Guido Guinizzelli

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« quand'io odo nomar sé stesso il padre
mio e de li altri miei miglior che mai
rime d'amor usar dolci e leggiadre; »
(Dante Alighieri, Purgatorio XXVI 97-99)

Guido di Guinizello di Magnano, meglio conosciuto come Guinizzelli[1] (Bologna, 1235Monselice, 1276), è stato un poeta italiano.

Poeta di grande novità rispetto alla precedente Scuola siciliana e a quella toscana[2]: è considerato l'iniziatore e l' inventore del Dolce Stil Novo, la corrente letteraria italiana del XIII secolo di cui la sua canzone "Al cor gentil rempaira sempre amore" è considerata il manifesto. Nonostante l'identità storica non sia del tutto sicura, Guinizzelli occupa un posto di rilievo nella storia della letteratura italiana; la sua produzione lirica fu molto apprezzata dai contemporanei e dallo stesso Dante Alighieri, che lo dichiara padre suo e quindi maestro, nel canto XXVI del Purgatorio.

Vitamodifica | modifica sorgente

Guido Guinizzelli nacque a Bologna nel 1235, se è corretta - come ormai si ritiene - l'identità storica di Guido di Guinizello di Magnano, giurisperito[3], politico e ghibellino: le informazioni biografiche riguardo al poeta sono quasi inesistenti. Secondo questa identità storica, Guido sarebbe figlio di Guinizello di Magnano e di un'esponente della famiglia ghibellina dei Ghisilieri, ideologia politica che lo vorrà anche partecipe alla politica cittadina.

Si è certi che, sempre nel 1265 o poco tempo dopo, Guido inviò un sonetto a Guittone d'Arezzo, chiamandolo padre. Negli anni a seguire, nel periodo compreso tra il 1266 e il 1270, esercitò la professione di giurisperito[4] Terminata la carriera di giudice, viene nominato podestà, o magistrato a carico di Castelfranco Emilia.

Nel 1274, viene esiliato a Monselice, Padova, insieme alla sua famiglia a causa della sconfitta dei ghibellini ai quali si era legato, in particolar modo alla sconfitta della famiglia Lambertazzi, sopraffatta dalla fazione guelfa dei Geremei. A Monselice si reca anche con la moglie, Bice della Fratta, e con suo figlio, Guiduccio Guinizzelli.

La data di morte non è ancora certa: risale però al 14 novembre 1276 un documento notarile che affida alla moglie di Guido la tutela del figlio minorenne. Con tutta probabilità, infatti, Guido Guinizzelli morì in quello stesso anno, il 1276[4].

Operemodifica | modifica sorgente

Il canzoniere di Guinizzelli si compone di 15 sonetti e 5 canzoni anche se, secondo l’edizione di Luigi Di Benedetto,[5] alcuni di paternità incerta: il poeta è attivo tra il 1265 e il 1276, ma non si ha ancora una cronologia completa e affidabile delle sue opere. L'incertezza sulla cronologia delle opere infatti non permette una divisione accurata del percorso poetico dell'autore: con ogni probabilità si può definire una distinzione tra la prima giovinezza del poeta, di stampo guittoniano, e una seconda fase, che anticipa lo stilnovismo[4].

La prima opera di certa datazione è il sonetto A frate Guittone, che ne attesterebbe l'adesione ai canoni guittoniani: rientrano nel primo periodo i sonetti, in settenari, Gentil donzella, di pregio nomata; Lamentomi di mia disaventura; Sì sono angostioso e pien di doglia; Madonna mia, quel dì ch’Amor consente e i componimenti Pur a pensar mi par gran meraviglia e Fra l’altre pene maggio credo sia.

Al secondo periodo, quello che si può definire come prestilnovista, appartengono le canzoni (in endecasillabi e settenari), i diversi sonetti il cui tema centrale è la lode dell'amata, quelli che anticipano le tematiche svolte in seguito da Guido Cavalcanti e quelli impostati sulla poesia comico-realista.

Lista delle operemodifica | modifica sorgente

La poeticamodifica | modifica sorgente

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Dolce Stil Novo.
« La poesia di Guido ha il difetto della sua qualità: la profondità diviene sottigliezza, e l'immaginazione diviene retorica, quando vuole esprimere sentimenti che non prova. »
(Francesco De Sanctis - Storia della letteratura italiana)

Senza dubbio il ruolo culturale di Guinizzelli è quello di mediatore fra due sensibilità letterarie diverse. Un'altra caratteristica che spicca nella poesia guinizzelliana, e che sarà poi tipica dello Stilnovismo, è il gusto per il sottile ragionamento filosofico, nutrito della cultura della Scolastica: non per nulla Guinizzelli è di Bologna. La poesia di Guinizzelli costituisce infine un esempio perfetto di stile <<dolce e leggiadro>>, cioè di uno stile limpido e piano in contrapposizione alla contorta e artificiosa oscurità guittoniana.

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ Treccani.it
  2. ^ "Guido Guinizelli." Classical and Medieval Literature Criticism. Ed. Elisabeth Gellert Jelena O. Krstovic´. Vol. 49. Thomson Gale, 2002. eNotes.com. 2006.
  3. ^ Etimo.it - voce Giusperito: colui che è esperto nel diritto e nelle leggi.
  4. ^ a b c Guido Guinizelli, pagina personale di uno studente dell'Università di Pisa.
  5. ^ G. R. Ceriello, I rimatori del Dolce stil novo. Guido Guinizzelli, Guido Cavalcanti, Lapo Gianni, Gianni Alfani, Dino Frescobaldi, Cino da Pistoia, Biblioteca Universale Rizzoli, 2003. - Introduzione di Luigi di Benedetto.

Bibliografiamodifica | modifica sorgente

Voci correlatemodifica | modifica sorgente

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