Italo De Feo

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Italo De Feo (Mirabella Eclano, 30 aprile 1912Roma, 6 marzo 1985[1]) è stato uno scrittore, critico letterario, saggista e giornalista italiano. Era il padre della giornalista Diana De Feo, e suocero dell'ex conduttore del TG1 e del TG4 Emilio Fede.

Biografiamodifica | modifica sorgente

Si era laureato a Napoli in giurisprudenza, filosofia e lingue orientali ed era stato allievo di Adolfo Omodeo, negli anni in cui tale storico teneva i suoi corsi sulla Restaurazione francese, e di Benedetto Croce.

Ad interrompere la sua attività di insegnante, a causa delle sue idee giudicate non troppo ortodosse, fu il Regime fascista nel 1933.

Arrestato e deferito al Tribunale Speciale, Italo de Feo trascorse una parte della sua esistenza a Cagli, in Provincia di Pesaro e Urbino, dove giunse nell'autunno del 1933 per insegnare al ginnasio inferiore. Di quel periodo ebbe a conservare un particolare ricordo, come rammentano anche i suoi amici fraterni e del quale è una sua diretta testimonianza nell'articolo Ricordo di Cagli edito nell'agosto 1963 per un periodico localesenza fonte. Il 20 novembre 2010, gli è stata conferita la cittadinanza onoraria alla memoria da parte del Comune di Cagli, con pubblica cerimonia alla presenza dei suoi figli[2].

Attività politicamodifica | modifica sorgente

Prende corpo così l'impegno politico di de Feo, che l'8 settembre 1943 è a Napoli da dove parte per ricoprire dapprima il ruolo di capo dell'ufficio stampa del Comitato di Liberazione Nazionale (CNL), che raggruppa i partiti antifascisti, dai liberali ai comunisti. Diventa, inoltre, membro della Commissione nazionale della stampa, capo dell'ufficio radio della Presidenza del Consiglio, fu dal 1944 fino al 1947 segretario e stretto collaboratore di Palmiro Togliatti.

La conoscenza diretta di taluni eventi comportò tra la fine del 1946 e la primavera del 1947 la rottura con il PCI. Delle motivazioni di tale scelta, avvertita da de Feo come ineluttabile, sarà tempo dopo lo stesso de Feo a narrarne nel libro Tre anni con Togliatti. Egli scrive:

« Avevo letto un rapporto sulla situazione dei nostri connazionali in Jugoslavia, e l'indegno trattamento ch'era loro fatto non in quanto fascisti ma semplicemente perché italiani. E non avevo esitato, secondo il mio temperamento, a dirne quello che pensavo […] Avevo pure detto che simili metodi non mi sembravano comunisti, bensì fascisti, anzi nazisti. Era una bestemmia come mi disse una volta Giancarlo Pajetta. »
(I. De Feo, Tre anni con Togliatti, Milano, 1971)

Della sospensione da ogni attività di partito, scrive de Feo,

« [Togliatti] mi fece dire che considerava il provvedimento contro di me un grosso errore ma non si adoperò perché fosse revocato. »

La volontà di non arrendersi porta de Feo nel partito socialriformista di Giuseppe Saragat (del quale fu amico e consigliere) nato dalla scissione maturata a palazzo Barberini con i socialisti di Pietro Nenni che avrebbero atteso i fatti del 1956 dell'invasione sovietica dell'Ungheria per una loro decisa presa di posizione.

Attività culturalemodifica | modifica sorgente

Della RAI, della quale era stato uno dei primi organizzatori, fu direttore per poi passare alla vicepresidenza. Incarico quest'ultimo che ricoprì per undici anni dal 1964. In seno alla Regione Lombardia svolse l'ufficio di consigliere per il partito socialdemocratico.

Nel 1985, poche settimane prima di morire, aveva concordato la relazione che avrebbe tenuto quale Presidente del Sindacato Libero degli Scrittori Italiani. In questa, sostiene Francesco Grisi, vi è l'insegnamento di de Feo quando afferma

« la meditazione sul passato non è un esercizio di memoria o una nostalgia ma una necessità per sperare senza cadere del dominio tecnologico. La storia insegna che i valori della persona umana prima o dopo prevarranno sempre sulla retorica e sugli acritici schematismi »

Teneva in maniera particolare a tale Sindacato che aveva sostenuto e promosso fin dal 1971 (anno della sua costituzione) e del quale fu il massimo riferimento. Rammenta ancora Francesco Grisi che quando nel febbraio di quell'anno si recò da Italo de Feo per sottoporgli l'iniziativa, lui senza esitazioni esclamò

« non mi sono mai tirato indietro. L'iniziativa è doverosa. Dobbiamo formare un Sindacato libero da schemi ideologici e altamente qualificato »

Il suo credo politico si sostanziava in idee circa una libertà che non può tramutarsi in deresponsabilizzazione a fini egoistici e che va conquistata e difesa specie dalla silenziosa erosione quotidiana. Egli andava affermando, infatti, che

« accanto ai diritti della libertà, vi debbono essere i doveri della libertà, ed è con dolore che io intravedo i pericoli di una libertà che può degenerare in anarchia e in servitù »

In un altro suo testo dal titolo Diario politico chiarisce che

« la crisi dell'autorità è anche crisi della libertà e viceversa. L'intimo rapporto tra dispotismo e anarchia è così che va esaminato. Il dispostismo è orgoglio che calpesta la volontà dell'altro. E l'anarchia è orgoglio che adora la libertà propria. Vi è una sostanziale identità tra tirannide e licenza sotto qualsiasi forma si manifestino »

Tali principi permeano tutta l'attività di de Feo scrittore, critico, saggista, pubblicista ma anche autore e promotore di numerose pubblicazioni, saggi, pellicole su personaggi storici e politici, su scrittori e letterati, sul giornalismo e sulla cultura in genere. In campo televisivo è stato autore di molti programmi e film per la televisione alcuni dei quali hanno conseguito un successo internazionalesenza fonte.

