Jeremi Michał Wiśniowiecki

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Ritratto di Jeremi Michał Wiśniowiecki

Jeremi Michał Korybut Wiśniowiecki detto "Jarema" (Lubny, 17 agosto 1612Pawolocz, 20 agosto 1651) è stato un generale polacco. Fu principe di Wiśniowiec, Lubny e Khorol; voivoda di Rutenia (1646); starosta di Przemysl, Przasnysz, Nowy Targ, Hadziacz e Kaniv, magnate d'Ucraina e comandante dell'esercito della Corona. Jeremi è stato anche il padre di Michele Korybut Wiśniowiecki, re di Polonia dal 1669.

Oggi è molto ricordato tra la popolazione polacca per la sua audacia e talento militare, che a suo tempo lo resero molto popolare tra i suoi soldati e tra i suoi sudditi. Jeremi Wiśniowiecki non fu solo molto influente nella politica militare e territoriale della Confederazione Polacco-Lituana, ma fu anche uno dei membri della Szlachta ad emergere di più in possedimenti e influenza nell'enorme voivodato di Kiev (governato in realtà da Adam Kisiel). Fu soprattutto grazie alla importante eredità che ricevette dallo zio paterno che Jeremi svolse un ruolo centrale in molti conflitti e in particolare nella rivolta cosacca in Ucraina dell'atamano Bohdan Chmel'nyc'kij (per la quale oggi è famoso). Ciò fu anche dovuto alla regione strategica in cui regnava e alla sua capacità di comandare un esercito. Infatti la grande prowincja di Jeremi si trovava proprio sulle rive del Dniepr, le quali erano continuamente oggetto di assalti da parte dei tartari, che penetravano nelle steppe e nei villaggi del luogo dal Khanato di Crimea, presso il Mar Nero. Aveva il dominio amministrativo su 56 città dell'Ucraina, in gran parte della zona del Transdniepr, di Poltava e Lubny. Quello che fu poi chiamato lo Stato di Lubny, che comprendeva anche parte dei territori di Kiev, aveva una popolazione di 288.000 abitanti, dei quali 230.000 contadini che erano divisi in 38.000 aziende agricole da lui gestite. Disponeva inoltre di una forza militare di 6000 soldati e un comando di 2000 cosacchi.

Biografiamodifica | modifica sorgente

La gioventù e l'ereditàmodifica | modifica sorgente

La contessa Raina Mohylanka, madre di Jeremi Wiśniowiecki

Jeremi Wiśniowiecki nacque nel castello di Lubny nel 1612, anno in cui la Confederazione era stabile politicamente e i quali territori erano in espansione grazie al forte governo di Sigismondo III Vasa. Jeremi fu battezzato con i due nomi dei nonni (Jeremi e Michał) e nacque dal magnate polacco Michał Wiśniowiecki, anch'egli noto al tempo per la sua influenza militare e particolarmente per la partecipazione come generale alla Guerra di Successione moldava. Michał era anche rappresentante del ramo principale della famiglia ed era ufficialmente principe di Lubny. La famiglia dei Wiśniowiecki fu una delle famiglie nobili polacche più potenti in quegli anni e seguiva la fede ortodossa. I possedimenti erano divisi tra i due rami della famiglia: il principale rappresentato da Michał, e l'altro dal fratello di questo Konstanty Wiśniowiecki. La madre di Jeremi, Raina Mohylanka, era una contessa moldava, figlia del voivoda di Moldavia ad aver vinto la guerra di successione, Jeremi Mohyly. Raina Mohylanka era una donna molto religiosa e attaccata alla famiglia, inoltre si dà il caso che il cugino di suo padre fosse stato San Pietro Mohyly (1596 - 1646), vescovo di Kiev e beatificato nel 1996 durante il papato di Giovanni Paolo II. La sua famiglia, come pure quella dei Wiśniowiecki, era di religione ortodossa.

