Joseph Roth

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Joseph Roth, 1918

Joseph Roth (Brody, 2 settembre 1894Parigi, 27 maggio 1939) è stato uno scrittore e giornalista austriaco. Roth fu il grande cantore della finis Austriae, della dissoluzione dell'impero austro-ungarico che aveva riunito popoli di origini disparate, con lingue, religioni, tradizioni diversissime. Lui stesso era nato alla periferia dell'impero, nella parte orientale della Polonia.

Biografia [1]modifica | modifica sorgente

Roth ha più volte elaborato, anche con falsificazioni, la storia della sua famiglia. In realtà, nacque a Schwabendorf[2], località nei pressi del piccolo centro di Brody, in Galizia, alle estreme propaggini dell'Impero Austro-Ungarico, nei pressi di Lemberg (italiano Leopoli, polacco Lwòw, ucraino Lwiw). La zona presentava una fiorente cultura ebraica.

La madre, Maria Grübel, apparteneva ad una famiglia ebrea residente a Brody; il nonno era commerciante di tessuti, i cinque zii commerciavano in luppolo. Il padre, Nachum Roth, proveniva da un ambiente chassidico ortodosso. Al tempo del matrimonio (1892) era commerciante di cereali per una ditta di Amburgo. Egli doveva regolarmente andare ad Amburgo per affari. In un viaggio di ritorno, per il suo strano comportamento in treno fu ricoverato dapprima in una casa di cura per malati mentali, quindi fu consegnato ai suoi parenti galiziani, che lo affidarono alla sorveglianza di un rabbino "guaritore" russo-polacco, in casa del quale l'anno dopo fu trovato da uno zio di Roth che descrisse suo padre come molto bello, sempre sorridente e del tutto incapace d'intendere e di volere.

Infanzia e adolescenza a Brodymodifica | modifica sorgente

Roth più tardi raccontò di avere sofferto povertà e miseria. Tuttavia, fotografie dell'epoca e i racconti dei suoi parenti indicano una condizione di vita non proprio di benessere ma borghesemente decorosa: la madre aveva una cameriera, egli prese lezioni di violino e frequentò il ginnasio.

Ad ogni modo, la posizione di sua madre era precaria: non era vedova, in quanto il marito viveva ancora, anche se era considerato disperso. Inoltre, nell'ambiente ebraico ortodosso della Galizia la pazzia era considerata un castigo di Dio, che pesava sull'intera famiglia e peggiorava le prospettive matrimoniali dei figli; perciò nella famiglia non si parlava della sorte del padre e si preferì diffondere la voce che Nachum Roth si fosse impiccato.

La madre visse in modo ritirato e si occupò del nonno fino alla sua morte nel 1907. Si concentrò principalmente sull'educazione del figlio, che cresceva molto protetto e chiuso. Il rapporto madre-figlio sembra essere stato difficile negli anni successivi. Nel 1922 la madre si ammalò di cancro dell'utero e fu operata a Leopoli, dove il figlio poté vederla brevemente l'ultima volta.

Gli studimodifica | modifica sorgente

Il Ginnasio di Brody frequentato da Roth

Dal 1901 (a sette anni) Roth frequentò la scuola commerciale fondata a Brody da un magnate e filantropo ebreo, il barone Maurice de Hirsch. Diversamente dalle scuole ortodosse chiamate cheder, non vi si tenevano solo lezioni di religione, ma, oltre all'ebraico e allo studio della Torah, si studiavano il tedesco, il polacco e materie pratiche. Le lezioni si tenevano in tedesco.
Dal 1905 al 1913, Roth frequentò il Ginnasio Arciduca Rodolfo a Brody. Era un bravo studente: unico studente ebreo del suo anno ottenne nel diploma di maturità la dicitura sub auspiciis imperatoris. Ai compagni di scuola dava l'impressione di essere riservato fino all'arroganza, un'impressione che si mantenne anche in seguito tra i suoi compagni all'Università di Vienna. In questo periodo si collocano i suoi primi lavori letterari (poesie).

Università a Leopoli e Viennamodifica | modifica sorgente

Dopo la maturità (maggio 1913), Roth si trasferì a Leopoli, dove si iscrisse all'Università. Trovò alloggio presso lo zio materno Siegmund Grübel, ma presto si crearono tensioni tra il sobrio commerciante e l'aspirante scrittore. Per molti anni trovò un'amicizia materna in Helene von Szajnoda-Schenk, una signora quasi sessantenne, malaticcia ma intellettualmente vivace e molto colta, che aveva affittato un appartamento nella casa dello zio. Roth strinse anche amicizia con le cugine Resia e Paula.

A Leopoli vi erano acute tensioni, non solo tra le varie nazionalità (all'Università ci furono scontri tra studenti polacchi e ruteni), ma anche all'interno del mondo ebraico fra Chassidismo, Haskalah (Illuminismo ebraico) e il movimento sionista che stava diventando sempre più forte. A Brody l'anno di Roth era stato l'ultimo con lezioni in tedesco, e all'Università di Leopoli dal 1871 il polacco era la lingua d'insegnamento. Questa può essere la ragione per cui Roth (che vedeva la sua patria letteraria nella letteratura tedesca) decise di lasciare Leopoli e di iscriversi per il semestre estivo 1914 all'Università di Vienna. Non è ben chiaro che cosa abbia studiato a Leopoli; in ogni caso già nell'autunno 1913 aveva trascorso qualche tempo a Vienna, dove prese parte all'XI Congresso Sionista (2-9 settembre).

Dopo qualche mese in una piccola stanza a Leopoldstadt, si trasferì in un appartamentino insieme a sua madre, che era fuggita a Vienna prima dei disordini dell'inizio della guerra. In seguito li raggiunse la zia Rebekka; nei primi tempi vissero in condizioni davvero misere: Roth non aveva redditi, sua madre percepiva un piccolo sussidio per i profughi e durante l'occupazione russa della Galizia gli aiuti dello zio Siegmund potevano arrivare solo sporadicamente.

Tuttavia Roth si mostrava ottimista e cominciò con slancio lo studio della letteratura tedesca. Sostenne con ottimi risultati gli esami e si fece conoscere e apprezzare dai professori. In seguito giudicò in modo completamente negativo studenti e compagni di università.
Presto la sua condizione materiale migliorò, grazie a borse di studio e a qualche incarico come insegnante privato.

