Inglese afro-americano vernacolare

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Inglese afro-americano vernacolare (African American Vernacular English)
Parlato in USA
Persone neri americani
Classifica non delle prime 100
Scrittura alfabeto latino
Tipo SVO isolante
Filogenesi Lingue indoeuropee
 Germaniche
  Occidentali
   Inglese afro-americano vernacolare
Statuto ufficiale
Nazioni Stati Uniti d'America
Codici di classificazione
ISO 639-1 nessuno
Estratto in lingua
Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, art. 1
All human beins are born free n' equal in dignity n' rites. Dey are endowed wid reason n' conscience n' shoud act towards one anoda in a spirit of brodahood.[1]

L'Inglese afro-americano vernacolare (AAVE), anche conosciuto come Jive, è una variante dell'inglese americano parlato dagli afroamericani negli Stati Uniti d'America. Si differenzia dall'inglese standard per la pronuncia e tempi verbali nonché, in misura minore, sul piano lessicale.

Nomimodifica | modifica sorgente

Dal punto di vista linguistico il nome corretto è "Inglese afro-americano vernacolare" (African American Vernacular English). Vi sono tuttavia numerose varianti, tali:

  • African American English (Inglese afro-americano)
  • Black English (Inglese nero)
  • Black Vernacular (Vernacolo nero)
  • Black English Vernacular (BEV)(Vernacolo inglese nero)
  • Black Vernacular English (BVE) (come sopra)

Nel linguaggio comune inoltre è molto diffuso il termine Ebonics; questo termine ha però diversi significati. Alcuni lo denominano anche jive or jive-talk, termine che fa riferimento alla musica jazz suonata appunto da molti afro-americani.

Particolaritàmodifica | modifica sorgente

Si tratta sostanzialmente di un fenomeno linguistico curioso e per lo più anomalo, basandosi più sullo strato o condizione sociale di chi lo parla che non sulla sua origine o provenienza. Caratteristica fondamentale è un accento molto marcato più che essere un dialetto o una lingua vera e propria; l'Ebonics possiede una musicalità e dei suoni che si differenziano dai suoni dell'inglese americano standard (ad esempio i suoni "sh-", "ch-", "ew" ... hanno una pronunzia un po' diversa).

Dall'Inglese si differenzia altresì, ed anzi ne è la sua caratteristica principale, per una serie di espressioni molto vivaci e colorite, modi di dire e parole, se non quasi imprecazioni ricorrenti che intercalano la frase costantemente, arricchendola di una peculiarità propria, tipica delle genti nere degli USA, in special modo di coloro nati in ghetti o comunità a prevalenza nera (esempio Harlem). Ad un primo impatto con questa parlata, e ciò è molto curioso, significativo e interessante, si potrà avere la netta impressione che l'interlocutore stia canticchiando una canzone rap; questo è appunto dovuto alla cadenza cantilenata e musicale che contraddistingue questo dialetto inglese (non a caso il rap viene da queste comunità). Come detto è questa la parlata degli afro-americani statunitensi, ma va tenuto in considerazione che è principalmente diffusa solo nei ghetti, nelle grandi città, o nelle grandi comunità nere. Sarà quindi estremamente difficile trovare un nero che parli Ebonics se costui è cresciuto in un contesto bianco. La si può anche trovare, molto più saltuariamente e meno accentuata, tra le popolazioni di origine latino americana e talora addirittura di origine italo-americana (in questo caso però si limita solo agli strati sociali meno istruiti ed acquisisce comunque toni molto meno marcati e differenti, sicuramente meno cantilenati e meno ricchi di colore).

Caratteristichemodifica | modifica sorgente

Fonetichemodifica | modifica sorgente

  • Le consonanti /b/, /d/, e /g/ quando si trovano a fine parola vengono desonorizzate: ad esempio "cub" verrà pronunciato "cup".[2]
  • Riduzione di alcuni dittonghi in monodittonghi: /aɪ/ diventa /aː/
  • Diversa pronuncia delle fricative dentali sorde e sonore:
    • th sordo a inizio parola (/θ/) si pronuncia come nell'inglese standard (thin = [θin])
    • th sonoro a inizio parola (/ð/) si trasforma in occlusiva (/d/): this viene pronunciato [dis]. Questo ha influenzato anche la scrittura dell'inglese afro-americano vernacolare, tant'è vero che molti scrivono "dis" anziché "this", sebbene in inglese sia scorretto.
    • Quando "th" si trova nel mezzo o a fine parola invece viene reso con /t/ o /f/ se sordo e con /d/ o /v/ se sonoro: ad esempio, month si pronuncerà [mʌmf] o [mʌnt], e smooth o [smuːd].
  • La nasale velare finale (ng) diventa una normale n: running = runnin.
  • Marcata riduzione di pronuncia delle consonanti finali in generale: hand [hæn]
  • Metatesi di alcune consonanti: aks al posto di ask e graps per grasp.[3]
  • La pronuncia della r quando non seguita da vocale viene del tutto eliminata e sostituita da una schwa (/ə/). Questo fenomeno si nota soprattutto quando la r è a fine parola (che comunque anche nell'inglese standard viene pronunciata pochissimo) ma anche in posizione intervocalica e tra le vocali posteriori arrotondate (come throw, throat, e through).
  • Prima delle consonanti nasali (/m/, /n/, e /ŋ/) /ɛ/ e /ɪ/ vengono pronunciati entrambi /ɪ/.
  • Nessuna distinzione tra la i breve la i lunga (rispettivamente /ɪ/ e /iː/)
  • La i breve prima di ŋ diventa ɛ: thing [θɛŋ]
  • L'accento tonico in alcune parole viene spostato: in parole come police, guitar and Detroit l'accento cade in posizione iniziale.

Influenze nella cultura di massamodifica | modifica sorgente

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ L'inglese americano vernacolare non ha una propria scrittura. Questo è soltanto un esempio.
  2. ^ Green, Lisa J. (2002), African American English: A Linguistic Introduction, Cambridge: Cambridge University Press, ISBN 0-521-89138-8
  3. ^ Labov, William (1972), Language in the Inner City: Studies in Black English Vernacular, Philadelphia: University of Pennsylvania Press







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