Jeremi Wiśniowiecki in armatura in giovane età

Fu nell'agosto 1616, quando Jeremia aveva quattro anni, che suo padre Michał Wiśniowiecki fu incaricato dal re Sigismondo di comandare una esercito mercenario contro i Turchi in Moldavia, ma questo nella Battaglia di Sasowy Rog venne sconfitto e mentre gli altri due comandanti furono imprigionati, Michał rimase ucciso. Così tutti i suoi numerosi titoli e possedimenti, non potendo passare a Jeremia per la sua età infantile, andarono al già influente zio Konstanty. Jeremia crebbe con sua madre Raina, la quale però il 18 gennaio 1619 morì per una grave malattia lasciando Jeremia orfano a sette anni. Fu così totalmente affidato all'ormai influente zio Konstanty, che lo crebbe per tutti gli anni della sua gioventù negli ambienti della corte polacca, molto frequentata da lui, dando così a Jeremi lo stile di vita di un nobile di prestigio. Lo zio gli permise oltre tutto una solida istruzione letteraria, linguistica e militare. Lo fece educare in un collegio gesuita in Polonia, poi lo mandò per pochi anni in un'importante accademia in Italia, e infine gli fece impartire un'ottima istruzione pratica e teorica militare. Jeremi l'assimilò a fondo e i frutti si notarono già dall'inizio. Nel 1631 Jeremia tornò in Polonia e otto anni dopo fu mandato in sposo alla figlia della granduchessa Caterina Ostrogska e del principe Tomasz Zamoyski, anch'esso potente nobile della szlachta. Il matrimonio avvenne il 27 febbraio 1639 a Zamość, e la sposa era la contessa Giselda Costanza Zamoyska. I due, per problemi privati, ebbero solo un figlio che nacque il 31 luglio dell'anno successivo. Gli diedero il secondo nome di Jeremia "Michele", e il nome del padre di Giselda "Tomasz": - Michał Tomasz Korybut -. Questo loro figlio diventerà molti anni dopo re di Polonia, conosciuto come Michele Korybut Wiśniowiecki.

Nel frattempo Konstanty era morto il 31 maggio 1641. Automaticamente il peso di tutti quei possedimenti andò sulle spalle del ventinovenne Jeremia che dovette adattarsi così giovane a governare una terra di quelle proporzioni. Infatti tutti i domini che fino a quel momento erano stati divisi tra i due rami della famiglia si erano unitì in uno di enormi dimensioni che generò il Voivodato d'Ucraina. Avendo così una buona parte dell'Ucraina, Jeremi godeva del più grande regno di un nobile polacco del tempo, pur non avendo lo stesso potere politico che le altre famiglie esercitavano. La sua residenza ufficiale era a Lubny. Solo direttamente soggette a lui c'erano 38.000 fattorie agricole dove abitavano 230.000 dei suoi sudditi, la maggior parte contadini. Aveva un vero e proprio esercito privato formato da ben 6000 soldati e 2000 cosacchi che rappresentavano l'esercito del voivodato polacco d'Ucraina che era continuamente soggetto a saccheggi e sfide da parte dei tartari che vi confinavano. Con questi uomini Jeremi guidò la sua prima campagna militare sulle steppe a oriente del Dniepr. Come la maggior parte dei nobili del tempo, anche Jeremi andava a caccia in alcune sue residenze circondate dai boschi. Aveva una specie di piccola corte attorno a di sé e in questi anni poté dare sfogo alla sua abilità militare e probabilmente furono gli anni più felici della sua vita. Già quando morì suo zio, gli impegni militari erano molti e con il passare del tempo si fecero sempre più frequenti.

I successi e le sue campagne militarimodifica | modifica sorgente

Jeremi Wiśniowiecki in un ritratto in vesti da principe

In seguito a diverse piccole campagne militari e alla morte del duca del Palatinato Rutenia Giacomo Sobieski (padre di Giovanni III di Polonia), Jeremi acquisì molte altre terre e divenne duca di Rutenia nel 1646. Il numero dei suoi titoli era molto elevato e la sua non comune abilità in guerra non poté fare a meno di essere notata dagli altri nobili a corte e dallo stesso re Ladislao IV Vasa. Jeremi, avvicinandosi in tal modo alla corte di Varsavia, ottenne sempre più incarichi militari e la simpatia del re gli diede l'occasione di esercitare un maggior potere nella difesa dei suoi territori e nell'influenza politica in tutta la Polonia. Allo stesso tempo la moglie e suo figlio vivevano in una tenuta in Volinia. Dal titolo di Maresciallo passò all'importante titolo militare di Generale dell'esercito della Corona, divenendo così un comandante dell'esercito protettore del re e della nazione contro possibili rivoltosi. La sua importanza andava sempre aumentando e il suo successo fu tale che nei suoi territori i suoi ufficiali e soldati erano direttamente sotto il suo controllo.

La confederazione a metà del 1600. I principati dei Wiśniowiecki sono evidenziati in rosso chiaro.