La prima guerra mondialemodifica | modifica sorgente

Un'esperienza determinante fu per Roth la Prima guerra mondiale, con il conseguente crollo dell'Impero Austro-Ungarico. Diversamente da molti altri, assunse all'inizio una posizione pacifista e reagì con una specie di rincrescimento spaventato. Col tempo - era stato valutato inabile al servizio militare - la sua posizione gli apparve vergognosa e penosa:

Als der Krieg ausbrach, verlor ich meine Lektionen, allmählich, der Reihe nach. Die Rechtsanwälte rückten ein, die Frauen wurden übelgelaunt, patriotisch, zeigten eine deutliche Vorliebe für Verwundete. Ich meldete mich endlich freiwillig zum 21. Jägerbataillon. (Quando scoppiò la guerra, trascurai le mie lezioni, gradualmente, una dopo l'altra. Gli avvocati si arruolavano, le donne diventavano di cattivo umore, patriottiche, mostravano una chiara predilezione per i feriti. Alla fine mi arruolai volontario nel 21º battaglione di fanteria).[3]

Il 31 maggio 1916 Roth si arruolò e il 28 agosto iniziò l'addestramento come volontario per un anno. Il 21 novembre morì l'imperatore Francesco Giuseppe. Roth fece parte del cordone di soldati lungo il percorso del corteo funebre:

Die Erschütterung, die aus der Erkenntnis kam, daß ein historischer Tag eben verging, begegnete die zwiespältige Trauer um den Untergang eines Vaterlandes, das selbst zur Opposition seine Söhne erzogen hatte. (Lo choc derivante dalla consapevolezza che una giornata storica era appena trascorsa incontrò la tristezza conflittuale per il tramonto di una patria che aveva educato i suoi figli all'opposizione).[4]

La morte dell'imperatore ottantaseienne apparve come metafora centrale per il tramonto dell'impero asburgico e la perdita della patria in alcune opere di Roth, come per esempio nei romanzi La marcia di Radetzky e La cripta dei cappuccini.

Invece di prendere servizio con i suoi amici nel 21º Reggimento di fanteria, Roth fu mandato alla 32ª divisione in Galizia. Nel 1917, e fino alla fine della guerra, fu assegnato al servizio stampa nella zona di Leopoli.

Dopo la fine della guerra, Joseph Roth dovette interrompere lo studio universitario e concentrarsi su come procurarsi da vivere. Dopo il ritorno a Vienna trovò dapprima un alloggio presso Leopold Weiss, cognato di suo zio Norbert Grübel. Per breve tempo Roth andò a Brody, ma nel ritorno fu coinvolto negli scontri tra militari polacchi, cecoslovacchi e ucraini, dai quali solo a fatica riuscì a liberarsi e a ritornare a Vienna.

Già nel corso del servizio militare Roth aveva cominciato a scrivere per i giornali Der Abend e Der Friede, e suoi testi in poesia e in prosa apparvero nella rivista Österreichs Illustrierter Zeitung. Dal mese di aprile 1919 divenne redattore del giornale Der Neue Tag, al quale collaboravano anche Alfred Polgar, Anton Kuh ed Egon Erwin Kisch.

Giornalismo a Vienna e Berlinomodifica | modifica sorgente

Alla fine di aprile del 1920 il Neue Tag sospese le pubblicazioni. Roth si trasferì a Berlino. Qui ebbe difficoltà con il permesso di soggiorno, poiché i suoi documenti austriaci erano poco chiari e volutamente errati.[5].
Presto comparvero suoi articoli in diversi giornali, tra cui il Neuen Berliner Zeitung; dal gennaio 1921 lavorò principalmente per il Berliner Börsen-Courier.
Dal gennaio 1923 lavorò per alcuni anni come corrispondente culturale per il prestigioso giornale Frankfurter Zeitung. L'inflazione in Germania e Austria lo indusse a spostarsi spesso tra Berlino e Vienna; scrisse, oltre che per il FZ, anche per giornali di Vienna e di Praga. Il suo primo romanzo (La tela di ragno) fu pubblicato a puntate a Vienna sull'Arbeiter-Zeitung, ma rimase incompiuto.

Lapide commemorativa a Berlino-Charlottenburg (Kurfürstendamm 15)

Il rapporto con il Frankfurter Zeitung e il responsabile della redazione culturale non fu senza attriti. Quando Roth decise di andarsene, fu pregato di continuare a lavorare come corrispondente da Parigi. Nel maggio del 1925 si trasferì a Parigi e dapprima si mostrò entusiasta della città; in seguito a nuove delusioni, si giunse ad un accomodamento: Roth fu incaricato di grandi serie di reportage. Per questo visitò l'Unione Sovietica (settembre-dicembre 1926), l'Albania e la Jugoslavia (maggio-giugno 1927), la Saargebiet (autunno 1927), la Polonia (maggio-luglio 1928) e l'Italia (ottobre-novembre 1928).

Il matrimonio e le relazionimodifica | modifica sorgente

Il 5 marzo 1922 Roth sposò a Vienna Friederike (Friedl) Reichler, conosciuta tre anni prima. Friedl era una donna attraente ed intelligente, ma non era un'intellettuale né era adatta alla vita irrequieta e mondana al fianco di un giornalista di successo che viaggiava di frequente. Per di più Roth mostrò sintomi di una gelosia quasi patologica.
Dal 1926 erano apparsi in Friedl i primi segni di una malattia mentale, che nel 1928 divenne evidente. Friedl dapprima fu ricoverata in casa di cura, poi, con l'assistenza di un'infermiera, si stabilì per un certo tempo da un amico di Roth. La malattia provocò in Roth una profonda crisi. Non era preparato ad accettare la disgrazia, sperava in un miracolo, si incolpava della malattia. In questo periodo cominciò a bere troppo (si ubriacava bevendo quantità smodate di Pernod) e anche la situazione finanziaria peggiorò.