L'attività giornalistica lo portò a collaborare con Time, Life, Il Mondo, Il Giornale d'Italia, La Gazzetta del Popolo, Il Resto del Carlino, il Giornale di Brescia e La Nazione.

Della sua produzione letteraria vanno anche ricordati Venti secoli di giornalismo, L'Italia dei nostri nonni, L'Italia di Giolitti, Croce e il suo mondo, L'ultima Italia, Giovanna d'Angiò regina di Napoli, Cavour l'uomo e l'opera.

L'uomo, di corporatura minuta con occhi descrittisenza fonte come estremamente mobili e con lo sguardo pungente che seguiva attento l'interlocutore e sembrava anticipare la risposta prima che la domanda finisse, poco prima di terminare i suoi giorni, sul letto di morte, ebbe a dire "io non sono cristiano, ma mi sforzo di esserlo" richiamando così la famosa massima di Croce il quale per qualificare il suo liberismo asseriva "non possiamo non dirci cristiani".

Operemodifica | modifica sorgente

  • Italo de Feo, Applicazioni dialettiche al concetto di Stato nell'opera del Montesquieu e del Rousseau, Napoli 1935
  • Italo de Feo, Aspects de l'oeuvre d'Anatole France, Napoli 1935
  • Italo de Feo, Introduzione critica al Discorso sul metodo, Napoli 1936
  • Italo de Feo, Materialismo storico e critica idealistica, Humus, Napoli [1944]
  • Italo de Feo, Antologia Marx-Engels, Ed. Della Bussola, Roma 1946
  • Italo de Feo, L'Italia dei nostri nonni, Canesi, Roma 1962
  • Italo de Feo, Venti secoli di giornalismo. Le grandi firme e i grandi reportages della storia, Canesi, Roma [1962]
  • Luigi Preti e Italo de Feo (a cura di), Giuseppe Saragat. Quaranta anni di lotta per la democrazia: scritti e discorsi 1925-1965, Mursia, Milano 1965
  • Italo de Feo, Benedetto Croce e il suo mondo, ERI, Torino 1966
  • Italo de Feo, L'Italia di Giolitti, E.R.I., Torino 1966
  • Italo de Feo, L'ultima Italia, ERI, Torino 1967
  • Italo de Feo, Giovanna D'Angio regina di Napoli, Napoli 1968
  • Italo de Feo, Cavour. L'uomo e l'opera, Mondadori, [Milano] 1969
  • Italo de Feo, Mito e storia nella poesia di Virgilio, Mantova 1984
  • Italo de Feo, Il Maschio Angioino centro storico di Napoli, Napoli 1969
  • Italo de Feo, Roma 1870. L'Italia dalla morte di Cavour a Porta Pia, Mursia, Milano [1970]
  • Italo de Feo, Tre anni con Togliatti, Mursia, Milano [1971]
  • Italo de Feo, Leopardi. L'uomo e l'opera, Mondadori, Milano 1972
  • Italo de Feo, Diario politico. 1943-1948, Rusconi, Milano 1973
  • Italo de Feo, Manzoni. L'uomo e l'opera, 2. ed, Mondadori, Milano 1973
  • Italo de Feo e Ugo Fasolo, Manzoni ieri Manzoni oggi, Mantova 1974
  • Italo de Feo, Croce. L'uomo e l'opera, Mondadori, Milano 1975
  • Italo de Feo, Umanesimo e computer nella cultura di domani, Roma 1985
  • Italo de Feo, Sisto V. Un grande papa tra Rinascimento e barocco, Mursia, Milano 1987

Onorificenze e riconoscimentimodifica | modifica sorgente

Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana
— 3 giugno 1966[3]
  • Cittadinanza onoraria alla memoria della città di Cagli (Consiglio Comunale di Cagli, Delibera n. 52 del 29.09.2010).

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ E' morto a Roma Italo De Feo Repubblica.it
  2. ^ Cittadinanza onoraria alla memoria di Italo De Feo
  3. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.

Bibliografiamodifica | modifica sorgente

  • Giuseppe Galasso, Italo de Feo: un uomo capace di lasciare il segno in tutti i campi in Italo de Feo. Scrittore, critico letterario, giornalista e uomo politico, Atti del seminario di studi eclanese nel centenario della nascita (1912-2012), Flumeri, 2013.
  • Alberto Mazzacchera, Italo de Feo, Urbania 2000.
  • Alberto Mazzacchera, Conferimento della Cittadinanza Onoraria alla memoria di Italo de Feo in Italo de Feo. Scrittore, critico letterario, giornalista e uomo politico, Atti del seminario di studi eclanese nel centenario della nascita (1912-2012), Flumeri, 2013.
  • Gaetano Quagliariello, Italo de Feo: "Diario Politico 1943-1948" e "3 anni con Togliatti in Italo de Feo. Scrittore, critico letterario, giornalista e uomo politico, Atti del seminario di studi eclanese nel centenario della nascita (1912-2012), Flumeri, 2013.

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