino per uniforme ordinaria Ordine della Rivoluzione d'Ottobre
«Per i risultati conseguiti nella concorrenza dell'Unione socialista e per l'aver dimostrato lavoro valore nell'attuazione dei piani e degli impegni socialisti per l'aumento della produzione e della vendita allo stato di grano e altri prodotti agricoli nel 1977»
— 22 febbraio 1978
Ordine della Bandiera rossa del Lavoro - nastrino per uniforme ordinaria Ordine della Bandiera rossa del Lavoro
«Per l'eccezionale raccolto nella comune di famiglia»
— 16 aprile 1949
Ordine del Distintivo d'Onore - nastrino per uniforme ordinaria Ordine del Distintivo d'Onore
«Per il suo successo nello sviluppo della zootecnia, aumentando la produzione e l'approvvigionamento di carne, latte, uova, lana e altri prodotti»
— 22 marzo 1966
Medaglia per distinzione nel lavoro - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia per distinzione nel lavoro
— 11 gennaio 1957
Medaglia per il rafforzamento della cooperazione militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia per il rafforzamento della cooperazione militare
— 2 giugno 1980
Medaglia commemorativa per il 1500º anniversario di Kiev - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa per il 1500º anniversario di Kiev
— 1982
Medaglia per il giubileo dei 40 anni della vittoria della grande guerra patriottica del 1941-1945 - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia per il giubileo dei 40 anni della vittoria della grande guerra patriottica del 1941-1945
— 23 aprile 1985

Altre Onorificenzemodifica | modifica sorgente

Cavaliere dell'Ordine di Sant'Andrea - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine di Sant'Andrea
«Per il suo grande contributo personale nel rafforzare la pace e l'amicizia tra le nazioni e per i molti anni di fruttuose attività sociali»
— 2 marzo 2011
Ordine d'Onore - nastrino per uniforme ordinaria Ordine d'Onore
«Per il contributo di rilievo allo sviluppo della transizione democratica e in occasione del suo settantesimo compleanno»
— 28 febbraio 2001

Onorificenze stranieremodifica | modifica sorgente

Ordine di Georgi Dimitrov (Bulgaria) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine di Georgi Dimitrov (Bulgaria)
— 1984
Commendatore dell'Ordre des Arts et des Lettres (Francia) - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordre des Arts et des Lettres (Francia)
— 1997
Classe speciale della Gran Croce dell'Ordine al Merito di Germania (Germania) - nastrino per uniforme ordinaria Classe speciale della Gran Croce dell'Ordine al Merito di Germania (Germania)
— 7 novembre 1999
Gran Croce dell'Ordine della Libertà (Portogallo) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Croce dell'Ordine della Libertà (Portogallo)
— 17 giugno 1995
Cavaliere di I Classe dell'Ordine del Leone Bianco (Repubblica Ceca) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di I Classe dell'Ordine del Leone Bianco (Repubblica Ceca)
— 1999
Gran Croce con Stella d'Oro dell'Ordine di Cristoforo Colombo (Repubblica Dominicana) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Croce con Stella d'Oro dell'Ordine di Cristoforo Colombo (Repubblica Dominicana)
— luglio 2001
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di Sant'Agata (San Marino) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di Sant'Agata (San Marino)
— 1994
Presidential Medal of Freedom (Stati Uniti) - nastrino per uniforme ordinaria Presidential Medal of Freedom (Stati Uniti)
«Per il coraggioso ruolo nel porre fine alla guerra fredda»
— 2008

Medaglia Otto Hahn per la Pace - " in particolare per il disarmo atomico delle grandi potenze e il fondamentale nuovo ordine politico in Europa" - Berlino - 1989

Premio Nobel per la pace - nastrino per uniforme ordinaria Premio Nobel per la pace
«Per il suo ruolo di primo piano nel processo di pace che oggi caratterizza parti importanti della comunità internazionale»
— Oslo, 1990

Bibliografiamodifica | modifica sorgente

Michail Gorbačëv è stato inoltre autore di numerosi scritti e saggi, tra i quali:

  • A Time for Peace (Tempo di pace, 1985)
  • The Coming Century of Peace (Si avvicina un secolo di pace, 1986)
  • Peace Has no Alternative (La pace non ha alternative, 1986)
  • Moratorium (Moratoria, 1986)
  • Избранные речи и статьи, Izbrannye reči i stat'i (Scritti e discorsi scelti, in sette volumi, 1986-1990)
  • Перестройка: новое мышление для нашей страны и для всего мира, Perestrojka: novoe myšlenie dlja našej strany i dlja vsego mira (1987, Perestrojka, Mondadori, 1988)
  • Августовский путч. Причины и следствия, Avgustovskij putč. Pričiny i sledstvija (Il golpe di agosto, 1991)
  • Декабрь-91. Моя позиция, Dekabr'-91. Moja pozicija (Dicembre 1991. La mia posizione, 1992)
  • Годы трудных решений, Gody trudnykh rešenij (Gli anni delle decisioni difficili, 1993)
  • Жизнь и реформы, Žizn' i reformy (Vita e riforme, in due volumi, 1995)
  • Моральные уроки ХХ века, Moral'nye uroki XX veka (dialogo con Daisaku Ikeda, 1996)
  • On My Country and the World (Sul mio paese e il mondo, 1998)
  • Наедине с собой, Naedine s soboj (A tu per tu con me stesso, 2013)