La sistemazione di Friedl presso i genitori non portò alcun miglioramento, e poiché la malattia si trasformò in una grave apatia, fu ricoverata dal 1930 in diverse cliniche a Vienna. Nel 1935 i suoi genitori si trasferirono in Palestina e Roth chiese il divorzio. Nel 1940, Friedl Roth fu mandata a Linz, ma non c'è traccia del suo arrivo là: fu vittima del programma di eutanasia dei nazisti. L'atto di morte porta come data il 15 luglio 1940.

Anche se in seguito la malattia della moglie fu per Roth fonte di sensi di colpa e afflizione, egli si liberò relativamente in fretta da quella situazione senza speranza. Conobbe diverse donne con le quali ebbe relazioni di varia durata. Dapprima, per pochi mesi, l'attrice Sybil Rares; poi, per sei anni dal 1929, Andrea Manga Bell, di Amburgo, sposata infelicemente con il "principe di Douala e Bonanyo" del Camerun, un tempo colonia tedesca. Essa manteneva i suoi figli con il lavoro di redattrice. Roth fu affascinato dalla sua autonomia e dalle origini esotiche (era figlia di una cubana di colore). Ben presto andarono a vivere insieme, con i due bambini. Quando Roth dovette emigrare, lei e i figli lo seguirono. Col tempo però si crearono attriti, perché Roth attribuiva i persistenti problemi finanziari al carico della famiglia Manga Bell. Ragione più probabile della rottura fu l'estrema gelosia di Roth, che è anche documentata nel matrimonio e nelle altre relazioni di Roth.

All'inizio di luglio del 1936 Roth fu invitato da Stefan Zweig a Ostenda, dove incontrò la scrittrice Irmgard Keun che vi era emigrata. L'interesse fu reciproco. Vissero insieme a Parigi dal 1936 al 1938. Entrambi bevevano molto. Anche questa relazione si interruppe bruscamente, secondo la Keun per la gelosia di Roth.

L'emigrazionemodifica | modifica sorgente

Il 30 gennaio 1933, il giorno in cui Hitler divenne cancelliere del Reich, Roth lasciò la Germania. In una lettera a Stefan Zweig mostra una sorprendente chiarezza di vedute, ed un atteggiamento di assoluto e coraggioso rifiuto del nazismo:

Inzwischen wird es Ihnen klar sein, daß wir großen Katastrophen zutreiben. Abgesehen von den privaten – unsere literarische und materielle Existenz ist ja vernichtet – führt das Ganze zum neuen Krieg. Ich gebe keinen Heller mehr für unser Leben. Es ist gelungen, die Barbarei regieren zu lassen. Machen Sie sich keine Illusionen. Die Hölle regiert. (Intanto le sarà chiaro che ci avviciniamo a grandi catastrofi. A parte quelle private - la nostra esistenza letteraria e materiale è annientata - tutto porta a una nuova guerra. Io non do più un soldo per la nostra vita. Si è riusciti a far governare la barbarie. Non si illuda. L'Inferno comanda).[6]

Sempre nel 1933 scrive ancor a Stefan Zweig: La Germania è morta. È stata solo un sogno, apra gli occhi, la prego! [7]. Il suo impegno contro l'ideologia nazionalista si spiega con il suo utopistico progetto che mirava al ritorno degli Asburgo a Vienna ed anche con la sua critica al sionismo. In un articolo apparso il 6 luglio del 1934 dal titolo Das Dritte Reich,die Filiale der Hölle auf Erden [8] così definisce la Germania: Nessun corrispondente è in grado di descrivere un paese in cui, per la prima volta dalla creazione del mondo, sono in azione non soltanto anomalie fisiche, bensì anche metafisiche: mostruosi aborti infernali: storpi che corrono, [...] diavoli che si mordono la coda. È il settimo girone dell'inferno, la cui filiale sulla terra ha il titolo di Terzo Reich[9].

Presto anche i suoi libri furono dati alle fiamme. Roth scelse come luogo del suo esilio dapprima Parigi, ma nel corso degli anni seguenti non si trattenne costantemente in Francia. Fece diversi viaggi, anche di alcuni mesi, per esempio nei Paesi Bassi, in Austria e in Polonia. Il viaggio in Polonia lo fece nel 1937 per tenere una serie di conferenze su invito del PEN club polacco. Nell'occasione fece una puntata a Leopoli, per visitare i parenti che vi abitavano. Dal mese di giugno 1934 al 1935 Roth, come molti altri emigranti, si trattenne sulla Costa Azzurra. Aveva affittato una casa a Nizza insieme ad Andrea Manga Bell, con Hermann Kesten e Heinrich Mann.
Diversamente da quanto accadde a molti altri scrittori emigrati, Roth non solo rimase attivo, ma ebbe anche la possibilità di pubblicare le sue opere, soprattutto nei Paesi Bassi.

Gli ultimi annimodifica | modifica sorgente

La tomba di Joseph Roth nel Cimitero di Thiais presso Parigi

Negli ultimi anni la salute e la situazione economica di Roth peggiorarono rapidamente. Nel 1937 dovette lasciare l'Hotel Foyot, dove aveva vissuto per dieci anni, perché pericolante.

Il 23 maggio 1939 fu trasferito all' Ospedale Necker (l'ospizio dei poveri), dopo uno svenimento al "Café Tournon" (presumibilmente in seguito alla notizia del suicidio di Ernst Toller). Il 27 maggio, abbandonato nelle mani di infermieri e medici inetti,[10] morì per una polmonite bilateralenon diagnosticata tempestivamente. L'esito fatale della malattia fu favorito da una crisi di delirium tremens.
Il 30 maggio fu sepolto non nel Cimitero i Montmatre come avrebbe desiderato, ma nel più periferico Cimitero di Thiais a sud di Parigi <Marino Freschi - Joseph Roth - citato- pag. 252/>. Su desiderio dell'unica lontana parente Pauline Kulka il funerale avvenne con un rito "cattolico annacquato", poiché non si poté trovare un certificato di battesimo di Roth. Durante il funerale si giunse quasi a uno scontro fra i gruppi molto eterogenei dei partecipanti: legittimisti austriaci, comunisti, ebrei ortodossi, preti cattolici, reclamavano il morto come proprio [11]. Alla cerimonia partecipò anche Otto di Asburgo che inviò il conte Franz Trautmannsdorff, che gettando una zolla di terra sulla tomba esclamò : Al fedele combattente della monarchia in nome di Sua Maestà Otto di Asburgo [12].

