Il mattatore

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Il mattatore
Il mattatore.jpg
Vittorio Gassman in una scena del film
Titolo originale Il mattatore
Paese di produzione Italia, Francia
Anno 1960
Durata 104 minuti
Colore bianco e nero
Audio sonoro
Rapporto 2,35:1 in Totalscope
Genere commedia
Regia Dino Risi
Soggetto Sergio Pugliese, Age Scarpelli, Sandro Continenza, Ettore Scola, Ruggero Maccari
Sceneggiatura Ettore Scola, Sandro Continenza, Ruggero Maccari
Produttore Mario Cecchi Gori
Casa di produzione Maxima Film, S.G.C.
Distribuzione (Italia) Cei-Incom
Fotografia Massimo Dallamano
Montaggio Eraldo Da Roma
Musiche Pippo Barzizza
Scenografia Giorgio Giovannini
Costumi Marisa D'Andrea, Romolo Martino
Interpreti e personaggi
Premi

Il mattatore è un film del 1960 diretto dal regista Dino Risi e interpretato da Vittorio Gassman.

Il successo della pellicola, oltre alla presenza di Gassman, è dovuto anche ai decisivi ruoli di Peppino De Filippo ("Chinotto"), Mario Carotenuto e Luigi Pavese nel ruolo minore della vittima di turno, industriale della pasta (Adolfo Rebuschini), protagonista dell'episodio in cui Vittorio Gassman si sostituisce al generale Mesci dell'Arma Aerea (Fosco Giachetti) per portare a termine una truffa ai danni del Rebuschini, disposto a sborsare consistenti tangenti in cambio della promessa di veder agevolata una sua fornitura di pasta all'uovo per l'Aeronautica Militare.

Altra memorabile battuta quella che si sente nel carcere ove Gerardo è stato da poco rinchiuso. Qui, durante l'ora d'aria, egli si esibisce in un'istrionica interpretazione di Marco Antonio nella sua orazione contro Marco Giunio Bruto, dal Giulio Cesare di William Shakespeare, e cattura l'attenzione dei carcerati-spettatori al punto tale che, allorché una guardia carceraria si affaccia al cortile urlando a uno di essi «C'è tu' moje in parlatorio» lo spettatore interpellato risponde: «Dije che nun ce sto!»

La sceneggiatura ricorda da vicino I tromboni (1956) di Federico Zardi, che lo stesso Gassman aveva interpretato sul palcoscenico e in televisione nella trasmissione di quell'anno che portava lo stesso titolo: Il Mattatore.

Tramamodifica | modifica sorgente

Gerardo, guitto che passa disinvoltamente, ma con scarso successo, dal teatro comico alla tragedia, viene coinvolto, grazie alla sua capacità di imitare qualsiasi parlata dialettale d'Italia, in una truffa ordita da Lallo ai danni di un ricco commerciante di stoffe. La sua inesperienza fa sì che sia lui l'unico a essere arrestato e condannato a parecchi mesi di carcere. Qui fa conoscenza con un vasto campionario di piccoli delinquenti, dediti prevalentemente a truffe di vario genere. In particolare fa amicizia con De Rosa, detto Chinotto, un truffatore per il quale le porte delle carceri sono come la porta girevole di un grande albergo.

Uscitone, si mette in società con quest'ultimo, divenendo, grazie alle sue impareggiabili doti istrioniche, un bravissimo organizzatore e realizzatore di truffe, riuscendo pesino a truffare colui che ne aveva provocato l'incarcerazione, il raffinato Lallo. Superato il maestro "Chinotto", Gerardo si mette in proprio fino a che Annalisa, attrice di varietà innamorata di lui, riesce a mettergli la fede al dito. Sebbene la moglie tenti di redimerlo, la sua è una vocazione irresistibile ed egli ogni tanto deve riprendere l'antica attività.

Sviluppo della finzionemodifica | modifica sorgente

Il film, in gran parte, non è altro che una sequenza di episodi truffaldini legati, oltre che dai personaggi, dalla voce fuori campo del protagonista che li introduce e che spesso anche li commenta: un lungo flash-back sonoro, nel quale però non si torna mai alla scena del momento della narrazione, ma gli episodi si susseguono nell'esatto ordine temporale in cui si sono verificati.

L'occasione è data al protagonista, ormai felicemente sposato (e annoiato), che con il matrimonio ha lasciato la sua funambolica attività per un'altra più onesta ma meno eccitante, quando si accorda con un giovane che fingendosi un maldestro truffatore deve tentare di truffarli facendosi scoprire facilmente. Gerardo così gli elenca tutti gli errori da lui commessi in quell'occasione per palese inesperienza e incapacità, in modo che il complice faccia finta di scambiarlo per un commissario di polizia. Chiarito l'equivoco, Gerardo fa sedere il giovane in salotto, gli offre il caffè e inizia il racconto della sua vita ai margini della legge. Al termine del flash-back, il falso truffatore si fingerà un commissario e con la scusa di portarlo in prigione lo porterà da Chinotto che lo aspetta sotto casa in macchina per partire per una truffa in inghilterra.

Le ultime sequenze del film sono state girate a colori. Iscritto al P.R.C. con il n. 2.227, ottenne il visto di censura n. 31.179 del 3 febbraio 1960.

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