Le sue prime esperienze su un campo di battaglia risalgono a quando ancora era sotto la guida di suo zio e quando non era ancora sposato. Il suo primo vero e proprio impegno militare fu la Campagna di Smolensk, tra il 1632 e il 1634. La guerra vide la mobilitazione delle truppe dello zar Michele Romanov con l'obbiettivo di riconquistare le terre di Smolensk, perse dalla Polonia nella Guerra polacco-moscovita (1605 - 1618). Jeremia, che aveva appena 20 anni, si dimostrò un valido comandante abile nel difendere i territori di Smolensk, dai quali infine venne respinto l'esercito russo (1634). Non era ancora alla testa dell'esercito, ma era ancora Marescallo ed era un ufficiale nelle unità del comandante Aleksander Piaseczyński. Partecipò a molte battaglie fra le quali l'assedio di Putywl.

L'anno successivo fu al servizio nelle truppe dei comandanti Adam Kisiel e poi Łukasz Żółkiewski. Dopo diversi anni fu impiegato in un conflitto per la difesa di Dowmontów contro il magnate Samuel Łaszcz, molto potente e deciso ad allargare i propri territori.

La guerra fu vinta da Jeremi, ma questa volta a dure spese, poiché una parte degli abitanti di alcuni villaggi sotto la sua amministrazione si opposero alle molte perdite del suo esercito privato per difendere le sue terre private e alle leggi sempre più invadenti che stabilì sulla leva militare tra i civili. Questo costò a Jeremi anche una mancata parentela con il re nel 1636, quando fu rifiutata la proposta di matrimonio tra re Ladislao e Anna Wiśniowiecka, sorella di Jeremi. In realtà Anna era tra le candidate e fu presa per un breve periodo in considerazione dal re, ma poi fu respinta non particolarmente per i problemi politici della famiglia, ma per la religione ortodossa dei Wiśniowiecki, non accettata dal parlamento e dalla famiglia reale. Nel 1637 Jeremi combatté ai comandi dello Starost Mikołaj Potocki contro la ribellione del cosacco Pavel Pavluk e l'anno successivo contrastò ancora la ribellione di Dymitr Hunia.

Nel 1641 Jeremi ereditò le terre dello zio e dovette combattere anche con un potente contendente, il principe Aleksander Ludwik Radziwiłł, la famiglia del quale era di grande influenza a corte fino alla fine del '700 e andò in conflitto più volte con i Wiśniowiecki a causa delle alte cariche militari alle quali entrambe le famiglie aspiravano. La famiglia dei Radziwill oltre tutto possedeva, a differenza dei Wiśniowiecki, un elevatissimo potere politico e nobiliare superiore a tutte (o quasi tutte) le nobili famiglie della szlachta. I Wiśniowiecki invece avevano molto potere temporale per i loro territori, ma poca influenza politica. Questo era il motivo principale della rivalità tra le due famiglie. Jeremi partecipò poi alla Guerra Polacco-Cosacco-Tartara (1640-1646), nella quale a lui fu affidata un'unità dell'esercito. Durante questo conflitto condusse nel 1644 con il Grande Atamano della Corona Stanisław Koniecpolski la vittoriosa Battaglia di Ochmatów, in cui venne inflitta una sconfitta decisiva alle potenze tartare in Crimea, le quali sacchiggiavano il voivodato d'Ucraina e tutti i villaggi nelle pianure a sud della Polonia dal 1640. Intanto nel 1644 si sparse la voce che il voivoda di Rumnia, Adam Kazanowski, fosse morto. Così Jeremi si mise alla testa del suo esercito privato e attaccò i suoi territori per conquistarli. Non ci riuscì e fu esiliato per un breve periodo. Dopo poco tempo però Jeremi tornò in libertà grazie all'appoggio dell'atamano e del re Ladislao IV.

Nel 1646 si concluse la guerra e i tartari furono totalmente sconfitti. Nello stesso anno morì anche l'atamano Stanisław Koniecpolski (11 marzo 1646). Ci fu la proposta di eleggere Jeremi come atamano, ma la sua ultima assenza, la sua giovane età e la sua fede ortodossa fecero respingere la proposta. A diventare atamano fu invece lo Sarost Mikolaj Potocki, anche lui appartenente ad una potente famiglia nel parlamento polacco, ma cattolica. Sempre nello stesso anno, viste le opportunità a cui non poté partecipare, Jeremi si convertì ufficialmente al cattolicesimo e così anche tutta la sua famiglia. Questo dava anche a lui la possibilità di influire in parlamento o di candidarsi ad alte cariche riservate ai cattolici.

In seguito alla sua conversione e sempre nel 1646 Jeremi non ottenne il titolo di atamano, ma quello di governatore della Russia, uno dei tanti titoli del defunto Koniecpolski che dovevano essere trasmessi a un altro nobile.