La tomba è nella sezione cattolica del cimitero. L'iscrizione (una rozza lastra di cemento)dice: Joseph Roth poète Autrichien MORT A PARIS EN EXIL 2.9.1894-27.5.1939. Nel 1970 il Ministero dell'Istruzione austriaco sostituì la ormai deteriorata lastra con una lapide, con scritta in oro, che indica il nome e la qualifica di Ecrivain Autrichen, sbagliando però la data di nascita (da 2.9 a 26.9) [13].


Oggi a Brody una piccola lapide in ucraino e in tedesco ricorda il grande figlio della città.

L'operamodifica | modifica sorgente

Classificazionemodifica | modifica sorgente

Risulta difficile attribuire le opere di Roth a un orientamento certo o a un raggruppamento definito della letteratura contemporanea. Al massimo lo si collega con l'orientamento della "Nuova oggettività" (Neue Sachlichkeit), e questa attribuzione potrebbe anche essere adeguata per i primi romanzi. Flucht ohne Ende (Fuga senza fine) non solo ha il sottotitolo Ein Bericht (Un resoconto); nella prefazione l'autore afferma:

Ich habe nichts erfunden, nichts komponiert. Es handelt sich nicht mehr darum, zu „dichten“. Das wichtigste ist das Beobachtete. (Io non ho scoperto nulla, inventato nulla. Non si tratta più di "scrivere". La cosa più importante è ciò che viene osservato).

D'altronde è sempre Roth che in Schluß mit der „Neuen Sachlichkeit“[14] critica da un punto di vista giornalistico la mancanza di forma di una letteratura che vuole limitarsi ai "nudi fatti", mentre egli mette a confronto la "testimonianza" col "resoconto".

Das Faktum und das Detail sind der Inhalt der Zeugenaussage. Sie sind das Rohmaterial des Berichts. Das Ereignis „wiederzugeben“, vermag erst der geformte, also künstlerische Ausdruck, in dem das Rohmaterial enthalten ist wie Erz im Stahl, wie Quecksilber im Spiegel. (Il fatto e il particolare sono il contenuto della testimonianza. Essi sono la "materia grezza" del resoconto. Riesce a "riportare" l'avvenimento prima di tutto l'espressione formata, quindi artistica, in cui la materia grezza è contenuta come il metallo nell'acciaio o il mercurio nello specchio).[15]

Rinfaccia alla "Nuova oggettività" di condizionare l'atteggiamento del lettore ingenuo:

Der primitive Leser will entweder ganz in der Wirklichkeit bleiben oder ganz aus ihr fliehen. (Il lettore semplice o resterà del tutto nella realtà o ne fuggirà del tutto).[16]

Roth, da giornalista, conosce il lavoro che forma un resoconto da singole dichiarazioni; e da scrittore sa:

… erst das „Kunstwerk“ ist „echt wie das Leben“. (l'opera d'arte è proprio come la vita).[17]

Ha un valore veramente di manifesto programmatico per la sua opera la frase:

Der Erzähler ist ein Beobachter und ein Sachverständiger. Sein Werk ist niemals von der Realität gelöst, sondern in Wahrheit (durch das Mittel der Sprache) umgewandelte Realität. (Il narratore è un osservatore e un esperto. Il suo lavoro non è mai staccato dalla realtà, bensì è realtà trasformata in verità per mezzo del linguaggio).[18]

Roth rappresentò qui anche la posizione degli "artigiani" del giornalismo. Era conosciuto dai contemporanei in primo luogo come giornalista, e lavori giornalistici compongono più di metà della sua opera. L'appartenenza di Roth alla "Nuova oggettività" - che era una reazione alla letteratura espressionistica dell'epoca di Weimar - spinge forse anche ad affermare che Roth non fu espressionista. Egli non prese parte alla sperimentazione linguistica dell'Espressionismo, anzi nei mezzi linguistici (padroneggiati con maestria) rimase tradizionale.

Mitomania o mistificazionemodifica | modifica sorgente

"Verità" e "giustizia" sono, in quanto attributi divini, concetti centrali della cultura ebraica. Roth si sentiva profondamente legato a questi valori. Roth viene considerato "fanatico della verità", perciò ci si irrita di fronte al Roth "mitomane" e "mistificatore".
Per esempio, egli raccontò delle durezze patite in prigionia, finché Egon Erwin Kisch con ricerche approfondite dimostrò che Roth non è mai stato prigioniero. Il personaggio di Franz Tunda in Fuga senza fine era stato in prigionia e Roth si era fuso col suo personaggio. Roth disse:

Es kommt nicht auf die Wirklichkeit an, sondern auf die innere Wahrheit. (Non conta la realtà, bensì la verità profonda).[19]

La "verità profonda" della sua autopresentazione si scontrò molte volte con la realtà:

  • Non nacque nell'ungherese Schwaben, ma nella galiziana Brody. Su suo padre raccontò numerose leggende: che era un ufficiale austriaco, un conte polacco, un fabbricante viennese di munizioni.
  • Roth non fu un ufficiale austriaco, bensì un volontario annuale. Dopo la fine della guerra si trasformò in un allievo ufficiale, poi in un tenente. Al suo ambiente (anche di ex ufficiali austriaci) il suo modo di presentarsi sembrava assolutamente convincente.[20]
  • Non era cattolico. Naturalmente a un ufficiale austriaco si addice il cattolicesimo. In realtà al suo funerale non si poté trovare alcuna attestazione di un'avvenuta conversione. Roth si era presentato a volte come ebreo, a volte come cattolico.

A questo punto dovrebbe essere notato, che non è stato provato alcun caso in cui Roth abbia tratto vantaggi personali (forse anche materiali) dalle sue mistificazioni. Molte volte fu riconosciuto come più generoso di quanto i suoi stessi mezzi potessero consentirgli e pronto ad aiutare chi si trovava in difficoltà.[21] Pure, la trasformazione poetica della biografia di Roth ha provocato una certa irritazione non solo negli amici e conoscenti, ma anche nei biografi dello scrittore.