Opere pubblicate in Italiamodifica | modifica sorgente

  • Proposte per una svolta. La relazione al XXVII Congresso del Pcus e altri documenti. Con una prefazione-intervista inedita dell'autore, Editori riuniti, Roma 1986.
  • L'Urss verso il duemila. Pace e socialismo, Teti, Milano 1986.
  • Moratoria. Discorsi e interventi, Mierma, Camerino; Pieve Torina 1987.
  • L'Ottobre e la perestrojka: la rivoluzione continua. Discorso del segretario del Pcus per il 70. della rivoluzione, Editori riuniti, Roma 1987.
  • Perestrojca. Il nuovo pensiero per il nostro paese e per il mondo, Mondadori, Milano 1987.
  • Verso un mondo migliore, Sperling & Kupfer, Milano 1987.
  • Glasnost. Botta e risposta con i giornalisti di tutto il mondo, Teti, Milano 1988.
  • Parliamoci. Perestrojka in politica estera, Napoleone, Roma 1988.
  • La sfida. 19. Conferenza pansovietica del PCUS. 28 giugno-1º luglio 1988, Editori riuniti, Roma 1988.
  • Pensare il mondo nuovo, l'Unità, Roma 1989.
  • La casa comune europea, A. Mondadori, Milano 1989.
  • Il golpe di agosto. Che cosa è successo, che cosa ho imparato, A. Mondadori, Milano 1991.
  • Dicembre 1991. La fine dell'Unione sovietica vista dal suo Presidente, Ponte alle grazie, Firenze 1992.
  • Vincitori e perdenti. Dall'Urss alla Russia, La Stampa, Torino 1993.
  • Le idee di Berlinguer ci servono ancora, Sisifo, Roma 1994.
  • Riflessioni sulla rivoluzione d'ottobre, Editori riuniti, Roma 1997.
  • Umanesimo e nuovo pensiero, Multimage, Torino 1997.
  • Le nostre vie si incontrano all'orizzonte, Sperling & Kupfer, Milano 2000.
  • Spiegami il mondo. I premi Nobel rispondono alle domande dei bambini, Oscar Mondadori, Milano 2005.
  • Il mio manifesto per la terra, Borla, Roma 2005.
  • Ogni cosa a suo tempo. Storia della mia vita, Marsilio, Venezia 2013.

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ Ceslav Ciobanu, Mikhail Gorbachev: The Decay of Socialism and the Renaissance of Eastern Europe (from the Perspective of an Insider), in East European Politics & Societies, 18, nº 1 (Winter 2004): 45-69.
  2. ^ Ainius Lasas, Bloody Sunday: What Did Gorbachev Know About the January 1991 Events in Vilnius and Riga?, in Journal of Baltic Studies, 38, nº 2 (Summer2007 2007): 179-194.
  3. ^ Alla seduta dell'Ufficio Politico il 29 maggio del 1987 egli disse: È avvenuto un fatto che, per quel che riguarda le sue ripercussioni politiche, supera tutto quanto sia successo nel passato. Si tratta della perdita di fiducia nelle nostre Forze Armate da parte del Popolo, della perdita di fiducia nelle cose per cui esso aveva fatto tanti sacrifici. È stato sferrato un colpo alla dirigenza politica del Paese, alla sua autorevolezza.
  4. ^ a b Marco Tosatti, Gorbaciov: ero e resto ateo in La Stampa, 28 marzo 2008. URL consultato il 27 aprile 2013.

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Predecessore Segretario generale del PCUS Successore Flag of the Soviet Union.svg
Konstantin Černenko 11 marzo 1985 - 24 agosto 1991 nessuno
Predecessore Presidente del Praesidium del Soviet Supremo dell'URSS

dal 25 maggio 1989: Presidente del Soviet Supremo dell'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche

Successore Flag of the Soviet Union.svg
Andrej Gromyko 1º ottobre 1988 - 15 marzo 1990 Anatolij Luk'janov
Predecessore Presidente dell'Unione Sovietica Successore Flag of the Soviet Union.svg
nessuno 15 marzo 1990 - 25 dicembre 1991 fine dell'URSS

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