Jean-Auguste-Dominique Ingres

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Autoritratto a 24 anni

Jean-Auguste-Dominique Ingres (Montauban, 29 agosto 1780Parigi, 14 gennaio 1867[1]) è stato un pittore francese. Ingres è considerato il maggiore esponente della pittura neoclassica,[2] una pittura a cui guarderà, negli anni '60 del XIX secolo, anche il giovane Édouard Manet.senza fonte

Biografiamodifica | modifica sorgente

Gli inizimodifica | modifica sorgente

Nato a Montauban, primo di cinque figli, dopo un apprendistato presso la bottega paterna, affinò la sua formazione iscrivendosi all'Accademia di belle arti di Tolosa dove, grazie agli insegnamenti del suo primo maestro, il pittore Roques,[1] cominciò ad accostarsi all'arte di Raffaello. Ingres fu anche violinista; in gioventù fu secondo violino dell'orchestra municipale di Tolosa.[1] Da questa sua seconda attività artistica è nato un modo di dire molto diffuso in francese: violon d'Ingres "violino di Ingres"[1] con cui si indica una passione coltivata parallelamente alla propria attività principale.

Primo soggiorno a Parigimodifica | modifica sorgente

Nel 1796 si recò a Parigi per studiare nell'atelier di David,[1] altro celebre pittore del Neoclassicismo francese. In quest'ambiente, Ingres apprese gli ideali neoclassici[1] e sviluppò la sua particolare armonia delle linee tenui e nell'utilizzo del colore. Nell'ambiente parigino si affermò soprattutto come ritrattista dell'alta borghesia;[3] la sua fama all'interno di tali ambienti lo porterà a dipingere persino il ritratto di Napoleone Bonaparte imperatore.[1]

Gli anni romanimodifica | modifica sorgente

Nel 1801 grazie all'opera Scipione e Antioco si qualificò secondo nella graduatoria del concorso per il Prix de Rome, una borsa di studio con la quale gli studenti dell'Accademia di Belle Arti parigina svolgevano un periodo di studi presso la Città Eterna, a Villa Medici (sul Pincio),[4][5] tuttora proprietà della Francia.

Nel 1806, dunque, Ingres arrivò a Roma dove scoprì dal vivo l'eleganza di Raffaello e del Quattrocento italiano che consacrò definitivamente il suo stile.[1][6] Questi furono i suoi anni di lavoro più prolifici, in cui dipinse le sue famose Bagnanti, i paesaggi, i disegni, i ritratti e gli episodi storici ispirati al Rinascimento italiano. Nonostante il successo che ebbero le sue opere in Italia, in Francia i suoi dipinti non vennero apprezzati allo stesso modo dalla critica. Ingres decise così di prolungare la sua permanenza a Roma, dove aprì uno studio privato in via Gregoriana.

Nel 1813 si sposò con Madeleine Chapelle, alla quale dedicò l'opera Il fidanzamento di Raffaello,senza fonte in cui il pittore italiano viene raffigurato insieme alla famosa Fornarina. Nel 1814 dipinge per Carolina Murat, moglie di Gioacchino, re di Napoli, imposto da Napoleone, La grande odalisca, una delle sue opere più conosciute, destinata a fare da pendant a un'altra opera, raffigurante un nudo femminile; ma una recente ipotesi riconosce nel dipinto il ritratto della regina stessa, come era avvenuto già per la sorella Paolina e il fratello Napoleone ripresi come nudi mitologici da Antonio Canova.senza fonte Questo dipinto, giunto a Napoli quando oramai i Murat erano fuggiti dalla capitale, fu al centro di numerose discussioni da parte dei critici dell'epoca che giudicarono quest'opera, e nel complesso la sua pittura, come priva di volume, profondità, nonché piatta nella stesura dei colori.senza fonte Nonostante i numerosi denigratori, l'opera ebbe un grande successo anche successivamente al periodo neoclassico, grazie anche al tocco di esotismo, dovuto all'utilizzo di oggettistica e costumi orientali, che anticipavano il gusto degli artisti della fine del XIX secolo per l'arte orientale.