"Joseph il rosso" e il legittimista austriacomodifica | modifica sorgente

Generalmente si rileva nel 1925/26 una trasformazione di Roth da socialista a monarchico. Come prova che fino a quel momento Roth fosse uno scrittore "socialista" o almeno "di sinistra" servono i suoi articoli di critica sociale degli anni precedenti. È comunque evidente che una disfunzione sociale non è per lui il punto di partenza per costruzioni teoriche o la prova di una teoria già formulata; Roth rimane nel concreto e si dimostra osservatore molto preciso.
Il fatto che alcuni articoli di Roth furono pubblicati nel giornale socialdemocratico «Vorwärts» con lo pseudonimo "Joseph il rosso"“[22] non fonda necessariamente una caratterizzazione del primo Roth come socialista.

Anche la sua appartenenza al "Gruppo 1925", un'associazione di scrittori di sinistra, non è una vera prova: Roth appare come firmatario delle risoluzioni del gruppo, ma non prese parte agli incontri.

Quanto a Roth "monarchico": nei primi lavori giornalistici Roth si era mostrato apertamente critico verso la monarchia. Questa posizione si trasformò in una idealizzazione della monarchia asburgica, che certo non disconosceva né ignorava gli errori e le mancanze dello Stato austriaco realmente (non più) esistente, ma dipingeva in una trasfigurazione romantica l'utopia di un'Austria come sarebbe potuta o dovuta essere. Roth non era l'unico rappresentante di questa specifica nostalgia dell'Austria imperial-regia (k.u.k.): da Fritz von Herzmanovsky-Orlando ("Tarockanien") a Robert Musil ("Kakanien") alcuni scrittori lavorarono a trasferire l'Austria nel campo del mito e dell'utopia.

Per Roth questo cambiò con l'avanzare del Nazionalsocialismo. Egli vide nella monarchia e nella chiesa cattolica le uniche forze, a suo giudizio, capaci di opporre resistenza sufficiente alla "peste bruna"[23], qualora potessero decidersi a questo. Di conseguenza, non solo rafforzò la propria autorappresentazione come ufficiale austriaco (naturalmente cattolico), bensì appoggiò concretamente la causa dei monarchici con articoli e attività politica.

Negli ultimi anni cercò un contatto con circoli legittimisti intorno al pretendente al trono Otto d'Asburgo e per suo incarico il 24 febbraio 1938 (pochi giorni prima dell'Anschluss) andò a Vienna con lo scopo di persuadere il cancelliere austriaco Kurt Schuschnigg a dimettersi in favore di Otto d'Asburgo. Il progetto forse non era così illusorio come appare a posteriori; in ogni caso Roth non ebbe successo: non riuscì a parlare con Schuschnigg e il ministro di Polizia di Vienna gli consigliò di tornare subito a Parigi.

Patria e perdita della patriamodifica | modifica sorgente

In questi anni appaiono anche quelle opere di Roth al centro delle quali si trova il tramonto dell'Austria come metafora per la perdita della patria. A questo gruppo appartengono i grandi romanzi Radetzkymarsch (La marcia di Radetzy) (1932) e (collegato narrativamente a questo) Die Kapuzinergruft (La cripta dei cappuccini) (1938), così come il racconto Die Büste des Kaisers (Il busto dell'Imperatore) (1934). Nella prefazione alla pubblicazione anticipata di Radetzkymarsch nel Frankfurter Zeitung, scrive:

Ein grausamer Wille der Geschichte hat mein altes Vaterland, die österreichisch-ungarische Monarchie, zertrümmert. Ich habe es geliebt, dieses Vaterland, das mir erlaubte, ein Patriot und ein Weltbürger zugleich zu sein, ein Österreicher und ein Deutscher unter allen österreichischen Völkern. Ich habe die Tugenden und die Vorzüge dieses Vaterlands geliebt, und ich liebe heute, da es verstorben und verloren ist, auch noch seine Fehler und Schwächen. Deren hatte es viele. Es hat sie durch seinen Tod gebüßt. Es ist fast unmittelbar aus der Operettenvorstellung in das schaurige Theater des Weltkriegs gegangen. (Una crudele volontà della storia ha frantumato la mia vecchia patria, la monarchia austro-ungarica. Io l'ho amata, questa patria, che mi ha permesso di essere contemporaneamente un patriota e un cittadino del mondo, un austriaco e un tedesco fra tutti i popoli austriaci. Ho amato le virtù e i pregi di questa patria, e amo oggi, che è morta e perduta, anche i suoi errori e le sue debolezze. Ne aveva molti. Li ha espiati con la sua morte. È quasi immediatamente finita in una rappresentazione da operetta nell'orrendo teatro della guerra mondiale).[24]

In una lettera scritta a Zweig il 6 aprile 1933 dall'Hotel Foyot a Parigi, una delle sue residenze abituali, scrive: [...] Io sono un anziano ufficiale austriaco. Amo l' Austria. Ritengo vile non dire oggi che è venuto il tempo di provare nostalgia per gli Asburgo. Voglio riavere la monarchia, e voglio dirlo.

Il tramonto dell'Austria come perdita della patria e la sua elaborazione da parte di Roth richiama l'attenzione sulla precoce perdita del padre. Questo sentimento di perdita e sradicamento viene visto però anche in altro modo, cioè come senso della vita degli Ebrei galiziani e degli Ebrei in genere, per esempio nel saggio Juden auf Wanderschaft (Ebrei erranti).

Roth, molto vicino alla fine, ha trasformato in direzione cattolica la nostalgia di un ritorno alla sicurezza (anche religiosa) della cultura ebraica dello "Shtetl" nella Legende vom Heiligen Trinker (La leggenda del santo bevitore), dove per miracolo e grazia divina il senzatetto ubriacone Andreas Kartak trova nella morte liberazione e ritorno a casa.