In quel periodo Jeremi, subendo crescenti pressioni dai voivoidati circostanti e dai principi confinanti, iniziò un ampliamento dei suoi territori appoggiato anche dal comandante Aleksander Koniecpolski, figlio del defunto Stanisław.

Si unì poi al voivoda Janusz Tyszkiewicz e attaccò il magnate Samuel Laszcz, con cui aveva già combattuto nella battaglia di Dowmontów nel 1635 e continuava ad avere pessimi rapporti. Avanzò nei suoi territori conquistandoli e con i suoi 2000 cosacchi prese anche le zone del Transdniepr. Questo atto però scatenò rivolte tra i molti sostenitori di Laszcz e per evitare una rivolta generale Jeremia dovette ricorrere ad un trattato di pace, facendo intervenire lo stesso sovrano. Le rivolte terminarono nel 1648 con la restituzione di tutti i territori presi a Laszcz.

La lotta contro Chmel'nyc'kij e la sua misteriosa mortemodifica | modifica sorgente

Jeremi a cavallo nel 1648, dopo la vittoria di Berestenzko

Ormai la sua famiglia, con quella degli Zamoyski, dei Potocki, dei Lubomirski e dei Radziwiłł, aveva il controllo del parlamento, dove a capo c'era il re che perdeva potere sempre di più a vantaggio della szlachta. Il 20 maggio del 1648 il re Ladislo IV Vasa morì a 53 anni. Il trono passò per diritto al giovane fratello Giovanni II Casimiro Vasa. Questi, inesperto e debole, dovette far fronte all'inizio e alla tragedia di tutte le guerre che caratterizzarono il Diluvio. Il preludio cominciò proprio l'anno della sua ascesa al trono.

Per tutto il XVII secolo il potere che fino a quel momento era spartito tra le tantissime famiglie della szlachta si stava concentrando tutto soltanto su alcune di esse che prevalsero anche militarmente sulle altre. Una di queste erano i Wiśniowiecki. Questo potere, ancora conteso tra le poche famiglie a possederlo, veniva in larga parte sottratto anche al re, avvicinandosi così ad una semi-oligarchia e facendo cadere del tutto il potere centrale ed ereditario fondato tempo prima da Sigismondo III Vasa. Questo movimento di potere scatenò un malcontento generale tra il popolo, soprattutto tra le masse contadine ucraine e ortodosse. Nello stesso tempo Bohdan Chmel'nyc'kij, comandante di una guarnigione cosacca in Ucraina e di origini nobili, diede inizio ad un imponente movimento per l'indipendenza dell'Ucraina dai voivodi che vi regnavano, ottenendo poi alla fine solo la riannessione alla Russia.

Riuscì a convincere anche una grandissima parte dell'esercito cosacco e di ufficiali, radunando nel 1648 ben 80.000 persone che si sarebbero scontrate contro gli eserciti del re e contro gli eserciti della Szlachta. Nello stesso anno si alleò con i Tartari di Crimea e dell'Ucraina orientale. Era arrivato a un numero davvero comparabile a quello dell'esercito della corona e fu pronto a sfidarlo. Il suo esercito non aveva formazioni militari, ma era una massa di gente tra contadini e soldati veri che portava addosso qualche straccio e le armi che ognuno poteva permettersi. Avevano però anche i fucili con loro, forniti dall'esercito ribellato. L'alleanza con il khan di Crimea Islàm III Giray gli diede un enorme aiuto.

Inizialmente erano state lanciate contro di lui solo alcune decine di unità piccole e disorganizzate poiché si riteneva una ribellione come le altre e che si sarebbe subito soppressa. Nessuno all'inizio se ne allarmò. Le prime unità dell'esercito reale quindi erano così disorganizzate che vennero tutte decimate in sette battaglie avvenute nel 1648 con decine di comandanti diversi. Ma una volta visto che Chmel'nyc'kij continuava ad avanzare, intervenne Jeremi personalmente col suo esercito privato, questa volta organizzato in formazioni ben precise e con un numero molto elevato di soldati preparati e di cosacchi.