Premiazioni e riconoscimentimodifica | modifica sorgente

Alla caduta di Napoleone, alcune difficoltà economiche e familiari furono portatrici di un periodo di grande miseria per il pittore francese, durante il quale egli continuò a dipingere con un certo accanimento. Riuscì comunque a trovare finalmente il successo anche in Francia, dove partecipò nel 1824 all'esposizione del Salon con l'opera: Il voto di Luigi XIII, dipinta per la Cattedrale di Montauban e fortemente apprezzata dalla critica. Opera che costituirà un esempio particolarmente significativo del neoraffaellismo ingresiano. Il chiaro ricordo della "Madonna Sistina" viene trasformato dall'artista in autonoma riflessione sullo stile e sugli elementi formali costitutivi dell'opera di Raffaello; una riflessione che, per questo, è lontana da intenzioni semplicemente imitative.senza fonte

La sua fama negli anni seguenti continuò a crescere grazie anche, oltre ai numerosi ritratti, alle opere impegnate di chiara ispirazione classica, come L'apoteosi di Omero. La sua definitiva consacrazione avvenne nel 1825, quando il re Carlo X gli consegnerà la croce della Legion d'Onore. Dal 1835 fino al 1840, diventò direttore dell'Accademia di Francia a Roma.senza fonte

Il ritorno a Parigi, gli ultimi annimodifica | modifica sorgente

Tornato a Parigi nel 1841, ebbe un'accoglienza trionfale. Ricevette nuove importanti commissioni per tutte le vetrate della cappella di Notre Dame. Nel 1846 partecipò alla sua prima esposizione pubblica nella Galerie des Beaux-Arts, per la quale l'anno seguente divenne membro della commissione, insieme a Delacroix. Nel 1849 si dimise dall'incarico a causa della morte della moglie.

Per via di una malattia che lo colpì agli occhi, nel suo ultimo periodo Ingres fu costretto ad avvalersi di alcuni collaboratori per ultimare le parti secondarie delle sue opere del periodo maturo, caratterizzato dall'assidua ricerca della perfezione formale.senza fonte Nel 1852 Ingres si sposò per la seconda volta, impalmando Delphine Ramel. Nel 1855, all'Esposizione Universale di Parigi, vennero scelte ben quarantatré sue opere. Nel 1862 fu nominato senatore. Il 14 gennaio del 1867, all'età di ottantasei anni, Ingres morì e venne seppellito nel Cimitero Père Lachaise di Parigi.

La sorprendente galleria di ritratti, estremamente realistici, che Ingres ci ha lasciato, è un vero e proprio specchio della società borghese del suo tempo, della quale il pittore esalta pregi e virtù, grazie alla precisione del suo disegno. Il suo apporto alla storia della pittura fu di estrema importanza, anche perché inserì il concetto nuovo di "arte per l'arte", dando ad essa una valore assoluto e ponendola al primo posto davanti a tutto. È infatti singolare che, dal massimo esponente del neoclassicismo, sia venuto uno dei principi che informeranno la pittura moderna e contemporanea.senza fonte

Onorificenzemodifica | modifica sorgente

Cavaliere dell'Ordine Pour le Mérite (classe di pace) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine Pour le Mérite (classe di pace)
— 1842

Opere (elenco parziale)modifica | modifica sorgente

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ a b c d e f g h Michael LaClotte, Dizionario della pittura e dei pittori, D-J (secondo volume), Larousse Einaudi, 2002, pp. 591-592.
  2. ^ Masters of French art - Jean-Auguste-Dominique Ingres (Uwe Fleckner, Könemann, 2000, prefazione presente sul segnalibro)
  3. ^ Storia universale dell'arte - il secolo della borghesia (seconda parte) (Cesare de Seta, UTET, 1999, pag. 95)
  4. ^ L'arte - Ger-Mas (autori vari, UTET, 2002, pag. 310)
  5. ^ Ingres and the Studio: Women, Painting, History (Sarah E. Betzer, 2012, Pennsylvania State Univ Press, pag. 105)
  6. ^ Enciclopedia dell'arte (Eugenia Dossi, Garzanti, 2002, pag. 591-592)

Bibliografiamodifica | modifica sorgente

  • Portraits by Ingres: Image of an Epoch (Jean-Auguste-Dominique Ingres, Gary Tinterow, Philip Conisbee, Metropolitan Museum of Art, 1999, pag. 545-556)

Altri progettimodifica | modifica sorgente

Controllo di autorità VIAF: 76327826 LCCN: n81047807









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