Intervenendo nella polemica tra Klaus Mann e Benn, parlando di sé dice: Forse è consentito affermare che chi scrive queste righe è un "reazionario", nient'affatto un seguace della " concezione razionalista" degli eventi storici e meno che mai un "marxista" [25]

Come opere espressamente ebraiche o meglio prevalentemente interessate a tematiche ebraiche si possono considerare il racconto Der Leviathan (Il Leviatano) e il romanzo Hiob (Giobbe).[26]

Roth e l'Italiamodifica | modifica sorgente

Roth ha percorso in Italia un itinerario paradossale: i suoi romanzi maggiori apparvero già negli anni trenta a breve distanza dall'edizione in lingua originale. Altre opere apparvero, ma senza successo, subito dopo la guerra e verso la metà degli anni sessanta. E ancora nel 1964, nella presentazione della Milleduesima notte edita da Vallecchi per iniziativa di Oreste del Buono, si parlava di Roth come autore poco noto ai lettori italiani.

Solo negli anni settanta, dopo il saggio di Claudio Magris Lontano da dove: Joseph Roth e la tradizione ebraico-orientale (Einaudi 1971), e con la pubblicazione della Cripta dei Cappuccini (Adelphi 1974), Roth conquistò definitivamente pubblico e critica.

Dal suo soggiorno in Italia nell'ottobre - novembre 1928 dove viene inviato dal quotidiano Frankfurter Zeitung per raccontare a lettori tedeschi il Paese di Mussolini, sono venuti quattro articoli: incontro con la dittatura, Dittatura in vetrina, La polizia onnipotente, Il sindacato dei giornalisti. Gli articoli sono stati raccolti in un volume sotto il titolo di La quarta Italia usciti nel settembre 2013 per i tipi di Castelvecchi.

Operemodifica | modifica sorgente

  • Opere 1916-1930, introduzione di I.A. Chiusano, apparati di E. Giobbo Crea, Milano, Bompiani, 1978.
  • Opere 1931-1939, premessa di I.A. Chiusano, apparati di E. Giobbo Crea, Milano, Bompiani, 1987.

Poesiamodifica | modifica sorgente

  • Indovinello del mondo (Weltraetsel), in Oesterreisches Illustrierte Zeitung, Vienna, 1915
  • Autunno. Herbst (1915), poesia in Osterreisches Illustrierte Zeitung, Vienna (rivista)
  • Bellezza. Schoenheit (1916), poesia in Osterreisches Illustrierte Zeitung, Vienna (rivista)

Raccontimodifica | modifica sorgente

  • L'alunno modello. Der Vorzugsschüler (1916), racconto, dapprima in Oesterreiches Illustrierte Zeitung, Vienna (rivista)
  • Aprile. Storia di un amore. April. Die Geschichte einer Liebe.(1925), racconto, J.H.W. Dietz, Berlino
  • Lo specchio cieco. Piccolo romanzo Der blinde Spiegel. Ein kleiner Roman (1925), racconto, J.H.W Dietz, Berlino
  • Il capostazione Fallmerayer. Stationschef Fallmerayer (1933), racconto, dapprima in Novellen Deutscher Dichter der Gegenwart (Racconti di scrittori tedeschi contemporanei), antologia, Allert de Lange, Amsterdam
  • Trionfo della bellezza. Triumph der Schönheit, racconti, dapprima in traduzione francese in Nouvelles Littéraires (1934), rivista, poi in tedesco in Pariser Tageblatt (1935), rivista
  • Il mercante di coralli Der Korallenhaendler (1934), racconto (parte del racconto pubblicato integralmente postumo nel 1940 con il titolo Der Leviathan Il Leviatano)

Romanzimodifica | modifica sorgente

Articoli e reportagemodifica | modifica sorgente

  • Nella Francia meridionale. Im mittaeglichen Frankreich (1925), resoconti di viaggio, in Frankfurter Zeitung, come collaboratore da Parigi
  • Le città bianche. Die weissen Staedte (1925), resoconti di viaggio, in Frankfurter Zeitung, come collaboratore da Parigi
  • Collezione di curiosità. Figure e scene Panoptikum. Gestalten und Kulissen scritti vari (1930), Knorr & Hirth, Monaco di Baviera
  • Viaggio in Albania. Reise nach Albanien in Frankfurter Zeitung, (1927), reportages
  • Lettere dalla Germania. Briefe aus Deutschland in Frankfurter Zeitung (1927/1928), reportage a firma Cuneus, riportati poi nel 1929 in Fazit. Ein Querschnitt durch die deutsche Publizistik (Bilancio. Una rassegna della pubblicistica tedesca), Gebrueder Enoch, Amburgo
  • Lettere dalla Polonia. Briefe aus Polen in Frankfurter Zeitung (1928), reportage
  • La quarta Italia. Das vierte Italien in Frankfurter Zeitung (1928), reportage, in parte censurati. Pubblicato in Italiano da Castelvecchi a cura e traduzione di Susi Aigner. 2013.
  • Viaggio in Russia. Reise in Russland – reportage dalla Russia post rivoluzionaria, (1926/1927), dapprima in Frankfurter Zeitung, come inviato, con i titoli Reise in Russland e Russische Reise. In Italia, Adelphi 1981.
  • Diario in giallo-nero. Schwarz-Gelbes-Tagebuch (1939), articoli in Die Oesterreichische Post, Parigi
  • Briefe, hg. von H. Keste, Köln, Kiepenheur & Witsch, 1970

Saggimodifica | modifica sorgente

  • Ebrei erranti. Juden auf Wanderschaft. (1927), saggio, Die Schmiede, Berlino
  • I cento giorni. Die hundert Tage. (1935), racconti, Allert de Lange, Amsterdam