Jeremi a circa 38 anni in abiti ufficiali

Chmel'nyc'kij era riuscito ad avanzare in modo incredibile nel voivoidato d'Ucraina, dove saccheggiò centinaia di villaggi e sterminò molti ebrei, poiché la ribellione sostenne anche un forte antisemitismo. La rivolta quindi, sviluppandosi del tutto nei territori di Jeremi, vide i due uomini uno contro l'altro direttamente. Nel 1648 avvennero i primi scontri armati tra l'esefcito reale e i rivoltosi: la Battaglia di Zolte Wody (5 maggio 1648) e la Battaglia di Korsun. Entrambe le battaglia furono una carneficina di polacchi e trionfi per Chmel'nyc'kij. Furono battaglie contenute, ma in particolare la prima di esse, avvenuta a Zolte Wody, vide il tradimento di più della metà dei soldati reali e una enorme resistenza da parte dei pochi rimasti a morire eroicamente. Morì in questo scontro anche il generale Stefan Potocki. Nel 1649 finalmente Jeremi lanciò col suo esercito (al quale era al comando) la prima grande sconfitta a Chmel'nyc'kij: l'Assedio di Zbaraz, avvenuto tra il 10 luglio e il 22 agosto 1649. La battaglia vide lo scontro tra i 200.000 cosacchi di Chmel'nyc'kij alleati con 4000/10.000 tartari contro i 15.000 soldati di Jeremi e del re.

Lo scontro durò più di un mese, giorno e notte e con varie riprese e tregue. Prevedeva la difesa delle mura della città di Zbaraz, nell'Ucraina orientale, dagli uomini di Chmel'nyc'kij che la volevano saccheggiare. Dopo molte settimane gli eserciti reali, essendo a corto di cibo e munizioni cominciarono ad essere in difficoltà. Ma grazie ad alcuni uomini che riuscirono a superare le linee e ad arrivare dal re, arrivarono le truppe ausiliarie che ordinarono la resa di Chmel'nyc'kij e la città fu risparmiata con successo. Negli anni seguenti ci furono molte altre battaglie non comandate da Jeremi e che erano vinte una volta sì e una no da Chmel'nyc'kij: la Battaglia di Zboròw (16 agosto 1649), la Battaglia di Krasne (23 febbraio 1651) e la Battaglia di Kopyczyńca (12 maggio 1651). Ma nella Battaglia di Beresteczko (30 giugno 1651), la quale fu capeggiata dal re Giovanni Casimiro, Jeremi torna a combattere e questa volta per l'esercito reale. Quest'ultimo aveva solo 70.000 uomini contro i 120.000 di Chmel'nyc'kij. Tuttavia la vittoria fu decisiva e in quel periodo Jeremi di guadagnò il soprannome di "Uzhas Kozachij" ("Il terrore dei Cosacchi"). Seguirono comunque altre quattro battaglie che terminarono con la Battaglia di Zwanc.

La rivolta terminò nel 1653 con una tregua che fu stipulata insieme alla Russia: il Trattato di Perejslav (1654). Quando venne firmata la tregua Jeremi era già morto, e molti dei suoi beni erano stati danneggiati dagli assidui combattimenti che avvenivano nel suo territorio. Perse così molti possedimenti. La rivolta, che era iniziata come affare privato di Jeremi, si era trasformata in un problema che scosse l'intera nazione, e alla sua risoluzione Jeremi diede un gran contributo. Le cause della sua morte sono ancora sconosciute e non si saprà mai quale sia stata la vera causa. Jeremi morì appena trentanovenne, senza aver mai contratto alcuna malattia. Si sospetta però una morte per avvelenamento forse opera di Bohdan Chmel'nyc'kij.

Infatti Jeremi morì la notte del 20 agosto 1651 in un suo palazzo a Pawolocz. Può darsi che la sera prima sia stato avvelenato da un mandante di Chmel'nyc'kij, ma non si saprà mai. Non ci sono prove tangibili per tutto questo. I suoi rimanenti possedimenti furono amministrati negli anni successivi dal cognato Jan Sobiepan Zamoyski, che crebbe anche i figlio di Jeremi, l'allora undicenne Michele Korybut, futuro re di Polonia. Questo crebbe quasi sempre lontano da suo padre a causa dei continui impegni militari di Jeremi, rimanendo invece molto con sua madre Giselda nella tenuta in Volinia.

La salma di Jeremi nel monastero di Swiety Kriz

Sua moglie Giselda fu quella che allevò Michele nell'infanzia e che lo lasciò a suo zio. Giselda morì nel 1672 e vide suo figlio come re, morendo un anno prima di lui. Michele fu l'ultimo membro dei Wiśniowiecki, i quali si estinsero definitivamente con la sua morte il 10 novembre 1673.

Oggi in Polonia Jeremi è ancora un eroe: nel 1980 il cantante polacco Jacek Kaczmarski gli ha dedicato una canzone di nome "Kniazia Jaremy Nawrcenie". Anche un film è stato fatto con il suo personaggio: "Ogniem i Mieczem" (2001). Oggi la sua salma riposa in una teca di vetro, visibile a tutti, in una cappella del monastero di Swiety Kriz.

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