Opere pubblicate in italianomodifica | modifica sorgente

  • Giobbe : Storia di un uomo semplice, traduzione e prefazione di Giovanni Necco, Milano-Roma, Treves, 1932.
  • La marcia di Radetzky, traduzione di Renato Poggioli, Firenze, R. Bemporad e Figlio, 1934.
  • Tarabas, un passante su questa terra, traduzione autorizzata di Emma Sola, Milano-Verona : A. Mondadori, 1935.
  • I cento giorni, traduzione di Lavinia Mazzucchetti, Milano, Sperling & Kupfer, 1936.
  • Il peso falso, traduzione autorizzata di Ervino Pocar, Milano-Verona, A. Mondadori, 1946.
  • La milleduesima notte, traduzione di Ugo Gimmelli, Firenze, Vallecchi, 1964.
  • I cento giorni e altri racconti, contiene Hotel Savoy, Die Rebellion, Die hundert Tage, traduzione di Ervino Pocar, Firenze, Vallecchi, 1969.
  • La cripta dei cappuccini, Milano, Adelphi, 1974.
  • La leggenda del santo bevitore, traduzione di Chiara Colli Staude, Milano, Adelphi, 1975.
  • La tela di ragno, traduzione di Anna Rosa Azzone Zweifel, Milano, Bompiani, 1976.
  • Fuga senza fine : una storia vera, traduzione di M. G. Manucci, Milano, Adelphi, 1976.
  • Il profeta muto, traduzione di Laura Terreni, Milano, Adelphi, 1978.
  • Zipper e suo padre, traduzione di Elisabetta Dell'Anna Ciancia, Milano, Adelphi, 1976.
  • Giobbe: romanzo di un uomo semplice, traduzione di Laura Terreni, Milano, Adelphi, 1977.
  • La milleduesima notte, traduzione di Ugo Gimmelli, Milano, Adelphi, 1977.
  • Destra e sinistra, traduzione di Elisabetta Dell'Anna Ciancia, Milano, Adelphi, 1986.
  • La ribellione, traduzione di Renata Colorni, Milano, Adelphi, 1989.
  • Il peso falso, traduzione di Luciano Foà, Milano, Adelphi, 1990.
  • I cento giorni, traduzione di Ervin Pocar, Milano, Adelphi, 1994.
  • Confessione di un assassino raccontata in una notte, traduzione di B. Griffini, Milano, Adelphi, 1994.
  • Al bistrot dopo mezzanotte : un'antologia francese, a cura di Katharina Ochse, Milano, Adelphi, 2009.
  • Fragole; contiene anche il racconto Perlefter: storia di un eroe borghese, traduzione di Rosella Carpinella Guarnieri, Milano, Adelphi, 2010.
  • L'Anticristo, traduzione di C. Guarnieri, Roma, Editori Riuniti, 2010.
  • Questa mattina è arrivata una lettera e altri racconti inediti, traduzione e note di Vittoria Schweizer, Firenze, Passigli Editori, 2012.
  • A passeggio per Berlino, cura e traduzione di Vittoria Schweizer, Firenze, Passigli Editori, 2012.
  • La leggenda del santo bevitore, traduzione di Giulio Schiavoni, Milano, Rizzoli, 2012.
  • La quarta Italia, cura e traduzione di Susi Aigner, Roma, Castelvecchi, 2013.
  • L'incantatore e altre prose, a cura di Claudia Ciardi, traduzione di Claudia Ciardi e Katharina Majer, Pistoia, Via del Vento edizioni, 2013.

Filmmodifica | modifica sorgente

  • Sins of Man (da "Hiob", USA 1936, 86 min)
  • Die Rebellion (BRD 1962, 81 min, Film tv, Regia di Wolfgang Staudte)
  • Radetzkymarsch (Ö/BRD 1965, 210 min, Film tv)
  • Die Geschichte der 1002. Nacht (BRD 1969, 215 min, Film tv)
  • Trotta (Altro titolo: "Die Kapuzinergruft", BRD 1971, 95 min, Regia di Johannes Schaaf)
  • Das falsche Gewicht (BRD 1971, 140 min, Film tv, Regia di Bernhard Wicki)
  • Stationschef Fallmerayer (Ö/BRD 1975, 95 min)
  • Hiob (Ö/BRD 1978. Film tv in tre puntate. Regia di Michael Kehlmann)
  • Tarabas (Ö/BRD 1981, Film tv)
  • Flucht ohne Ende (Ö/BRD 1986, Film tv)
  • La leggenda del santo bevitore (I/F 1988, 127 min, Regia di Ermanno Olmi)
  • Das Spinnennetz (D 1989, 196 min, Regia di Bernhard Wicki)
  • Die Rebellion (Ö 1993, 90 min, Film tv, Regia di Michael Haneke)
  • Radetzkymarsch (Ö/D/F 1995, 255 min, Film tv in tre puntate con Max von Sydow e Charlotte Rampling; Regia di Axel Corti)

Hanno scritto di Roth [27]modifica | modifica sorgente

  • Gabriel Marcel : Ce qui assure à la Marche de Radetzky un rang insigne dans cette production (des livres allemandes d'après la guerre) c'est que précisement l'auter est essentiellement un artiste. Notons tout de suite qu'il est Austrichien, et que sa mère était une juive russe. (In una recensione per L'Europe nouvelle 1934). Pag. 18
  • Helmuth Nürnberger : La narrativa tedesca di Roth si colloca in gran parte nei territori dell'Europa centro-orientale, etnicamente e culturalmente non tedeschi. ( In Die Welt des J. R., in Schwere). Pag. 19
  • Pierre Bertaux: in un articolo a Bronsen, riportato nella Biografia a pag.271 dice: Je crois que son catholicisme était une position politique. Je suis convaincu qu'il n'avait aucune foi en lui.
  • Hermann Kesten: Scrivendo divenne monarchico [...]. Scrivendo divenne devoto.E poiché voleva credere, divenne - forse - credente. Credeva di trovare in un nuovo Impero Absburgico, all'interno della Chiesa cattolica, l'ordine e l'umanità e la salvezza contro le barbarie e l'antico caos, contro il diavolo e l'Anticristo. in Meine Freunde die Poeten, Wien-München, Im Donau Verlag, 1953, pagg. 172-173.
  • Arthur Koestler, rievocando le riunioni degli emigrati a Parigi, ricorda: Per le sue simpatie per l'epoca dell'Imperatore Francesco Giuseppe lo giudicavamo come l'ultimo animale preistorico della monarchia. Roth era un uomo che aveva rinunciato a ogni speranza e si era chiuso al mondo. Citato in Bronsen - Biografia - pag. 264.
  • Manès Sperber dice: [...] È molto significativo che Roth in virtù del suo straordinario talento poetico dia forma a intuizioni, che non avrebbe potuto utilizzare granché nei suoi romanzi, proprio perché anche lui era stato temporaneamente un ribelle, ma mai un rivoluzionario. Sperber, in Sternbug pag. 364 citato in Bronsen Biografia.
  • György Lukács in una recensione del 1939 della La Marcia di Radetzky per la russa Literaturnaja gazetadice: Il grande valore artistico di quest'opera è profondamente legato [...] alla debolezza ideologica del suo autore. Se Roth non avesse le sue illusioni,non avrebbe potuto penetrare così in profondità nel mondo dei funzionari e degli ufficiali né rappresentare così compiutamente [...] il processo della loro decadenza morale e sociale in F. Hackert, Kulturpessimismus und Erzälform.Studien zu Joseph Roths Leben und Werk, Dissertation, Universität Tübingen, Bern, Herbert Lang & Cie, 1967.
  • W.G.Sebald dice: Perfino la Marcia di Radetzky, che viene considerata la sua opera più bella, è chiaramente, in quanto storia di una disfatta irreversibile, un romanzo della disillusione, in Ein Kadish für Ősterreich. Űber Joseph Roth. in: Unheimliche Heimat. Essays zur österreichischen Literatur, Salzburg-Wien, Residenz Verlag, 1991, pagg. 104-119.
  • Hans Natonek dice: Dalla Marcia di Radetzky e dalla Cripta dei Cappuccini,[...] non ne verranno fuori alcun programma e alcuna letteratura di tendenza. Bensì un sogno, il sogno di un impero e di un ordine. Da autentico romantico ha vissuto al passato,"à la recherche du temps perdu". Ed ancora: Roth ha scritto il necrologio e la sublimazione della monarchia austriaca. [...] La vecchia Austria era identica a un tenero sogno infantile. La Casa d'Asburgo era per lui una melodia dispersa e spazzata via in Die Legende Roth citato in D. Bronsen, Joseph Roth und die Tradition, Darmstadt, Agora, 1975.
  • D. Bronsen afferma: Il vero amore di Roth non era certo per ciò che "rimaneva" della repubblica austriaca, bensì era per quella reliquia che conservava nella sua memoria, in Joseph Roth und die Tradition, pag.233. Darmstadt, Agora, 1975

Notemodifica | modifica sorgente

  1. ^ David Bronsen, Joseph Roth. Eine Biographie, Köln, Kiepenheuer & Witsch 1974.
  2. ^ Note biografiche in Joseph Roth, La tela di ragno, ed. Bompiani, Milano, 1975.
  3. ^ An Gustav Kiepenheuer zum 50. Geburtstag. Werke in drei Bänden (1956) Bd. III, S. 835
  4. ^ Seine k. und k. apostolische Majestät. Werke in drei Bänden (1956) Bd. III, S. 328–329
  5. ^ Beispielsweise hatte ein befreundeter Pfarrer ihm einen Taufschein ausgestellt, in dem als Geburtsort nicht Szwaby bei Brody (was bereits eine Fiktion war), sondern Schwaben in Ungarn erschien. (Ad esempio, un parroco amico gli aveva rilasciato un certificato di battesimo in cui compariva come luogo di nascita non Szwaby presso Brody - che già era un'invenzione - bensì Schwaben in Ungheria.)
  6. ^ Briefe 1911–1939 Köln 1970. S. 249
  7. ^ Jede Freundschaft mit mir ist verderblich-Joseph Roth und Stefan Zweig. Briefwechsel 1927-1938
  8. ^ Sul Pariser Tageblatt, giornale dell'emigrazione
  9. ^ J. Roth, Werke. Das jornalistiche Werk, vol. 3* pagg. 508-510
  10. ^ Marino Freschi - Joseph Roth - Liguori Editore 2013 - pag.251
  11. ^ Marino Freschi - Joseph Roth - citato- pag. 252
  12. ^ Marino Freschi - Joseph Roth - citato- pag. 253
  13. ^ Marino Freschi - Joseph Roth - citato- pag. 255
  14. ^ Schluß mit der „Neuen Sachlichkeit“ in: Literarische Welt, 17. und 24. Januar 1930. Ausgabe in: Roth, Werke Bd. 4 Köln 1976 S. 246–258
  15. ^ Schluß … a.a.O, S. 248
  16. ^ Schluß … a.a.O, S. 249.
  17. ^ Schluß … a.a.O, S. 250.
  18. ^ Schluß … a.a.O, S. 250 f.
  19. ^ Zitiert in: Geza von Cziffra: Der heilige Trinker. Berlin 2006. S. 53
  20. ^ Siehe Bronsen: Roth S. 175 ff.
  21. ^ Roth hatte einen gediegenen Ruf als Schnorrer. Es sind aber einige Geschichten überliefert, in denen er das erschnorrte Geld unmittelbar an einen in Not geratenen fast Fremden weitergab. (Roth aveva una solida fama di scroccone. Vi sono però alcune storie tramandate, in cui egli diede il denaro scroccato a un quasi sconosciuto che si trovava in difficoltà).
  22. ^ Eine einfache Umbildung seines Namens: aus „Joseph Roth“ wird der „rote Joseph“. An anderer Stelle signiert er mit „Josephus“, was ihn auch nicht zum jüdischen Geschichtsschreiber macht. (Una semplice trasformazione del suo nome: da "Joseph Roth" diventa "rote Joseph" ossia Joseph il rosso. In altri casi firmava "Josephus")
  23. ^ Metafora usata per riferirsi al Nazionalsocialismo, derivata dal colore delle camicie delle SA (Sturmabteilungen) primo gruppo paramilitare del Partito Nazista.
  24. ^ Frankfurter Zeitung vom 17. April 1932. Abgedruckt in: Bronsen, Joseph Roth. Köln 1974, S. 400.
  25. ^ Saggio su Dichter im Dritten Reich (Scrittori del Terzo Reich) in Werke. Das journalistiche Werk. Vol. 3* pag. 482.
  26. ^ Fausto Cercignani, Joseph Roth e il suo «Giobbe», in Studia austriaca XI, Milano, 2003, pp. 65-90. Più in generale, su ebraismo e letteratura, si veda Almuth Hammer, Erwählung erinnern. Literatur als Medium jüdischen Selbstverständnisses, Göttingen, Vandenhoeck & Ruprecht, 2004, S. 103.
  27. ^ Marino Freschi - Joseph Roth - Liguori editore -2013

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